Bersani ha vinto. Con lui la base del partito, o almeno il 53%. Oggi ha fatto un’intervista in una location insolita, una fabbrica tessile di Prato. Chissà se ha riconosciuto gli operai. Era ascoltato e applaudito da una folta schiera di canuti sostenitori. Sì, perché a quanto pare la maggioranza dell’elettorato delle primarie, dei tre milioni, ha un’età compresa fra i 50 e i 60 anni, sono cioè coetanei del nuovo segretario e come lui vanno alla bocciofila e a ballare il liscio. Insomma, c’è da scommettere sulla loro vitalità nell’affrontare le questioni gravi che ci attendono in fatto di ambiente e di energia. La loro visione a breve termine sarà fondamentale per mantenere lo status quo. Era ciò che temevano di perdere, ecco perché si sono mossi in così tanti.
Intanto si vocifera sulla scelta di Rutelli: resta o non resta? Il dubbio amletico del titubante ex sindaco di Roma verrà sciolto stasera nell’emiciclo imbottito di Vespa. Me ne andrò ma non ora – e se non ora quando? Rutelli s’appresta a essere il "pesce pilota" del nuovo Ulivo che crescerà fra il PD e l’UDC di Casini e Tabacci. Prove generali le prossime regionali, in primis in Lazio, orfano del Marrazzo governatore – dimessosi a posteriori, dove si sperimenterà una mega coalizione ulivista stile Prodi II con l’imprimatur delle primarie di coalizione.
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l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog
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Vorrei mettermi dalla parte di quei tre milioni di persone che domenica, molti pazientemente in fila per ore, hanno partecipato alle primarie del Pd, dandogli un’altra occasione (forse l’ultima) per cominciare a essere il partito che aveva promesso di essere.
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Non abbiamo capito perché la nascita del Pd invece di rafforzare il governo Prodi non fece nulla per impedire la caduta dell’ultimo baluardo al nuovo dilagare del berlusconismo.
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Non abbiamo capito perchè il Pd di Veltroni affermò la sua vocazione maggioritaria isolandosi dal resto delle forze di centrosinistra e di sinistra.
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Dopodiché riuscì sì a raggiungere quel 33 e rotti per cento di voti che costituì un buon risultato in sè ma lontano ben 12 punti dalla maggioranza per cui quello stesso Pd aveva manifestato la propria ‘vocazione’.
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Non abbiamo capito le vere ragioni che hanno spinto Veltroni a lasciare baracca e burattini da un giorno all’altro.
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A cui si chiede non solo di costruire l’alternativa ma anche di dare ascolto a quei tre milioni di brave persone non abbandonandole al loro destino e alla loro solitudine come troppe volte è accaduto in passato.
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Adesso il Pd ha di nuovo un popolo e ha di nuovo un leader, Bersani.
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Bersani ha ragione: domenica è stato un bel giorno per la democrazia. Che ne seguano altri.
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Pd, Rutelli verso l’addio "Con Casini e non da solo" – Politica – Repubblica.it
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"Con Casini, ma non subito e non da solo". Francesco Rutelli affida a Bruno Vespa quello che sembra proprio un annuncio di abbandono del Pd.
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"Mentre Berlusconi detta l’agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall’altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto Berlusconi è un mascalzone, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, e si isola" dice Rutelli a Vespa.
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"Per essere riformisti non bisogna stare necessariamente nel Pd. A destra ci sono socialisti come lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta. Frattini è diventato socialista venendo dal Manifesto. Bondi era comunista. Maroni viene addirittura da Democrazia Proletaria..".
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Pubblicato il ottobre 26, 2009 di cubicamente
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