Petizione al Governo Italiano: Abbassate le imposte sui redditi da lavoro

Firma la Petizione. Mancano almeno 5000 firme. Aiuta i promotori a far pressione sul Governo Letta. Clicca qui.

A:
Segreteria del Consiglio dei Ministri
Roberto Speranza
Luigi Zanda
Stefano Fassina
Ministero dell’Economia e delle Finanze
Presidente del Consiglio Enrico Letta
Segreteria Generale del Governo Italiano
Governo Italiano – Rapporti con il Parlamento
Governo Italiano – Ufficio Stampa
Governo Italiano – Ufficio di Presidenza
Ministero del Tesoro – Ufficio Stampa
Ministero del Tesoro – Relazioni con il Pubblico
Vi chiediamo di adoperarvi per abbassare le imposte sui redditi da lavoro per guadagnare agli occhi dei contribuenti onesti – sui quali tutto il peso è gravato in questi anni – la credibilità necessaria a combattere l’evasione fiscale.
Se esistono le risorse per tagliare l’Imu sulla prima casa o per evitare l’aumento dell’Iva, allora esistono le risorse per tagliare le aliquote sull’imposta sui redditi. Riteniamo che la seconda soluzione sia di gran lunga preferibile alla prima.
Oltre al dramma della disoccupazione, oggi moltissimi italiani faticano ad arrivare a fine mese malgrado lavorino regolarmente, per via di contratti incerti, compensi insufficienti e un carico fiscale che pesa su di loro in modo eccessivo: per questi motivi, chiediamo di iniziare dalla riduzione dell’aliquota sul primo scaglione, quello che coinvolge i redditi fino a 15.000 euro lordi. Così facendo sosterremo il reddito di tutte le famiglie italiane, e non solo di quelle proprietarie, e riusciremo a diminuire il cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro per le imprese.Per queste ragioni è necessario ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro, subito!

Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

Volantino davanti

Direttiva Bolkestein, la protesta degli ambulanti contro le liberalizzazioni

[tratto dal Comunicato dell’associazione GOIA]

Nel pacchetto di liberalizzazioni annunciate dal Governo italiano c’è la temuta direttiva europea chiamata “Bolkestein”. Se dovesse passare così come è stata presentata, produrrebbe un danno enorme in termini di disoccupazione (sono quasi 2 milioni i posti di lavoro a rischio compreso l’indotto) alla categoria di lavoratori più antica della storia umana. Gli ambulanti oggi lavorano sulle piazze e le strade di tutta Italia grazie alle concessioni decennali rilasciate dai Comuni. Circa una metà di commercianti queste concessioni le ha acquisite oppure le ha ereditate da genitori che hanno sempre e puntualmente pagato le relative tasse che garantivano la legalità per svolgere il proprio lavoro. Chi ha acquistato queste concessioni, oltre al danno rischia la beffa perché si è dovuto accollare anche spese notarili, bolli e tutta la burocrazia di competenza, senza parlare delle visite capillari dell’Ufficio delle Entrate. Essendo attività commerciali a tutti gli effetti sono infatti sottoposte a studi di settore, quindi hanno l’obbligo di pagare tasse sulle transazioni delle concessioni in base al valore che stabilisce l’Ufficio delle Entrate e non al valore di mercato reale.

Con la direttiva Bolkestein, tutto il passato e la storia orgogliosa di ogni singolo ambulante rischia di essere archiviata per sempre. Essa prevede che i Comuni non rinnovino più le concessioni ai vecchi possessori cancellando quindi “i diritti acquisiti” fino ad ora.

La Bolkestein è una legge retroattiva e anticostituzionale; una volta approvata la direttiva i Comuni avranno la libertà di mettere all’asta le concessioni e la partecipazione alle aste verrà ristretta agli ambulanti e aperta alle grandi multinazionali, società e cooperative. In pratica chi offre di più lavora, mentre chi si è sacrificato per una intera vita alzandosi tutte le mattine alle 5, mettendo a repentaglio anche la propria salute, rimane a casa intraprendendo la nuova carriera da disoccupato.

Per fare un esempio, potrebbe succedere che in una qualsiasi manifestazione fieristica o mercato su aree pubbliche arrivi un grande gruppo che offra al Comune cifre esorbitanti per tutti i posteggi della fiera o mercato lasciando a casa circa 200 operatori (questo è mediamente il numero di operatori per mercati e fiere nelle grandi città) che da secoli tramandano di generazione in generazione tradizioni, costumi e servizi ai cittadini.

Se tutto questo dovesse accadere, le multinazionali acquisirebbero ulteriore potere commerciale, decidendo cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo comprare. In altri casi si potrebbe verificare che società di servizi acquisterebbero interi pacchetti di concessioni per poi subaffittarle in un secondo momento agli stessi ambulanti che ne hanno subito l’esproprio. Naturalmente tutto questo andrebbe a danno dell’ambulante perché si potrebbe subaffittare a prezzi maggiorati. In pratica la direttiva Bolkestein aprirebbe la strada a personaggi che vivono lucrando sul lavoro altrui.

A Torino grazie alla tenacia di alcuni ambulanti e nato gruppo denominato G.O.I.A. (gruppo libero da ideologie politiche e non vincolato dalle caste commerciali) che in brevissimo tempo grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa (social network) ha fondato un gruppo su Facebook che sta riscuotendo molto successo. Il gruppo si chiama “CARO BOLKESTEIN, SIAMO IL G.O.I.A, IL MERCATO NON SI TOCCA” e sta continuando a ricevere adesioni da ogni parte d’Italia.

Il GOIA scende in piazza in questi giorni: mercoledì 18 ci sarà una manifestazione a Cuneo, il 22 seguente a Roma.

Per conoscere gli effetti della Bolkestein, leggete questo post: Arriva l’onda liberalizzatrice della Direttiva Bolkestein.

Oppure seguite il Gruppo di GOIA su Facebook: http://www.facebook.com/groups/126578900757038/

Allarme sanitario: la Sindrome di Stoccolma ha contagiato il Mondo intero!

FONTE: Liberarchia

Secondo recenti studi dell’ OMS (Organizzazione Militanti Sovversivi) una strana epidemia si sta diffondendo a macchia d’ olio in tutto il pianeta, e credo ti convenga leggere attentamente questo testo, perchè molto probabilmente SEI GIA’ STATO CONTAGIATO PURE TU!

Per chi come me è del tutto ignorante in materia medica, la Sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore.
E per quanto possa sembrare incredibile questa patologia è stata riscontrata in intere masse di individui che collettivamente manifestano simili sintomi.
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tag lettera berlusconi

La lettera di Berlusconi all’Europa fatta a pezzi

La lettera di Berlusconi all’Europa ridotta in 1000 tags. Guardate com’è piccola la parola giustizia. Soprattutto, fra le prime 100 parole di 1209 totali, non c’è la parola lavoro. Figuriamoci se c’è salario. A sorpresa anche la parola ‘pensioni’ non compare fra le prime cento.

Naturalmente vincono le parole ‘entro’ e ‘legge’ poiché quella era l’ossessione della vigilia: promettere di fare leggi urgenti entro una certa data. Poi spicca la parola riforma, la parola mercato, la parola concorrenza, ovvero tutto ciò che non è stato fatto in diciassette anni. Più in basso si scopre il disegno segreto di questa lettera: ‘riduzione’ e ‘servizi’. E la promessa che tutto ciò ‘verrà’ fatto. Domani, nel 2112.

Il testo originale qui.

Licenziamenti, il Senato peggiora il testo del governo

Così il Senato ha peggiorato l’art. 8 del Decreto Manovra-Bis, contenente norme che rendono possibile realizzare accordi Azienda-Lavoratori in deroga al contratto nazionale.

(fonte Corsera, 05/09/11, p.5)

Un ulteriore emendamento inserisce un nuovo comma che estende la possibilità della deroga anche per le disposizioni di leggeche disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro”.

Questo il testo dell’art. 8 contenuto nel decreto con le modifiche apportate dal Senato:

Titolo III

MISURE A SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE

Art. 8

Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

  1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita’ dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitivita’ e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attivita’.
  2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalita’ di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio.
  3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

Art. 8 – emendato

Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

  1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita’ dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitivita’ e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attivita’.
  2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalita’ di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio.

2.bis Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche

intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro

  1. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

Così Pietro Ichino sul Messaggero di stamane:

[…]

[Il Messaggero,
5/9/11, p. 3]

Tutti in piedi! 110 anni di FIOM: rivedi la manifestazione in streaming

oppure sul canale youtube: http://www.youtube.com/playlist?p=PL185A2BDDDF014B25

pierlugi_bersani_festapd

Bersani: chi spegnerà il fuoco della tensione sociale

Qualcuno non avrà apprezzato il discorso di oggi di Bersani a Torino, in occasione della chiusura della Festa PD. Ci sono, è vero, delle lacune, in special modo sul fronte delle alleanze. Bersani non si dilunga neanche un po’ sulla polemica dei Cespugli (Ferrero e Diliberto) dentro alla lista PD alle prossime elezioni politiche. Ha smentito e stop. Questo mentre Ferrero querela Gasparri, il quale a sua volta ha polemizzato con il segretario PD affermando che se si allea con Ferrero si allea con un ex Br, chiara allusione al collaboratore di quest’ultimo, ex brigatista (nemmeno troppo pentito secondo il CorSera, autore della spifferata), tale Francesco Piccioni, che ora lavora al Manifesto. Diliberto, poi, manda a dire che chi si fa inserire nelle liste del PD, sarà espulso dal partito: già, ma quale? I Comunisti Italiani, così come Rifondazione, sono in smobilitazione. Solo il Nuovo Vecchio Ulivo li potrà far risorgere – un po’ come fanno gli sciamani con i morti.

Bersani, però, oggi, nonostante tutto, nonostante il suo politichese fatto di frasi fatte e proverbi, ha detto qualcosa di sinistra. Sul Lavoro:

  • C’e’ molta tensione in giro. Se un governo accende i fuochi chi li spegnera’? Attenzione!
  • Riconquistare l’unita’ del lavoro e’ una esigenza nazionale. Un governo tradisce il Paese se lavora per la divisione
  • Caro Tremonti, la legge 626 sulla sicurezza non e’ un lusso, stiamo bene attenti a tenerci ferme certe leggi sul lavoro, in particolare le normative sulla sicurezza, cosi’ come ci ammonisce la tragedia di ieri a Capua
  • Solo un nuovo equilibrio tra legislazione e negoziazione puo’ permettersi di reggere gli effetti della globalizzazione sulle condizioni di lavoro, la contrattazione da sola non bastera’. E il governo per favore, caro Sacconi, non ci proponga la mistica del meno Stato piu’ Societa': uno slogan che puo’ servire a tanti usi buoni e cattivi, compreso quello di oscurare i diritti, compreso quello di dividere e frantumare di piu’ un Paese gia’ diviso. No. Stato e Societa’ si devono dare la mano. Diritti, partecipazione e sussidiarieta’ si devono dare la mano. Solo cosi’ si tiene assieme un Paese

Riconquistare l’unità del Lavoro, significa da una parte ricomporre l’unità sindacale, dall’altra rimediare al dualismo del mercato del lavoro fra i lavoratori a tempo indeterminato e i precari, esclusi da ogni forma di tutela. Poi ha detto, fra le righe, che serve un nuovo patto fra Capitale e Lavoro, ma che il governo non può girarsi dall’altra parte, la contrattaziopne da sola non basterà. Stato e Società si devono dare la mano, ha detto. Dite che è poco? Può darsi, ma è un segnale. Che il PD, seppur in una veste che non manca di essere ambigua – PD, partito di governo momentaneamente all’opposizione – torna a fare gli interessi dei lavoratori.

Sempre fra le righe, Bersani ha detto qualcosa che merita di essere appuntato a caratteri cubitali su un notes, come promemoria per i prossimi anni, durante i quali il PD potrebbe tornare al governo: ebbene, il segretario si è lanciato in una promessa in fatto di legalità e giustizia:

Ci impegnamo a cancellare tutte le leggi che hanno favorito la corruzione e le cricche […] Leggi sulla Protezione civile, sull’ambiente, sulla cultura, sugli appalti pubblici. Ci impegnamo per una riforma della giustizia fatta per i cittadini e non per uno solo (Bersani, Torino, Piazza Castello, 12/09/2010).
Certo avrebbe fatto bene a ribadire che, nel quadro delle riforme da fare subito e ora, devono essere ricomprese Legge Elettorale e Legge sul conflitto d’interesse. Poche righe, solo scrivere che chi ha concessioni pubbliche è ineleggibile. Badare alla sostanza, segretario. Naturalmente, sulla legge elettorale manca di specificazione:
Ci impegnamo per una legge elettorale che dia lo scettro ai cittadini per scegliere i parlamentari e che sostenga un bipolarismo civile ed europeo non esposto a rischi plebiscitari che ci potrebbero portare in altri continenti (Bersani, cit.).
Che si traduce in? Proporzionale alla tedesca? Doppio turno alla francese? Mattarellum imbastardito con il Porcellum? Provincellum alla maniera di Casini? Quale il modello, segretario?
Qui vedo il nostro compito – spiega – aiutare l’Italia a riprendere il suo sogno. Far vivere un progetto nuovo che solleciti uno sforzo comune, in cui chi ha di più deve dare di più. Il progetto dunque. Propongo due pilastri di questo progetto: più lavoro e nuovo lavoro per tornare a crescere e vivere meglio. Il secondo: una riscossa civica per tornare a crescere e vivere meglio (Bersani, cit.).
Ecco, un progetto. Questo dovrebbe avere il PD. Un progetto il PD ce l’ha, dice il segretario. Ma alcune pagine di questo progetto restano purtroppo bianche.
Sitografia: