Attentato #Brindisi: la chiave dell’enigma è il preside?

Pubblicato il maggio 27, 2012 di


Angelo Rampino è il preside della scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. La scuola di Melissa. L’uomo è tutto un fiorire di dichiarazioni, alcune delle quali erano fasulle ed hanno costretto la procura a frettolose smentite. Il suo comportamento è “al di sopra delle righe” e non si spiega il perché. A meno che il teorema delle minacce alla scuola sia fondato. Allora tutto cambia: se così fosse in un colpo solo decadrebbero tutte le ricostruzioni giornalistiche e para-giornalistiche della prima ora. Forse infatti Rampino è un “uomo avvisato”. Era avvisato cioè del fatto che qualcuno stava minacciando una strage. E tutto quello che ha fatto è stato… farsi installare una porta blindata in ufficio (Go Bari).

Ma torniamo al giorno della strage. Rampino è in ritardo. Ha fatto gasolio. Poi si ferma a prendere un caffè. Si trova a circa tre chilometri dalla scuola. Sente distintamente un boato e lui a cosa pensa? Potrebbe essere successo di tutto, ma lui si preoccupa immediatamente della Morvillo-Falcone:

«Se fossi arrivato prima, probabilmente sarei morto io e non i miei ragazzi» (Corsera).

Il preside dice che sarebbe morto lui, se fosse arrivato prima. Ma gli inquirenti sostengono che l’attentatore aveva un telecomando e che ha premuto quel telecomando guardando a pochi metri quelle ragazze appena scese dall’autobus. In ogni caso il preside, già il 19 Maggio, inizia a diffondere a mezzo stampa le sue teorie sul movente della strage:

IPOTESI n. 1, Mafia: “«Sta per arrivare – ricorda – l’anniversario della morte di Falcone. La scuola è posizionata nel centro di Brindisi, a poca distanza dal tribunale e si trova in viale Aldo Moro, angolo via Galanti: è tutta una coincidenza? A me non sembra. Segnali che abbiano potuto mettere in allarme nei giorni scorsi non ce ne sono stati, la nostra è una scuola tranquilla»” (Corsera).

La scuola non c’entra nulla. La scuola non c’entra nulla. Sembra un mantra. Qualcosa da ribadire, comunque, anche quando non richiesto. La scuola, dice Rampino, non c’entra nulla. Potrebbe essere invece colpa di un arabo, sì, un arabo. Glielo riferiscono alcuni studenti, e lui prontamente ne parla alla stampa.

IPOTESI n. 2, Terrorismo internazionale: “C’è un misterioso uomo arabo che, nei giorni precedenti all’attentato, è stato visto diverse volte seduto su una panchina di fronte alla scuola «Morvillo-Falcone» con un computer sulle gambe. Lo ha riferito questa mattina ai giornalisti il preside dell’istituto professionale colpito dall’attentato di sabato scorso” (Corsera).

Badate bene a questa frase, perché è emblematica: c’era un arabo, non il giorno della strage ma nei giorni precedenti, che era misterioso poiché sedeva su una panchina e teneva sulle ginocchia un computer. Il preside aggiunge che del presunto attentatore – già circolavano i fotogrammi sfocati ripresi dalle telecamere del chiosco – vi erano altre immagini:

«La persona che si vede nell’atto di spingere il tasto di un telecomando nei pressi del chiosco di fronte alla scuola, è stato ripreso «anche prima dell’esplosione – ha detto il preside – e circolava nel quartiere». Le immagini sono state fatte vedere al preside dagli investigatori e si riferiscono – presumibilmente – a riprese fatte dalla telecamere dopo le cinque del mattino (Corsera).

Il giorno dopo la procura ha smentito. Perché i magistrati dovrebbero far vedere in anteprima proprio al preside le immagini dell’attentatore? Comunque la scuola non c’entra nulla, ”non mi risulta”, dice Rampino – “che ci siano state discussioni ne’ con me ne’ con personale Ata, docenti o altri collaboratori” (AdKronos).

Insomma, questa persona sta andando oltre le sue competenze. Un uomo che è  preside di una scuola femminile, ma che è anche pregiudicato: fu condannato nel 2003 ad un anno e mezzo di reclusione per violenza sessuale. Accade in Italia:

Il preside Rampino, che qualche tempo fa ha fatto installare una porta blindata nel suo ufficio, nel 2003 ha rimediato una condanna ad un anno e mezzo per violenza sessuale. Il dirigente scolastico del professionale femminile aveva patteggiato la pena dopo la denuncia presentata contro di lui da una vicina di casa. La donna che all’epoca aveva 30 anni, stando a quanto sarebbe emerso dalla documentazione (ormai agli archivi del Tribunale di Lecce) si sarebbe rivolta ai carabinieri dopo essere stata avvicinata dall’allora nei pressi della sua abitazione dal professore di lettere il quale – sempre stando alle accuse – avrebbe in qualche modo abusato di lei. Stando a quanto trapelato dallo stretto riserbo che avvolge la vicenda, Rampino avrebbe sempre rigettato le accuse. Sta di fatto che poi il suo legale aveva chiesto e ottenuto di patteggiare la condanna: un anno e sei mesi con pena sospesa. Grazie alla sospensione della pena e alla «non menzione», Rampino ha poi avuto la possibilità di fare il concorso per preside (La Gazzetta del Mezzogiorno).

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Posted in: cronaca