(credits inviatospeciale.com)

Gli ignavi del PD e l’incapacità di prender la propria parte

(credits inviatospeciale.com)

Mentre a destra ci si regola a furia di coltellate nella schiena, nel PD si naviga a vista: il nostromo la conosce la rotta? Pare che Bersani non sappia proprio orientarsi mentre le acque del mare nostrum si fanno agitate, agitatissime. Si voterà la sfiducia a Caliendo mercoledì, e se i finiani dovessero apparentarsi con l’UDC per astenersi dal voto, allora la crisi si allontanerà, ma solo per un mese o poco più. L’autunno calerà come la notte sull’attuale governo e il gorgo muto del voto anticipato si aprirà sotto tutti loro. Il PD dovrebbe marciare coeso verso la prova di forza per scacciare i ‘mercanti dal tempio’. Dovrebbe finalmente accantonare la tendenza alle automutilazioni. Dopo l’aut aut di Vendola, Di Pietro cerca in anticipo un accordo con Bersani, ma Bersani è alle prese con due grane: una nel Lazio, l’altra in Sicilia. Con l’aggravio di colpa di aver trascurato il ‘metodo democratico’ nella selezione dei propri candidati al Csm, scelti in sordina al calore del ‘caminetto’ (una sorta di direzione ristrettissima anche a chi in direzione nazionale non mette piede… un nonsense).
Lazio:

La campagna d’estate del Pd del Lazio: ci si chiedeva quale fosse esattamente la campagna d’estate del 2010 lanciata del Pd. Ora, almeno nel Lazio, abbiamo trovato la risposta. Un segretario dimissionario, un accordo per sostituirlo, un voto andato a vuoto in assemblea, le primarie che si allontanano perché ci sono le amministrative (ormai gli argomenti anti-primarie costituiscono un vero e proprio genere letterario) e l’idea di commissariare il partito […] gli elettori si sono convinti che quelli al governo pensano solo agli affari loro mentre noi pensiamo solo al nostro famoso dibattito interno (ciwati)

Che dire… le primarie avrebbero dovuto non far archiviare ma addirittura sepellire il dibattito intorno alle cariche di partito e all’eterno balance fra ex DS e ex DL (Margherita). E invece no, fra ‘primarie sì, primarie no’, primarie di coalizioni, partito chiuso, partito aperto, il PD perseguita a guardarsi all’ombelico e la politica – quella vera – la perde nuovamente di vista. Chissà allora che un governicchio tecnico non sia la ciambella di salvataggio per Bersani. Tutti chiedono un governicchio: anche Grillo. Nessuno allora potrà obiettare sulla buona fede del segretario. E’ una questione di ‘salvezza nazionale’. Mandato breve, due o tre leggi da fare – fra cui la nuova legge elettorale, una manovra, un paio di decretini attuativi sul federalismo per accontentare la Lega. Poi alleanze a geometria variabile come in Sicilia?

    • “Sembra che il Pd siciliano continui a coltivare la vocazione del suicidio politico. Mi preoccupano le dichiarazioni di Giuseppe Lupo che in qualche modo si muovono nella direzione tracciata anche da Giuseppe Fioroni poco tempo fa. Come si può pensare di accettare una alleanza con Lombardo?”
    • Il Pd potrebbe scendere a patti con il Mpa se rinnegasse Berlusconi? Si tratta di una condizione che rassicurerebbe i democratici siciliani sulla buona qualità della politica e della gestione regionale del presidente Lombardo? – prosegue Marino – Il Pd non dovrebbe invece tenersi distante da figure che hanno accresciuto il degrado in Sicilia?
    • Credo di interpretare l’opinione di tutti i nostri elettori siciliani – sostiene il senatore – il Pd, che eredita i valori di Pio La Torre e Piersanti Matarella, deve rappresentare un tempo nuovo senza legami con i vari Lombardo, Micciché e Dell’Utri, promuovendo la lotta contro la mafia e programmi che non contemplino logiche clientelari
    • Ricordiamoci – aggiunge il senatore del Pd Marino – che Lombardo non ha risolto i problemi della sanità (le 1.800 assunzioni proposte recentemente sono solo una captatio benevolentiae che non affronta le gravissime carenze strutturali), la crisi delle risorse idriche, della gestione dei rifiuti, l’assenza di trasparenza nella pubblica amministrazione, il disastro delle infrastrutture

Il PD dovrebbe rappresentare il tempo nuovo, ma questo tempo tarda ad arrivare.

Regionali 2010, in bilico insieme alle regioni in bilico. La diretta dello spoglio.

Su Yes, political! si sceglie di seguire in diretta lo spoglio delle due regioni più interessanti, quelle che si concluderanno al fotofinish: Piemonte e Lazio.

Per il Piemonte: http://www.radiogold.it/site/index.php

Per il Lazio: http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/elezioni/regionali/index.html?refresh_cens

Alla fine la spuntano sia Cota che Polverini. Il PdL dà il via ai festeggiamenti, ma la sua è una vittoria di Pirro, la Lega sfonda poi sfonda solo nel Lombardo-Veneto, ed è partito di maggioranza relativa in Veneto. Bresso chiederà il riconteggio dei voti, ma per il PD c’è poco da contestare: finisce 7 a 6 (con la Lombardia sub judice per la questione del divieto di terzo mandato).

In Lombardia, eletto consigliere regionale Giuseppe Civati; medesia sorte per Giulio Cavalli per IDV; ce la fa anche Thomas Casadei in Emilia-Romagna (PD, area Marino); per il Mov 5 Stelle, eletto Favia in Emilia-Romagna in virtù del voto nelle liste circoscrizionali di Bologna e Modena; Luisa Capelli raccoglie solo 196 voti nella circoscrizione Roma; Abonante in Piemonte non va oltre le 2300 preferenze (pur un buon risultato, ma forse non basta). In Piemonte e Lazio, l’incertezza del risultato finale ha rallentato di molto la computa del voto di lista. Più tardi i risultati finali e le considerazioni di merito. Ma il risultato nazionale non è certo un premio per il PdL, il partito del (finto) premier: chiude con un risultato inferiore alle Europee di quasi l’8%.

23.05, in pratica Cota ha quasi vinto in Piemonte; si annuncia l’enplain della Lega: Piemonte, Lombardia e Veneto al Carroccio; qualcosa è cambiato;

23.05, Lazio, Polverini chiama a raccolta i suoi, per festeggiare?

23.00, Cota è davanti del 3% quando manca il 27% delle sezioni;

22.55, Lazio, ora la vittoria di Polverini è un oscuro fantasma, rimonta a meno 2000 voti, 80% l’avanzamento dello scrutinio

22.45, a Brescia il più votato è Renzo Bossi – viva la meritocrazia.

22.35, Piemonte, sostanziale parità fra PD e PdL, divise da circa un punto percentuale; piccola crescita della Lega, 1.36%; l’astensionismo punisce tutti;

22.30, Lazio, si riduce lo scarto fra Bonino e Polverini, ora pari a circa 4.500 voti

22.30, La Russa, le regioni vinte da PdL e Lega sono più popolose, ergo le eventuali elezioni mid-term confermano la maggioranza al governo (???? chi glielo spiega che non è così?)

22.25, Lombardia, Civati ce la fa in Brianza!

22.25, Proiezioni Rai danno Cota vincente;

22.15, Formigoni, “siamo al quarto successo consecutivo, mai visto da altre parti”; certo, da altre parti è illegale, e anche in Lombardia;

22.15, Piemonte, Bresso in difficoltà, circa 2 punti di svantaggio su Cota

22.15, Lazio, scrutinio al 67%, Bonino 49,9%

21.20, Lazio, 58% di sezioni scrutinate, Bonino avanti ancora, 50.38%, quasi 20.000 voti.

21.20, Piemonte, circoscrizione Torino, Bresso sotto la soglia del 55%, indispensabile per vincere. Bresso vince solo a Torino; le altre provincie del Piemonte votano tutte per Cota, con vantaggio massimo anche del 14% (Cuneo). Torino però vale metà vittoria (più popolosa).

21.10, Piemonte, dati Viminale, sono ora 7.700 i voti di vantaggio per Cota. Bresso in silenzio, si gioca tutto sul finale (il dato è relativo a poco meno del 50% delle sezioni).

21.04, per Bossi, la sinistra è sparita (e il PdL?).

21.04: altro off-topic sul Veneto: Lega al 35%, stacca di 11 punti il PdL e si pone come il partito del Veneto, il partito non del Nord, ma del Nord-Est; in Lombardia, parti invertite; PD appena sopra la soglia del 20% in entrambe le Regioni

20.54: Cota avanti di 3.500 voti, il sorpasso? Secondo Bossi, sì, Cota è vincente. E se vince Cota, festeggia anche Grassano, l’ex presidente del Consiglio Comunale di Alessandria sotto processo per truffa aggravata, truffa tentata e falso nei confronti del proprio Comune.

20.50: Piemonte, 0.1% il divario fra Bresso e Cota. Tensione alle stelle.

20.50: Lazio, Emma Bonino al 50.26%, lasciate perdere le percentuali delle proiezioni, saranno carta straccia con risultati così indecisi.

20.40: Piemonte, debole la crescita della Lega Nord, +0.62%

20.27: piccolo off-topic, Emilia-Romagna, Giovanni Favia vicino al 7%, incredibile exploit del Movimento 5 Stelle!

20.15: Piemonte, prosegue il testa a testa fra Bresso e Cota, su 37% delle sezioni, Bersso 47.69, Cota 47.11

20.15: Lazio, davanti c’è Emma! 43% delle sezioni, 50.7 vs 48.8

20.10: nel Lazio, il PdL è al 4.5%, ma il Tg1 trucca il risultato suddividendo il numero ei voti per i votanti escuso Roma (certo Roma e provincia non hanno potuto votarlo, ma quei voti sono confluiti nel listino della Polverini);

20.00: il Tg1 titola “finirà 7 a 5″, ma argomenta sulle proiezioni comparandole con il risultato delle regionali 2005 (PD paragonato all’Ulivo).

19.00, Lazio: Bonino davanti, ma la lista della Polverini incamera il voto disperso del PdL romano (PdL solo 4%).

18.55, Piemonte: un dato su tutti, lampante, sebbene iniziale, PDL circa 25%, dato regionale, -7% dalle europee; ma la Lega non sfonda (sez. scrutinate meno del 10%). PD in lieve flessione; Movimento 5 Stelle sfonda il 3%.

Regionali 2010, i Candidati Coraggiosi: nel Lazio crescono le idee fertili di Luisa Capelli.

Attivissima sul fronte delle Libertà Digitali, protagonista della mobilitazione Viola contro il berlusconismo anticostituzionale e monarchico assoluto, Luisa Capelli è una candidata alle Regionali 2010 nel Lazio come indipendente IDV. Editrice (sua la Meltemi Editore), dal 2005 insegna “Economia e gestione delle imprese editoriali” presso il Corso di Laurea Magistrale in Informazione e sistemi editoriali dell’Università di Tor Vergata. Laureata in Lettere e filosofia con indirizzo demo-etno-antropologico (ha frequentando l’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Marsiglia), è stata attivista nel PCI, nella Federazione dei Castelli Romani, dal 1978 al 1983, ma è stata anche responsabile nazionale dell’Ufficio Formazione Inca-Cgil, dal 1995 al 1997, doce ha svolto funzioni di progettazione, gestione e docenza dei corsi di aggiornamento e riqualificazione del personale dipendente delle sedi provinciali dell’Inca-Cgil nel territorio nazionale. Già candidata alle Europee 2009, sempre come indipedente IDV (è polemica verso la gestione familistica, personalistica, patrimonialista del duo Antonio Di Pietro-Silvana Mura), ha cominciato questa nuova esperienza elettorale nel segno della trasparenza, pubblicando sul proprio blog, corredandolo con le proprie risposte e pure delle proprie dichiarazioni dei redditi, il questionario che Barack Obama ha sottoposto agli aspiranti candidati democratici.
Insomma, un cervello fertile che merita la vostra attenzione. Questo il suo programma.

  • 01. Trasparenza
    • Va potenziato il controllo dei cittadini sulle attività del Consiglio regionale, attraverso la partecipazione diretta alla vita pubblica con l’adeguamento della sezione “Trasparenza totale
    • occorre estendere e rendere facilmente reperibili le informazioni su consiglieri, apparato amministrativo, consulenti, come pure su enti, associazioni, organizzazioni beneficiarie di finanziamenti pubblici erogati dalla Regione e dalla sue strutture
    • verificate e rese pubbliche tutte le procedure di aggiudicazione degli appalti.
    02. Sanità
    • stabilire i criteri di merito in base ai quali i dirigenti devono essere nominati
    • pensare a organismi di controllo aperti ai cittadini (e non solo alle rappresentanze sindacali o di associazioni)
    • miglioramento nella gestione delle prenotazioni on line
    03. Gestione dei rifiuti
    • l passaggio alla raccolta differenziata deve essere immediato, così come l’adozione del principio delle tre “R”: riduzione, riuso, riciclo
    • Ridurre imballaggi e contenitori dei prodotti, organizzare il riuso e costruire impianti idonei al riciclo completo dei rifiuti
    • interruzione della costruzione dei nuovi inceneritori, la riconversione degli impianti già esistenti e l’adozione, come base di discussione, del Piano alternativo che ha accompagnato la stesura della proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 12mila cittadini e depositata in regione e su cui il Consiglio neoeletto è tenuto a deliberare
    04. Diritto allo studio e formazione
    • ’estensione delle borse di studio
    • politica degli alloggi per i fuori sede
    • luoghi collettivi per la ricerca e lo studio, accesso alla formazione permanente, stage retribuiti
    • abbonamenti gratuiti per la mobilità locale
    • Numerose attività di formazione sono finanziate dall’Unione europea: è necessario e possibile un utilizzo più ampio di tali fondi e contemporaneamente vanno esercitati un controllo e una valutazione puntuali sui beneficiari e i risultati ottenuti.
    05. Acqua, un bene comune
    • mantenere o rendere pubbliche le società che gestiscono l’erogazione dell’acqua
    • riconoscimento del diritto universale di disponibilità e accesso all’acqua potabile e all’acqua destinata ai bisogni collettivi
    • La gestione del servizio idrico va sottratta ai privati e al mercato, garantendo manutenzione e funzionamento delle reti, efficienza e risparmio nel servizio ai cittadini
    06. Ricerca e innovazione
    • avviare politiche di sistema in grado di valorizzare la creatività e il talento dei giovani, premiando le eccellenze presenti nel territorio regionale
    • costruzione di una rete interuniversitaria allargata, aperta anche alla collaborazione con le imprese
    • sviluppo della creatività, in particolare di giovani e donne, e sostenendo le iniziative indipendenti
    07. Internet libero nei contenuti e nell’accesso
    • La rete deve essere libera, aperta e accessibile a tutti. La circolazione e condivisione della conoscenza oggi dipendono in larga parte dalle libertà digitali.
    • La Regione può esercitare anzitutto una funzione di esempio: adottando protocolli aperti o con licenze copyleft per il software e per la documentazione archiviata nei siti dell’amministrazione
    • avviata un’ampia campagna di alfabetizzazione che abbatta il divario culturale
    • si può investire in interventi efficaci e poco onerosi come la realizzazione ed estensione delle reti wi-fi su cui si è impegnata la Provincia di Roma con il suo programma “Wi-Fi e ZeroDigitalDivide“.
    08. Ambiente e tutela del territorio
    • contrastare l’erosione e privatizzazione delle risorse ambientali e dei beni culturali
    • al centro delle politiche regionali l’applicazione del principio costituzionale sancito dall’articolo 9, per il quale la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione
    • lotta decisa contro la speculazione
    • sistema di riqualificazione dei sistemi urbani
    • politiche sociali per la casa
    • aria respirabile: il traffico delle auto private va drasticamente ridotto e i servizi pubblici devono essere potenziati, rivedendo il piano regionale dei trasporti con una maggiore attenzione alla mobilità collettiva
    09. Scelte energetiche
    • L’energia prodotta dal sole e quella ricavata dal vento sono già oggi alternative efficaci e rapidamente adottabili: occorre un impegno deciso per la loro promozione e diffusione, con incentivi a cittadini e imprese
    • Riconvertire (con fotovoltaico e minieolico) le sedi pubbliche
    • Il ritorno al nucleare non è una soluzione
    • La Regione deve pronunciarsi senza ambiguità contro la costruzione di centrali sul proprio territorio
    10. Diritti civili e di cittadinanza
    • Vanno

      adottati e diffusi a livello locale provvedimenti di riconoscimento delle unioni di fatto, prendendo atto dei cambiamenti avvenuti nelle scelte familiari delle persone.

    • Va prevista e diffusa la possibilità di registrare il proprio testamento biologico
    • Vanno estesi i processi di inclusione sociale degli stranieri, adottando politiche che coniughino nuovi diritti e reciproche responsabilità
    • legge di sostegno al reddito: essa va estesa, considerando il reddito minimo come un diritto di cittadinanza da cui nessuno, soprattutto i giovani, può essere escluso
    • nel Lazio deve potersi esprimere pienamente il talento delle donne: ancor più degli interventi legislativi, occorrono politiche attive

Net1News – Informazione Libera: prima eravamo Nessuno, ora siamo Nettuno.

Flash Mob Viola contro il de-cretino salva liste. Crisi della Democrazia e ritorno del Leviatano.

Ieri notte, una volta diffusasi la notizia della firma di Napolitano al decreto “interpretativo” salva liste PdL, sul web si è innescato il tam tam viola. Cento persone hanno organizzato un flash mob davanti al Quirinale, in segno di lutto per la morte della Democrazia. Stamane il sit-in si è spostato davanti al Parlamento.
Nessun riferimento all’accaduto, alle manifestazioni spontanee, sulle copie dei giornali nelle edicole: taluni nemmeno recavano la notizia della firma del Presidente della Repubblica. Internet è stato nettamente più veloce. Facebook, l’agorà virtuale in cui è partita la discussione.
Durante l’edizione delle 20 di ieri sera del TG1, la notizia del probabile decreto è stata corredata di un servizio sul presunto dibattito fra giuristi della scuola formalista e giuristi della scuola sostanzialista, rimestando nella eterna guerra fra formalismo giuridico e giusnaturalismo; secondo il TG1, la vicenda della esclusione delle liste PdL è un caso di formalismo giuridico, in cui la norma è applicata al di là del suo contenuto, al di là della considerazione etica giusto/ingiusto. La legge prevede l’applicazione della norma secondo la quale una lista elettorale debba essere esclusa se presentata oltre il termine stabilito. Una norma “ingiusta”, poiché limiterebbe il diritto di elettorato passivo, secondo il Governo, preminente rispetto alle norme della legge elettorale medesima.
I formalismi giuridici (e i formalisti), secondo questa interpretazione, costituirebbero un limite alla rappresentanza politica, quindi alla democrazia. Qualcosa da combattere, insomma.
Questa inversione di significati, l’ennesima, confligge con l’idea di democrazia che parte dalla legalità, dal concetto che la sovranità (popolare) non è assoluta, ma è esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1, comma 2, Costituzione Italiana). La legge è quindi un limite per l’esercizio della sovranità. Non si capisce perché non lo debba essere per l’esercizio del diritto di elettorato passivo. La legge regola le modalità con cui il diritto di elettorato passivo debba esprimersi. Il decreto salva liste sospende la legge e trasforma questo diritto in un diritto assoluto, che trova applicazione nonostante la legge. Un vero attacco alla democrazia. Tanto più che il decreto viene varato quando sono in corso i dibattimenti al Tar sui ricorsi presentati dai candidati esclusi. In questo modo, la parola viene strappata ai giudici, non più liberi di decidere serenamente, non possono che obbedire alla rappresentanza del “popolo sovrano”, che governa per decreto abrogando ogni limite legale a sé stessa. Questo è un orrendo mostro che deve essere fermato: un mostro che – chi ha letto Thomas Hobbes ne sa qualcosa – ha le sembianze del Leviatano.

Napolitano apre al de-cretino interpretativo, ma si rischia lo scontro istituzionale. Verso la sospensione della legalità.

  • art.2 si stabilisce che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall’accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale

  • art.1 che il diritto all’elettorato attivo e passivo sia preminente rispetto alle formalità

  • Una norma transitoria stabilirebbe che – solo ed unicamente per quanto riguarda le elezioni regionali che si terranno in Lazio e Lombardia – lo start delle 24 ore sia da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto

  • art.3 si stabilisce che con ogni mezzo di prova si potrà dimostrare di essere stati presenti nell’ufficio competente al momento della chiusura della presentazione delle liste (fonte: Regionali, ecco i contenuti del decreto legge – Associate – ANSA.it).

Non c’è nulla di emergenziale nella situazione che si è venuta a creare, tanto che ad ogni elezione si contano decine di casi di giudizi delle Corti d’Appello sulla ammissimibilità o l’inammissibilità di liste elettorali. In alcuni casi si è giunti sino a rimandare il giorno delle elezioni. Come giustamente è stato fatto notare da Pierluigi Mantini dell’UDC:

  • ‘Formigoni parla di orpelli e cavilli, ma la competenza in materia elettorale e’ sua, della Regione, e se non ha fatto una legge elettorale, al contrario di altre regioni, e’ perche’ sa di essere ineleggibile per il terzo mandato a suffragio diretto. E’ questa la pura e semplice verita’. Ora i superfederalisti Bossi e Formigoni vogliono che ‘mamma Stato’ faccia una leggina di sanatoria per le loro colpe. Ma a tutto c’e’ un limite”. Lo dice Pierluigi Mantini dell’Udc

  • ”Quando l’Udc fu esclusa dalle elezioni in Trentino per l’assenza di una delega nessuno ha protestato ne’ invocato leggi speciali. Piuttosto l’Ufficio circoscrizionale ed il Prefetto di Milano procedano alla stampa dei manifesti elettorali e agli adempimenti per legge dovuti”, conclude. (fonte: Regionali: Mantini (Udc), Formigoni e Bossi invocano sanatoria – Libero-news.it).

Formigoni contro i giudici. Polverini riammessa, ma la piazza è “nera”. Nella notte, Consiglio dei Ministri d’urgenza.

Bersani ha messo le mani avanti: “qualsiasi decreto in corso d’opera è inaccettabile”. Napolitano, a Bruxelles, nicchia: “se qualcuno mi spiega cos’è la via politica…”.
Ma il governo è in allarme. Berlusconi è rimasto in contatto con i suoi per tutto il giorno. Ministri allertati: stasera probabile Consigio dei Ministri d’urgenza in cui verrà approvato o il de-cretino anti Corte d’Appello con la riapertura dei termini di presentazione delle liste, o la sospensiva per le elezioni in Lombardia e in Lazio, via decisamente più legittima della prima.
Il listino Polverini, in serata, è riammesso dal medesimo Ufficio Centrale della Corte d’Appello di Roma. Evidentemente, la mancanza della firma di Alfredo Pallone è stata considerata come mera irregolarità formale, non tale da impedire l’accoglimento della lista.


Oggi, però, il PdL romano ha raccolto i suoi fans a Piazza Farnese: presenti Gasparri, Cicchitto, la ministra Meloni, Polverini. Qualche braccio teso, qualche camicia nera, slogan contro “il complotto dei comunisti”. La Polverini, dal palco, arringa la folla – si fa presto a riempire Piazza Farnese – invocando “democrazia”. Alcuni scritte sugli striscioni ricordano certa estetica destrorsa.
Anche a Milano il PdL, come ha detto Bersani, manifesta “contro se stesso”. A Piazza della Scala è stata organizzata una raccolta firme pro Formigoni. Assolutamente simbolica. Lui, il Governatore Seriale, stamane, ha sbottato: la sua esclusione è una manovra ordita da ignoti per danneggiare il centrodestra e impedire la presentazione del listino. I giudici avrebbero “commesso gravi irregolarità”. L’ufficio centrale regionale ha prima accolto le liste e il listino del centrodestra e solo successivamente, compiendo un’irregolarità, ha accolto il ricorso dei radicali. I giudici avrebbero dato ai radicali “la piena disponibilità delle nostre liste”, che naturalmente, secondo il complottismo made in Formigoni, avrebbero passato il loro tempo a cancellare timbri e firme. “Dal punto di vista teorico avrebbero potuto compiere qualsiasi attività manipolatoria compresa la sottrazione dei documenti”. Teorie: nella pratica Formigoni deve attendere non il giudizio del Tar, ma – è opportuno ricordarlo – “i giudizi” del Tar: sul ricorso proprio contro l’esclusione del listino; sulla sua ineleggibilità ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. f della legge 165/2004 che introduce il principio fondamentale che regola il sistema della elezione diretta del Presidente di Regione, ovvero il divieto di terzo mandato. Principio cardine delle leggi elettorali che le Regioni avrebbero dovuto adottare, e che la Lombardia ha pensato bene di non fare.
Ma il Governatore Seriale, disinteressandosi di tutto ciò, pensa anche di fare a meno dell’intervento del Governo: qui in Lombardia, sbotta, non abbiamo bisogno di nulla. Un attimo dopo sembra ripnsarci. “Se il Consiglio dei Ministri farà sue valutazioni – ha detto -, se le più alte cariche dello Stato faranno valutazioni, noi non possiamo che guardare con rispetto alle loro decisioni”. Potrebbe fare altrimenti?

Radical Party, twittando alla pari con Emma Bonino

Trasparenza come modo di essere. Trasparenza, regole, legalità. Emma Bonino sceglie la chiarezza per aprire la sua campagna elettorale. E sostiene l’esigenza del risanamento del Lazio puntando su un criterio poco incline alla Pubblica Amministrazione, ovvero l’efficienza, e su un modello di sviluppo che deve per forza di cose essere alternativo. Criticata per i recenti viaggi all’estero, ha risposto portando l’esempio di Berlino nella gestione dei rifiuti, la cui “economia dei rifiuti” ha come fondamento il concetto della riduzione della quantità prodotta e l’incenerimento è soltanto la estrema ratio a cui si ricorre per lo smaltimento della porzione residua rimasta dopo la fase della prima selezione (cittadino con la raccolta differenziata) e la seconda selezione (differenziazione del rifiuto meccanizzata).

Scettica sull’uso delle Primarie come puro metodo di selezione di un candidato, ha ricordato la sua predilizione – e quella storica del Partito Radicale – per il modello di sistema politico bipartitico, nel quale le primarie sono metodo condiviso da entrambi gli schieramenti e colonna portante della democrazia in quanto momento della partecipazione diretta del cittadino alla vita politica.

L’uso del web è un nuovo passo avanti che Emma sta facendo fare alla Politica 2.0: l’apertura oggi del sito http://www.boninopannella.it/ si muove nel solco tracciato, durante le primarie PD per la segreteria di partito, da Ignazio Marino, forse il primo a impiegare la web-streaming per interlocuire con gli elettori. Una significativa differenza rispetto al sito di Renata Polverini, che non permette alcuna interazione diretta con la candidata PdL e, anzi, nemmeno serve a fare chiarezza sulle polemiche nate dallo scoop de Il Fatto Quotidiano sulla presunta evasione fiscale e il falso in atto pubblico commessi nel momento della compravendita di un immobile a prezzo stracciatissimo dallo Inpdap. Polverini, in questo aspetto, si connota come esponente della vecchia politica della Casta, separata dall’elettorato e protetta dalle domande. Emma ha invece voluto affrontare la distanza che separa popolo e potere. E si accinge a farlo per mezzo di dirette streaming e open party in livechat con una propria webtv, twittando alla pari come uno qualunque di noi.