No alla Normalizzazione. No alla Lottizzazione. 19 Settembre. Una fascia rossa per la libertà d’informazione.

Pubblicato il settembre 9, 2009 di


Mentre ancora si attende una risposta da Bersani sulle nomine di Raitre e sulla astensione del PD della pratica lottizzatoria, proposta che giunse da Ignazio Marino e che per lunghi giorni restò inascoltata mentre si susseguivano i nomi dei papabili alla direzione del terzo canale – Franceschini si è poi pronunciato a Genova ma a caso Raitre già esploso – la redazione del TG3 scrive un comunicato in cui chiede non sia messa in atto la tanto temuta normalizzazione della testata giornalistica, operazione che equivale a mettere la sordina a chi sta compiendo il proprio dovere di fare giornalismo.
La lottizzazione, contrariamente a quel che si dice – viene sempre negata dai diretti interessati – è pure una pratica istituzionalizzata. Una regola non scritta che il vecchio PCI barattò in cambio del decreto Berlusconi, quell’atto governativo che permise alla Fininvest di restare in onda contrariamente alle sentenze della Consulta. Ilprotagonista di quella decisione di accettare la proposta Craxi di uno spoil system a carico del PCI fu – udite udite – di Walter Veltroni. Chissà se ha tenuto conto di ciò nella sua recente rivalutazione dell’esule di Hammamet.

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    • "Nessuna ‘normalizzazione’ per l’informazione del Tg3". Il comitato di redazione del Tg3, con una nota, "respinge l’ipotesi di scelte liquidatorie del ruolo della testata
    • Le polemiche delle ultime settimane a cominciare dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, fanno pensare ad una tentazione di risolvere ‘l’anomalia Tg3′ da parte di alcune aree politiche
    • "A parlare per noi -continua il Cdr del Tg3- sono innanzitutto i nostri telespettatori in continuo aumento, con buona pace di chi trova il Tg3 ‘deviato’ o ‘noioso’
    • rivendichiamo con orgoglio le nostre scelte in un panorama informativo viziato da un conflitto di interessi non risolto e condizionato da un governo che ha più volte dichiarato di non gradire alcuna voce critica
    • Respingiamo il principio che la direzione del Tg3, e in generale qualsiasi nomina Rai, debba dipendere dall’esito di un congresso di partito".
    • è il consiglio di amministrazione a dover tutelare il pluralismo informativo, e compiere scelte basate su criteri professionali ed editoriali trasparenti.
    • Carlo Verna, segretario nazionale Usigrai condivide l’invito del vice presidente della commissione di vigilanza Giorgio Merlo: “Il cda scelga subito all’unanimità per il Tg3 e RaiTre. Ma è cruciale quel che afferma il CdR del Tg3: nessuna normalizzazione
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    • Cari amici di Articolo 21, la manifestazione che avete convocato per sabato 19 settembre, insieme alla Fnsi e ad altre associazioni, non è una delle tante.
    • E’, deve essere, la presa di coscienza da parte della società italiana del pericolo che corre la libertà d’informazione nel nostro paese la cui democrazia è sfigurata dal colossale conflitto d’interessi di cui è  portatore il presidente del consiglio e che proprio in questi giorni si è dispiegato nella sua devastante potenza.
      I giornali e i giornalisti che non si adeguano alla volontà del premier (come nel caso dell’Unità, di Repubblica, e di Avvenire) devono essere messi a tacere; le loro domande, legittime in qualsiasi democrazia, considerate alla stregua di attentati terroristici; la loro stessa identità distrutta con inaudita violenza squadristica da manipoli di manganellatori mediatici.
    • Le piccole isole di indipendenza e di vero servizio pubblico che sono rimaste in Rai, come Rai Tre, il Tg Tre, i programmi di Santoro, devono essere normalizzate; la 7 è già stata messa sotto controllo affinché non crei fastidi
    • Così la tv , dalla quale si informano l’80% degli italiani, non solo tace sugli stili di vita del premier  ma, ed è ancor più grave, rappresenta una realtà mille miglia lontana dai problemi, gli affanni, le preoccupazioni degli italiani e delle italiane nella drammatica crisi che stiamo vivendo. I problemi: la disoccupazione, la scuola, gli immigrati lasciati annegare nei nostri mari, la vita reale nelle tendopoli in Abruzzo, sono  sostituiti da fondali di cartapesta nei quali mettere in scena la salvifiche virtù del governo e del suo leader
    • Per questo ho fatto della battaglia per la libertà d’informazione, per troppo tempo sottovalutata da un centrosinistra che, quando poteva, nulla ha fatto contro il conflitto d’interessi, una delle priorità della mia battaglia congressuale. La libertà di essere informati dei cittadini è infatti la condizione basilare di una democrazia funzionante.
    • Per tutte queste ragioni non solo aderisco alla manifestazione del 19 ma ho chiesto a tutti i miei sostenitori di indossare da qui ad allora una fascia rossa come simbolo del pericolo che corre la libertà d’informazione nel nostro paese.
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    • E’ un uomo di parola il Cavaliere e non si permetterebbe mai di tradire gli accordi presi oltre 20 anni fa col Partito Comunista, accordi che ebbero come protagonista niente di meno che il futuro leader del Partito Democratico Walter Veltron
    • Oggetto della trattativa era il cosiddetto “decreto Berlusconi”, targato Partito Socialista di Bettino Craxi
    • Il “decreto Berlusconi”, quello che serviva a sanare definitivamente il pericolo di oscuramento delle antenne del magnate di Arcore, venne convertito in legge alla Camera il 31 gennaio con i voti decisivi di 37 deputati missini
    • Il decreto arrivò al Senato il primo di febbraio, che era di venerdì e non venne approvato. Il lunedì si giocava tutto sul filo dei minuti: il testo passò in Commissione e arrivò in aula. Il presidente del Senato, Francesco Cossiga, contingentò il tempo degli interventi per evitare che l’ostruzionismo potesse affossare il decreto fortemente voluto da Bettino Craxi.
    • La Sinistra indipendente, capeggiata da Giuseppe Fiori, inventò uno stratagemma procedurale e riuscì ad arrivare alle undici e mezza di sera. “Se quattro comunisti fossero intervenuti a parlare”, ricorda Fiori, “sarebbe passata la mezzanotte e il decreto sarebbe decaduto”.
    • Il capogruppo del PCI Gerardo Chiaromonte gli spiegò, però, che l’ordine era di votare contro, ma di far passare il decreto. L’indicazione arrivava dal giovane responsabile del PCI per le comunicazioni, Walter Veltroni. Il fatto era che Bettino Craxi era riuscito a legare il passaggio del decreto in favore di Berlusconi a un riassetto della Rai che prevedeva, fra l’altro, il “passaggio” di Raitre sotto la sfera di influenza del PCI”.
    • “Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima. Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera”, dirà qualche anno più tardi il comunista Veltroni

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