La storia del Cavaliere fregato

La storia del Cavaliere fregato dall’elezione a Capo dello Stato di Sergio Mattarella non pare essere una narrazione destinata ad esaurirsi. Berlusconi medesimo non sembra nemmeno molto intenzionato a frenare o ribaltare la vulgata mainstream del capolavoro di Renzi, che vince turlupinando il proprio avversario/alleato.

Il modello di un premier che vince politicamente letteralmente fottendo il proprio interlocutore, che è insieme ostile ed amico, è semplice ed immediato, funzionale allo scopo di rappresentare la rottura di una presunta alleanza a ‘targhe alterne’, se così si può dire. Renzi il furbo mette alle strette il principe dei furbi, ora invece relegato nel girone dei dannati del renzismo. Il Cavaliere è un ex Cavaliere, è reduce dal confino di Cesano Boscone, la sua squadra di calcio perde e subisce gol ingiusti a causa della ingiusta legge della prospettiva centrale: ed è stato fregato da Matteo. Lo spietato Matteo, irriguardoso verso il vecchio capostipite del centrodestra, vecchio e stanco e sempre sul punto di decadere da sé stesso, eppur lì, l’unico, il solo in grado di portare avanti una iniziativa politica a destra, sebbene Fitto e Salvini si stiano preparando alla successione, ognuno per il proprio segmento elettorale.

Il Cavaliere defraudato si ricompone emotivamente con quella parte del paese che si sente, o si sentirà, circuita, presa in giro dal giovane rampante che gli ha rubato il posto, il terzo premier non eletto, per giunta disonesto. E, sebbene la convenienza politica suggerirebbe di lasciar fare, il calcolo elettorale presuppone di doversi raccontare oggi nella veste del perdente per sperare domani di rimediare almeno al disfacimento totale della propria compagine. Sebbene abbia vinto la narrazione di un altro, occorre in qualche modo trarne vantaggio.

#Quirinale, la convergenza parallela

E infine ogni nube si è dissolta sul Colle del Quirinale. Mattarella verrà eletto domani, al quarto scrutinio, con una convergenza – parallela, si direbbe – fra sostenitori della prima ora e i redenti del centrodestra, vecchio o nuovo che sia. Non ci saranno imboscate, né trame occulte. Berlusconi incassa la sconfitta, che sconfitta non è. Grillo può continuare a sparare a zero su un obbiettivo, dovendo mantenere lo scopo primario della sua impresa politica, ovvero l’iniziativa editoriale. E Renzi, Renzi ha battuto gli spettri del 2013 e può proseguire l’esperienza di governo con Alfano e soci. Perché questo è l’elemento chiave. E’ cambiato solo l’inquilino al Quirinale, il resto no. La maggioranza che voterà domani Sergio Mattarella è più precaria dei contratti del jobs act. Si materializzerà per un singolo voto e quindi si inabisserà nei meandri di Montecitorio per lasciare il passo al patto d’acciaio Pd-NCD.

Il Quirinale è stato neutralizzato. Potremo tornare a discutere di riforme costituzionali come se niente fosse?

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#Quirinale, Renzi sconfigge Renzi

Mattarella non è ancora presidente della Repubblica. Ma sembra che Renzi abbia sconfitto tutti, sé stesso compreso. Affossando il Patto del Nazareno, ha praticamente tagliato il ramo su cui siede da qualche mese a questa parte. Così almeno sembra.

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Se da un lato, nessuno può ragionevolmente credere che il vecchio Caimano si sia fatto ‘fregare’ dal presidente del Consiglio, dall’altra persistono interessi politici consistenti nel far proseguire la legislatura e il cammino delle riforme costituzionali, specie la riforma della legge elettorale. E allora, dove sta la verità? Forse Renzi considera lo strappo rimediabile, forse lo strappo aprirà le porte ad un esecutivo Renzi bis, forse. La vittoria di Renzi può anche essere la sua sconfitta? La partita (per proseguire l’analogia calcistica che oggi ha spopolato nelle interminabili cronache televisive), in realtà, è ancora tutta da giocare e Berlusconi potrebbe diventare, alla quinta votazione, l’indispensabile appoggio. A quel punto, il prezzo da pagare al Caimano sarebbe molto caro. Dal momento che Renzi ha imposto un unico nome, quello di Mattarella, se alla quarta consultazione dovesse essere impallinato – per esempio, dai cespugli di Gal o dalle paludi di Scelta Civica – a quel punto il Pd dovrà ingoiare il rospo che Berlusconi gli proporrà in cambio del voto. E l’incredibile mirabolante vittoria di oggi, si ridurrà in una cocente sconfitta.

D’altronde, questo propone l’azzardo. Fate il vostro gioco.

Il nostro 2014 in 12 definitivi Tweets

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Il 2014 l’ho ingollato come fosse una medicina cattiva. Qui ho lasciato poche tracce, ma sui socialcosi è stato diverso. L’ho ripercorso sui tweet e sui retweet e, unendo tutti i puntini, ne è venuto fuori una specie di Anatra Gigante.

Gennaio – La Campagna degli Esempi (Con Daniele Viotti)

Febbraio – Le Scuderie: il Governo Renzi alle porte

Marzo – La scomunica di Grillo per chi va #acenaconcivati

Aprile – La Resa dei Konti (un ebook per superare la retorica di Grillo sui Rendiconti dei parlamentari)

Maggio – il #Triplete

Giugno – #èPossibile, lo sappiamo!

Luglio – siamo a Livorno, nasce l’Associazione Possibile

Agosto – la resistenza contro l’Isis è fatta dalle donne curde

Settembre – il PD è sempre più il Partito di TINA

Ottobre – Testimonianze oculari dell’#AllertameteoPM

Novembre – non smette

Dicembre – Ritorno alle Scuederie per la Sinistra Possibile

La pancia di Tor Sapienza (e gli appalti del Terzo Settore)

Nel meraviglioso Mondo di Mezzo (cit.) pare che basti aizzare la folla contro “negri” ed “arabi” per far fuori la concorrenza nel business del Terzo Settore. Il centro di accoglienza di Tor Sapienza, gestito dalla cooperativa Un Sorriso, era stato trasferito in tutta fretta su ordine del Comune di Roma in conseguenza dell’assedio che i cittadini del quartiere romano avevano portato alla struttura. Stamane, su Repubblica, Carlo Bonini cerca di fare chiarezza sul ruolo assunto nella vicenda da Salvatore Buzzi, il pregiudicato manager di 29 Giugno. Sembra ormai chiaro il rapporto molto stretto fra la necessità di far fuori un concorrente nelle gare per gli appalti delle strutture di accoglienza dei minori, e i fatti di Novembre. È proprio Buzzi, secondo la ricostruzione della titolare della cooperativa Un Sorriso, Gabriella Errico, ad interessarsi per sistemare le cose con i fascisti che gridavano alle finestre della donna. Buzzi progettava di fagocitare la cooperativa concorrente? “Ora ho in pancia quella lì del Sorriso”, andava dicendo. Qualcosa di più di un sospetto. Il centro viene smembrato, Marino è costretto a rimediare figuracce, ripreso imbarazzato e precario, stretto fra la folla inferocita. E la medesima folla dei cittadini, che non nascondeva di certo la provenienza politica – ricordate i caratteri impiegati per scrivere gli slogan sugli striscioni? – era davvero una folla oppure era la sua rappresentazione? Registi nascosti dietro le prime file orchestravano il gran tumulto, aprendo spazi per il proprio business e al contempo indebolendo l’alieno in Campidoglio.

L’articolo su Repubblica: http://bit.ly/1vGwWcP

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Stress Test e Mps, un bel giorno per Davide Serra

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Avrete letto che l’esito degli stress test bancari, eseguiti dalla BCE sugli istituti dell’area Euro, è negativo per nove banche italiane. Mps ha manifestato una carenza di 2,1 miliardi; Carige di 814 milioni. Insomma, ci si aspetta un lunedì nero per il mercato italiano, che verrà probabilmente trascinato agli inferi dai titoli bancari. Mps deve quindi ricapitalizzare e, in generale, quando è tale la prospettiva, il mercato tende a reagire deprezzando il titolo.

Nel frattempo, il finanziere di successo Davide Serra, ospite fisso di ogni Leopolda (da quando la Leopolda è il luogo dello show Renzianissimo), ha esternato alcune sue opinioni – rispettabili, ma inutili come tutte le opinioni – sul diritto di sciopero. Per Serra, lo sciopero è un costo (lo è in primis per i lavoratori, non è vero?) e andrebbe abolito. Jacopo Iacoboni, su La Stampa, già titola “Serra, rockstar spericolata”, descrivendo le scene di giubilo durante il suo speech leopoldino. Ma Iacoboni non sa che domani, per il finanziere, non sarà solo il giorno delle prime pagine e della più ampia visibilità.

Serra detiene una posizione ribassista pari allo 0,94% del capitale di Mps: tale informazione è nota poiché la Consob obbliga le società a rendere pubbliche tali esposizioni quando superano lo 0,5%. Domani, per Serra, sarà un giorno di forti guadagni. Fra l’altro, il titolo Mps dal 17 Giugno, giorno del suo più alto valore pari a 2,5 euro per azione (quando il rating della banca era passato da underperform a neutral, secondo Bnp Paribas), ha conosciuto un periodo di pesanti ribassi, arrivando a toccare il picco negativo lo scorso 16 Ottobre, a 0,81 euro/azione. Serra ringrazia. Così va il mondo della Finanza.

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Articolo caos

Il concetto di fondo è che noi dobbiamo liberare la possibilità di assumere e, per chi non ce la fa, non avere le rigidità che ha avuto il mercato del lavoro fino a oggi.
Lo ha detto Matteo Renzi oggi a La Stampa. Chi non ce la fa è l’imprenditore in crisi. Le rigidità sono il licenziamento senza giusta causa (l’articolo 18). Meno rigidità significa meno giustizia sul mercato del lavoro.
Secondo Taddei, responsabile dell’Economia nella rinnovata segreteria unitaria, la polemica sull’articolo 18 è sterile. Il contratto unico la supera. Ma la polemica la fa il segretario-premier, chi altro? Se, come è giusto, la strada è il contratto unico a tutele crescenti, perché si passa prima per cancellarle, le tutele?