IDV, se ne va anche Pino Arlacchi

Posted on settembre 7, 2010 di


Continua la diaspora da Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro. L’accusa è sempre la stessa: autoritarismo, ma anche collateralismo con la criminalità a livello locale. L’ultimo a sbattere la porta è stato il sociologo Pino Arlacchi, europarlamentare, facente parte di quel gruppetto sparuto di rappresentanti IDV a Strasburgo (era in buona compagnia, Arlacchi: con lui anche De Magistris e Sonia Alfano).

Lui se ne è andato lamentando la mancanza di dialettica interna (bè, il cesarismo non è solo tipico del berlusconismo…), addirittura di regole democratiche. Una decisione, quella di Arlacchi di autosospendersi dal partito, maturata dopo la contestazione dei grillini a Schifani alla Festa Democratica di Torino:

Sono lontano anni luce da Renato Schifani, mi batto da una vita contro gli ambienti geopolitici da cui proviene il presidente del Senato. Non l’avrei invitato a nessun dibattito, inutile dirlo. Però – e qui è il punto – fino a che non ci saranno prove certe emerse da procedure democratiche e nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali, Schifani non può essere etichettato e additato al pubblico ludibrio come mafioso e non può essere né insultato né zittito. Se si trova in un’occasione pubblica ha il diritto di parlare. Vale per qualunque cittadino. Chi ignora queste cose, distrugge la credibilità di ogni lotta per la legalità (Pino Arlacchi blog).

Arlacchi sostiene che questa è una antimafia intollerante e demagogica, estranea al movimento storico nato negli anni ’40 e divenuto di massa nei ’90: “È sempre stato un movimento democratico guidato da persone illuminate che hanno saputo incanalare la giusta incazzatura della gente nell’alveo democratico”. Quindi Di Pietro sbaglia a inseguire Grillo su questo terreno. Così IDV rinuncia alla propria responsabilità nella educazione politica. Arlacchi ha anche accusato Di Pietro di aver fatto spallucce riguardo alla sua denuncia di degenerazioni di IDV in provincia di Caserta: qui, il partito è “nelle mani dell’onorevole Porfidia che è inquisito per fatti di camorra”. Un partito non può predicare bene e razzolare male, ha detto Arlacchi. Il quale riferisce la risposta di Di Pietro alle sue sollecitazioni: “bisogna stare tutti insieme e volersi bene”.

La posizione di Arlacchi può sembrare coerente. Poi si leggono alcune sue dichiarazioni su Scopelliti, e improvvisamente un sospetto adombra la sua figura integerrima:

Poi Arlacchi parla del caso Reggio. «Sono contento che a Reggio le istituzioni si muovano bene contro la ‘ndrangheta. Finalmente dopo anni di scarso impegno abbiamo un sistema della magistratura e degli apparati investigativi che stanno ottenendo degli ottimi risultati nella lotta contro le cosche». L’europarlamentare parla anche della Regione: «Sono contento nel vedere che l’esordio del presidente Scopelliti sia incoraggiante e positivo con la pulizia e la razionalizzazione della sanità che lui sta avviando, dove si scontra con decenni di lassismo e corruzione. Razionalizzare la sanità in Calabria vuol dire colpire interessi mafiosi e para-mafiosi, certe volte peggiori della stessa ‘ndrangheta e se Scopelliti si muove in questa direzione con coraggio e determinazione è un fatto inedito e incoraggiante. Preferisco vedere questi segni nella mia regione» (Adriano Mollo, Il Quotidiano, 7/9/2010).

Che IDv abbia zone – soprattutto localmente – paludose e insidiate da personaggi ambigui è vero. E’ pure vero che IDV e Di Pietro hanno rinunciato a darsi regole democratiche e ad uscire dalla dimensione personalistica e patrimonialistica che il partito possiede sin dalle origini. Eppure questa apertura di Arlacchi a Scopelliti sorprende e lascia esterrefatti: già, potrebbe anche essere ora di rientrare da Strasburgo, per il sociologo, e compiere la trasmigrazione verso il PdL in vista delle elezioni anticipate. Peccato. Spero di sbagliarmi.

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