La crisi de L’Unità divide Il Mov 5 Stelle e Grillo

Posted on gennaio 1, 2012 di


Sono bastati un articolo su L’Unità e un paio di post su alcuni blog per far emergere altre fratture nel Movimento 5 Stelle. Al punto da paventare una nuova e inaspettata scomunica da parte di Beppe Grillo.

Da una parte si trova la redazione bolognese de l’Unità, sempre in procinto di esser chiusa e da almeno due anni in bilico in attesa della decisione dell’editore Soru, il quale però versa in altri, e alquanto pessimi, guai (evasione fiscale); dall’altra l’interesse – legittimo – dei grillini bolognesi per la sorte dei lavoratori della redazione locale del giornale. Si dà il caso che i grillini e Grillo hanno da sempre sostenuto la necessità di abolire il finanziamento pubblico dei giornali che, detto per inciso, mantiene in vita l’Unità, giornale che ha visto dimezzare le copie vendute in poco più di due anni, almeno dalla dipartita di Travaglio e Padellaro.

Andrea De Franceschi, noto per esser divenuto consigliere regionale grazie alle contestatissime ‘secondarie’ (vedi 1, 2), ha avuto l’ardire di fare una interpellanza al consiglio regionale dell’Emilia-Romagna chiedendo a Errani di aprire un tavolo di trattative con l’editore: “Il quotidiano l’Unità rischia davvero di sparire questa volta e, se dovesse essere così, non sarebbe una buona notizia per nessuno. Per i lavoratori e per la pluralità d’informazione, prima di tutto” (l’Unità).

Intento onorevole, quello di De Franceschi, che però ha subito incontrato la minaccia di una Fatwa da parte di Grillo: il nuovo anno, scrive quest’ultimo, vedrà la fine del finanziamento pubblico dei giornali, fatto che viene presentato come una benedizione divina. Grillo non fa mai su questo argomento alcuna menzione sul difetto di sistema insito nell’informazione nostrana, che prende il nome di monopolio del mercato pubblicitario nelle mani di uno solo (sì, ancora Berlusconi). Non mi dilungo sugli effetti perversi dell’aiuto di Stato per l’editoria – quasi sempre – di partito, né sulla necessità di un dispositivo correttivo della concentrazione monopolistica nel settore pubblicitario. Mi soffermo invece su queste frasi di Grillo: “Tra le testate che attaccò (sì ha usato il verbo al singolare…) l’iniziativa [del Vday 2008], prima, dopo e durante, spiccò l’Unità”, “Ora è in crisi, si metta sul mercato, si faccia pagare dai lettori come il Fatto Quotidiano e, se non vende, chiuda i battenti”, “Se qualche esponente del MoVimento 5 Stelle la pensa diversamente non è un problema. Il Pdmenoelle lo accoglierà subito tra le sue braccia. Beppe Grillo“. Quindi, se ne deduce:

  1. l’Unità ha la ‘colpa’ di aver criticato l’iniziativa di Grillo del 2008;
  2. la giusta punizione per quella colpa è la chiusura;
  3. chi la pensa diversamente (De Franceschi) si faccia da parte.

Giglioli, su Piovono Rane, ha così titolato un suo post: “Kim Jong-Grill”. Grillo diventa una sorta di deposta che censura e epura tutti quelli che non si allineano alle sue direttive. Vittorio Bertola, uno dei ‘Magnifici 4′ del M5S s’affretta a organizzare, nei commenti al post di Giglioli, una difesa d’ufficio in cui l’argomento principale è “Grillo non sta imponendo a Defranceschi una sua posizione politica personale su un argomento mai discusso prima, gli sta imponendo di rispettare il contratto che ha firmato con gli elettori quando ha chiesto i voti!”. Bertola affibia a Grillo la patente di controllore dell’operato degli eletti. E’ la questione annosa del mandato imperativo che i grillini dicono di voler applicare per poter licenziare quegli eletti che non rispettano il programma presentato in campagna elettorale. Un potere che dovrebbe risiedere in capo agli stessi elettori e che invece loro mettono, di volta in volta, nelle mani o di una assemblea degli iscritti o addirittura – questa la versione di Bertola – nelle mani dello stesso Grillo, “uno che in teoria (come mi ripetete sempre voi) non conta più degli altri, non comanda, non impone” (A. Giglioli, cit.).

La confusione regna sovrana. De Franceschi ha dovuto pubblicare un post in cui parla della vicenda senza mai citare Grillo, l’autore dell’unica critica:

Qualcuno non è d’accordo nella tutela dei diritti dei lavoratori? Cosa c’entrano i finanziamenti pubblici all’editoria con le famiglie e le persone che rischiano? Forse dovremmo chiedere di togliere i rimborsi fiscali sulle accise della benzina e del gasolio per le imprese di autotrasporto, così poi vedremmo finire sul lastrico gli autotrasportatori che il camion lo guidano solo? (Sulla pluralità dell’informazione – Movimento Cinque Stelle Emilia-Romagna).

De Franceschi articola la sua risposta a Grillo affermando che “l’informazione “libera” su internet che molto spesso troviamo copiata e riadattata su migliaia di blog altro non è che il rimpasto del lavoro fatto a monte da un qualche giornalista, da qualche parte nel mondo, PAGATO da una qualche testata che gli ha anche messo a disposizione i mezzi per la diffusione”. De Franceschi è realista: “l’idea che su internet si faccia informazione a costo zero è molto romantica ma non veritiera“. Forse non è proprio vero che tutto quanto si scrive in rete è una ‘ribattuta’ dei lanci di agenzia o degli articoli della carta stampata. Ma bisogna dare adito a De Franceschi di aver centrato il problema: il giornalismo classico non è in crisi per la compresenza delle fonti di informazione su internet, né internet può essere la salvezza per i giornali in crisi; il giornalismo e l’editoria sono in crisi a causa del problema storico della concentrazione di potere nel mercato della pubblicità.

Mettere il bavaglio a De Franceschi con l’accusa di non rispettare il mandato elettorale è assurdo. Secondo Bertola, Grillo “non sta agendo da capo, ma da garante verso gli elettori, che quando hanno votato si sono fidati di lui (Defranceschi manco sapevano che faccia avesse)”. Questa frase è come un sasso lanciato dal cavalcavia: De Franceschi prese meno voti di Sandra Poppi del collegio modenese (poco più di trecento contro i settecento voti della Poppi), ma quella maledetta assemblea delle secondarie votò il binomio Favia-De Franceschi. Dire oggi che gli elettori “manco conoscevano la faccia di De Franceschi” vuol dire delegittimare tutto il processo di formazione del M5S. Di fatto, significa farne a pezzi la storia.

Aggiornamento del 05/01/12: De Franceschi annuncia la pausa di riflessione e i giornali si accorgono del pasticcio …

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