Il padre e la sorella di Stefano sono stati ascoltati in Commissione d’Inchiesta sulla Sanità e hanno ribadito che il ragazzo non era sieropositivo né che era sieropositivo. La ragione per la quale i genitori non furono avvisati del peggioramento di Stefano risiede in una norma di un regolamento interno dell’ospedale Pertini stabilito fra l’ospedale stesso e il Ministero. Un cavillo. Una norma interna, non una legge. Una norma che contrasta con i diritti delle persone di partecipare al dolore dei loro congiunti, di essere avvisati di un peggioramento del loro quadro clinico, che non può essere sottoposto a criteri legati al rispetto della privacy. Nel momento in cui il soggetto non è più in grado di badare a se medesimo, vale a dire quando la sopravvivenza del paziente è messa a pregiudizio da un improvviso e imprevisto peggioramento, non c’è privacy che tenga. Un genitore ha diritto di sapere se il proprio figlio sta morendo in un letto d’ospedale. Ha diritto almeno di essere avvisato. Queste pseudo norme di tutela della privacy non hanno senso di esistere. Sono contrarie all’ordinamento giuridico. Vanno abolite. E basta.
Intanto si registra una novità: il commissario di Polizia Penitenziaria della struttura carceraria di piazzale Clodio, verrà avvicendato con un altro comandante. Al momento non è dato sapere se questo evento abbia una qualche relazione con la morte di Stefano. Però prende corpo l’ipotesi che Stefano sia stato oggetto di pestaggio proprio mentre era sotto custodia della polizia penitenziaria stessa.
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Cucchi, un testimone: «Picchiato in cella» – Corriere della Sera
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Ci sono i primi sei indagati
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Omicidio preterintenzionale, questa è l’accusa ipotizzata dai pm della procura di Roma, Vincenzo Barba e Francesca Loy
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tre agenti della polizia penitenziaria e tre detenuti
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Un testimone avrebbe raccontato a chi indaga di aver «sentito rumori» e aver visto, parzialmente, «Cucchi aggredito in cella», dopo lo scoppio di un parapiglia per futili motivi (pare che il ragazzo avesse chiesto di andare in bagno)
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Ma non è l’unica novità: il commissario di polizia penitenziaria che sovrintendeva alle celle del tribunale di piazzale Clodio, Alfredo Proietti, capo della centrale operativa regionale, lascerà il posto nei prossimi giorni a un nuovo comandante, Costanzo Sacco, del reparto di Frosinone. Solo un caso? Un normale avvicendamento?
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il racconto di Giorgio Rocca, l’avvocato d’ufficio che la mattina del 16 ottobre era in udienza con Cucchi. Dice al Corriere : «Alle 13.15 di quel giorno mi congedai dal ragazzo. In aula l’avevo visto solo un po’ gonfio in faccia ma avevo pensato che fosse a causa del metadone, visto che faceva uso di droghe. Sono assolutamente certo, però, che a quell’ora non aveva tutte le ecchimosi e i lividi che si vedono bene nelle foto segnaletiche scattate a Regina Coeli
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secondo il rapporto della polizia penitenziaria consegnato al ministero della Giustizia, già alle 14.05, cioè appena una cinquantina di minuti dopo che Cucchi e il suo avvocato si sono salutati, il dottor Giovanni Battista Ferri dell’ambulatorio della città giudiziaria stila un certificato in cui c’è scritto che sul ragazzo «si rilevano lesioni ecchimotiche in regione palpebrale… »
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il paziente «riferisce dolore e lesioni alle regioni sacrale e agli arti inferiori… evasivamente riferisce che le lesioni conseguono ad accidentale caduta per le scale, avvenuta ieri
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Caso Cucchi, Marino: "Sbagliato non dare notizie a familiari" – l’Unità.it
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Una norma interna che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto. E che ha impedito ai familiari di Stefano Cucchi, il giovane morto il 22 ottobre scorso all’ospedale Pertini di Roma, di avere notizie su loro figlio
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A denunciarla è Ignazio Marino, presidente della commissione sull’efficienza del servizio sanitario nazionale, al termine dell’audizione dei familiari di Stefano. Sono stati loro a mostragli documenti e carte in cui si fa riferimento a quella norma restrittiva che vale per la la zona adibita a carcere all’interno dell’ospedale Pertini
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«Noi crediamo che questa norma sia sbagliata e non giusta in un paese civile perchè una persona anche se perde la libertà non perde la dignità di persona e soprattutto i suoi rapporti con i familiari, in caso di aggravamento, non possono essere interrotti»
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si tratta di una «norma stabilita tra l’amministrazione dell’ospedale e il ministero della giustizia». Quindi, «è un regolamento interno e va cambiato»
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Per quanto riguarda i medici del pertini, Marino spiega di non essersi fatto nessuna idea: «Li incontreremo con un sopralluogo nei prossimi giorni»
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Pubblicato il novembre 10, 2009 di cubicamente
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