Volantino davanti

Direttiva Bolkestein, la protesta degli ambulanti contro le liberalizzazioni

[tratto dal Comunicato dell’associazione GOIA]

Nel pacchetto di liberalizzazioni annunciate dal Governo italiano c’è la temuta direttiva europea chiamata “Bolkestein”. Se dovesse passare così come è stata presentata, produrrebbe un danno enorme in termini di disoccupazione (sono quasi 2 milioni i posti di lavoro a rischio compreso l’indotto) alla categoria di lavoratori più antica della storia umana. Gli ambulanti oggi lavorano sulle piazze e le strade di tutta Italia grazie alle concessioni decennali rilasciate dai Comuni. Circa una metà di commercianti queste concessioni le ha acquisite oppure le ha ereditate da genitori che hanno sempre e puntualmente pagato le relative tasse che garantivano la legalità per svolgere il proprio lavoro. Chi ha acquistato queste concessioni, oltre al danno rischia la beffa perché si è dovuto accollare anche spese notarili, bolli e tutta la burocrazia di competenza, senza parlare delle visite capillari dell’Ufficio delle Entrate. Essendo attività commerciali a tutti gli effetti sono infatti sottoposte a studi di settore, quindi hanno l’obbligo di pagare tasse sulle transazioni delle concessioni in base al valore che stabilisce l’Ufficio delle Entrate e non al valore di mercato reale.

Con la direttiva Bolkestein, tutto il passato e la storia orgogliosa di ogni singolo ambulante rischia di essere archiviata per sempre. Essa prevede che i Comuni non rinnovino più le concessioni ai vecchi possessori cancellando quindi “i diritti acquisiti” fino ad ora.

La Bolkestein è una legge retroattiva e anticostituzionale; una volta approvata la direttiva i Comuni avranno la libertà di mettere all’asta le concessioni e la partecipazione alle aste verrà ristretta agli ambulanti e aperta alle grandi multinazionali, società e cooperative. In pratica chi offre di più lavora, mentre chi si è sacrificato per una intera vita alzandosi tutte le mattine alle 5, mettendo a repentaglio anche la propria salute, rimane a casa intraprendendo la nuova carriera da disoccupato.

Per fare un esempio, potrebbe succedere che in una qualsiasi manifestazione fieristica o mercato su aree pubbliche arrivi un grande gruppo che offra al Comune cifre esorbitanti per tutti i posteggi della fiera o mercato lasciando a casa circa 200 operatori (questo è mediamente il numero di operatori per mercati e fiere nelle grandi città) che da secoli tramandano di generazione in generazione tradizioni, costumi e servizi ai cittadini.

Se tutto questo dovesse accadere, le multinazionali acquisirebbero ulteriore potere commerciale, decidendo cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo comprare. In altri casi si potrebbe verificare che società di servizi acquisterebbero interi pacchetti di concessioni per poi subaffittarle in un secondo momento agli stessi ambulanti che ne hanno subito l’esproprio. Naturalmente tutto questo andrebbe a danno dell’ambulante perché si potrebbe subaffittare a prezzi maggiorati. In pratica la direttiva Bolkestein aprirebbe la strada a personaggi che vivono lucrando sul lavoro altrui.

A Torino grazie alla tenacia di alcuni ambulanti e nato gruppo denominato G.O.I.A. (gruppo libero da ideologie politiche e non vincolato dalle caste commerciali) che in brevissimo tempo grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa (social network) ha fondato un gruppo su Facebook che sta riscuotendo molto successo. Il gruppo si chiama “CARO BOLKESTEIN, SIAMO IL G.O.I.A, IL MERCATO NON SI TOCCA” e sta continuando a ricevere adesioni da ogni parte d’Italia.

Il GOIA scende in piazza in questi giorni: mercoledì 18 ci sarà una manifestazione a Cuneo, il 22 seguente a Roma.

Per conoscere gli effetti della Bolkestein, leggete questo post: Arriva l’onda liberalizzatrice della Direttiva Bolkestein.

Oppure seguite il Gruppo di GOIA su Facebook: http://www.facebook.com/groups/126578900757038/

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Se non ora quando? A difesa della Costituzione, diretta web

Dalle ore 14, diretta web della manifestazione Se non ora, quando? A difesa della Costituzione.

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Boccia boccia il corteo Fiom, Bersani no: il PD nella bufera

Francesco Boccia è il coordinatore delle commissioni economiche del Pd; è stato l’avversario di Vendola alle primarie in Puglia, perdendo, due volte. Boccia oggi aveva da togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Strano prendersela con il corteo Fiom, lui, che dovrebbe essere un dalemiano doc. Si direbbe che un dalemiano debba avere a cuore le sorti della sinistra, soprattutto del sindacato. Dovrebbe certamente non osteggiare la piazza, poiché là solitamente scendono i lavoratori, e allora è utile non metterseli contro, no? Invece oggi scopriamo che Boccia non è più dalemiano, bensì lettiano: strani effetti delle correnti.

Boccia ha avuto qualche prurito sapendo che i lavoratori non sono stati lasciati soli. La manifestazione Fiom è stata appoggiata, da settimane, da intellettuali (girotondini con Flores D’Arcais e il famoso appello di Hack, Camilleri, Don Gallo), da partiti come SeL, IDV, Rifondazione Comunista, ecc. Il PD ha scelto per “l’appoggio esterno”: in piazza vi era Fassina, il responsabile Economia e Lavoro del PD, braccio destro di Bersani. Insomma, Bersani inviando Fassina ha voluto mandare un segnale chiaro a Fiom e alla CGIL. Anche al suo stesso partito. Il PD c’è, anche se non si vede.

Invece Boccia se l’è presa con “gli intellettuali”, quelli con l’auto blu, i politici con la pensione:

Comprendo i deputati ex sindacalisti ma sono nauseato dalle finzioni, di veder sfilare per qualche ora intellettuali che guadagnano milioni di euro l’anno, exdeputati che vivono con il vitalizio e politici che dopo la sfilata e la passerella davanti alle tv tornano a casa con le loro auto blu (AGI – Diritto Oggi).

Solo stamane, Fassina scriveva su L’Unità “aderire no, ma partecipare si”. Riconoscendo che i “movimenti non violenti e democratici sono linfa vitale per un partito di popolo”, Fassina ci spiega che il PD è “il partito fondato sul lavoro”, ma la rincorsa di domande di rappresentanza parziali (l’appoggio a Fiom) indebolirebbe la funzione di proposta generale (l’essere un interlocutore valido per Confindustria una volta che il PD sarà al governo). Il dilemma è risolto con la formula dell’esserci senza farsi vedere. Un PD in borghese, infiltrato fra gli operai, insomma. Però Boccia è infastidito dall’ipocrisia di questi intellettuali e di ex deputati (Ferrero? Diliberto?) con il vitalizio. Certamente uno sfogo comprensibile e condivisibile, se Boccia fosse sceso in piazza, se Boccia avesse fatto veramente le battaglie insieme alla Fiom. Se Boccia si fosse speso sino al midollo per i diritti dei precari. Ma non mi risulta che questo sia avvenuto. Perciò la sua polemica è sterile. Forse che i lavoratori metalmeccanici dovevano scendere in piazza da soli? Meglio isolarli?

Bersani, come la scorsa domenica con Fassino, è dovuto intervenire per correggere – indirettamente –  la dichiarazione di Boccia:

L’unita’ del mondo del lavoro e’ una energia indispensabile per costruire un’alternativa di governo che davvero metta al centro delle politiche economiche l’occupazione che e’ l’assoluta priorita’ per il Paese (AGI News On).

Il richiamo all’unità, dico io, valga anche per il PD.

 

 

roma e parigi in piazza

Oui, la Gauche! Italia e Francia sindacati in piazza

La crisi non c’è ma in Europa si riempiono le piazze. E’ un Ottobre rosso. In Italia, la manifestazione della Fiom in difesa del Contratto Nazionale, della democrazia e dei diritti dei lavoratori, conta da sola almeno più di cinquecentomila persone. Un corteo infinito, che Piazza S. Giovanni stenta a contenere. In Francia, la manifestazione generale del sindacato contro la riforma delle pensioni voluta dal governo e dal presidente Sarkozy – pensate, si tratta dell’aumento dell’età pensionabile da 60 anni a 62… Si sono così svolte manifestazioni in tutto il paese: Le Monde parla di tre milioni di persone.

foto di Le Monde e La Repubblica

nobday2 d'arcais dentro

Il Popolo Viola diviso fra IDV e Sinistra

Sebbene anche Vendola abbia dato la propria adesione alla manifestazione No Berlusconi Day 2 di sabato prossimo 2 Ottobre, emerge in realtà una frattura nel Popolo viola fra “centro” e “perifieria” del movimento, una frattura che ha tutti i connotati di un conflitto sommerso fra Sinistra e Italia dei Valori. Un conflitto nato in primis fra i fondatori che si raccolgono dietro alla sigla del Popolo Viola Nazionale, e alcuni gruppi periferici che hanno accusato il movimento medesimo di scarsa organizzazione nonché di scarsa democrazia.

Tutto nacque – se non erro – dal post polemico di San Precario (il misterioso fondatore della leggendaria pagina di Fb “Una Manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi”) che potete leggere qui: Il Popolo Viola secondo me (ossia un cittadino). La polemica verteva sulla necessità avanzata da molti di organizzare il movimento con una struttura gerarchica fatta di assemblee e segreterie, seguendo una modalità propria della democrazia delegata. San Precario negava questa esigenza, motivando la sua posizione con la ragione che una struttura seppur leggere  avrebbe introdotto “elementi di paralisi o peggio ancora di “correntismo” tipici della modalità partitica” e il PV non può essere un partito:

La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese. In questo senso, Popolo Viola è chiunque promuova un’iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook: esattamente com’è avvenuto per il No Berlusconi Day (San Precario).

San Precario si spingeva più in là, arrivando a ipotizzare il movimento come una pura “cooperazione e condivisione fra pari”, un movimento non già senza leader, bensì un movimento leader collettivo.  Di fatto, però, il PV si è dotato comunque di una struttura. Ha un portavoce, un ufficio stampa. Spesso, in tv, nelle interviste, a rappresentanza dell’intero PV è comparso il solo Gianfranco Mascia. Molti hanno criticato Mascia di aver inflazionato gli schermi televisivi, le interviste sui giornali. Molti hanno criticato la vicinanza di Mascia con Italia dei Valori e hanno preteso che nessun candidato per le scorse Regionali transitasse con il PV o si appropriasse dei suoi simboli. Molti hanno invece stigmatizzato il comportamento di San Precario, che ostinatamente si celava dietro una maschera e rifiutava di svelare il proprio nome. Lui, il fondatore, che nemmeno ha un volto.

Poi, l’estate: il PV nazionale, ancora lungi dall’organizzare il suo primo congresso, ripesca l’idea di una nuova manifestazione nazionale contro Berlusconi. Un nuovo NO B DAY. Un modo per riaffermare l’identità del movimento e, allo stesso tempo, per gridare più forte “Vai via” a Berlusconi, che ancora piega il Parlamento con la Legge Bavaglio sulle Intercettazioni mentre scoppia lo scandalo P3. E’ Agosto e prima che l’idea del NO B DAY 2 sia messa nero su bianco, ecco spuntare Paolo Flores D’Arcais, fine intellettuale ma con la tendenza politica a dividere più che unire. D’Arcais lancia l’idea di una manifestazione nazionale contro B. che “andasse al di là” della formula “giovanilistica” del No B DAY 2. E subito ecco pronto l’appello dei numi tutelari dei movimentisti, Margherita Hack, Andrea Camilleri e Don Gallo. I quali certamente rispondono con entusiasmo all’iniziativa di D’Arcais, pensando sia rivolta senza secondi fini alla medesima platea che si riunì lo scorso 5 dicembre. E invece i Viola la prendono male. Poiché – e siamo già a Settembre – gira una email fra i PV locali in cui si afferma che D’Arcais farà una manifestazione a sé stante, non targata PV, sempre il 2 Ottobre.

Versione PV Nazionale:

Qualche giorno fa parte una mail il cui contenuto, nelle intenzioni di chi l’ha inviata, dovrebbe rimanere riservato. Ad inviarla è tale Paola Giorgini di Ancona. Nella mail, la Giorgini spiega che Flores D’Arcais di Micromega chiede ai gruppi locali del popolo viola di aderire al suo appello e alla sua manifestazione, di inviare allo stesso Flores le adesioni dei gruppi entro poche ore (non importa dunque se condivise nelle assemblee) per lanciare sul sito di Micromega la notizia. Nella mail, la Giorgini spiega che questo porrebbe fine alle diatribe interne e consegnerebbe il popolo viola nelle mani di questa oligarchia autoreferenziale rappresentata dai referenti di questi gruppi locali. San Flores D’Arcais, in cambio garantisce copertura finanziaria (soldi) e supporto dei media (Il grande bluff di Micromega « Il Post Viola).

Versione PV Trentino (Eleonora Avi):

Ho contattato A TITOLO PERSONALE Margherita Hack prima, e PF D’Arcais subito dopo, per avere informazioni sull’appello di D’Arcais, in quanto non avevo e non ho alcuna intenzione di partecipare al NBD2, per i motivi che voi tutti sapete […] D’Arcais mi ha confermato che NON SI TRATTA DEL NBD2, che la sua manifestazione è proprio una cosa distinta dal NBD2, completamente AUTONOMA dal PV “nazionale” […] La mia impressione è che D’Arcais sia una persona estremamente pulita e corretta e gli ho creduto sulla parola […]Affinché la decisione fosse presa in maniera democratica, come sapete tutti, ciascun referente dei gruppi locali ha contattato, via telefono e e-mail, gli iscritti al proprio gruppo, creando così una vera e propria “assemblea straordinaria” mediatica. Ricevuto quindi l’ok (spesso unanime, in moltissimi gruppi) a procedere, ho contattato micromega per dare conferma e così ci è stata affidata la gestione di tutto (Facebook | GIUSTO PER CHIARIRE BENE LA SITUAZIONE…..UNA PICCOLA NOTA VIOLA!).
Il PV Trentino aggiunge che quella di D’Arcais “sarà una manifestazione di intellettuali e artisti e quindi, a maggior ragione, non si può fondere col NBD2, che invece è fortemente connotata dal punto di vista partitico”. Ora, cosa questo voglia dire non lo so. Però ci sono degli indizi. Ve li elenco:
  1. Mascia fa ancora parte del PV nazionale ed è nel giro IDV;
  2. D’Arcais ha offerto le colonne della propria rivista Micromega per una critica serrata ai difetti di IDV (personalismo, familismo e gestione patrimonialista, critiche che sinceramente condivido);
  3. D’Arcais ha spostato la manifestazione Artisti e intellettuali contro B. il 16 Ottobre, giorno della FIOM in piazza;
  4. D’Arcais è un vecchio trotzkista, il che necessariamente non è un demerito ma lo inquadra in un certo ambiente politico.
Che la bega PV-D’Arcais sia una riedizione della battaglia Italia dei Valori vs. ciò-che-rimane-di Comunisti Italiani – Rifondazione? O di quella fra i Movimenti e i Partiti (recente anche la discussione fra i Grillini e Claudio Fava sui finanziamenti dei 5 Stelle, secondo Fava provenienti dal ricavato degli spettacoli di Grillo)?
Di fatto avremo due manifestazioni contro Berlusconi. E questo a mio avviso logora la protesta. Il NO B DAY 2 rischia di deludere le aspettative: finora sono stati raccolti circa 4800 euro a fronte dei 40 mila che servono a organizzare l’evento. Mentre il 16 ottobre sarà tutto spesato da FIOM e D’Arcais. Una bella differenza. Forse era il caso di esser meno orgogliosi da una parte, e dall’altra bisognerebbe smetterla di infilare il proprio emblema e la propria etichetta su una moltitudine che rifiuta di farlo.
D’altronde, a detrimento di D’Arcais, vi è un precedente che risale alle primarie del PD. Allora, nelle mire del filosofo vi era la mozione di Ignazio Marino: D’Arcais offrì il suo appoggio al senatore in cambio di una seconda lista Marino con candidati scelti da D’Arcais medesimo. Marino naturalmente rifuitò. Difendendo il suo lavoro e quello dei volontari della campagna delle primarie che lo seguivano sin dall’inizio. Un brutto vizio quello di cavalcare l’onda altrui.
(P.S.: e infatti Marino ha aderito al NO B DAY 2).

Facebook si mobilita per Emergency. Io sto con Emergency, manifestazione nazionale, sabato a Roma.

Vignetta di Vauro I medici di Emergency arrestati ieri dalle forze di polizia afghane e dai servizi segreti inglesi ‘non hanno confessato’ un bel nulla. Il referente afghano, che è la fonte su cui il Times ha imbastito la notizia di ieri sera, ha smentito. Anzi, la notizia sul Times non è neppure stata corretta; su The Guardian non ci sono aggiornamenti rispetto alle notizie date ieri.

La rete si mobilita, in primis Facebook, con la creazione di decine di pagine in sostegno dei tre medici. Fra tutte, Io sto con Emergency, già a quota 12861 membri, con un messaggio di solidarietà ogni minuto o quasi.

Emergency organizza la mobilitazione: qui sotto i dettagli della manifestazione nazionale che si terrà a Roma sabato prossimo per chiedere la liberazione di Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. Emergency invita tutti ad “evitare azioni personali o di gruppo che offendano chicchessia o che possano mettere a rischio i contatti che Emergency sta attivando per far liberare i 3 operatori”. Intanto Frattini torna a contestare le dichiarazioni di Gino Strada, ‘sono attacchi politici’. Ma a chi giovano gli arresti di sabato scorso? Strada non è ben visto da Karzai, già dal caso Mastrogiacomo, il giornalista del CorSera rapito in Afghanistan anni or sono. All’epoca dei fatti i due giunsero ai ferri corti per l’arresto da parte delle autorità afghane di Hanefi, il funzionario locale di Emergency che mediò per la liberazione di Mastrogiacomo. La politica di Emergency di soccorrere entrambe le parti in conflitto non va giù al presidente afghano. Forse neppure agli USA.

sito di emergency: http://www.emergency.it
profilo su facebook: http://www.facebook.com/#!/emergency.ong?ref=nf
profilo su twitter: http://twitter.com/emergency_ong/

Questi i dettagli della manifestazione di sabato e il link dove firmare la petizione a favore della liberazione dei tre medici.

SABATO 17 – ore 14,30
Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY

Se non ora, quando? Verso la manifestazione plurima del 13 Marzo. Popolo Viola, PD, IDV, Radicali, Sinistre.

“Se non ora, quando?”, titola oggi il sito de Il Popolo Viola. Dopo decreto ad listam e legittimo impedimento, la manifestazione del 13 Marzo mostrerà la vera piazza al (finto) premier. La piazza che si auto organizza, che si auto mobilita, che non ha “capo” ma un corpo di tantissime teste. Questo è il Popolo Viola. Scenderà per le vie di Roma insieme a PD, a Italia Dei Valori, Radicali e quel che resta della Sinistra. Sarà una novità, questo assemblarsi di opposizioni parlamentari e opposizioni movimentiste. Tanto che qualcuno mugugna.
Una intervista comparsa su Libero del non-rappresentante del Popolo Viola, Enrico Peones, protagonista – questo sì – del presidio a Montecitorio, ha provocato una intensa discussione sul web. A incendiarla ci hanno pensato quelli di Libero, attribuendo a Peones la carica di rappresentante del Popolo Viola – ma a quale titolo? è forse stato eletto?, queste alcune delle obiezioni – il quale si è espresso in maniera critica (e perché no? la critica è la pratica della ricerca della verità) verso le dichiarazioni strampalate di Antonio Di Pietro, il quale, l’indomani della firma del decreto salva liste, invocava l’impeachment, giuridicamente parlando, nel nostro ordinamento, una “fesseria”. Ma Di Pietro non è nuovo alle sparate, e Peones, nell’intervista, si è limitato ad osservare l’inopportunità di una simile dichiarazione:

“Non condividiamo la reazione di Di Pietro nel modo più assoluto. Il leader dell’Idv è stato molto violento nelle sue dichiarazioni e anche molto pericoloso.”
Perché pericoloso?

“Perché le sue dichiarazioni sono arrivate in un momento particolare. Dopo la firma di Napolitano i cittadini sono scesi in piazza, c’era gente che piangeva che sentiva il peso di questa forzatura antidemocratica e della situazione provocata da questo governo. Abbiamo ricevuto tante mail, telefonate e in quel momento le dichiarazioni di Di Pietro, che parlava di intervenire contro un golpe, è stata veramente irresponsabile. Il presidente deve essere difeso e, invece, si è fatto il gioco del premier dimenticando che il dittatore è lui. Di Pietro è caduto in una grossa contraddizione rispetto all’obiettivo delle critiche.”
Tra l’altro in Italia l’impeachment non esiste.
“Appunto, non è un istituto previsto dal nostro ordinamento. Si tratta solo di una parola conosciuta dopo scandalo Clinton negli Usa.” (fonte: Popolo viola contrario al decreto salva-liste ma pure a chi attacca il presidente: “Napolitano va difeso” | tiscali.notizie).

L’analisi di Peones è certamente condivisibile quando avverte che la dichiarazione di Di Pietro sposta l’attenzione da Berlusconi, l’autore del decreto dello scandalo, a Napolitano, mero firmatario con vocazione suggeritoria, avendo egli la sola intezione di evitare lo scontro istituzionale. Meno condivisibile è la supposta pretesa di Peones di parlare a nome di tutti: il “non condividiamo”, se realmente espresso, non può che essere riferito a sé stesso e a sé medesimo.
Quel che desta sorpresa è la reazione di certa parte del più ampio movimento: subito sono fiorite le pagine Facebook, come quella titolata “Enrico Peones non è il mio rappresentante viola”, poi chiusa. Quindi ci ha pensato Beppe Grillo:

    • Se il PDL fa il suo mestiere, il PDmenoelle fa la spalla. Totò e Macario, Gianni e Pinotto, Stanlio e Ollio, PDL e PDmenoelle. Napolitano non si tocca, è il padre di Bassolino, lo zio di D’Alema, il fratello gemello di Scalfari e dei suoi editoriali presidenzialisti, il nonno degli autoeletti rappresentanti del Popolo Viola
    • Enrico Peones a nome del Popolo Viola: ” Se il presidente lo ha firmato (il decreto, ndr) evidentemente lo è (costituzionale, ndr). Non condividiamo la reazione di Di Pietro nel modo più assoluto. Il leader dell’Idv è stato molto violento nelle sue dichiarazioni (nei confronti di Napolitano, ndr) e anche molto pericoloso

Ma quale pericolosità ha Enrico Peones e il suo “non condividiamo”? Verrebbe da titolare: “chi attacca Di Pietro muore (veramente)”. Nel Popolo Viola, tutte le opinioni hanno diritto di esistere, ma anche di essere criticate. Il Popolo viola rifiuta di darsi una organizzazione, quindi di strutturarsi gerarchicamente, per essere, fino in fondo, movimento “dal basso”:

Il Popolo Viola si disassembla e assembla ogni giorno, in merito a ciascuna delle battaglie che si portano avanti. Il Popolo Viola sceglie di essere indifeso dalla possibilità di essere frainteso perché non esserlo vorrebbe dire andare contro i principi che ci accomunano tutti, ovvero la libertà di espressione, la responsabilità delle proprie azioni ed il rispetto delle regole. Sono felice di avere opinioni in comune con molte persone del Popolo Viola, ma sono entusiasta quando ne ho altre in disaccordo (fonte: Il blog di Raffaele Pizzari: Discussione sulle dichiarazioni di Peones).
Perché questa pretesa di omogeneità di opinione? Bisogna essere antiberlusconiani senza macchia, quindi la logica prevede che l’antiberlusconiano sia un dipietrista convinto, che plaude all’ex pm, che odia il PD (PDmenoelle), che pende dalle labbra di Santoro e Travaglio. Naturalmente, tutto ciò che si allontana da questo quadro idilliaco, tutto ciò che contrasta con il manuale del perfetto antiberlusconista, deve essere annullato. Invece no. Peones ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione, impiegando – al massimo – il plurale majestatis.

Intanto, per sabato 13, il Popolo Viola sta organizzando una rete di protesta che sconfina all’estero. Seguire sul sito!

    • Gli eventi di questi giorni dimostrano che siamo realmente in un momento di emergenza democratica. L’uso strumentale del decreto legge da parte del governo per tutelare gli interessi di parte o di pochi (non l’esercizio democratico del voto, altrimenti della sanatoria avrebbero beneficiato le altre liste escluse, come ad esempio i radicali) ha rappresentato un momento di grave lacerazione istituzionale per il nostro Paese.
    • L’approvazione del Legittimo Impedimento alla Camera ed il suo eventuale via libera al Senato nei prossimi giorni sono altri segnali di un governo che pensa di utilizzare le istituzioni democratiche legiferando per risolvere i problemi di una persona o delle sue liste elettorali.
    • Tutto ciò accade nel momento in cui vengono eliminati gli spazi di libera informazione, come dimostra la decisone del Cda Rai di mettere il bavaglio ai talk show di approfondimento politico, pur di non applicare ad essi le regole della par condicio.
    • Ci domandiamo se non ora quando sia il momento delle responsabilità, ciascuno nel suo rulo e funzione: noi cittadini indignati per l’attacco alle regole democratiche e la chiusura di spazi di informazione, i partiti come difensori nelle istituzioni di delle regole costituzionali.
      Se non ora quando dovremmo scendere in piazza, tutti insieme, per manifestare la necessità di difendere la nostra Costituzione e le istituzioni che essa rappresenta?
    • Per tutto questo invitiamo a continuare la mobilitazione permanente che il Popolo Viola ha inziato fin dal 4 febbraio con il Presidio Permanente a Montecitorio, proseguita il 27 gennaio con la bella manifestazione di Piazza del Popolo e con le iniziative ed i sit-in di questi giorni.
    • Il 13 marzo si può trasformare in una giornata di mobilitazione straordinaria con tanti NODI (che comunicheremo con specifica nota) rappresentati da iniziative e presidi in molte città italiane e quattro manifestazioni HUB, alcune delle quali promosse direttamente dal Popolo viola ed altre (di cui condividiamo le preoccupazioni e lo spirito) promosse da altre forze democratiche
    • Ribadiamo il nostro invito alla società civile tutta, cittadini, utenti in rete, associazioni e partiti, un impegno di responsabilità democratica, rimanendo uniti in questo difficile momento di emergenza democratica.