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Governatori seriali Formigoni ed Errani, pietra tombale del Tar sui ricorsi

Capitolo Governatori seriali, alias Formigoni ed Errani: il Tar ha deciso lo scorso 17 Settembre della causa fra Giovanni Favia e Vasco Errani (Emilia-Romagna). Il ricorso era stato presentato dal Movimento 5 Stelle sia contro Formigoni che contro Errani. Entrambi sono stati bocciati. Medesima decisione da due tribunali diversi. Più volte su questo blog si era sostenuto la validità dell’interpretazione della immediata applicabilità dell’art. 2 comma 1, lett.f) della legge 165/2004 (formulata da giuristi del calibro di Valerio Onida e Vittorio Angiolini). Per una summa degli interventi precedenti, vi rimando a questo post.

Il Tar ha demolito il pilastro fondante della predetta via interpretativa che contemplava nel comma 1, lett. f, il cosiddetto divieto di terzo mandato, diveito che avrebbe impedito ai due Governatori anche solo di ricandidarsi alla carica. In particolare, per il Tar:

  1. E’ EVIDENTE IL RICHIAMO ALLA LEGISLAZIONE ATTUATIVA REGIONALE: solo per l’ipotesi di cui alla lettera f), a differenza delle precedenti previsioni di cui alle lettere a), b), c), d) ed e), il legislatore statale ha inteso dover ripetere il richiamo alla legislazione regionale attuativa (“sulla base della normativa regionale attuativa in materia”) che già risultava sia dall’art. 1 che dal primo comma dell’art.2, e tale espressa specificazione non può essere ignorata dall’interprete. Con tale inciso il legislatore ha voluto espressamente individuare il dies a quo nell’applicazione del principio di cui alla citata norma nelle prime elezioni successive all’avvenuta ricezione della norma de qua da parte della legislazione delle singole regioni. In breve, all’adozione della legge elettorale regionale. Il legislatore ove avesse voluto disporre l’immediata applicazione della norma, avrebbe dovuto espressamente disporlo, e non certo qualificare la norma come norma di principio – non solo nella rubrica dell’articolo ma anche nel testo dello stesso – subordinandone, poi, l’efficacia all’adozione della legge di ricezione della Regione.
  2. LA NORMA AFFERISCE ALLA MATERIA ELETTORALE, NON GIA’ ALLA MERA ELEZIONE DIRETTA: La stessa Corte Costituzionale (Corte Cost.n.203/03) ha, infatti, più volte affermato che la disciplina delle cause di incompatibilità ed ineleggibilità afferisce al “sistema di elezione”, secondo l’espressione utilizzata dall’art. 122 Cost., ossia alla materia elettorale. Proprio l’afferenza delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità alla materia elettorale, in relazione alle quali è dettato il principio di cui all’art.2, lett. f, legge 165/2004, impone una interpretazione dell’inciso della medesima lettera (“sulla base della normativa regionale adottata in materia”) come riferito non all’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale (come sostenuto dal ricorrente) bensì alla disciplina delle incompatibilità ed ineleggibilità e, più in generale, alla materia elettorale.
  3. L’ART. 2 l. 165/2004 E’ INAPPLICABILE PER MANCANZA DELL’OGGETTO DELLA LEGGE: la Suprema Corte, seppur in termini di obiter dictum, con la decisione n.4327 del 1.1.2005, ha affermato l’inapplicabilità “per mancanza del suo oggetto, vale a dire della legge regionale, cui compete la disciplina in materia della legge n.165 del 2004.
  4. LA NORMA NON E’ ESAUSTIVA DI TUTTE LE FATTISPECIE: Si osserva, ancora, che il testo della citata lettera f), dell’ali. 2 1. 165/2004, benché molto chiaro e dettagliato, non affronta tutti gli aspetti che in concreto possono evidenziarsi, ed in particolare tace- e tale lacuna denuncia la necessità di una norma attuativa,- sulla mancanza dei mandati anzitempo conclusi […] Anche la forma elettorale, ossia la elezione diretta a suffragio universale del Presidente regionale potrebbe non essere adottata dallo statuto regionale (art. 122 ultimo comma della Costituzione).

Di fatto, la legge elettorale regionale è necessaria affinché il divieto di terzo mandato possa avere effettività. Al contempo, se ne deduce che una legge elettorale che non contempla il divieto di terzo mandato, in un regime di elezione diretta del Presidente della Regione, confligge con l’art. 2, comma 1, lett. f della legge 165/2004. Di fatto, è stato creato un sistema in cui si premia il comportamento omissivo del legislatore: basta non fare mai una nuova legge elettorale regionale per essere liberi da qualsiasi limite di numero di mandati. Abbiamo concepito, primi al mondo, la figura del Governatore Seriale.

Lista Formigoni, respinto il ricorso. Elezioni Lombardia a rischio posticipo.

Come era previsto, l’Ufficio Centrale della Corte d’Appello di Milano, tornato a pronunciarsi sulla ammissione o meno della lista di Formigoni, ha ribadito il proprio giudizio sulle irregolarità nelle firme raccolte. Formigoni è ancora una volta “fuori” dai giochi. Ora cosa accadrà? Proviamo a immaginarlo:

  1. Con una buona dose di probabilità, i pidiellini lumbard ricorreranno al Tar:
    Il vice coordinatore regionale del Pdl, Massimo Corsaro, annuncia l’intenzione di ricorrere al Tar, dopo il rigetto del ricorso presentato dalla lista di Roberto Formigoni per chiedere la riammissione alle elezioni regionali. “Questa decisione -spiega Corsaro- è stata presa dalle stesse persone che avevano deciso due giorni fa e quindi, in qualche modo, poteva essere attesa. Adesso ricorreremo al Tar e siamo molto sereni sulla decisione finale”. “Adesso ne parleremo con il presidente Formigoni, ma l’unico rimedio contro questa decisione è il ricorso al Tar. Sappiamo che abbiamo ragione” dichiara Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda (Lista Formigoni, respinto il ricorso | Milano la Repubblica.it). Lo faranno comunque anche se sanno di aver truccato le firme. Insieme al ricorso al Tar, probabilmente verrà chiesta la sospensiva dell’iter delle elezioni regionali al Prefetto, in attesa della pronuncia del Tribunale Amministrativo, che potrebbe arrivare troppo a ridosso del voto.
  2. Secondo scenario, di scarsissima probabilità: rinuncia all’ulteriore ricorso al Tar. Formigoni è escluso dalle elezioni. Il voto avviene regolarmente il 28-29 Marzo. Formigoni non potrà essere rieletto presidente della Lombardia.
  3. Terzo scenario: il PdL ricorre al Tar il cui verdetto giunge in tempi strettissimi. Se la lista di Formigoni verrà ritenuta regolare, probabilmente, sull’emozione suscitata dalla riammissione, la stessa otterrà un plebiscito bulgaro al voto del 28-29 Marzo. Ma, poco dopo, il Tar si pronuncerà sul ricorso UDC-Radicali contro il terzo mandato del Governatore Seriale con il rischio delle immediate dimissioni del Governatore e lo scioglimento del Consiglio Regionale, ai sensi dell’art. 126 della costituzione.
  4. Quarto scenario: il Tar giudica in tempo per il voto nel senso della riammissione. Formigoni è eletto, ma l’ulteriore ricorso dei Radicali al consiglio di Stato, dà ragione a questi ultimi con la conseguenza delle dimissioni del Presidente e lo scioglimento del Consiglio Regionale. Il governo affida allo stesso ex presidente Formigoni la gestione amministrativa straordinaria nell’interesse dei cittadini.
  5. Quinto scenario, fantapolitico: Maroni viene portato in una stanza di Palazzo Chigi, convinto con la forza a metter mano a un decretino d’urgenza con il quale si salva “capra e cavoli”, Formigoni in Lombardia (e con esso i voti della Lega, che rischiano di rimanere senza candidato), nonché la Polverini nel Lazio, vittima della medesima sorte:
Ignazio La Russa minaccia: “Non vorrei fare la parte dell’eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto’ (‘Respinto ricorso di Formigoni Polverini, attesa per lista Pdl La Russa minaccia Bonino: “No a solidarietà” – Italia – l’Unità.it).
Tutto ciò lo affermo, visti e considerati i precedenti storici:
    • Nel 2000 le regionali in Molise furono annullate dal Tar, e si tornò a votare l’anno dopo. Nel 2005 quelle della Basilicata furono rinviate, a tre giorni dal voto, perché una sentenza amministrativa aveva riammesso una lista prima esclusa. E sempre nel 2005, e anche in quella occasione nel Lazio, l’esclusione della lista di Alessandra Mussolini fu al centro di un querelle giuridica che arrivò al consiglio di Stato, che infine la riammise.
    • Il primo marzo 2000 i giudici del Tar di Campobasso, ritennero fondata la denuncia di irregolarità nelle elezioni che si erano svolte in aprile. A vincere era stato Giovanni Di Stasi (Ds). In particolare, era stata ammessa al voto una lista dei verdi e dei Comunisti Italiani che non avevano l’autentica delle firme di presentazione. Il consiglio di Stato, nel giugno del 2001 confermò la sentenza, precisando che “la partecipazione delle liste che avrebbero dovute essere escluse ha inciso sull’esito elettorale”.
    • Il consiglio regionale venne quindi sciolto ed il governo affidò allo stesso ex presidente Di Stasi “la gestione amministrativa straordinaria nell’interesse dei cittadini”.
    • A Potenza, invece, la riammissione della lista di Unità Popolare, esclusa in un primo momento per mancanza di un modulo nella presentazione, costrinse il prefetto a firmare, a tre giorni dal voto, un decreto con il quale le elezioni regionali in Basilicata furono rinviate di 15 giorni, dal 5 e 6 aprile al 17 e 18. Questo perché la decisione del Consiglio di Stato di riammettere la lista era giunta a ridosso del voto, e non aveva permesso ai candidati di svolgere la campagna elettorale.

    • A Potenza, invece, la riammissione della lista di Unità Popolare, esclusa in un primo momento per mancanza di un modulo nella presentazione, costrinse il prefetto a firmare, a tre giorni dal voto, un decreto con il quale le elezioni regionali in Basilicata furono rinviate di 15 giorni, dal 5 e 6 aprile al 17 e 18
    • sempre alle regionali del 2005, le elezioni nel Lazio furono segnate dal cosiddetto “Laziogate”, quando si scoprì che alcune firme a sostegno della lista “Alternativa Sociale” di Alessandra Mussolini erano state falsificate
    • La lista fu quindi esclusa dalla competizione per mancanza del numero necessario di firme. Il ricorso al Tar del Lazio della Mussolini fu rigettato, ma il Consiglio di Stato riammise la lista, non entrando nel merito della questione, ma stabilendo che fino a prova contraria le firme erano state in un primo momento accettate dall’ufficio elettorale e quindi valide.