E a sorpresa Renzi viene beffato da #OccupyPD

Posted on ottobre 29, 2011 di


Renzi ieri sera era trending topic su Twitter insieme a Leopolda e a poco altro. Ci si stava lambiccando su quanto fosse diversa la Leopolda del 2011 da quella del 2010. Qualcuno ha malignamente pensato e scritto (Popolino) che Renzi si è sbagliato, poiché la sua rappresentazione di Palazzo Chigi è straordinariamente somigliante ad un altro palazzo, che Renzi stesso ha frequentato una volta, una sera: quello di Arcore.

Insomma, parliamoci chiaro: questa elucubrazione mentale di immaginarsi dentro Palazzo Chigi e mettersi alle spalle una libreria, pare avere un grosso debito con l’iconografia del Berlusca.

Ma tant’è, questa è un’altra storia. E’ la storia di una scossa, una scossa che ha raggiunto il polso di Renzi mentre lo stesso impugnava l’iphone per controllare i twit che lo riguardavano. Oibò, #Leopolda è scalzato da #OccupyPD. Ecchè #OccupyPD?

#OccupyPD è innanzitutto una geniale intuizione di Falce73. Una felice sintesi di un’idea che da tempo aleggia fra i netizen e i ggiovani del PD. L’OPA democratica di Civati, che a sua volta sintetizzava l’appello di Stefano Boeri ai milanesi (non abbandonate il partito, invadetelo pacificamente), è l’idea secondo cui il vero rinnovamento della politica italiana non si fa con l’insurrezione o la protesta, ma con la testa. Ovvero uscire dalla dicotomia del berlusconismo-antiberlusconismo senza lanciare estintori ai poliziotti, disintossicandosi dai sampietrini.

Perché occupare il PD? Perché è arrivato il tempo del Noi, il nostro tempo, non più il tempo dell’interesse di uno solo a discapito di quello di tutti. Poiché il PD non è il partito di uno solo, ma è, sin dalle fondamenta, aperto al suo popolo.

Si potrà obiettare che non è così, che è solo finzione: il PD è lo stesso partito di venti anni fa, solo che allora aveva un altro nome. Bene, vi dico, avete ragione: ma se è veramente così, è soltanto colpa Nostra. Siamo noi ad averlo permesso, ad aver lasciato invariate le gerarchie di un partito che pare più un club privato chiuso nelle stanze, nei palazzi romani o milanesi, a smistare appalti e gabelle.

C’è chi dice che il PD è l’alter ego del PdL. Quindi è inutile impegnarsi per cambiarlo, è tempo perso, è già  contaminato dalla corruzione, è irrimediabilmente compromesso nella casta, parte di una cricca fra molteplici cricche.

E invece no. Tutto può cambiare. Il PD per primo. Se si fa #OccupyPD è perché il PD non ha mura invalicabili, ma ‘cancelletti’, steccati malmessi, che nessuno ha intenzione di curare. Anzi, a dire il vero, è stato Bersani ad aprirlo, il cancello. Quando ha detto che lui si candida alle primarie di coalizione senza voler essere il solo candidato del PD, ha praticamente detto sì – ma se ne è reso conto? – alla formula delle primarie francesi. Primarie aperte.

Questa è l’occasione giusta. E’ il momento per dare il via a una rivoluzione che non ha bisogno né di sampietrini, né di personalismi. Pensateci, #OccupyPD è ben più di un hashtag su twitter. Diventerà l’hashtag della politica.

Come partecipare a #OccupyPD? Chiedete primarie aperte per costituire le liste delle prossime elezioni politiche, che sono imminenti. Sappiatelo, il referendum sul Porcellum non si farà. Qualcuno nella maggioranza o al governo, pensa di staccare la spina prima e salvarsi per mezzo di quella legge elettorale tremenda. Possiamo permettere che il PD rimanga quello che è? La risposta è una sola: no.

Diamo il via a #Occupy PD. Possiamo pensare a diversi gradi di coinvolgimento: dal mero attivismo da tastiera all’impegno politico vero e proprio, in carne e ossa, prendendo la tessera del partito e ‘partecipando’.

Cosa ne pensate?

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