I giorni neri del PdL. Fra minacce di sfiducia, le Intercettazioni alla prova dell’aula

Pubblicato il luglio 13, 2010 di


Berlusconi perde il consenso, titola stasera El Pais, citando un sondaggio del CorSera che dà il gradimento del premier al 31%, suo minimo storico. Ma sono giorni neri a Palazzo Grazioli. Le ombre di una nuova loggia segreta che riunisce, alla maniera di una cosca, capi di partito, faccendieri, magistrati quantomeno deviati o al più corrotti, candidati governatori che tramano per far saltare il proprio concorrente interno, senatori condannati per mafia, si sommano alle tensioni con i finiani, già altissime per le divergenze di opinione sul ddl intercettazioni, le minacce di sfiducia individuale ai danni di Cosentino, di voti a sorpresa sulla manovra finanziaria, di reciproche espulsioni di partito.

La tensione è talmente alta che si potrebbe arrivare alla crisi di governo già domani. Poiché domani il ddl intercettazioni giunge in aula per il voto dei deputati [errata corrige: in realtà il ddl doveva essere discusso in Commissione Giustizia alla Camera, ma il governo ha chiesto e ottenuto una proroga di 48 ore per studiare i nuovi emendamenti ad opera della presidente della commissione, nonché relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno] in un clima che se non è di guerra poco ci manca. L’UDC forse è già pronta ad assumersi la responsabilità di una nuova maggioranza, ma è noto che Casini e Fini condividono un progetto partitico a metà fra il conservatore e il liberale, un nuovo ‘centro’ che isolerebbe a destra Berlusconi e la Lega, ed è possibile che gli eredi della DC si defilino all’ultimo.

Crisi, quindi. Crisi di governo. Lo dicono tutti. Deve solo decidere quando cadere. Se farlo per mano propria, o lasciarsi impallinare dai ‘franchi tiratori’. Se ammettere il fallimento del governo in caso di stravolgimenti della legge bavaglio, oppure aspettare il voto di fiducia sulla manovra. O metter fuori Bocchino e Fini per poi rassegnare le dimissioni. Un dato è certo: la congiunzione di eventi sfavorevoli al governo non è mai stata così negativa. A rincarare la dose, un comunicato dello United Nation Human Right, l’Uffico dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, che ha riportato le dichiarazioni di un esperto di ‘libertà d’espressione’ dell’ONU medesima, tale Frank La Rue, che “ha sollecitato – testuale – il governo italiano a “o abolire o rivedere il progetto di legge 1415 *(ex ddl S.1611) in materia di sorveglianza e intercettazione per indagini penali”; egli ha avvertito che, “se adottato nella sua forma attuale, può compromettere il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia” (Italy: draft wiretapping law should be scrapped or revised, says UN expert on freedom of expression – United Nation Human Rights). Soltanto lo scorso 11 Luglio, in un articolo di The Guardian, l’Italia veniva accomunata, nel suo destino di fragilità delle istituzioni democratiche, ai paesi dell’ex cortina di ferro: tutto traballa, scrive Peter Preston, in Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Paesi Baltici e soprattutto Russia e Italia, che preoccupano maggiormente perché paesi ricchi e potenti. Il giornalista si lascia poi andare ad una considerazione amara:

Gli anni ’90, con il loro messaggio di speranza, sono ormai lontani. Nessuno in Occidente fa più discorsi sulle garigioni miracolose della democrazia. I soldati inglesi via da Kabul nel 2015? Sì, se David Cameron ne avrà possibilità: ma non aspettatevi di lasciarvi alle spalle una democrazia funzionante. Questo è un sogno di ieri, un delirio Bush-Blair. L’incubo di oggi è solo più Berlusconi (Peter Preston, Freedom temples totter, I templi della Libertà tremano, The Guardian).

Questa rinnovata attenzione per gli affari interni italiani da parte del mondo anglosassone non deve stupire: secondo Franceschini, capogruppo PD alla Camera,

E’ evidente -ha commentato Franceschini- che la criminalita’, in particolare la criminalita’ organizzata e’ un fenomeno che ormai non sente piu’ distanze, frontiere e ordinamenti nazionali, quindi cio’ che fa un paese in tema di lotta alla criminalita’ rafforza o indebolisce quello che avviene in tutto il mondo. Quindi e’ naturale e giusto -ha aggiunto Franceschini- che ci sia una preoccupazone internazionale, anche perche’ purtroppo attraverso l’Italia passano molti fenomeni di criminalita’ internazionale, dalle mafie allo spaccio di stupefacenti. E’ dunque evidente che indebolire qua la lotta al crimine, come avviene con questo disegno di legge, riguarda tutti, non solo gli italiani” (ASCA).

Attenzione internazionale che in Frattini desta “sopresa”, a cui non si può che reagire poiché reagire ‘a questa ingerenza’ secondo Capezzone è una questione di dignità nazionale. Poi in serata la dichiarazione di Cicchitto, le cui parole potrebbero farci guadagnare una crisi internazionale nei rapporti con l’ONU. Per Cicchitto, le osservazioni di Frank La Rue sono grottesche, tanto più che l’ONU si occupa “di tutto meno che delle questioni più drammatiche che si verificano nel mondo”. E pensare che La Rue si è detto disposto a venire in Italia, in autunno, a discutere della questione “in termini tecnici”. Sappia La Rue che a questi politici le questioni tecniche non interessano (o non le comprendono).

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