Il ddl intercettazioni alla prova dell’Aula del Senato: come voteranno i finiani? Gli emendamenti della maggioranza saranno sufficienti per rimandare il provvedimento in Commissione? Il PD occuperà l’Aula?
ULTIMA ORA: Schifani ha deciso di reinviare il provvedimento all’esame della Commissione. L’approfondimento riguarderà sia emendamenti della maggioranza che dell’opposizione. Il testo ritornerà in aula l’8 Giugno.
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Ore 16.15: seduta sospesa per mancanza numero legale – riprenderà ore 16.28
Ore 16.30 – la seduta è ripresa – interviene il sen. Felice Casson (PD)
Ore 16.33 – Parla il presidente Schifani sulla questione del rinvio alla Commissione – ‘questo tema verrà trattato, la presidenza si pronuncerà’;
Ore 16.38 – parla Giampiero D’Alia (UDC): ‘prima di discutere delle pregiudiziali di costituzionalità, pronunciarci sul ritorno in Commissione’ [...] ‘il comportamento della maggioranza non è corretto’; lo corregge Schifani, la norma transitoria è stata introdotta in Commissione; prende la parola Federico Bricolo (LNP), gli emedamenti sono pochi, e recepiscono molte delle osservazioni delle opposizioni, sarebbe un grave precedente discuterlo nuovamente in Commissione; è una legge equilibrata, che garantisce i magistrati; garantisce la libertà di stampa, abbiamo trovato un giusto equilibrio, garantisce la privacy dei cittadini; incamminare il provvedimento in aula; Finocchiaro (PD), non può essere evocata la ragione di far presto contro l’opposizione, abbiamo impiegato giorni e notti, tutto quello di cui si è discusso ora è reso inutile dagli emendamenti del governo; seconda questione, più tecnica, si è fatto riferimento all’art. 100 c. 11 del regolamento, ritorno in commissione incidentale con emendamenti; le modifche apportate al testo sono ‘incidenti’ al testo, la norma transitoria è stata aggravata dagli emendamenti presentati dalla maggioranza; la nostra è una richiesta politica; non è posibile che un provvedimento come questo venga poi massacrato con emendamenti del relatore di maggioranza e questa fa muro senza cedimenti per poi sconfessare tutto una settimana: il Senato si deve re-impadronire della sua prerogativa, la discussione dei provvedimenti; Gasparri (PdL), il nostro gruppo non ritiene necessario il ritorno in commissione, la discussione su questo provvedimento è stata lunga, discusso in 15 sedute alla Camera, 5 sedute in aula, al Senato abbiamo avuto 38 sedute in commissione, difficile trovare precedenti, abbiamo richiesto la sua calendarizzazione, abbiamo rispettato la decisione del presidente, oggi arriviamo nel merito; gli emendamenti li abbiamo presentati prima dell’aula, entro la scadenza, coloro che seguono la materia hanno avuto modo di giudicare il nostro lavoro;
Ore 16.55: Schifani interviene, la presidenza si è riservata di pronunziarsi sui lavori di questo ddl secondo il comma 100 del regolamento; altro tema, posto dalla Finocchiaro, il ritorno in commissione dell’intero testo: è questione politica; prima il voto sulle pregiudiziali.
Ore 17.00 – Silvia Della Monica (PD) sulla norma transitoria: sono messi in forse centinaia di processi, abbiamo bisogno di capire quali le ricadute sui procedimenti!
Ore 17.18: sta parlando il relatore di Commissione, Roberto Centaro (PdL) che illustra i tratti essenziali del provvedimento all’aula.
Ore 17.22 – parla il relatore di minoranza, Giovanni Legnini (PD): l’unica vera istanza dell’opinione pubblica è la tutela della privacy; il diritto costituzionalmente garantito a tutela della vita privata e della riservatezza va bilanciato con altri diritti costituziona, quali il diritto all’informazione e alla sicurezza; note anomalie del sistema informativo del nostro paese hanno reso difficile la stesura di un tal simile provvedimento; il nostro gruppo ha presentato due testi (Casson e Finocchiaro – Della Monica e altri) che avevano lo scopo di slavaguardare la privacy senza interferire con la libertà di stampa; una linea di intervento nostra chiara alla quale si è contrapposto il provvedimento del governo, oggi peggiorato dagli emendamenti ultimi presentati; particolarmente gravi sono le disposizioni che riguardano la libertà di stampa: inasprimento irragionevole delle pene per i reati che riguardano la rivelazione di atti coperti da segreto; art. 1 c. 5 precludeva anche la pubblicazione per riassunto degli atti delle indagini; gravità e abnormità di tali disposizioni; i suddetti divieti sono imcompatibili con art. 21 della Cost., inibiscono del tutto la libertà di stampa; emendamenti insufficienti e limitati, ripristinano il testo camera con aggiunta della norma transitoria, disposizione abonorme, un pasticcio normativo, sarà più agevole delinquere. Due linee chiare per risolvere i problemi: 1) limitare le intercettazioni e compressione libertà di stampa; 2) penalizzare chi viola il segreto d’ufficio, fra funzionari giudiziari e di polizia; noi scegliamo il secondo.
Ore 17.45 – Sen. Li Gotti (IDV): prima i dati, i numeri sono di 130.000 decreti, un decreto è collegato a una singola utenza, sicché il n.ro di persone intercettate è stimato in 20.000 – 23.000 rispetto al carico di procedimenti giudiziari che sono 4 milioni nel nostro paese! 1a questione – violazione artt. 21 e 117 cost. in relazione al rispetto degli obblighi internazionali (art. 10 Carta europea dei dirtti dell’uomo) – qualora fosse approvato l’emendamento che ripristina la possibilità di riassunto, non avrebbe alcun fondamento il divieto di pubblicazione di intercettazione – il divieto di pubblicazione solo di alcuni atti si prefigura come censura; il divieto di ripresa audiovisiva del processo o la sua trasmissione radiofonica è un salto indietro di ottant’anni, è diritto di cronaca di regime! 2a questione, è irragionevole la previsione di durata massima delle intercettazioni, stessi tempi per reati diversi come ingiuria e strage! Proroga è limitata a quindici giorni! è palesemente incostituzionale il comma 9: intercettazione di conversazione ambientale fra presenti solo se vi è sospetto di attività criminosa – è un paradosso! è incostituzionale per violazione art. 111 cost. la proposta di modica dell’art. 292 cpp, di cui al comma 18 del ddl. – Gotti sfora, richiami di Schifani. Senatori dell’IDV con la maglietta NO AL BAVAGLIO.
Ore 18.0- parla il pres. Zavoli (PD): una parola per tutti, che vive dentro e fuori di noi, una parola solenne: libertà. Pronunciamola dandole un fondamento comune. Una parola che in quest’aula deve avere la precedenza – Casson (PD): non siamo rassegnati nella battaglia a questo ddl, sono almeno nove i profili di illegittimità costituzionale: incompatibile con il diritto di informazione e all’informazione art. 21 Cost., art. 10 Carta di Nizza – black out informativo contrasta anche con le sentenze della Corte Europea di Strasburgo, intervenuta in diverse occasioni – la stampa può essere definita il ‘cane da guardia’ della democrazia e della magistratura; sanzione irrogata ai giornalisti, il carcere, è sproporzionata; deve prevalere il diritto della collettività; norme dell’emendamento D’Addario, il giornalismo d’inchiesta è caratterizzato dall’azione di giornalisti freelance, non iscritti all’albo; principio della pubblicità del giudizio penale, cardine del ‘giusto processo’; l’allargamento di prerogative degli appartenenti ai servizi di informazione e sicurezza, è un privilegio; significativa limitazione poteri magistratura; ora Giampiero D’alia (UDC).
Ore 19.25 – Il presidente Schifani scioglie la sua riserva. Il presidente, rispondendo implicitamente alle critiche, rivoltegli a mezzo stampa, di Fini, ammette che il testo sia da rivedere in commissione alla luce degli ultimi mendamenti proposti: “Da presidente del Senato, su questo tema ho sempre cercato di favorire al massimo i momenti di dibattito e di approfondimento [...] Ritengo dunque che un ulteriore approfondimento in commissione possa costituire un elemento utile per una mediazione”. La discussione del testo da parte dell’aula è solo rimandato.







Pubblicato il maggio 31, 2010 di cubicamente
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