Il PD alla prova della direzione nazionale: il caso Sicilia fra Mirafiori, Legittimo Impedimento e Lingotto

Posted on gennaio 9, 2011 di


La direzione nazionale del PD si terrà giovedì 13. Un clima infuocato attende Bersani. Giovedì 13: un giorno sbagliato, si direbbe, a guardare la lista degli eventi. Da un lato le beghe interne al PD:

  • oggi, il caos Sicilia con la scomunica del circolo di Caltagirone;
  • la controdirezione di Civati (senza Renzi) mercoledì 12 a Roma, Circolo Letterario di Via Ostiense 95;
  • dulcis in fundo, ma oramai a “bocce ferme”, il ritorno di Veltroni, in pompa magna, anzi in salsa marchionnesca, con il Lingotto 2.

Tutto questo mentre nel paese si affastelleranno le notizie e le relative polemiche circa:

  • riunione della Consulta, rigidamente a ‘porte chiuse’ il giorno 11, chiamata a discutere in materia di legittimo impedimento;
  • decisione della Consulta, prevista proprio per giovedì 13;
  • referendum a Mirafiori, il 13 e il 14, con la prevedibile vittoria dei sì.

Se vi sembra poco, allora vi introduco al caos Sicilia, uno dei fattori X che pendono sulla testa di Bersani. Poichè in Sicilia il PD ostiene con i propri voti il governatore Lombardo. Un ribaltone che va avanti da alcuni mesi e che nel partito non è mai stato adeguatamente discusso. Il PD in Sicilia è diviso in due: da una parte i fautori del ribaltone, con il segretario regionale Lupo in testa, la capogruppo al Senato Anna Fnocchiaro a far da stampella alla irragionevolezza di tale scelta; dall’altra, gli oppositori, aventi in Enzo Bianco e Giovanni Burtone elementi di spicco e di riferimento.

I fatti: un circolo, quello di Caltagirone, città amministrata dalla sinistra, ha indetto referendum fra gli iscritti al fine di accertare il sostegno alla scelta della direzione regionale del PD di appoggiare il governo Lombardo. Apriti cielo! Il referendum è nullo, tuonano dalla segreteria regionale. Non rispetterebbe lo statuto del PD – che pure prevede consultazioni democratiche fra gli iscritti – in svariati punti, fa sapere il segretario Lupo. “Può il Partito democratico continuare a sostenere il governo regionale di Raffaele Lombardo?”, questa la domanda posta nel quesito referendario. Lupo ha intimato al coordinatore del circolo Gaetano Cardiel di sospendere immediatamente la preparazione della consultazione, cosa che non è avvenuta. Su di essa pende un ricorso dinanzi al comitato dei Garanti, una sorta di Alta Corte interna al partito, pertanto secondo Lupo non poteva in ogni modo svolgersi. Lupo ha quindi accusato Cardiel di aver violato in più punti lo Statuto. Ed ha disposto il comissariamento del circolo di Caltagirone. E’ pur vero che all’art. 28 di predetto Statuto si definisce in maniera univoca una disciplina che non lascia spazio a dubbi per indire referendum fra gli iscritti:

Articolo 28.
(Referendum e altre forme di consultazione)
1. Un  apposito  Regolamento  quadro,  approvato  dall’Assemblea  nazionale  con  il  voto  favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, disciplina lo svolgimento dei referendum interni e le altre forme di consultazione e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.
2. È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero il Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti  l’Assemblea nazionale,  ovvero  il  cinque  per cento degli iscritti al Partito Democratico (Statuto PD).

Naturalmente nulla di tutto ciò è successo: la soglia del 5% non è nemmeno lontanamente raggiungibile e il segretario neanche si sogna di affidare una decisione così delicata e importante come quella della fiducia a Lombardo a un referendum fra gli iscritti. Quindi è vero che l’iniziativa di Caltagirone è al di fuori dello Statuto e l’iniziativa di Lupo non poteva che essere censoria nei confronti dei dissidenti di Caltagirone. Tanto più che una iniziativa analoga era stata messa in piedi a Enna “facendo registrare percentuali bulgare per il no al sostegno al governo Lombardo” (Caltagirone, Pd al voto nonostante lo stop di Lupo – Palermo – Repubblica.it). Non ci si poteva aspettare altro. Ciò dimostra ancora una volta il divario profondissimo fra il partito e il suo elettorato, anzi i suoi iscritti medesimi. L’iniziativa di Caltagirone ha il merito di far arrivare una manifestazione del dissenso dell’elettorato siciliano direttamente sul tavolo della Direzione Nazionale di Giovedì 13. Un giorno brutto assai, si direbbe. Si comprendono meno le dichiarazioni di Buirtone e di Bianco, che condannano il comissariamento e chiedono l’intervento di Bersani:

“Ascoltare l’opinione degli elettori del partito e’ un obbligo politico morale da parte dei suoi vertici, soprattutto quando si prendono decisioni che ne segnano una svolta nell’orientamento politico”. Lo afferma in una nota il senatore del Pd Enzo Bianco […] L’ex sindaco di Catania chiede infine al segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani di “intervenire subito in merito a questa vicenda” (Pd: Bianco, su commissariamento Caltagirone intervenga Bersani – – Libero-News.it).

“E’ un atto arrogante nei confronti di una realtà politica che ha avuto da sempre una condotta esemplare” – Giovanni Burtone, tra i primi parlamentari PD a manifestare il suo dissenso alla decisione di Lupo, è stato, insieme a Enzo Bianco, uno dei principali oppositori dell’appoggio del PD a Lombardo. “Dietro questa decisione c’è evidentemente la paura di confrontarsi e scoprire che gli elettori del Pd sono contrari al sostegno al governo Lombardo – prosegue Burtone che arriva a parlare di “pulizia etnica” verso chi non è allineato […] il circolo di Caltagirone incassa la totale solidarietà degli altri partiti all’opposizione di Lombardo; I circoli di Idv, Psi e Sel Caltagirone, in un comunicato congiunto, bollano come “atto liberticida” il commissariamento (Caltagirone, PD commissariato: partito allo sbando – la Periferica – Mensile di informazione a Catania).

Che ascoltare l’opinione degli elettori sia un obbligo politico morale è indubbio, mentre è dubbia la procedura che si è seguita (il cosiddetto “stare alle regole” che ci si è dati – lo Statuo è stato o no votato nei circoli? e se sì, è stato preso in esame con buonsenso anche l’art. 28?). Inoltre pare eccessivo parlare di atto liberticida o di pulizia etnica per chi non è allineato, sebbene sia vero che chi dissente nel Partito Democratico non ha vita facile, vedasi Civati e co. In ogni caso, il circolo guidato da Cardiel ha l’indubbio merito di aver rimesso al centro la questione della partecipazione. Fattore che inizialmente doveva essere distintivo del PD e che ora diventa sempre più spesso opzionale.

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