Crisi fra Fini e Berlusconi. Ma di mezzo c’è Spatuzza Gaspare, pentito.

Posted on novembre 15, 2009 di


Il DDL del processo breve è una boiata. Fini lo sa e freme. Oggi ha affermato che il ricorso alle urne non solo segnerebbe il fallimento della legislatura e di questa ampissima maggioranza, ma anche del PdL, ovvero del progetto politico che ne costituisce l’asse portante. Berlusconi lo attacca attraverso i giornali, con mezze dichiarazioni fatte a microfoni spenti ma a taccuini aperti. La realtà è che Mr b – ma d’ora in avanti lo chiameremo AutoreDue, e leggendo il seguito di questo post capirete perché – ha paura della sua ombra. Non crede più nelle capacità di Ghedini di trarlo fuori dai pasticci giudiziari, che fra breve potranno anche aggravarsi. Questo teme. L’accusa infamante. L’accusa che non può nascondere con la solita propaganda delle toghe rosse. Per la quale non ci sono scusanti pronte da fornire ai propri alleati, Fini in primis, ma anche a Bossi. Verrà il giorno in cui dalle inchieste di Palermo, Caltanissetta e Firenze emergerà una verità. Forse questa verità avrà le parole del pentito Gaspare Spatuzza. Spatuzza ha già raccontato molto ai magistrati di Firenze. Presto verrà sentito a Palermo, nell’ambito del processo Dell’Utri. I verbali dell’inchiesta di Firenza, archiviata nel 2008 e ora riaperta, sono stati inviati a palermo solo lo scorso 11 novembre. Verbali pieni di omissis. In cui si profilano due mandanti occulti alla stagione stragista della mafia, celati dietro i nomi di AutoreUno e AutoreDue, distinti dal livello di penetrazione nella organizzazione criminale, o forse dall’importanza politica che essi rivestivano all’epoca dei fatti. In sostanza, seconda la procura di Firenze, questi due autori occulti, non partecipi direttamente all’azione terroristica, erano in realtà il terminale politico di Cosa Nostra, il braccio che si sarebbe adoperato per sostenere le istanze dei mafiosi in fatto di regime carcerario e legislazione annessa.

    • Le parole di Fini vengono dopo un crescendo di voci che vogliono il presidente della camera e Berlusconi in totale rotta di collisione. Anche oggi i quotidiani riportano il malumore del premier nei confronti di Fini, accusato di tramare contro il processo breve cui Berlusconi tiene molto per eludere i processi che lo riguardano
    • Nei giorni scorsi c’era stato un incontro, in realtà burrascoso, conclusosi con una treguia armata. Rotta però da Berlusconi che ha imposto alla maggioranza un ddl che non sembra in linea con i desiderata di Fini e che allarma non solo i giudici e l’opposizione ma anche il Quirinale.
    • Il premier, dicono alcuni dei suoi, sembra orientato a dare ragione persino a Feltri, che gli consiglia di mandare tutto all’aria, per andare alle elezioni anticipate. La realtà è che il premier è all’angolo e sta scendendo nei sondaggi.
    • C’è una data a cui palazzo Chigi guarda con apprensione: quando la Corte d’Appello di Palermo sentirà il superpentito Gaspare Spatuzza nel processo al senatore Marcello Dell’Utri già condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa
    • E c’è anche una procura a cui sempre palazzo Chigi guarda con attenzione: quella di Firenze che ha riaperto l’inchiesta sui mandanti occulti e sul livello politico delle stragi di Cosa Nostra nel continente
    • Un’inchiesta «riaperta» esattamente dal punto dove era stata archiviata il 16 novembre 1998 quando il gip Giuseppe Soresina scrisse che «è altamente plausibile che i soggetti protetti nel registro mod.21 con le denominazioni Autore 1 e Autore 2 abbiano concorso moralmente all’azione stragista del soggetto Cosa Nostra» ma che «non erano stati reperiti elementi validi per il dibattimento».
    • adesso sembra aver completato quel quadro probatorio grazie, e non solo, alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza
    • Il problema riguarda un ipotetico coinvolgimento del Presidente del Consiglio, insieme con Marcello Dell’Utri nelle inchieste su Cosa Nostra e sulle sue connessioni politiche. Un problema, per cui si capisce meglio anche certa fretta nel Pdl per ripristinare l’immunità parlamentare.
    • La storia dell’inchiesta sui mandanti a volto coperto andrebbe raccontata dall’inizio, a cominciare dal pm, Gabriele Chelazzi (morto nel 2003) che con Vigna, allora procuratore, e Nicolosi cercò di dare ordine a una serie di «input investigativi» diventati ben presto «plausibile ipotesi investigativa»
    • Spatuzza sedeva alla destra del padre, inteso come i fratelli Graviano a cui Riina e Provenzano avevano ordinato la strategia del terrore tra il ‘92 e il ‘93.
    • Un ruolo che lo pone per forza di cose a conoscenza di tutti i segreti di Cosa Nostra
    • un suo verbale raccolto dai pm fiorentini (titolari del collaboratore di giustizia) che dice chiaramente chi sono i referenti politici con cui la mafia avrebbe trattato e come
    • si leggono i nomi di «Silvio Berlusconi, quello di Canale 5 e Marcello Dell’Utri». A Spatuzza ne parla Giuseppe Graviano, all’indomani della strage di Firenze (maggio 1993)
    • di nuovo a metà gennaio 1994, seduti al bar Doney di via Veneto: «Abbiamo il paese in mano» disse Graviano a Spatuzza, grazie all’interessamento «di persone di fiducia, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri»
    • Questo e molto altro («è un’indagine piena di riscontri») ha detto Spatuzza che si è pentito meno di un anno fa
    • si legge nella richiesta di archiviazione del 1998, «Pietro Romeo che aveva quasi indicato il livello del concorso morale»
    • E poi Ciaramitano, Pennino, Cancemi, per un totale di 23 collaboratori. Le cui dichiarazioni, tutte insieme, già nel 1998 dicevano: 1)«Cosa Nostra nell’intraprendere la campagna di strage ha agito di concerto con soggetti esterni»; 2)«Tra il soggetto politico-imprenditoriale di cui AutoreUno e AutoreDue, indicati come concorrenti del reato, e Cosa Nostra il rapporto è effettivamente sussistente e non episodicamente limitato»; 3)«La natura del rapporto era compatibile con l’accordo criminale». Quello che allora non fu del tutto possibile dimostrare è che «il soggetto politico imprenditoriale aveva sostenuto le aspettative di ordine politico (meno pressione giudiziaria sulla mafia, ndr) per il perseguimento delle quali la campagna di strage è stata deliberata e realizzata»

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