Movimento 5 Stelle, che fare?

Posted on marzo 27, 2012 di


Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, M5S Emilia-Romagna

Ho per giorni dubitato di doverne parlare. Poiché sulla natura dei problemi del Movimento Cinque Stelle mi sono già espresso in diversi post e per più tempo nel corso degli ultimi due anni. Per cui le ultime ‘novità’ relative allo scisma del Cinque Stelle del ferrarese e del riminese per via della scomunica nei confronti di Tavolazzi, non mi hanno entusiasmato in quanto a mio avviso si è verificata una inutile e pericolosa deriva dalla discussione sul metodo alla fedeltà alle regole, o alla linea del capo, o al non-statuto che dir si voglia. Dire questo è affrontare metà del problema: cosa servono gli appelli in favore di Tavolazzi o a sostegno di Grillo se non si capisce che la questione principale è darsi una organizzazione credibile e plausibile nel senso di una democrazia diffusa, orizzontale, meritocratica e fondamentalmente orientata a dipanarsi nelle nuove tecnologie connettive?

L’incontro dei (vecchi?) meet-up a Rimini del 3 e 4 Marzo scorsi, aveva l’indubbio merito di porre sul tavolo la questione della ‘modalità operativa’ della e-democracy. Nel documento-manifesto dell’incontro, veniva chiaramente sviscerato il tema della non completa sostituibilità della discussione viso a viso, delle assemblee fatte di persone in carne e ossa organizzate in ordini del giorno e relatori e pubblico che ascolta. Niente di diverso, si obietterà, da quanto succede in una normale Direzione Nazionale di Partito. E’ vero, è maledettamente vero, così come è sbagliato perseverare nella criminalizzazione della forma partito: non sono i partiti il male della politica nostrana, bensì i gruppi di interesse privati che li controllano. Proprio per evitare questo vizio capitale, il Movimento 5 Stelle dovrebbe garantire la partecipazione della base elettorale sia nella selezione dei candidati che dei programmi. La partecipazione diffusa non può fare a meno di una auctoritas altrettanto diffusa, una auctoritas non personificata ma – alla maniera di Habermas – ‘scolpita nelle regole’ (che è diverso da una fedeltà cieca al non-statuto, pateticamente propagandata dal Lidér Maximo tramite il blog).

La retorica dell’uno vale uno si scontra con il limite invalicabile dell’insindacabile giudizio di Grillo. Grillo ha la proprietà del marchio. Il M5S è un ‘prodotto ‘ di Grillo. Essere un prodotto si scontra con la libera discussione. Per ‘realizzare un prodotto’ serve gerarchia e certezza di comando, null’altro. Se il M5S vuole sottrarsi al destino di un prodotto (essere venduto?) deve rifondarsi dandosi finalmente la struttura organizzativa che garantisce la partecipazione diffusa: istituendo un anagrafe degli elettori, decidendo le proprie candidature e le proprie liste con primarie aperte, avviando sul web il progetto di una agorà virtuale in cui realizzare la discussione ragionata, la decisione e la deliberazione costante – non plebiscitaria – relativamente alle proposte politiche. Tutto ciò è ancora lungi dal venire e certamente il dibattito asfittico dei pro o dei contro Grillo non serve alla causa.

Informazioni su questi ad