Fini: Berlusconi si dimetta o sarà appoggio esterno. La crisi per un nuovo patto di legislatura

Pubblicato il novembre 7, 2010 di


Un lungo, a tratti noioso e ripetitivo (molte delle cose dette oggi erano già state dette a Mirabello ad inizio Settembre), discorso che termina – finalmente – con la richiesta di dimissioni di Berlusconi da parte di Gianfranco Fini. Si dimetta, o i ministri di Futuro e Libertà usciranno dal governo.

Serve un nuovo patto di legislatura, ha detto il leader di FLI, in cui al centro debbono essere messi i temi economici. Ha insistito molto sull’economia e sul lavoro, Fini. Ha lamentato l’assenza della politica dal tavolo aperto dalle parti sociali, mesi or sono, al fine di rianimare la crescita economica italiana. Ha parlato della necessità di stabilizzare i precari del lavoro, di agganciare il salario alla produttività, di sgravi fiscali per le imprese che investono al sud. Il federalismo non può essere un danno per il meridione: deve diventare una opportunità per la sua classe dirigente. Bisogna però fare una riforma completa, modificare la forma parlamentare del bicameralismo perfetto, creando un Senato delle Regioni – coerentemente con una forma di Stato che sia genuinamente federale; non come si fece con la riforma costituzionale che cambiò l’art. 117 (opera ahimé del governo D’Alema) suddividendo confusamente la competenza regionale da quella statale e istituendo una serie di competenze concorrenti che hanno fatto aumentare il contenzioso davanti alla Corte costituzionale. Serve anche una riforma dell’amministrazione pubblica, in special modo per quanto concerne la concessione degli appalti, dove adesso è preminente l’interferenza della politica e dove prevalgono meccanismi di fedeltà all’insegna di un cameratismo proprio di cricche affaristiche plutocratiche.

Fini chiede ora una svolta– meglio tardi che mai, si è detto. Futuro e Libertà, in circa due mesi – da Mirabello a Perugia – si è strutturato come un partito popolare. Fini pare pronto alla svolta, sebbene lo sbuffo finale abbia tradito l’ansia per i probabili risvolti polemici e per le conseguenze politiche al suo pur durissimo discorso. E’ mancata, però, del tutto l’autocritica sulla strategia mantenuta in parlamento in questi ultimi due mesi, quando FLI ha votato con la maggioranza negando l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Lunardi, e permettendo che passasse quell’obbrobrio della norma della retroattività del Lodo Alfano costituzionale.

Restiamo in attesa delle reazioni di Arcore.

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