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Riconteggio Piemonte: Cota è (quasi) senza speranza

Riconteggio Piemonte, dove eravamo rimasti? Cota praticamente non è più il Presidente della Regione: non è una predizione, è matematica. Il sito del Comitato per il Riconteggio è l’unico organo di informazione con la situazione riconteggio aggiornata. Fatti i dovuti calcoli, Bresso avrebbe 1.033.326 voti, Cota 1.027.739. Ergo, Cota è giù dalla sedia. Certo, sul riconteggio pende il ricorso della Lega in Consiglio di Stato. Motivo: la Lega contesta l’interpretazione del Tar circa l’assegnazione dei voti di lista al candidato correlato. Secondo il Tar, l’elettore avrebbe dovuto esplicitamente crociare anche il nome del candidato e non solo quello della lista, indi per cui i voti dati alle sole liste fraudolente non possono essere ritenuti validi per il candidato governatore. Da ciò è nata l’esigenza del riconteggio. Per i leghisti, tutta la procedura è nulla poiché l’interpretazione data alla legge elettorale dal Tar è errata. L’elettore, votando per la lista, ha comunque anche scelto il candidato.

In ogni caso, questa la situazione aggiornata ad oggi, 12 ottobre 2010:

Provincia di Alessandria:

Provincia di Asti:

Provincia di Biella:

Provincia di Cuneo:

Provincia di Verbania:

Manca solo la provincia di Torino.

(fonte immagini: http://www.riconteggioinpiemonte.info/index.php).

cota

Regionali Piemonte, è caos riconteggio: scomparsi alcuni scatoloni con le schede dei voti. Ma Cota rischia

Siamo all’ostruzionismo giudiziario: questa è la strategia difensiva di Roberto Cota, governatore sub judice del Piemonte. Il riconteggio è stato concluso ad Asti, dove le doppie croci sulle liste illegittime di Scanderebech e dei Consumatori e sul nome di Cota sono soltanto il 13% delle preferenze raccolte (un totale di 529 voti, di cui ritenuti validi al riconteggio solo 68). Cota ha già perso 461 voti.

Ma a Biella e ad Alessandria il difensore di Cota, Procacci, ha sollevato diverse obiezioni: sulla mancanza dei verbali, sull’uso di uno scotch trasparente per i sigilli che non garantirebbe la permanenza di firme e timbri sugli scatoloni, per l’assenza di un sigillo su un sacco di juta contenente le schede. Tutte eccezioni respinte dalla Camera di Consiglio del Tribunale che hanno però avuto lo scopo di rallentare i lavori. Un dato però è emerso:

solo il 10% delle schede presenta la doppia croce, il rimanente 90% ha soltanto un segno sulle liste di Scanderebech e dei Consumatori (Schede scomparse Riconteggio a rischio- LASTAMPA.it).

Cota lamenta anche la scomparsa di 200/300 voti a Biella. Dinanzi a un fatto tanto grave, pare che non si sia mosso nulla: sempre Procacci ha minacciato di bloccare il riconteggio, che tanto – a loro parere – è inutile poiché la sentenza del Tar è contraria alla legge. Su questa eccezione si pronuncerà il Consiglio di Stato il 19 Ottobre prossimo. Il secondo grado amministrativo dovrà dirimere il seguente quesito:

  • Il Tar ha annullato le liste consumatori e Scanderebech; è stato ordinato il riconteggio per verificare quanti elettori, accanto al voto di lista, avevano espresso in modo esplicito anche un voto per Cota, quindi:
  1. Opinione Cota: la legge elettorale dice che il voto per un candidato si può esprimere anche crociando soltanto il simbolo di una delle liste a lui collegate; se un elettore delle due liste coinvolte avesse voluto scegliere un candidato diverso da Cota, avrebbe potuto farlo esprimendo il cosiddetto «voto disgiunto». Se non lo ha fatto, dicono i legali del governatore, è perché la sua intenzione di voto era chiara;
  2. Opinione Bresso: la preferenza per Cota espressa attraverso il voto per una delle liste giudicate illegittime non è valida, proprio perché la sentenza del Tar ha cancellato le liste (fonte: Regionali, tutti i dubbi sul riconteggio- LASTAMPA.it)

Pensate che solo i legali di Cota facciano ostruzionismo? No, ci ha pensato anche Chiamparino, il quale, nelle sue vesti di sindaco, non ha sborsato i soldi per pagare il trasporto delle schede da una via all’altra di Torino. Un paradosso: il Chiampa è deciso di attendere la decisione del Tar in merito all’istanza dei legali di Bresso su chi deve sostenere le spese per il riconteggio. Fino a tale date le schede non si muovono dal deposito del Tribunale.

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Regione Piemonte, nessuno intende pagare il riconteggio voti

Non si diceva pure che chi sbaglia paga? Oggi non è più così, stando a sentire il Ministero della Giustizia: il riconteggio dei voti in Piemonte, dopo la sentenza del Tar che ha annullato due liste collegate a Roberto Cota presidente di Regione, costerà la bellezza di 350.000 euro che nessuno vuole pagare, né il Consiglio Regionale, né il Ministero.

  1. spese di trasporto delle schede dal magazzino regionale di Chieri a una scuola torinese;
  2. adattamento locali;
  3. vigilanza;
  4. pagamento straordinari ai dipendenti.

I punti 1, 2, 3 incidono per circa 180.000 euro; il punto 4 per circa 168.000. Chiaro?

Si cercano volontari…

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Cota contro il Tar, vince il Tar. Il giro di parole del Tg1 per non dirlo

Il ricorso con il quale Roberto Cota ha impugnato la decisione del Tar del Piemonte sul riconteggio dei voti delle liste fraudolente è stato rigettato. Sei pagine, dicono le agenzie, in cui la V sezione ha così liquidato la richiesta di sospensiva del verdetto del giudice amministrativo:

non c’è motivo di sospendere l’ordinanza del Tar che ordinava il riconteggio perché “non sussistono allo stato attuale gli estremi del danno grave e irreparabile asseritamente derivante dall’esecuzione del dispositivo impugnato, atteso che esso non é in grado di paralizzare o anche solo di ostacolare il corretto funzionamento degli organi della Regione Piemonte” (asca.it).

Insomma, poche parole e chiare. No alla sospensiva; il riconteggio non paralizza un bel nulla. Poco fa la versione – tutta da leggere – del Tg1:

Lo trascrivo, perché è esilarante: “Rigettata la richiesta di sospensiva della decisione con cui il Tar ha ordinato il riconteggio di circa 15mila schede elettorali delle ultime elezioni regionali. Ora si attende la pronuncia sul merito”. Un triplo salto mortale, non c’è che dire. Proviamo a tradurlo, per capire la portata delle omissioni operate nel modo di dare una notizia del genere: rigettata la richiesta di sospensiva, avanzata dal neo-presidente Cota, della decisione con cui il Tar ha ordinato il riconteggio di circa 15mila schede elettorali delle ultime elezioni regionali, equivalenti a altrettanti voti attribuiti alle liste truccate che hanno permesso la vittoria di Cota medesimo. Ora si attende la pronuncia sul merito da parte del Tar, nella udienza del 7 ottobre prossimo, durante la quale sarà reso noto l’esito del riconteggio che potrebbe anche comportare la ufficializzazione di Mercedes Bresso presidente.

Scusate se è poco.

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Cota, il Tar decide per il riconteggio dei voti

Dopo una camera di consiglio durata fino all’una di notte, il Tar ha così deciso:

  1. ricorso Verdi Verdi, respinto;
  2. ricorso Consumatori e  lista Scanderebech: si va al riconteggio dei voti; occorre vedere quanti di questi voti sono andati alla sola lista e quanti invece sono stati dati espressamente a Cota. A prima vista, trattasi di puro cerchiobottismo giudiziario. Ma non dovrebbe già esser chiaro quali sono i voti della lista e quali sono quelli andati esclusivamente a Cota? Forse il giudice teme di trovare fra le schede attribuite alla lista anche indicazioni di voto alla presidenza; in tal caso, forse assolutamente residuale, il giudice potrebbe ritenerli validi. Nuova udienza per il 7 Ottobre (tempi biblici, insomma);
  3. ricorso lista Michele Giovine: il Tar rinvia al 18 Novembre prossimo venturo, dando 60 giorni di tempo ai ricorrenti per presentare querela per falso (ma non c’è già un procedimento in corso? a che serve la querela?).

[Aggiornato 16/07, ore 19.20]

Il bestiario del dopo sentenza:

Cota: sentenza incompensibile, io governo

Bresso: non si vince violando le regole

PD Piemonte, Davide Gariglio: come Pd abbiamo annunciato la massima disponibilità a collaborare al governo regionale per evitare che questa fase di incertezza, che capita in un periodo di grave crisi economica, possa arrecare danni alla nostra comunità (eh?);

UDC, deputato Delfino: le scomposte reazioni del presidente Cota, della Lega Nord e del Pdl alla decisione del Tar sui ricorsi elettorali confermano un deficit culturale democratico gravissimo. Per loro la giustizia esiste solo se gli da ragione, altrimenti non c’e’. La pronuncia del Tar e’ stata chiara e potra’ essere appellata, ma va rispettata fino a prova contraria. Il presidente Cota sapeva benissimo i rischi che correva stipulando accordi con le liste oggi cancellate ma, incautamente, pur di vincere, e’ andato avanti ed oggi ne paga le conseguenze. I riconteggi sono pienamente leggitimi;

Cota 2: per qualcuno non dovevo vincere

Cicchitto (PdL): la vicenda del Piemonte e’ incredibile. La sinistra, dopo aver perso le elezioni regionali, non essendo riuscita a ottenere il consenso popolare per governare la Regione, adesso cerca di ribaltare il risultato per via giudiziaria.

Le scomposte reazioni del presidente Cota, della Lega Nord e del Pdl alla decisione del Tar sui ricorsi elettorali confermano un deficit culturale democratico gravissimo. Per loro la giustizia esiste solo se gli da ragione, altrimenti non c’e’. La pronuncia del Tar e’ stata chiara e potra’ essere appellata, ma va rispettata fino a prova contraria. Il presidente Cota sapeva benissimo i rischi che correva stipulando accordi con le liste oggi cancellate ma, incautamente, pur di vincere, e’ andato avanti ed oggi ne paga le conseguenze. I riconteggi sono pienamente leggitimi
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Ricorsi Tar: attesa per Cota

Il Tar sta giudicando sui ricorsi contro le liste imbroglione delle scorse elezioni regionali in Piemonte. Non c’è stato rinvio. I giudici sono attualmente in camera di consiglio. La decisione è attesa in serata.

Si parla di decisione su uno solo dei due ricorsi, quello per le irregolarità delle liste Verdi Verdi e per la lista Scanderebech, mentre per il ricorso contro la lista “Pensionati per Cota”, di Michele Giovine, si prevede un rinvio al fine di consentire il sereno giudizio della magistratura ordinaria. Giovine è intervenuto poco fa, nel baillame delle dichiarazioni di fine udienza, per mezzo del proprio legale secondo il quale la perizia calligrafica della procura di Torino sarebbe grottesca: sosterrebbe infatti che la “stessa firma di Giovine sarebbe falsa”. L’udienza di oggi però non era limitata alla sola questione delle firme false di Giovine, sulle quali la procura non sembra aver alcun dubbio. Il Tar non sta decidendo sulla autenticità delle firme, bensì sulla ammissibilità della lista. Ed è proprio su questo fatto che si è concentrata la strategia difensiva dei legali di Cota, i quali hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale riguardo alla parte della norma elettorale che regolamenta la presentazione dei ricorsi stessi – articolo 83/11 del dpr 570/1960 – in cui si stabilisce che si può fare ricorso contro la proclamazione degli eletti:

“Con la sentenza 236 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma elettorale nella parte in cui non prevede immediatamente l’impugnazione degli atti preparatori alle elezioni […] L’impugnazione tardiva – ha dichiarato Procacci davanti al presidente del Tar Franco Bianchi – è una grave lesione del diritto dell’elettorato attivo. Va contro l’articolo 48 della Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini possono partecipare al voto e contro il principio di conservazione dell’espressione della volontà popolare. Inoltre va anche contro l’articolo 97 della Costituzione che sancisce il principio di buona andamento della pubblica amministrazione e quindi anche del governo regionale. Se si dovessero infatti rifare le elezioni così tardi questo creerebbe un danno alla Regione e ai suoi cittadini” […] La controparte invece – conclude l’avvocato di Cota – impugna l’atto di proclamazione degli eletti ma in realtà si riferisce a vizi di ammissione delle liste. Avrebbe dovuto farlo prima. Se uno è effettivamente parte lesa il ricorso lo deve fare subito e non aspettare con opportunismo alla finestra l’esito delle elezioni (Piemonte/ Legale Cota: Ricorsi tardivi grave lesione diritto voto – Politica – Virgilio Notizie).
I ricorsi – secondo la difesa Cota – sarebbero “tardivi”.  Secondo questa ottica, se si ha notizia di irregolarità nella presentazione delle liste ma oramai le elezioni si sono svolte, non è possibile fare ricorso. Se un governatore venisse eletto con l’appoggio di una lista che ha barato, anche quando ciò sia dimostrato incontrovertibilmente, i ricorsi non sarebbero ammissibili. Per dimostrare la incoerenza del teorema, potrei qui citare il caso Molise della precedente tornata elettorale (2004), e invece no. Se ne è già parlato altrove e persino un numero di volte francamente eccessivo. Lascio a voi l’incombenza.
Bresso, in serata, si è detta fiduciosa, ma non si sa perché. D’altronde, anche nel caso Cota venga deposto, Bresso non sarà della partita: è Chiamparino il candidato ombra per il PD.
Sitografia:
bresso_cota_ricorsi

Cota, il Tar rinvia la decisione al 15 Luglio

Roberto Cota è ancora il governatore del Piemonte, eletto a Marzo con uno scarto di circa 10.000 voti. Una parte di essi, sarà la magistratura amministrativa e ordinaria a stabilirlo, potrebbe essere stata raccolta da liste irregolari. Oggi il Tar avrebbe dovuto decidere se le liste di Scanderebech e dei Verdi Verdi collegate a Cota erano tali. Ma ha deciso per il rinvio. Ufficialmente per ‘acquisire i documenti di accettazione delle liste depositati presso le prefetture e gli otto tribunali provinciali del Piemonte'; la decisione ha l’effetto di accorpare i ricorsi in una data sola. Il Tar il 15 Luglio deve infatti decidere anche sul caso della lista ‘Pensionati per Cota’, la lista di Michele Giovine sotto indagine da parte della magistratura ordinaria per falso in atto pubblico (diciotto firme false su diciannove).

Gli avvocati di Cota puntano a far slittare la decisione del Tar a fine estate, o a Settembre, con lo motivazione che il ricorso di Bresso consta di ben 700 pagine, troppe per essere lette e studiate entro il 15 Luglio. Cota accusa Bresso di incoerenza per la rinuncia a uno solo dei due ricorsi, contrariamente a quanto avrebbe assicurato ella stessa nel contestatisimo incontro che ebbe con Cota all’indomani della sconfitta per ottenerne l’appoggio nella elezione a presidente del Comitato delle regioni in sede Ue. Carica che perderebbe se le elezioni si dovessero rifare. Bresso sarebbe inoltre disposta a farsi da parte nel ruolo di candidata del centro-sinistra, lasciando strada aperta al sindaco di Torino, Chiamparino.

Il Piemonte si appresta a divenire così campo di una battaglia legale che potrebbe ridefinire gli equilibri romani, soprattutto interni al PdL. Che farà la Lega dopo un eventuale accoglimento del ricorso? Cota potrebbe dimettersi subito, senza giocarsi il tutto in Consgilio di Stato, ma potrebbe gettare a mare l’alleanza con il PdL puntando tutto sulla amoralità della partitocrazia ‘romana’ rappresentata dal partito del predellino. In cui Fini avrebbe poi buon gioco a insediarsi nelle crepe dell’alleanza con la Lega. E nel PD? Finirebbe finalmente il rebus sulla collocazione all’interno del PD: l’elezione a governatore metterebbe la parola fine alle sue ambizioni in fatto di leadership di partito o di coalizione.