Iacoviello che salvò Dell’Utri. E Andreotti e Squillante e Mannino e De Gennaro e la P4

Pubblicato il marzo 11, 2012 di


Il procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello ha una lunga carriera di ‘ammazza sentenze’. Non solo Dell’Utri. Nel 2004 fu la volta di Andreotti: l’Alta Corte confermò la sua assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa, in parte per  insufficienza di prove e in parte per prescrizione. Il procuratore generale era proprio Iacoviello, il quale chiese di rigettare sia il ricorso della Procura Generale di Palermo, che voleva un processo bis, sia quello dei difensori di Andreotti che speravano nell’assoluzione ‘piena’. Secondo Iacoviello non c’erano prove sufficienti per condannare l’ex primo ministro, inoltre la sentenza d’appello era a suo avviso “incongruente e illogica”.

Possiamo pensare che il caso di Andreotti sia un caso limite. Un processo talmente difficile, talmente labile che l’onere della prova non fu soddisfatto e ciò fu evidente già dal secondo grado. Ma prendete il caso del Processo Imi-Sir.  Nel 2005 la Corte d’Appello di Milano condanna a sette anni l’ex ministro della Difesa Cesare Previti e l’avvocato Attilio Pacifico per aver corrotto l’ex capo del gip della Capitale Renato Squillante (5 anni) e l’ex giudice Vittorio Metta (sei anni). Qui Iacoviello compie il ‘miracolo’: impiega ben otto ore di requisitoria durante la quale si guadagnò la stima della difesa di Previti per le circonlocuzioni in giuridichese. L’esito fu come un gol al novantesimo, non il gol della bandiera, bensì il gol di un pareggio inaspettato: Renato Squillante fu assolto e gli altri ottennero uno sconto di pena. La pena per Previti scese dagli iniziali undici anni a sei.

Diciamo che due casi fanno un sospetto. Tre casi? Una certezza? Dovete sapere che Iacoviello si è specializzato nello smantellare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. E’ vero che l’art. 416-bis del Codice Penale è alquanto discusso e controverso, oggetto di una lunga trattazione anche da parte della Corte di Cassazione. Ma il contributo di Iacoviello nel caso Calogero Mannino è di nuovo determinante, per una figura che oggi ci appare nuovamente in una veste ambigua: Mannino è assolto in secondo grado e Iacoviello chiede alla Corte di rigettare il ricorso della procura di Palermo. Risultato: Mannino assolto. Oggi Mannino è indagato dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Avrebbe esercitato, insieme a De Mita, pressioni sul governo Ciampi (1993) per far revocare il 41-bis a centinaia di detenuti mafiosi. Un reato ben peggiore del semplice concorso esterno.

Iacoviello intervenì anche sulla vicenda G8 salvando De Gennaro e l’ex capo della Digos di Genova, Mortola, dall’accusa di induzione alla falsa testimonianza. I due avrebbero spinto il questore di Genova Colucci a mentire sui fatti della scuola Diaz. Iacoviello definì le accuse contro De Gennaro e Mortola come “irrilevanti”, un aggettivo che torna spesso nelle sue arringhe (difensive!).

Attenzione perché l’elenco non è finito. Ricordate l’inchiesta P4? L’inchiesta sul generale della Guardia di Finanza Adinolfi e il (presunto) mamasantissima delle trame segrete, Luigi Bisignani, aperta dai pm di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio? Fu sottratta a questi ultimi e assegnata al ‘porto delle nebbie’ per eccellenza, la procura di Roma, proprio da Iacoviello:

La competenza ad indagare sul generale Adinolfi «va individuata allo stato dal pubblico ministero presso il Tribunale di Roma». È quanto scrive il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello nelle due pagine di provvedimento con cui accoglie il ricorso presentato dai legali dell’ex capo di Stato maggiore della Finanza, indagato dalla Procura di Napoli per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’Ufficio. «Nel caso in esame, secondo la prospettazione dell’accusa – scrive la Cassazione – l’Adinolfi confidò al Marra le notizie di ufficio perchè a sua volta le rivelasse al Bisignani. Pertanto, la condotta tipica del favoreggiamento è stata commessa a Roma nell’atto di trasmettere le informazioni riservate al Bisignani». Dunque, prosegue il sostituto procuratore generale, «non si vede come il carattere concorsuale del reato possa in questo caso spostare la competenza» (Corriere.it).

Eppure si dice di lui che è un grande magistrato, impegnato nella difesa dei diritti civili e del giusto processo. Una pericolosissima ‘toga rossa’: “viene da una militanza nelle fila del «Movimento per la giustizia» e quattro anni fa fu candidato senza successo da «Area», la lista che riunisce le due correnti di sinistra, al Consiglio direttivo della Cassazione (l’organismo di autogoverno dei magistrati della Suprema Corte)” (Il Giornale).

Ora si potrà obiettare che questa analisi è puramente una elencazione di sentenze slegate l’una dall’altra, di casi “particolari”. E Iacoviello è di “sinistra”, impegnato com’è nella difesa dei diritti dell’imputato. Lascio ai lettori il giudizio finale. Sappiate però che tutto il collegio giudicante della sentenza Dell’Utri è al centro di sospetti: a presiedere il collegio vi era Aldo Grassi, amico dell’ex giudice ammazza sentenze, Corrado Carnevale. Che sicuramente avrà apprezzato il “garantismo” di Iacoviello.

About these ads