Obbligo di rettifica per i blog, emendarlo? Sopprimerlo

Posted on giugno 14, 2010 di


OdR, obbligo di rettifica

Cattelan o bloggers dopo obbligo di rettifica?

Byoblu e Il Nichilista (il blog di Fabio Chiusi) si sono mobilitati per chiedere ai nostri parlamentari, a quelli che ne hanno la sensibilità opportuna, di produrre un emendamento sul comma 28 del ddl intercettazioni che estende l’obbligo di rettifica ai ‘siti informatici’, testate giornalistiche o blog che siano. Chiusi si è rivolto in special modo ai deputati Palmieri e Cassinelli, entrambi del PdL, noti per essere aperti alle questioni della Rete e delle Libertà Digitali. E Cassinelli ha risposto annunciando di essere già in contatto con Byoblu e di aver riproposto alla Rete il proprio emendamento presentato in prima lettura in Commissione alla Camera, invitando gli internauti a concorrere nella modifica.

Come è noto, il comma 28 interviene sulla legge della Stampa, all’art. 8, concernente ‘risposte e rettifiche’. Questo il testo dell’articolo come modificato dal ddl intercettazioni:

Legge 47/1948 _ Art. – (Risposte e rettifiche)

Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.

Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce.

Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate senza commento nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate.
Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57 bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.

Qualora, trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.

Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta.

La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000.

La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata.

  • Questa la proposta dell’on. Cassinelli:
    • PROPOSTA DI EMENDAMENTO
      ART. 15
      Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: «per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono  pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale
      come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».
      Al comma 1, lettera d), sostituire le parole «per quanto riguarda i siti informatici» con le seguenti: «per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica».
      Al comma 1, lettera e), sostituire le parole «o delle trasmissioni informatiche o telematiche» con le seguenti: «o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica».

Cassinelli si limita a sostiuire il termine generico ‘siti informatici’ con la formula ‘siti e le pagine diffusi per via telematica’ e ad allungare i tempi della rettifica a sette giorni, termine più consono per un blogger. Ma rimangono insoluti due aspetti:

  1. Il fatto che la rettifica debba essere pubblicata sul sito senza che ad essa possa seguire alcun commento è un limite alla libertà di espressione del blogger, il quale ha tutto il diritto di ribadire le proprie ragioni; i blog sono siti personali, dove l’informazione vi arriva di ‘terza’ mano. Se cito un articolo di un giornale, e l’informazione che ne deriva è falsa e diffamatoria, che colpa ne ho? Che il diffamato si rivolga alla testata fonte primaria dell’informazione. Per il resto, nei blog si esprimono opinioni, e le opinioni non possono essere rettificate. Esse sono. Inoltre: un paio di post addietro ho messo un cerotto sulla bocca di Berlusconi. Devo rettificare specificando che è solo un ‘fotomontaggio’? In questo caso, mettere il bavaglio a Lui, è un modo di esprimere il proprio dissenso verso una legge che si ritiene ingiusta. Devo censurarmi? Tuttavia, Mr b ha tutto il diritto di scrivere a questo blog, di mostrare tutto il suo sdegno per me che gli ‘disegno’ un cerotto sulla bocca e di veder pubblicata con la necessaria evidenza la sua doglianza. Allo stesso tempo io conservo intatto il diritto di ribadire le mie ragioni. La foto del cerotto è il mio modo di dire no alla ‘ley mordaza’, perciò continuerò a esser convinto della mia opera.
  2. Non è possibile che la sanzione sia uguale per blogger e giornale; un blogger non trae alcun guadagno – o tutt’al più trae guadagni miserevoli – dalla propria attività di netizen journalism. Il netizen journalism nasce da una esigenza, quella di partecipare al dibattito della comunità virtuale. Il blogger ha la funzione di ‘battitore’. E’ lì, pronto, con la sua mazza da baseball virtuale, pronto a fare un home-run delle notizie che invece, altrove, passano inosservate. Mentre i media tradizionali sono caratterizzati dal don’t talk back (definizione di J. Habermas), ovvero dalla impossibilità per l’uditore di replicare e di porsi come interlocutore valido, fatto che lo relega in una posizione di sottomissione alle argomentazioni veicolate attraverso il media frustrandolo, il Web 2.0 ha la caratteristica del vecchio ‘salotto borghese’ liberale, dove il libero concorso delle opinioni consentiva il formarsi di una vera opinione pubblica, non soggetta ad alcuna influenza se non a quella della verità. Insomma, il Web 2.0 permette di riavvicinarsi al paradigma liberale della sfera pubblica critica, mentre i media tradizionali tendono alla mimesi di essa, ponendo l’ascoltatore nella posizione di un soggetto terzo, che subisce, un inetto da condurre per mano fino alle urne. La domanda è quindi: può l’opinione libera essere sanzionata?

Ne consegue l’evidenza di un certo grado di complessità dell’argomento che il legislatore intende invece liquidare con un ‘comma’. Perciò la mia conclusione è che emendare il comma 28 è un compromesso al ribasso: il problema meriterebbe una più ampia trattazione. D’altronde il ddl intercettazioni è un coacervo di pezzi di norme che si vogliono far approvare a nostro discapito, un quadro normativo irrazionale e controproducente. L’emendamento che proporrei, allora, consta di una sola parola: “sopprimerlo”. E basta.

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