Le prime reazioni ai discorsi dei tre candidati alla segreteria PD espressi oggi alla Convenzione apertasi a Roma sono incentrate a sottolineare le differenze e le somiglianze fra Franceschini e Bersani. Il Corsera sbaglia il nome di Marino nel titolo, ne cita minimamente il discorso, che pure è stato molto lungo e articolato.
La notizia è che Bersani ha gettato la maschera ed ha finalmente ammesso il suo obiettivo primario: rifare l’Ulivo, la solita accozzaglia elettorale. Franceschini ha sorpreso per il tono acido che ha mantenuto per tutto il suo discorso, nel quale ha però ribadito che i temi etici non possono essere elemento di divisione e non possono essere impiegati nella campagna per la segreteria, chiamando in causa direttamente Marino. Insomma, per Francheschini l’obiettivo di avere un partito unito deve essere perseguito non affrontando gli argomenti che dividono e lasciandoli quindi all’indeterminatezza.
Il discorso di Marino è stato molto lungo, zeppo di citazioni, a tratti con vena poetica, direi molto ispirato e ispirativo. Ha spaziato da Alexis De Toqueville a Che Guevara, passando per Aldo Moro. Ha alzato il tono quando si è trattato di parlare dei difetti di costruzione del PD stesso, lamentando della troppa litigiosità dei gruppi dirigenti, dell’inutile correntismo, della prima fase del congresso quantomeno appaittita su una divisione aprioristica pro Bersani o pro Franceschini, senza argomenti veri di discussione. E’ tornato a ribadire il fatto che amministrazioni regionali che hanno sbagliato non possono essere mantenute in vita e considerate come una risorsa irrinunciabile per il partito (chiaro il riferimento al Sud, alla Campania, all’Abruzzo, alla Puglia e alla Calabria). Ha nuovamente chiesto di estendere l’uso delle primarie nella selezione dei candidati alle cariche elettive, riferendosi a un modello di partito che fa della democrazia un metodo, che sia inclusivo e non chiuso nel palazzo. E’ stato l’unico dei tre a parlare di politica estera e di Europa, sostenendo la necessità di dare nuovamente impulso al processo di unificazione (“Dobbiamo far vivere uno spazio europeo, grande e vivace abbastanza da fare in modo che i consumi interni mantengano forte l’economia. Certo, è una rivoluzione, soprattutto di mentalità e culturale. Ma se non si fa, l’Europa andrà a rimorchio, uscirà di scena e sarà esposta a tutti i venti“); ha parlato di scuola e di istruzione universitaria, della ricerca, che devono essere al primo posto nelle iniziative del PD; e soprattutto ha affermato che Berlusconi non deve dimettersi perché il Lodo Alfano è incostituzionale, bensì per tutti i danni che egli sta creando al paese e alle sue istituzioni politiche.
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AGI News On – LODO ALFANO: MARINO, PREMIER NON PUO’ RIMANERE
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“La domanda che dobbiamo porre non e’ se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del Lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e garanzia”. Lo ha detto Ignazio Marino alla convenzione nazionale del Pd. Secondo il candidato alla segreteria del Pd, “la violenza e l’arroganza di questa destra la vediamo in questi giorni, nel suo tentativo di far saltare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si attacca l’Alta Corte, con toni inaccettabili in ogni democrazia. Si attacca il Capo dello Stato, massimo garante delle nostre istituzioni, cui oggi va il nostro saluto e il nostro pieno sostegno”. E, conclude, “mentre il presidente del Consiglio si concentra esclusivamente sulle sue vicende giudiziarie, il governo si ostina a negare la gravita’ della crisi economica”.
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Pd, Bersani: Riaprire cantiere Ulivo, alleanze ampie | Prima Pagina | Reuters
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Bersani ha invitato a “riaprire il cantiere dell’Ulivo” e a “lavorare per un quadro ampio di alleanze” per battere il centrodestra, perché il premier Silvio Berlusconi è il presente, “ma non promette futuro”.
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In platea, in un grande hotel della periferia romana, centinaia di persone, tra delegati, invitati e ospiti. I delegati ufficialmente sono 1.000, ma non è dato sapere quanti siano effettivamente arrivati nella Capitale
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Bersani ha sottolineato che “Berlusconi afferra ancora il presente ma non può promettere un futuro né ai suoi né al Paese”, ha indicato come elementi della crisi italiana “una deformazione di fatto degli equilibri costituzionali”, con lo scontro tra governo e magistratura, e “un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali rispetto all’Europa e al mondo”
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«Bisogna riaprire il cantiere dell’Ulivo». Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel suo discorso alla convenzione del partito democratico
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«I LEADER NON LITIGHINO» – Ignazio Marino, ultimo dei tre candidati ad intervenire, ha insistito sulla necessità di adottare la laicità come criterio per le scelte del partito.
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E ha insistito sulla necessità di una formazione che sia ed appaia unita: «I nostri militanti non hanno idee così diverse tra loro, sono i gruppi dirigenti che litigano e che mostrano divisioni che nulla hanno a che vedere con ciò che crediamo e molto a che vedere con le posizioni che ricoprono».
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«Il mio ruolo e di tutti coloro che mi hanno sostenuto – ha aggiunto – qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi».
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«Temo ancora oggi – ha aggiunto Marino – un partito che non decide e non incide, perchè troppi sono gli equilibri o gli equilibrismi dettati dalle correnti e dai personalismi». Infine, Marino ha accennato alle polemiche sul tesseramento in alcune regioni del Sud, come Campania e Calabria: «Quel che è successo in alcune zone del Mezzogiorno – ha sottolineato – non ha fatto male a me, ha fatto male a tutti noi, perchè proprio mentre abbiamo bisogno di riaffermare la libertà e chiamare alla responsabilità tutti i cittadini, li invitiamo invece ad abbassare la testa e a rispondere al comando dei capibastone».
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PD FORMA PARTITO E QUADRO POLITICO VERE DIFFERENZE CANDIDATI – Agenzia di stampa Asca
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Al di la’ delle differenze di carattere e di indole personali che sono alla base delle impostazioni degli interventi con maggiore o minore enfasi a questo o a quell’altro aspetto, il primo dato che e’ emerso con chiarezza e’ l’alto grado di convergenza dei tre candidati, in particolare tra Bersani e Franceschini
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Comune e’ anzitutto un giudizio preoccupato – molto preoccupato – su una degenerazione della qualita’ della vita democratica del Paese a causa principalmente di un populismo (l’allusione a Berlusconi e’ stata in tutti e tre esplicita) che tende a sostituire le regole costituzionali e il sistema parlamentare con un rapporto diretto capo-popolo
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Comune la
denuncia del pesante condizionamento politico, economico e sociale (nelle conseguenze) del conflitto di interessi
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Comune il giudizio sulla insufficienza delle misure messe in campo dal governo per fronteggiare la crisi e il timore di una crescente disoccupazione e l’allargamento della fascia di poverta’
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Comune la valutazione dei rischi sociali per scelte che sempre piu’ a opinione dei tre candidati sono dettati da egoismo e paura, come il rifiuto e il respingimento degli immigrati, le ronde e le sensazioni di spaccare l’unita’ del Paese
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La vera differenza e’ emersa sulla forma partito e sul quadro politico-istituzionale di riferimento
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la differenza tra Bersani e Franceschini e’ emersa chiara
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tutti e due hanno parlato della necessita’ di radicare il partito nel territorio, Bersani in un certo senso si e’ pero’ fermato qui
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Al piu’ ha parlato della necessita’ di allargare consenso politico e sociale specialmente tra i giovani
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Franceschini invece ha esplicitamente parlato di un ”partito aperto” da allargare sempre di piu’ perche’ al di la’ della pur necessaria territorialita’ e’ necessario tener presente che la politica oggi si fa anche in modi diversi da quelli tradizionali, specialmente tra i giovani
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Un partito, che per Franceschini si deve allargare tenendo presente le diverse culture, da quella socialista a quella ambientalista
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L’altra grande differenza e’ nel quadro politico-istituzionale che in Bersani ha come riferimento il modello tedesco, pur mantendendo un quadro bipolare
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Franceschini difende invece un bipolarismo piu’ accentuato anche se non esclude una politica delle alleanze che mette da parte quindi ogni idea di autosufficienza. Una politica di alleanze, ha spiegato, da costruire con un chiaro patto con gli elettori.
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Pubblicato il ottobre 11, 2009 di cubicamente
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