Sul Corsera alcune importanti informazioni da sapere per proteggere i vostri bambini.
Il virus dell’influenza A sembra particolarmente aggressivo nei confronti dei bambini: non hanno l’esperienza immunitaria della precedente pandemia suina del 1976. Circa il 30% dei morti in tutto il mondo appartiene alla fascia d’età compresa fra 2 e 27 anni. Attenzione alle complicanze: il virus può infettare gli alveoli polmonari provocando la polmonite, oppure il pericardio – la membrana che riveste il cuoroe - o il miocardio – il muscolo stesso del cuore – provocando pericardite o miocardite. La febbre alta è un segnale da osservare attentamente. Ma il virus può manifestarsi nella sua forma più blanda, senza febbre, lasciando però strascichi inportanti come la bronchite asmatica: tosse secca e insistente, difficoltà respiratoria, soprattutto al mattino, minor capacità respiratoria, senso di fatica e affanno. Quindi è utile mantenere fluida la mucosa, bevendo molta acqua, utilizzando eventualmente un fluidificante mucolitico (ce ne sono anche di naturali). Soprattutto, se portate il vostro bambino all’ospedale, fa attenzione ai medici. Insistete affinché sia fatto il test del tampone. Affinché sia chiarita l’origine della febbre.
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Domande risposte – Corriere della Sera
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I bambini sembrano più a rischio di altri rispetto al virus A H1N1. Non nei numeri, ma come percentuale di casi gravi se colpiti. E lo sono anche se sani e non affetti da patologie croniche debilitanti. La fascia di età tra i 5 e i 14 anni, osservando quanto accaduto (e sta accadendo) nel resto del mondo, sembra più «sensibile» al contagio. Anche come mortalità: 0,8-1 per mille rispetto allo 0,4 per mille generale.
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In 9,9 casi su dieci la complicazione più grave dell’influenza è la polmonite: il virus infetta gli alveoli polmonari e l’infiammazione che ne consegue per combatterlo compromette la respirazione. Ma in alcuni casi, seppur rari, i sintomi hanno riguardato altri organi. Come il cuore o le vie nervose. L’infezione della «pellicola» che protegge il cuore, pericardite, o del muscolo stesso, miocardite. Più difficile la diagnosi, più alto il rischio di morte. Come nell’influenza stagionale, i bambini colpiti (in rari casi) possono avere complicazioni neurologiche serie: attacchi parossistici, sindrome di Reye (nausea, vomito, perdita della memoria, disorientamento e torpore).
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Se si sale d’età, si scopre che un terzo dei morti per il virus A H1N1 si colloca tra i 2 e i 25-27 anni. Così in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Sud America. Come mai? Innanzitutto, perché i giovani frequentano luoghi a rischio contagio: college per lo studio della lingua, discoteche, pub, scuole, palestre. D’inverno poi, a locali riscaldati, il rischio aumenta: il mix caldo e traspirazione (discoteche, pub, palestre) favorisce il virus nell’ambiente. In secondo luogo, perché l’A-H1N1 si è già diffuso nel 1977: questo ha permesso a chi lo ha «conosciuto» di avere oggi una traccia di memoria immunitaria. Una protezione.
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La scorsa settimana vi è stata una corsa ai Pronto soccorso. A Milano, in un ospedale pubblico importante come il Niguarda, il 14 per cento degli accessi è stato per influenza. Effetto panico? No, perché il 15 per cento di questi influenzati è stato poi ricoverato. E siccome gli italiani non sono diversi dagli altri europei, dal punto di vista immunitario, ci si attende che anche nel Bel Paese si verifichi quell’uno per cento di ricoveri tra i colpiti dalla nuova influenza.
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seppur a bassa mortalità, la nuova influenza è secondo gli esperti una mina vagante per i vari servizi sanitari.
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sono proprio i giovani a doversi difendere. Non come nel caso dell’influenza stagionale
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Diverso il discorso per gli over 65 in buona salute, medici e non, che hanno scarse probabilità di contagio: solo meno del 3% della popolazione mondiale che finora ha avuto l’influenza pandemica ha oltre i 65 anni
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Tra le altre categorie invitate a vaccinarsi, per tutti i tipi di influenza, le persone che soffrono di malattie croniche come diabete grave, obesità, malattie cardiovascolari. Hanno la priorità anche le donne che hanno superato il terzo mese di gravidanza
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Un dato: nelle prime settimane dall’inizio della «seconda ondata» di contagi negli Stati Uniti, il tasso di mortalità infantile appare più alto rispetto a quello della scorsa primavera. I morti tra i minori sono l’8% del totale: quasi il doppio rispetto alla media annuale da influenza stagionale.
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Eppure del vaccino si diffida. I medici per primi. Perché?
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La paura di creare paura sembra avere un effetto boomerang proprio tra chi deve stare in prima linea.
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Le mamme malate devono prendere le consuete precauzioni. Evitare di tossire o starnutire sul viso del figlio mentre lo si nutre o comunque ogni volta che gli si è vicino. Se è possibile, lasciare la cura dei bambini a un componente della famiglia non malato. Se vi ammalate e nessun altro può prendersi cura del vostro bambino, indossate una mascherina, se l’avete a disposizione e la tollerate, e coprite la bocca ed il naso con un fazzoletto quando tossite o starnutite. Attenzione poi al contagio coccole: per un po’ niente sbaciucchiamenti.
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Attenzione anche a giochi e ciucciotti, peluche, soldatini, bambole e quant’altro possa essere fonte di contagio. Se in casa vi sono casi di influenza, soprattutto. L’igiene deve essere massima e deve riguardare il pavimento sul quale il bambino di solito ama giocare, i suoi oggetti di divertimento, tappeti e quant’altro. Nessun rischio contagio, invece, dagli amici domestici a quattro e a due zampe, o con le squame: né cani, né gatti, né uccellini, né pesci rossi. Evitare poi che i fratellini più grandi, in età scolastica, possano trasmettere il virus ai più piccini che in teoria, al riparo delle mura domestiche, non sarebbero tanto esposti.
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L’idratazione è prevenzione: migliora il «funzionamento» delle cellule dell’apparato respiratorio. E bisognerebbe sempre tenere fluido il muco, anche con l’aiuto dei cosiddetti mucolitici. Nei bambini come negli adulti.
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alimentarsi con cibi ricchi di micronutrienti utili alle difese immunitarie e che aiutano a combattere i microrganismi: frutta e verdura di stagione. In caso di febbre, non coprite troppo il bambino: è un grave errore. Non va ostacolata la riduzione della temperatura corporea tramite la traspirazione. Nei bambini potrebbe essere addirittura dannoso: il loro sistema di termoregolazione non è infatti ancora maturo.
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Pubblicato il novembre 1, 2009 di cubicamente
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