Caso Annozero: Scajola non ha proprio niente da fare. Facci vs Feltri al posto di Baària.

Il ministro per lo sviluppo economico – neanche lo sviluppo sostenibile, oppure eco-sostenibile, che è molto più impegnativo e di urgente attuazione visti i cambiamenti climatici prossimi venturi – fa un esposto al CdA RAI per la puntata di Annozero di giovedì scorso. Apriti cielo! Il ministro si annoia. E guarda troppa televisione. Avrebbe dovuto apprezzare – e dedicargli ampie parti delle sue interviste –  il livore con cui l’ex giornalista de Il Giornale fa a pezzi il neo direttore Vittorio Feltri, tale Filippo Facci, il siluratissimo. Se per caso il ministro se lo fosse perso – ah! è per questa ragione che ha detto quelle cose della trasmissione di Santoro, poiché questa intervista e la contro replica di Feltri sono una squisitezza che andrebbe proiettata nelle sale cinematografiche al posto di Baària, nel quale sgozzano per davvero un vitello, qui invece sono due giornalisti a sgozzarsi, metaforicamente parlando s’intende, e per noi animalisti è preferibile vedere loro in agonia, sia chiaro, e non il vitello – eccone un estratto:

  • tags: no_tag

    • le parole del ministro Scajola, quello che diede simpaticamente del rompic. a Marco Biagi poco prima che venisse ammazzato dai terroristi.
    • il ministro che gestì brillantemente gli incidenti di Genova ha pensato bene di intimare alla Rai di presentarsi a capo chino e di fornire spiegazioni a lui medesimo
    • Se la Rai avesse ancora un gruppo dirigente autonomo, anzi appena autonomo, dovrebbe solo stracciare la lettera, e non degnare della minima risposta il ministro
    • Scajola, infatti, sulle materie relative al pluralismo editoriale, non ha competenza alcuna
    • Dal 1976 la Corte Costituzionale, con una sentenza storica, ha decretato il taglio, almeno formale, del cordone ombelicale tra la Rai e il governo
    • Le competenze furono trasferite alla Commissione di Vigilanza per sottrarre l’azienda al diretto controllo dei governi. Ogni eventuale discussione deve avvenire in quella sede
    • In caso di violazione del contratto di servizio le competenze possono riguardare anche la autorità di garanzia delle comunicazioni, ma il governo non ha alcuna competenza
    • In realtà Scajola ha voluto mandare un messaggio preciso a Masi e al servizio d’ordine di Berlusconi che siede nel consiglio di amministrazione e cioè: cercate di ricordare che siete stati messi lì per tagliare le teste, per chiudere i programmi sgraditi, per cacciare quelli che il ministro considera dei rompic…
    • Per quello che ha detto questo ministro dovrebbe andarsene, ma se a qualche dirigente della Rai dovesse venire in mente di andare a inginocchiarsi sarà bene reclamare le immediate dimissioni
  • tags: no_tag

    • Il ministero per lo Sviluppo economico aprirà un’istruttoria sulla trasmissione “Annozero”. Lo dice lo stesso ministero, che annuncia un incontro con i vertici Rai. «D’intesa con il ministro Claudio Scajola, il vice ministro Paolo Romani -si legge nella nota diffusa dal ministero- alla luce di quanto accaduto nel corso della trasmissione “Anno zero”, che ha provocato reazioni indignate da parte di moltissimi cittadini, ritiene di dover aprire una fase istruttoria ai sensi dell’articolo 39 del Contratto di servizio, in base al quale il ministero ha l’obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso».
    • Il presidente del Senato, Renato Schifani, interviene preoccupato dall’ «imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si stia spostando anche sul mezzo televisivo». «La Rai è un servizio pubblico – dice – è tenuta a dare ai cittadini una informazione, una critica politica che deve essere sempre attenta a buon gusto e a quello che effettivamente interessa il comune cittadino. Niente gossip e niente cattivo gusto».
    • «È sconcertante che l’onorevole D’Alema si faccia paladino di un uso così fazioso e partigiano del servizio pubblico radiotelevisivo» dice Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. «Possibile che al Pd sfugga il fatto che i cittadini non pagano il canone per dover subire i comizi di Santoro e Travaglio?

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Marino risponde. Sulla sanità. Sul caso Boffo. Sull’Istituto Montalcini.

Le risposte di Marino: oggi su LA7 due interventi diversi per ribadire il suo giudizio sul caso Boffo e sulla possibile chiusura della Fondazione Ebri, l’istituto di ricerca creato dalla Montalcini.

Dice Marino, “così si umilia la ricerca”. “Non c’è spazio per il merito in Italia con questo governo”. Intanto, la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha invitato la Fondazione e la Montalcini a trasferirsi a Torino (leggi: Ricerca. Bresso invita Rita Levi Montalcini e Fondazione Ebri a Torino).

Sulla sanità, Marino risponde in maniera molto schietta e precisa al sen. Gramazio (PDL) il quale lo aveva criticato di un certo lassismo al cospetto dei recenti casi di malasanità. Marino ha ricordato al collega che la commissione non ha chiuso per ferie ed è sempre attiva.

“La fascia rossa”, dice Marino a Omnibus sulla questione della libertà d’informazione, è perché vi è un “allarme rosso”. L’attacco a Boffo? E’ necessario risolvere il conflitto d’interesse. E’ squadrismo. Colpirne uno per educarne cento. Ora un giornalista che troverà qualcosa che non va bene sulla vita di Berlusconi, si sentirà tranquillo di poterlo fare?

Marino a Gramazio: la Commissione è sempre attiva

  • L’attività della Commissione d’inchiesta sul Ssn, che mi onoro di presiedere, non si mai fermata, neppure nel corso della sospensione dell’attività parlamentare.

  • “Al senatore Gramazio, che ne chiede l’immediata convocazione – sottolinea pertanto Marino in una nota – rispondo ricordando gli ultimi atti della Commissione: la relazione sulla tragica morte, la scorsa settimana, di un giovane a Mazzarino, nel nisseno, stata inviata prontamente a tutti i membri della Commissione e sarà oggetto di discussione nel corso del prossimo Ufficio di presidenza”.
  • “Ricordo al senatore che i sopralluoghi non sono mai stati sospesi: lunedì e martedì prossimo in programma una delicata missione della quale, per ovvie ragioni di riservatezza, non posso rivelare la destinazione. E non voglio dimenticare l’efficacia della nostra inchiesta nelle cliniche del gruppo Villa Pini, a Pescara: nel mese di agosto siamo riusciti a far trasferire in strutture dignitose, decine di pazienti psichiatrici che venivano trattati in condizioni disumane”.
  • “Sottolineo – incalza Marino – che il regolamento del Senato consentirebbe anche a un terzo dei componenti della Commissione di chiederne la convocazione, ma non mi è giunta in tal senso alcuna richiesta. Pertanto non mi pare che l’allarme del senatore Gramazio sia stato considerato tale da altri componenti dell’organismo parlamentare”.

L’omosessualità attenzionata dalla polizia e le bombe carta. Una sottile congiunzione.

Il cattivismo feltriano del Giornale che sbatte l’omosessuale Boffo in prima pagina e il terrorismo omofobo che circola nelle strade di Roma: che cosa li congiunge? Un sentore che si può percepire dalle parole di un articolo scritto per attaccare politicamente un avversario possiede una similarità con la violenza contro gli omosessuali che in questi giorni riemerge dalle colonne della cronaca.
Dare dell’omosessuale e scrivere che il tale è addirittura attenzionato dalla polizia, equivale a scrivere che gli omosessuali sono pericolosi. L’omosessualità viene mostrata come un disvalore. Una pecca. Un fatto dequalificante. E’ un omosessuale quindi non può occupare il posto che occupa. Deve essere rimosso in quanto anomalia. Non può esistere che un omosessuale diriga un giornale della CEI.
Implicitamente si afferma che un omosessuale non debba esistere, non debba respirare, non possa andare nei locali, a ballare, a divertirsi; non possa baciarsi in pubblico, né attraversare la strada mano nella mano con il proprio partner. Di fatto, si legittima questa violenza. Che non è altro che un tentativo di cancellare la diversità, stabilendo prima che questa è diversità, stabilendo una normale che promana da un presunto ordine naturale.

  • tags: no_tag

    • Davanti all’ennesimo attacco contro la comunità GLBTQ bisogna a questo punto fondersi, ricompattare le fila. Dobbiamo pretendere che la vergognosa situazione che vede l’Italia fanalino di coda in tema di diritti civili sia sanata, e l’unico modo per arrivarci è che l’intera comunità gay italiana si compatti e finalmente si unisca mettendo da parte i particolarismi e le divisioni che fino ad oggi l’hanno tenuta occupata assai di più del raggiungimento dell’obiettivo
    • siamo non solo vittime ma corresponsabili di questa situazione
    • Come diceva Eleanor Roosevelt “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”, e se siamo qui lo dobbiamo anche al fatto che i nostri trent’anni di lotta sono stati oggettivamente meno efficaci di quelli dei nostri compagni di ventura degli altri paesi europei.
    • Basti guardare cosa succede anche nel PD, dove il tavolo GLBT del partito decide inspiegabilmente di mantenersi equidistante tra le mozioni nonostante una soltanto sia apertamente schierata e impegni l’intero partito sul fronte dell’uguaglianza e della piena dignità dei cittadini GLBT e le altre due non dicano una sola parola sull’argomento,
    • Quale altro fragoroso rumore stiamo aspettando per rimetterci in ascolto?
  • tags: no_tag

    • ‘E’ arrivato il momento che i cittadini romani, tutti, facciano sentire la loro voce contro chi sta cercando di distruggere una storia millenaria di accoglienza. La citta’ di Roma deve reagire a chi vuole darne un’immagine omofoba, razzista e violenta’. Cosi’ la deputata del Pd Paola Concia
    • ‘L’incredibile e intollerabile attentato della notte scorsa a Gay Street – aggiunge – e’ l’ennesima conferma che l’omofobia vive una reale escalation, non solo nei sempre piu’ frequenti episodi di violenza, ma anche nelle forme, che sono delle vere intimidazioni, volte a innescare la paura negli omosessuali e transessuali italiani’.
    • A questa violenza si impone una reazione, pacifica e di massa. Per questo invito tutti i romani, di destra e di sinistra – conclude – le forze politiche tutte e le istituzioni ad essere vicini agli omosessuali e transessuali che si riuniranno in un presidio-assemblea questa sera alle 22 a Gay Street, e partecipare alla fiaccolata prevista venerdi’ alle 21, in via San Giovanni in Laterano
    • I violenti devono sapere di essere una miserabile minoranza, ne va del diritto di tutti a vivere in un Paese civile
  • tags: no_tag

    • Dopo l’enensima aggressione alla comunità omosessuale, Ignazio si dichiara indignato e preoccupato: “Ma che Paese è quello in cui si verificano episodi di questo genere? E’ inaccettabile rimanere inerti e non poter agire per contrastare i reati di omofobia, di discriminazione e di odio fondati sull’orientamento sessuale “.
    • Ignazio apprezza l’apertura di Bersani e conferma l’urgenza della discussione sulla proposta di legge contro l’omofobia depositata in Parlamento
    • riprendere i  temi del rispetto, della libertà e dei diritti dei singoli individui
    • Sono soddisfatto che la nostra proposta  di legge sull’omofobia  sia largamente sostenuta sia dall’opposizione che da parte del Governo.
    • richiediamo che la discussione del testo proposto dall’on. Paola Concia, prima firmataria e sostenitrice della mozione Marino, sia inserita il più presto possibile nel calendario dei lavori dell’aula della Camera

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Il Giornale dei manipolatori. Come si inventa una informativa giudiziaria.

L’informativa giudiziaria su Boffo è un bluff. Lo dimostra un articolo di D’Avanzo su La Repubblica. Non può esser parte del procedimento giudiziario. E’ opera di qualcun altro. E Il Giornale, autorevolissimo nelle inchieste "junk" – monnezza, pubblica tutto infarcendo di falsità. Ciò dimostra la pianificazione. Dimostra l’intento diffamatorio. Feltri si è prestato alla manovalanza. A scavare nel truce ci si riduce a mero servitore.
Nell’articolo si ipotizza un uso improprio, quindi un abuso, di notizie riservate raccolte probabilmente da funzionari del ministero dell’Interno. Addirittura si ipotizza che il Viminale schedi gli omosessuali.
Ciò mostra che Mr b si sente braccato. E’ alle corde e usa tutti i mezzi, in primis quelli illegittimi, che la sua posizione gli consente di usare. Aspettiamoci d’altro.

  • Chi ha dato a Feltri la falsa "nota informativa"?, Repubblica.it

    • Il lungo articolo, a pagina 3, dà conto di "una nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore disposto dal Gip del tribunale di Terni il 9 agosto del 2004". La "nota" è l’esclusivo perno delle "rivelazioni" del quotidiano del capo del governo. L’"informativa" subito appare tanto bizzarra da essere farlocca. Nessuna ordinanza del giudice per le indagini preliminari è mai "accompagnata" da una "nota informativa". E soprattutto nessuna informativa di polizia giudiziaria ricorda il fatto su cui si indaga come di un evento del passato già concluso in Tribunale.
    • È falso che quella "nota" accompagni l’ordinanza del giudice, come riferisce il Giornale. L’"informativa" riepiloga l’esito del procedimento. Non è stata scritta, quindi, durante le indagini preliminari, ma dopo che tutto l’affare era già stato risolto con il pagamento dell’ammenda. Dunque, non è un atto del fascicolo giudiziario. Per mero scrupolo, lo accerterà anche il procuratore di Terni Cardella che avrà modo di verificare, con i crismi dell’ufficialità, che la nota informativa non è agli atti e che in nessun documento del processo si fa riferimento alla presunta "omosessualità" di Boffo. La "nota informativa", pubblicata dal Giornale del presidente del Consiglio, è dunque soltanto una "velina" che qualcuno manda a qualche altro per informarlo di che cosa è accaduto a Terni, anni addietro, in un "caso" che ha visto coinvolto il direttore dell’Avvenire.
    • L’evidenza sollecita qualche domanda preliminare: è vero o falso che Dino Boffo sia "un noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni"? È vero o falso che la polizia di Stato schedi gli omosessuali?
    • chi è quel qualcuno che redige la "velina"? Per quale motivo o sollecitazione? Chi ne è il destinatario?
      C’è un secondo stralcio della cronaca del Giornale che aiuta a orientarsi. Scrive il quotidiano del capo del governo: "Nell’informativa si legge ancora che (…) delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo "sono a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori"". C’è qui come un’impronta. Nessuna polizia giudiziaria, incaricata di accertare se ci siano state o meno molestie in una piccola città di provincia (deve soltanto scrutinare i tabulati telefonici), si dà da fare per accertare chi sia o meno a conoscenza nella gerarchia della Chiesa delle presunte "debolezze" di un indagato. Che c’azzecca? E infatti è una "bufala" che il documento del Giornale sia un atto giudiziario. E’ una "velina" e dietro la "velina" ci sono i miasmi infetti di un lavoro sporco che vuole offrire al potere strumenti di pressione, di influenza, di coercizione verso l’alto (Ruini, Tettamanzi, Betori) e verso il basso (Boffo). È questo il lavoro sporco peculiare di servizi segreti o burocrazie della sicurezza spregiudicate indirizzate o messe sotto pressione da un’autorità politica spregiudicatissima e violenta. È il cuore di questa storia.
    • Quel che abbiamo sotto gli occhi è il quadro peggiore che Repubblica ha immaginato da mesi. Con la nona delle dieci domande, chiedevamo (e chiediamo) a Silvio Berlusconi: "Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?".
    • il potere che ci governa raccoglie dalla burocrazia della sicurezza dossier velenosi che possano alimentare campagne di denigrazione degli avversari politici.
    • Lo sappiamo, con la fine dell’estate Berlusconi decide di cambiare passo: dal muto imbarazzo all’aggressione brutale di chi dissente. Chiede o fa chiedere (o spontaneamente gli vengono offerte da burocrati genuflessi e ambiziosissimi) "notizie riservate" che, manipolate con perizia, arrangiate e distorte per l’occasione, possono distruggere la reputazione dei non-conformi e intimidire di riflesso i poteri – in questo caso, la gerarchia della Chiesa – con cui Berlusconi deve fare i conti. Quelle notizie vengono poi passate – magari nella forma della "lettera anonima" redatta da collaboratori dei servizi – ai giornali direttamente o indirettamente controllati dal capo del governo. In redazione se ne trucca la cornice, l’attendibilità, la provenienza. Quei dossier taroccati diventano così l’arma di una bastonatura brutale che deve eliminare gli scomodi, spaventare chi dissente, "educare" i perplessi.

    tags: no_tag

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

E’ stato il cardinal Tarcisio Bertone a annullare la cena, non Mr b. La menzogna non ha fine.

Certo, dicono al tg1, Mr b non si reca alla cena della Perdonanza per non creare un incidente diplomatico e s’indigna per questa violazione della privacy a firma de Il Giornale, e il suo indegno direttore.
Tutto falso. È stato il cardinale Tarcisio Bertone a annullare la cena. Non viceversa. Berlusconi è stato rifiutato e non si è presentato a una cena a cui sarebbe andato solo.Lo dicono al Timesonline, per esempio, ma anche nell’articolo di LaRepubblica che segue.

Così nei titoli il tg2. Guardate:

La notizia è chiaramente manipolata: fanno credere che sia stato Mr b ad annullare la cena del dopo perdonanza, in realtà è l’inverso. Il cardinale annulla e a Mr b non resta che prenderne atto e mandare Gianni Letta a riparare il danno. Letta che per diversi mesi ha tessuto una tela che il cattivista Feltri ha strappato con due paginette di giornalismo (?) truce. Ma quali sono i retroscena?

  • Il premier affonda la mediazione di Letta – l’Unità.it

    tags: no_tag

    • Le pagine da 1 a 3 del Giornale secretate giovedì fino alla chiusura serale per evitare insider trading.
    • La telefonata Berlusconi-Feltri la stessa sera.
    • Il colloquio in cui Letta, plenipotenziario azzoppato, informava desolatamente il presidente della Cei Bagnasco del siluro in arrivo.
    • Lo scontro tra il premier e lo stesso Letta che lo avvisava sulla falsariga dell’Economist: in Italia i governi che si sono messi contro la Chiesa non sono durati, è una strada senza uscita.
    • Cosa c’è dietro il colpo di scena che ha mandato a monte la pax Vaticana di Silvio?
    • Perché Feltri ha messo nel mirino il direttore di Avvenire in concomitanza con la cena della Perdonanza
    • Anche chi nel PdL sussurra dell’irritazione di Berlusconi per una partita sfuggita di mano, ammette a mezza bocca: «La maionese forse è impazzita, ma la maionese hanno voluto fare…».
    • La querela (un po’ tardiva) a Repubblica per le 10 domande. La mission feltriana di non fare prigionieri. Il silenzio di fronte al crescendo di esternazioni leghiste sull’immigrazione. L’attivismo di Letta per ottenere un incontro senza un mandato pieno alle spalle, mentre il premier celava a stento il fastidio di sentirsi sulla graticola. Fino alla prova muscolare nei confronti di un Oltretevere molto preoccupato per lo smarcamento di Fini nell’imminente dibattito su testamento biologico e pillola abortiva.
    • Del resto la tesi che picchiare è meglio che chiedere scusa, non è condivisa solo dal Senatùr ma anche dal vecchio amico Cossiga, profondo conoscitore di vicende politiche nonché di carte giudiziarie: «Ormai è un casino. Tutti parlano a nome della Chiesa, serve che la segreteria di Stato prenda in mano la situazione – avverte l’ex capo dello Stato – Io non sarei andato alla Perdonanza: Berlusconi è premier in un regime concordatario, il che pone limiti allo Stato verso la Chiesa ma anche alla Chiesa verso lo Stato. Altrimenti, se uno vuole giocare libero si abroga il Concordato».

Cardinal Tarcisio Bertone, the Vatican Secretary of State and the Pope’s deputy, cancelled a dinner with Mr Berlusconi that was due to have been held after the Mass. The Prime Minister then withdrew from the Mass.

  • tags: no_tag

    • Chi abusa del suo potere, prima o poi, non tenterà più di affermare il principio della propria legittimità e mostrerà, senza alcuna finzione ideologica, come la natura più nascosta di quel potere sia la violenza, la violenza pura.
    • Sta accadendo e accade ora a Silvio Berlusconi che, da sempre, dietro il sorriso da intrattenitore occulta il volto di un potere spietato, brutale, efficiente.
    • Doveva accadere perché da mesi era in incubazione. Avevamo la cosa sotto gli occhi, se ne potevano scorgere le ombre. Sapevamo, dopo il rimescolamento nell’informazione controllata direttamente o indirettamente dall’Egoarca, che in autunno sarebbe cominciata un’altra stagione: un ciclo di prepotenza che avrebbe demolito i non-conformi, degradato i perplessi, umiliato gli antagonisti, dovunque essi abbiano casa. Dentro la maggioranza o nell’opposizione. Dentro la politica o fuori della politica. Nel mondo dell’impresa, della società, della cultura, dell’informazione.
    • Nessuno poteva immaginare che l’aggressiva “strategia d’autunno” avrebbe provocato l’inedita e gravissima crisi tra il governo italiano e la Santa Sede aperta dalla rinuncia del segretario di Stato Tarcisio Bertone di sedere accanto al presidente del Consiglio in una cena offerta dall’arcivescovo dell’Aquila nel giorno della “perdonanza”.
    • Nelle ore di questa sconosciuta e improvvisa crisi tra Stato e Chiesa, quel che bussa alla porta di Berlusconi è soltanto la realtà che, per fortuna, alla fine impone le proprie inalterabili condizioni.
    • Per cancellarla, nientificarla, l’Egoarca ha pensato di poter fare affidamento soltanto sul potere ideologico, egemonico e mediatico della sua propaganda, sull’accondiscendenza dei conformi e la pavidità dei prudenti sempre a caccia di un alibi.
    • rimuovere ogni storia, ogni evento (dalla “crisi di Casoria” alle stragi di migranti nel canale di Sicilia) sostituendoli con la narrazione unidimensionale e autocelebrativa delle imprese di chi ha il potere e, in virtù di questo possesso, anche la “verità”
    • Questo racconto fantasioso deve essere unidimensionale, uniforme, standardizzato, senza incrinature. Deve far leva su un primato della menzogna a cui si affida il compito di ridisegnare lo spazio pubblico. Soprattutto deve essere protetto da ogni domanda o dubbio o fatto.
    • A chi non accetta la regola, quel potere ideologico e mediatico riserverà la violenza pura, la distruzione di ogni reputazione, il veleno della calunnia.
    • Della moglie del capo del governo che dice “basta” e chiede il divorzio perché “frequenta minorenni” e “non sta bene” saranno pubblicate foto a seno nudo, le si inventerà un amante.
    • Lo stesso rito di degradazione sarà imposto al giovane operaio che testimonia le modalità del primo contatto tra il 73enne capo del governo e la minorenne di Napoli
    • alla prostituta che racconta la notte a Palazzo Grazioli e le abitudini sessuali del capo del governo;
    • al tycoon australiano che edita un Times troppo curioso;
    • al fotografo che immortala l’Egoarca intossicato dalla satiriasi con giovani falene a Villa Certosa;
    • all’editore di un giornale – questo – che si ostina a chiedere conto a Berlusconi, con dieci domande, delle incoerenze delle sue parole nella convinzione che è materia di etica politica e non di moralità privata rendere disponibile la verità in un pubblico dibattito.
    • il direttore del giornale della Conferenza episcopale
    • Dal cortile di casa, questo potere distruttivo – che ha bisogno di menzogne, silenzio, intimidazione – minaccia di esercitarsi in giro per il mondo aggredendo, dovunque essi siano, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti, i giornali che riferiscono della crisi dell’Egoarca, della sua irresponsabilità e inadeguatezza.
    • Quel che si intravede è un uomo solo, circondato da pochi – cattivi – consiglieri, prigioniero di se stesso, del suo delirio di potenza, delle sue favole, incapace di fare i conti con quella realtà che vuole annullare. E’ un uomo, oggi più di ieri, violento e pericoloso perché nella sua crisi trascinerà lo Stato che rappresenta.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Guerre di giornali. Se D’Alema aspira a essere un Mr b.

Mentre Mr b avanza le sue truppe in Spagna a caccia del rebelde El Pais, per costruirsi una nuova dominanza in Europa tramite i media spagnoli e esercitare una pressione a News Corp. di Murdoch con la penetrazione in sudamerica; mentre Mr b attua la sua strategia anti-Ottobre Rosso anestetizzando tutte le bocche critiche che ancor si affacciano nel mare nostrum dell’editoria e delle tv; mentre gli spalloni di Mr b fanno da contrabbasso ai titoli de Il Giornale, ispirati al veleno del feltri-cattivismo, la pratica di rovistare nella spazzatura e negli armadi degli oppositori per ostentarne gli scheletri e indi bastonare il moralista che c’è in loro; mentre Mr b sguinzaglia il talento giuridico di tal Ghedini, avvocato ma anche parlamentare ma anche dipendente di Mr b medesimo, contro le famose dieci domande messe al mondo dalla Repubblica di Ezio Mauro, e ivi rimaste vivendo esse di vita propria e legittimate dalla domanda di verità, cosa fanno a "sinistra"? Quella sinistra, sì, la stessa, che Bersani si gloria di poter ancora pronunciare?
Dallo stratega D’Alema e dal suo delfino Bersani non giunge alcun riscontro sulla questione nomine Raitre. Anzi, i due sembrano proni all’idea di una "normalizzazione" della rete, nella linea editoriale e nella pratica di spesa, troppo parca, troppo virtuosa. I dalemiani non si dispiacciono delle querele a La Repubblica, probabilmente. Avrebbero fatto lo stesso. A Red Tv, per esempio, hanno fatto un repulisti. Via questo, dentro quello. Obiettivo: una linea editoriale più consona. A L’Unità stanno facendo pressione a Concita De Gregorio. Il cdr sembra, si dice, essere in difficoltà relazionale con la direzione del giornale.
Il D’alema, mirandosi nello specchio, immagina forse d’essere un novello tycoon dell’editoria italiana, immagina per sé il medesimo potere di fuoco di Mr b. Forse aspira alla successione. Forse ne invidia l’armamento. E nel suo piccolo si comporta alla medesima maniera.

  • tags: no_tag

    • Comprare. Se i giornalisti stranieri sono ostili, se le minacce le intimidazioni i ricatti a cui gli editori italiani sono abituati non sono sufficienti allora la soluzione è comprare. Berlusconi punta sulla Spagna: El Paìs e il gruppo di cui fa parte.
    • Certo c’è in gioco anche l’enorme mercato pubblicitario liberato dall’iniziativa di Zapatero di eliminare gli spot dalla tv pubblica.
    • l’ingresso di Telecinco, la tv spagnola controllata da Mediaset, nell’azionariato di Prisa avrebbe come conseguenza il controllo di fatto del primo quotidiano di Spagna, El Paìs, la cui penetrazione in Sudamerica è potentissima e il cui prestigio indiscusso.
    • Negli ambienti della politica e dell’editoria spagnola l’assalto di Berlusconi è dato per imminente: ottobre, forse già settembre. In un seminario del settore che si è svolto nei giorni scorsi sui Pirenei si è parlato apertamente di «italianizzazione» del sistema mediatico.
    • Gli spagnoli usano il termine italianizzazione come noi usiamo «balcanizzazione»: intendono indebolimento dei controlli e delle regole, guerre sanguinose, potere del più forte sul più debole e, sullo sfondo, corruzione.
    • È noto che El Paìs ha svolto negli ultimi mesi un lavoro capillare di informazione sulle inchieste che coinvolgono il presidente del Consiglio italiano. Il 1 giugno scorso è stato, insieme a l’Unità che portava la foto in copertina, il solo altro quotidiano europeo a mostrare l’immagine del musicista Apicella sull’aereo di Stato.
    • ha potuto pubblicare le immagini di Villa La Certosa
    • L’audience del sito internet del Paìs ha raggiunto in quei giorni tre milioni di contatti. L’informazione che il giornale spagnolo ha continuato a dare, a dispetto delle pressioni diplomatiche, è stata amplissima nei mesi successivi.
    • Il gruppo Prisa, a due anni dalla morte del suo potentissimo fondatore Jesus de Polanco (detto “Gesù dal Gran Potere”), si trova indebitato per circa 5mila milioni di euro.
    • errata operazione di fusione tra il comparto della carta stampata (il Pais in testa, primo quotidiano di Spagna per vendite, in buona salute economica) e tutto il settore televisivo di cui fanno parte la tv privata Cuatro, diverse radio e tv locali, un potente settore multimediale: il debito accumulato dalle tv ricade sulla carta stampata.
    • Il principale concorrente nel settore privato di Prisa è il gruppo Mediapro che fa capo a Jaume Roures, proprietario della Sexta (un’altra importante tv privata) del quotidiano in ascesa Publico e di molti altri media minori
    • La battaglia per i diritti del calcio ha visto il gruppo Mediapro prevalere su Prisa
    • Dal punto di vista politico Mediapro è oggi più vicino a Zapatero di quanto non lo sia El Paìs, le cui relazioni col governo socialista si sono andate raffreddando. Tra la Cuatro e la Sexta c’è Telecinco, di proprietà di Berlusconi
    • Del resto Berlusconi ha sempre sostenuto che il suo ideale sia una tv pubblica senza pubblicità. Di fatto, l’esempio americano insegna, la tv pubblica senza pubblicità tende a marginalizzarsi in favore dei colossi privati. La stessa Bbc, che sempre si chiama ad esempio per sostenere il contrario, sta rivedendo la sua strategia storica.
    • La situazione generale è dunque favorevolissima al rafforzamento di Berlusconi nel mercato spagnolo. Appoggiato naturalmente dal Partito popolare e non ostacolato da Zapatero, che – scrivono gli editorialisti – ha immaginato un sistema che limitasse lo strapotere di Prisa (non più docile col suo governo quanto era stata filosocialista in passato), sistema che potrebbe infine ritorcerglisi contro.
    • Berlusconi editore della Cuatro e del Paìs cambierebbe molto il quadro politico anche interno, con il Psoe in calo di gradimento.
    • Dal punto di vista del Cavaliere, in grandi ostilità con Murdoch, si tratterebbe invece di un notevole rafforzamento negli equilibri del panorama delle telecomunicazioni non solo europee. Gli interessi di Prisa nelle due Americhe sono, si è detto, notevoli. Avrebbe inoltre il controllo su una delle più autorevoli voci libere nel panorama della stampa europea.
  • tags: no_tag

    • I dirigenti di Rai3 trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini. 
    • Questa ipotesi non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente
    • è doveroso sottolineare che questi risultati sono stati resi possibili da una direzione che ne ha costantemente fatto il primo obiettivo da raggiungere, fondandolo sul rispetto del telespettatore e sulla difesa della libertà di manifestazione del pensiero, salvaguardando l’autonomia di ogni dirigente e l’identità delle visioni culturali di ciascuno, e garantendo un’offerta ineguagliata nel campo delle inchieste, della cultura, della satira, della televisione intelligente.
    • i sottoscritti ribadiscono il loro profondo sconcerto di fronte ad ipotesi che, apparendo  prive di logiche aziendali, si prestano ad essere interpretate come un indebolimento di quel pluralismo che è stato giustamente definito dal presidente Garimberti come “il tratto distintivo dell’identità di servizio pubblico”
    • *Luigi Bizzarri, Mussi Bollini, Annamaria Catricalà, Francesco Di Pace, Maria Vittoria Fenu, Enrico Ghezzi, Stefano Marroni,, Fernando Masullo, Loris Mazzetti, Rosanna Pastore, Lucia Restivo, Lucia Riva, Anna Scalfati, Sara Scalia, Andrea Valentini
  • tags: no_tag

    • La crisi del Partito Democratico si riflette sui media di riferimento del centrosinistra ingarbugliando una matassa capace di legittimare i piani di lottizzazione della Rai “orditi” a palazzo Grazioli.
    • Difficoltà, quelle della sinistra, capaci dimettere in difficoltà pure l’Unità in mano a Conchita De Gregorio e gettare dubbi tra i giornalisti di Red Tv, dopo il cambio ai vertici deciso alla fine di giugno.
    • il Cavaliere avrebbe un appoggio da parte dell’ala dalemiana del Pd
    • L’attivismo di D’Alema, però, non si avverte solo in viale Mazzini.
    • a Red Tv, ex Nessuno Tv, dove il direttore responsabile Claudio Caprara è stato sostituito da Francesco Cundari, 31enne ex firma del Riformista e del Foglio.
    • si discute sulle possibilità di Enrico Mentana di diventare direttore del Tg3 ( si parla anche di La7) al posto di Antonio Di Bella o quelle di Gianni Minoli a Rai Tre in sostituzione di Ruffini
    • Masi deve sbrigare altre richieste di palazzo Grazioli. Tra i corridoi della tv pubblica circolano voci inquietanti. «La Buttiglione non sta usando il lanciafiamme come dovrebbe», oppure «Tanto Sandro Curzi è morto, a Rainews 24 si potrebbe ricavare un altro posto da spartire».
    • Al posto della Buttiglione dovrebbero arrivare Alberto Maccari, in quota An, con un condirettore di casa leghista, Alessandro Casarin.
    • Poi toccherà alle redazioni dei tg regionali
    • Sul posto di Corradino Mineo, arrivato con Curzi, ci si sta ragionando sopra. Su Rai International, invece, diminuiscono di giorno in giorno le quotazioni di Piero Badaloni. An, che tiene molto ai rapporti con gli italiani all’Estero, avrebbe chiesto la sua testa. Possibile anche la sostituzione di Maurizio Braccialarghe, amministratore delegato della Sipra, la cassaforte della Rai. Il nome che circola è quello di Antonio Martusciello, che ha avuto già un passato in Sipra ed ha lavorato pure in Publitalia
    • Infine Del Noce, non più gradito come una volta a Rai Fiction, che potrebbe cedere lo sgabello a Carlo Rossella o a Clemente Mimum.
    • Red Tv

      Il 22 giugno è stata data notizia dell’arrivo di Cundari al posto di Caprara. L’ordine diventerà operativo dal primo settembre.

    • L’arrivo di Cundari, deciso nel Cda, grazie al peso di Matteo Orfini, spin doctor di Massimo D’Alema, rischia infatti secondo alcuni redattori di far diventare «questa Radio Radicale televisiva» un nuovo «ufficio stampa dei dalemiani».
    • In redazione si scherza sulla nuova “D’Alema Tv”, che ha 4,1 milioni di euro di contributo pubblico.
    • Mario Adinolfi, vicedirettore ci ragiona sopra, ma non troppo: «La trasparenza di solito è un’arma vincente» scrive sul suo blog smentendo la notizia che la decisione dell’avvicendamento sia stata presa di notte. La sensazione che circola a palazzo Grazioli è che «D’Alema abbia giocato come al solito in sordina per tutti questi mesi».
    • Poi si sia deciso a dare la zampata, forse anche in chiave del congresso del 25 ottobre.
    • L’Unità

      L’arrivo delle risorse della Cgil nel quotidiano fondato da Gramsci, stanno iniziando a creare non pochi problemi nella redazione di via Benaglia. Si parla diffusamente di «scazzi» e «sfuriate».

    • Il vicedirettore Giovanni Maria Bellu, scelto dalla De Gregorio come condirettore, è stato bocciato dai redattori. La direttrice voleva sostituire all’Economia Rinaldo Gianola, ma la Cgil l’ha dissuasa. «La sensazione è che la nave corra senza timoniere»
    • la De Gregorio non è stata neppure invitata alla Festa democratica di Genova

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

La campagna d’Ottobre comincia in anticipo. Dagli al moralista. Il bastone al posto della penna.

Il Giornale da qualche giorno è completamente slegato dalla realtà e fa controinformazione delirante rimestando negli archivi per cercare di fare del killeraggio giornalistico, e quindi distrarre, confondere, gettare un’ombra su chi si permette d’essere critico e moralizzatore. Una concreta analogia con le accuse Marino-Il Foglio e la storia dei rimborsi ISMETT, che a fine Luglio fece fare un sobbalzo a tutti i sostenitori del Senatore.
Questo tipo di comunicazione giornalistica è del tutto asservita alla politica e quindi ha uno scopo, che è poi un tutt’uno con la linea della parte di cui si fa sostenitore, è cioè diffamare l’avversario, colui che critica, per tappargli la bocca o – molto più semplicemente – screditarlo.
Il bastone di Feltri, poi, è a libro paga. Figurarsi. Stasera al tg1 gli spalloni del presidente del Consiglio erano tutti quanti impegnati a biasimare il Feltri, reo di intromissione nella vita privata – nella privacy – del direttore dell’Avvenire, ed è un guaio questo poiché secondo loro la privacy è sacra e non si tocca, e chi la tocca si sporca. Quindi, l’ascoltatore medio impara che la privacy del premier (si fa per dire, è pur sempre un primus inter pares) è stata brutalmente violata e ora serve una legge, perché se è accaduto a lui può accadere a tutti. Obiettivo primario: vietare quasiasi notizia relativa ai reati di chiccessia, nonostante la pubblicità degli atti relativi ai procedimenti, fino a sentenza passata in giudicato. Secondo: includere nel tema la questione intercettazioni e dare una bella scossa all’iter parlamentare del DDL Alfano, divenuto improrogabile.
La querela alle domande di La Repubblica è l’ennesima tappa del tentativo di ridurre a zero ogni interferenza, che è però caduta nella farsa giuridica: Mr b, per denunciare delle domande, deve proprio essere alle strette. Deve aver proprio timore dell’Ottobre Rosso che si annuncia da più parti. Ha fretta di chiudere la partita. E adotta la pratica leghista del cattivismo e del randello.

  • L’APPELLO DEI TRE GIURISTI PER LA LIBERTA’ DI STAMPA – La Repubblica.it

  • L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.
    Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.

    Franco Cordero – Stefano Rodotà – Gustavo Zagrebelsky

  • Il paese dei manganelli – analisi | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog
  • tags: no_tag

    • Leggo sulla prima pagina del Giornale che Feltri attacca Dino Boffo direttore di Avvenire, pubblicando una sentenza con l’unico scopo di sputtanarlo: omosessuale e molestatore della moglie del suo amante.
    • Meraviglioso il dispositivo giustificatorio, approntato dall’anziano (per testa, non per età) neo direttore di via Negri. Siccome Avvenire ha attaccato il Cavaliere, noi adesso lo massacriamo, così impara.
    • E’ così fragile questa pallida foglia di fico da moralizzatore-inzaccheratore-castigatore, che pare un brutto scherzo. Invece è tutto vero.
    • cattivismo mannaro del nuovo corso “feltrusconiano” (come lo definisce Dagospia), con licenza di uccidere tutti i nemici del capo, a partire da quei pretacci bolscevichi (i prelati di Ratzinger!) e dei loro giornali che si permettono di difendere gli extracomunitari
    • C’è qualcosa di surreale, negli articoli del giornale in questi giorni: le telescriventi di De Benedetti del 1991, la sentenza di Boffo per un fatto del 2002… Non è l’Almanacco del giorno dopo, insomma, ma un fenomeno nuovo, il primo quotidiano del secolo prima
    • Come molti sanno, nelle redazioni di questi giornali e delle testate vicine al centrodestra, circola da mesi un mandato particolare che nessuno, per fortuna, ha ancora voluto (o potuto) portare a termine: quello di colpire Ezio Mauro e la sua attuale compagna.
    • Sarebbe la vendetta finale di Papi, quella che fa il paio con la denuncia presentata dal Cavaliere contro le domande (avete letto bene, “le domande”, del quotidiano di piazza Indipendenza).
    • molti colleghi – anche molti che sono solidamente su posizioni di centrodestra – non condividano una virgola della campagna occhio-per-occhio di Feltri, perché la considerano aliena ai principi del giornalismo (anche di quello schierato) e sostanzialmente truce
    • gli obiettivi originari erano almeno quattro: la Chiesa, l’Opposizione, l’editore progressista e il direttore di piazza Indipendenza
    • Se nei prossimi giorni non troverete questo articolo sulla moglie di Ezio Mauro sulle pagine del Giornale, dovrete fare un po’ di conto, e capire che se non c’è è per un solo motivo:  perché qualcuno si è rifiutato di scriverlo. Sarebbe molto bello, dopotutto, se l’anziano (di testa, non di anagrafe) cavallerizzo di via Negri, questa, e altre polpette al cianuro, fosse costretto a cucinarsele da solo.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.