Rai per una notte, (e)versione di Annozero

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Rai per una notte, la trasmissione completa della (e)versione di Annozero andata in onda ieri e “dimenticata” dal Tg1.

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Rai per una notte, (e)versione di Annozero

Rai per una notte, 25 Marzo, ore 21, la diretta streaming su Yes, political!

“Nell’inchiesta di Trani è stato intercettato il presidente del Consiglio ed è scandaloso che questo possa accadere in un Paese come il nostro. Dovete dirmi in quale altra democrazia questo accada, in quale tv di Stato si possa essere sottoposti a processi senza dare la possibilità di difendersi di fronte alle terribili accuse del signor Travaglio”, è “barbarie, un’inciviltà, che si possa essere processati in una qualunque tv, ma soprattutto in una tv pubblica pagata con i soldi di tutti”.

Con queste frasi un (finto) premier arrabbiato, nervoso, ha condito l’infelice serata al padiglione della Fiera del Levante di Bari. L’uomo trema. E’ accerchiato dai suoi, prima che dai giudici. La Lega Nord tracimerà, facendo del PdL un sol boccone, nel Veneto e in Lombardia e forse anche in Piemonte.

E lui, che fa? Attacca la magistratura. Attacca Travaglio. Attacca l’informazione. Nonostante essa sia stata messa a tacere. Studiava da tempo come mettere il bavaglio ai “chiacchieroni” di Annozero. Ci è riuscito, a forza di pressioni, a forza di telefonate. L’alibi, il regolamento della Vigilanza Rai. I complici, il CdA, la Vigilanza, di nuovo il CdA, il direttore generale, e via discorrendo.

Ma il 25 Marzo, la libertà d’informazione risorgerà. I nuovi media stanno preparando una imboscata alla televisione, la vecchia antiquata, elitaria televisione. Con una manifestazione completamente finanziata grazie alla raccolta delle donazioni dei cittadini (ieri sera l’annuncio di Santoro del raggiungimento dei 50.000 contribuiti richiesti per allestire l’evento), FNSI, USIGRai, la redazione di Annozero daranno vita a una storica alleanza fra blog, tv indipendenti, giornali contro la concentrazione del potere mediatico nelle mani del Padrone. Un vero e proprio attacco al cuore del sistema Berlusconi, il controllo dei mezzi di informazione.
Lui, che ha occupato in questa ennesima campagna elettorale tutti gli spazi televisivi disponibili, telefonando in diretta a Uno Mattina, piuttosto che a Mattino Cinque, riempiendo di dichiarazioni la stampa, ricevendo in grazia dal fedele Minzolini le aperture degli ultimi quattro Tg1 delle 20.

Yes, political sceglie di divulgare la diretta streaming di Rai per una notte. Sceglie di far parte di questa alleanza senza capi, di questo popolo senza volto (ma dal colore viola), che cerca di resistere alla terribile macchina della propaganda berlusconiana.

Da domani, ore 21.

Raiperunanotte, 25 marzo ore 21. Contro il bavaglio Rai.

Guarda la diretta streaming su Yes, political!

rai per una notte

Stiamo preparando una serata davvero speciale, un SuperAnnoZero che incrocerà la piazza, la rete e la televisione per l’ultimo giovedì di campagna elettorale: il 25 marzo alle ore 21. Così, mentre le tv di regime propineranno l’ennesimo stanco rito delle tribune politiche autogestite dai partiti, noi potremo raccontare liberamente tutto ciò che è accaduto in questo mese di vergognoso black out: le indecenze che il regime ha tentato di nascondere agli italiani che non leggono i giornali.

Per tre ore, dal Paladozza di Bologna, Michele Santoro condurrà “Raiperunanotte” davanti a migliaia di persone riunite nel palazzetto fino a riempirlo (e, se ce ne saranno di più, speriamo di riuscire ad allestire un maxischermo esterno), cioè una serata di vero servizio pubblico, con personaggi di vario orientamento politico, ma soprattutto con giornalisti, autori satirici, artisti e musicisti.

I primi nomi già sicuri sono, oltre a Michele e al sottoscritto, Giovanni Floris, Daniele Luttazzi e Vauro. Altri ve li comunicheremo nei prossimi giorni. Ovviamente saremo lì tutti quanti a titolo gratuito, ma per le spese di affitto del Paladozza e per i supporti tecnici abbiamo bisogno di voi, di un vostro piccolo contributo volontario. Michele Santoro ha lanciato un appello sul Fatto Quotidiano (sponsor della manifestazione) e in rete, sull’apposito sito http://www.raiperunanotte.it, per chiedere a tutte le persone interessate alla buona riuscita della nostra iniziativa di contribuire donando 2.50 euro per ciascuna e di far girare l’appello tra gli amici.

Chi vuole darci una mano deve andare sul sito http://www.raiperunanotte.it o su http://www.ilfattoquotidiano.it e cliccare sul riquadro rosso con la scritta PAYPAL: lì troverà le istruzioni per effettuare il versamento. Quando avremo raccolto l’importo complessivo che ci consente di coprire le spese della serata, avvertiremo tutti che ce l’abbiamo fatta e interromperemo la sottoscrizione.

Ci vediamo giovedì prossimo su tutti i siti, i blog e le tv locali che riprenderanno la serata e il cui elenco comunicheremo fra qualche giorno (ilfattoquotidiano.it sarà ovviamente in prima fila). Grazie a tutti, come sempre, di cuore.

Marco Travaglio

Raiperunanotte, 25 marzo ore 21 – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Finora ottomila le sottoscrizioni, ma per coprire tutte le spese dell’organizzazione (la troupe lavora in forma volontaria, senza alcun compenso), ne servono almeno altre 42.ooo. Se vuoi fornire il tuo contributo all’iniziativa, clicca qui:

rai per una notte, contribuisci

Spatuzza Day, le reazioni della stampa estera.

Ancora poca eco sui giornali e siti esteri: il Times titola su Amanda Knox, ma non su Spatuzza, così il NYT, mentre il The Washington Post non pare interessato alle vicende nostrane, a parte qualche cenno sull’Afghanistan e l’invio di 1000 soldati italiani.

Invece il The Guardian titola a grandi lettere, “Berlusconi colluso alla mafia in una corte di giustizia”, e parla vagamente delle dichiarazioni di oggi del pentito Spatuzza, senza un grande approfondimento, a onor del vero. Invece El Pais esce con un articolato commento sulla vicenda e titola: “Spatuzza coinvolge Berlusconi e Dell’Utri negli attentati mafiosi del 1993″ e cita il passaggio chiave delle dichiarazioni del pentito, l’incontro con il boss Giuseppe Graviano al bar Doney a Roma:

Spatuzza ricorda un incontro nel 1994 con il suo capo diretto a Roma: “Ho incontrato Giuseppe al bar Doney di Via Veneto, era felice come se avesse vinto la lotteria. Ci siamo seduti e disse che dovevamo uccidere un po’ di poliziotti per dare il colpo di grazia. Quello che abbiamo ottenuto era tutto quello che volevamo. E questo grazie alla serietà di quelle persone (Berlusconi e Dell’Utri, citati poco dopo) che avevano portato avanti questa storia, e non come quei quattro socialisti cornuti che avevano preso i nostri voti nel 1988 e 1989 e poi ci hanno fatto la guerra “, ha detto.[…]

I giudici vogliono confrontare ora la credibilità della testimonianza. Il processo d’appello di Dell’Utri continua a Palermo il giorno 11 di dicembre con le dichiarazioni del teste Giuseppe e Filippo Graviano tramite video conferenza.

La Rai, invece, nonostante il clamore per la vicenda, non ha apprestato né edizioni straordinarie, né dirette dall’aula bunker. Il vero servizio pubblico oggi lo ha fatto SkyNews24. L’UsigRai, in una nota del segretario Carlo Verna, si domanda perché il CdA si ostini a tenere RaiNews24 senza risorse. Perché oggi non hanno nemmeno dedicato un pezzo di trasmissione di approfondimento. addirittura il Tg1 delle 20 mette la vicenda Spatuzza come secondo titolo, dopo l’Afghanistan e l’invio di nuove truppe (notizia di ieri).

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    • «Un evento di cronaca giudiziaria cruciale anche per la politica. La deposizione di Spatuzza, l’intervista a Dell’Utri, che lo smentisce, i commenti sulla vicenda abbiamo potuti seguirli in diretta e/o in tempo reale sui siti dei più importanti quotidiani e sulla tv a pagamento. Dove era il servizio pubblico? Ad aspettare l’ora dei tg?»
    • segretario Usigrai Carlo Verna. «Essendo l’interrogatorio dibattimentale del pentito di mafia atteso da giorni, come mai non si è pensato ad allestire uno studio con ospiti in contraddittorio e diretta sulle tre reti generaliste – chiede ancora Verna -? Perchè a Rainews24, non vengono forniti mezzi e budget adeguati per poter svolgere la propria funzione di canale all news ed essere volano per le altre testate? Può essere la rete dedicata alle notizie 24 ore su 24 solo una foglia di fico per dire che la Rai è presente su eventi come il No B day previsto domani a Roma e snobbato dalle principali reti? Da una seria risposta a queste domande dipende, con la legittimazione o meno del servizio pubblico, anche il suo stesso futuro»

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Spatuzza implica a Berlusconi y a Dell’Utri en los atentados mafiosos de 1993

No alla Normalizzazione. No alla Lottizzazione. 19 Settembre. Una fascia rossa per la libertà d’informazione.

Mentre ancora si attende una risposta da Bersani sulle nomine di Raitre e sulla astensione del PD della pratica lottizzatoria, proposta che giunse da Ignazio Marino e che per lunghi giorni restò inascoltata mentre si susseguivano i nomi dei papabili alla direzione del terzo canale – Franceschini si è poi pronunciato a Genova ma a caso Raitre già esploso – la redazione del TG3 scrive un comunicato in cui chiede non sia messa in atto la tanto temuta normalizzazione della testata giornalistica, operazione che equivale a mettere la sordina a chi sta compiendo il proprio dovere di fare giornalismo.
La lottizzazione, contrariamente a quel che si dice – viene sempre negata dai diretti interessati – è pure una pratica istituzionalizzata. Una regola non scritta che il vecchio PCI barattò in cambio del decreto Berlusconi, quell’atto governativo che permise alla Fininvest di restare in onda contrariamente alle sentenze della Consulta. Ilprotagonista di quella decisione di accettare la proposta Craxi di uno spoil system a carico del PCI fu – udite udite – di Walter Veltroni. Chissà se ha tenuto conto di ciò nella sua recente rivalutazione dell’esule di Hammamet.

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    • "Nessuna ‘normalizzazione’ per l’informazione del Tg3". Il comitato di redazione del Tg3, con una nota, "respinge l’ipotesi di scelte liquidatorie del ruolo della testata
    • Le polemiche delle ultime settimane a cominciare dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, fanno pensare ad una tentazione di risolvere ‘l’anomalia Tg3′ da parte di alcune aree politiche
    • "A parlare per noi -continua il Cdr del Tg3- sono innanzitutto i nostri telespettatori in continuo aumento, con buona pace di chi trova il Tg3 ‘deviato’ o ‘noioso’
    • rivendichiamo con orgoglio le nostre scelte in un panorama informativo viziato da un conflitto di interessi non risolto e condizionato da un governo che ha più volte dichiarato di non gradire alcuna voce critica
    • Respingiamo il principio che la direzione del Tg3, e in generale qualsiasi nomina Rai, debba dipendere dall’esito di un congresso di partito".
    • è il consiglio di amministrazione a dover tutelare il pluralismo informativo, e compiere scelte basate su criteri professionali ed editoriali trasparenti.
    • Carlo Verna, segretario nazionale Usigrai condivide l’invito del vice presidente della commissione di vigilanza Giorgio Merlo: “Il cda scelga subito all’unanimità per il Tg3 e RaiTre. Ma è cruciale quel che afferma il CdR del Tg3: nessuna normalizzazione
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    • Cari amici di Articolo 21, la manifestazione che avete convocato per sabato 19 settembre, insieme alla Fnsi e ad altre associazioni, non è una delle tante.
    • E’, deve essere, la presa di coscienza da parte della società italiana del pericolo che corre la libertà d’informazione nel nostro paese la cui democrazia è sfigurata dal colossale conflitto d’interessi di cui è  portatore il presidente del consiglio e che proprio in questi giorni si è dispiegato nella sua devastante potenza.
      I giornali e i giornalisti che non si adeguano alla volontà del premier (come nel caso dell’Unità, di Repubblica, e di Avvenire) devono essere messi a tacere; le loro domande, legittime in qualsiasi democrazia, considerate alla stregua di attentati terroristici; la loro stessa identità distrutta con inaudita violenza squadristica da manipoli di manganellatori mediatici.
    • Le piccole isole di indipendenza e di vero servizio pubblico che sono rimaste in Rai, come Rai Tre, il Tg Tre, i programmi di Santoro, devono essere normalizzate; la 7 è già stata messa sotto controllo affinché non crei fastidi
    • Così la tv , dalla quale si informano l’80% degli italiani, non solo tace sugli stili di vita del premier  ma, ed è ancor più grave, rappresenta una realtà mille miglia lontana dai problemi, gli affanni, le preoccupazioni degli italiani e delle italiane nella drammatica crisi che stiamo vivendo. I problemi: la disoccupazione, la scuola, gli immigrati lasciati annegare nei nostri mari, la vita reale nelle tendopoli in Abruzzo, sono  sostituiti da fondali di cartapesta nei quali mettere in scena la salvifiche virtù del governo e del suo leader
    • Per questo ho fatto della battaglia per la libertà d’informazione, per troppo tempo sottovalutata da un centrosinistra che, quando poteva, nulla ha fatto contro il conflitto d’interessi, una delle priorità della mia battaglia congressuale. La libertà di essere informati dei cittadini è infatti la condizione basilare di una democrazia funzionante.
    • Per tutte queste ragioni non solo aderisco alla manifestazione del 19 ma ho chiesto a tutti i miei sostenitori di indossare da qui ad allora una fascia rossa come simbolo del pericolo che corre la libertà d’informazione nel nostro paese.
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    • E’ un uomo di parola il Cavaliere e non si permetterebbe mai di tradire gli accordi presi oltre 20 anni fa col Partito Comunista, accordi che ebbero come protagonista niente di meno che il futuro leader del Partito Democratico Walter Veltron
    • Oggetto della trattativa era il cosiddetto “decreto Berlusconi”, targato Partito Socialista di Bettino Craxi
    • Il “decreto Berlusconi”, quello che serviva a sanare definitivamente il pericolo di oscuramento delle antenne del magnate di Arcore, venne convertito in legge alla Camera il 31 gennaio con i voti decisivi di 37 deputati missini
    • Il decreto arrivò al Senato il primo di febbraio, che era di venerdì e non venne approvato. Il lunedì si giocava tutto sul filo dei minuti: il testo passò in Commissione e arrivò in aula. Il presidente del Senato, Francesco Cossiga, contingentò il tempo degli interventi per evitare che l’ostruzionismo potesse affossare il decreto fortemente voluto da Bettino Craxi.
    • La Sinistra indipendente, capeggiata da Giuseppe Fiori, inventò uno stratagemma procedurale e riuscì ad arrivare alle undici e mezza di sera. “Se quattro comunisti fossero intervenuti a parlare”, ricorda Fiori, “sarebbe passata la mezzanotte e il decreto sarebbe decaduto”.
    • Il capogruppo del PCI Gerardo Chiaromonte gli spiegò, però, che l’ordine era di votare contro, ma di far passare il decreto. L’indicazione arrivava dal giovane responsabile del PCI per le comunicazioni, Walter Veltroni. Il fatto era che Bettino Craxi era riuscito a legare il passaggio del decreto in favore di Berlusconi a un riassetto della Rai che prevedeva, fra l’altro, il “passaggio” di Raitre sotto la sfera di influenza del PCI”.
    • “Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima. Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera”, dirà qualche anno più tardi il comunista Veltroni

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Marino l’eretico. Chiede al resto del PD di non lottizzare la RAI.

C’è chi parla di gaffe di Marino (Il Giornale). Marino, l’eretico. Marino, il candidato perdente. Un boomerang per Marino.
E certo: Marino chiede parità di trattamento ai direttori dei tg RAI, poiché in tv vanno solo Bersani e Franceschini, forse più Bersani. Fanno notizia? Marino non sarebbe una notizia, per i direttori dei tg RAI. Non è una notizia quel che Marino dice in fatto di RU486. Non è notizia quel che dice in fatto di nomine RAI (no, questo giammai). Ecco infatti che il comunicato a firma Carlo Verna per UsigRai sulle nomine di Raitre non trova spazio alcuno, né in televisione, né sui giornali (solo qualche riga). E invece la risposta di Marino a Verna? Nessuna traccia. La trovate qui, che è poi ripresa dal sito del Senatore.
Nelle sue dichiarazioni, Marino rinnova l’invito a Bersani e Franceschini di astenersi dal partecipare al banchetto della lottizzazione RAI; il Senatore sostiene che il PD dovrebbe farsi portatore di diversi principi, in primis la meritocrazia, al centro di tutte le mozioni, ma richiesta per la RAI solo da lui.

Gli altri candidati? Non una parola. Giorgio Merlo, vicepresidente alla Vigilanza RAI, ammette di essere scandalizzato. Per le dichiarazioni di Marino? Dovrebbe scandalizzarsi in primis per il mercato di poltrone a cui il PD non fa mancare le proprie richieste. Anzi, pare che  il conflitto d’interesse valga una direzione di telegiornale. Tutto ha un prezzo.

L’articolo de Il Giornale, poi, prosegue in uno sproloquio sulla lottizzazione RAI per anni appannaggio della sinistra. Va bé, è chiaro che è una penna padronale quella che scrive, non ci si può aspettare sincerità di giudizio da autori del genere. Addirittura attribuiscono al Senatore intenzioni che non ha avuto, come quella di considerare i redattori dei tg tutti in mano ai veltroniani e/o dalemiani, poiché egli, rivolgendosi ai direttori che sono tutti o quasi “imparziali”, chiede di mantenere la “massima correttezza”. Un ribaltamento di senso in piena regola. Trattasi di un nuovo giornalismo, credo. Un giornalismo comico.

Tg3 e Raitre, nel Pd guerra per le nomine

ROMA. Per le nomine a Tg3 e Raitre nel Pd è ormai sempre più guerra. Da un lato i bersaniani, dall’altro i franceschiniani se le stanno dando di santa ragione. Al punto da provocare finanche la reazione di Carlo Verna, segretario dell’Usigrai: «Faccio appello a Franceschini, Bersani e Marino. Dicano subito con chiarezza che riconferme o avvicendamenti al Tg3 e Rai3 non sono affar loro – afferma il segretario nazionale Usigrai Carlo Verna – Dichiarino come il Pd non pretenda che il vertice aziendale attenda il congresso per decidere. Marchino una differenza di stile e di credibilità, giochino sul terreno della libertà e del pluralismo». Un appello, però, raccolto in serata soltanto da Ignazio Marino: «Rispondo volentieri all’appello dell’Usigrai. Già nelle scorse settimane e alla presentazione della mozione dello scorso 23 luglio abbiamo affermato che il Pd non deve partecipare alla lottizzazione della Rai». Marino aggiunge, un po’ provocatorio: «Auspico che anche Bersani e Franceschini facciano la mia stessa richiesta: nomine zero. Non possiamo reggere il gioco del conflitto d’interesse perché il Pd possa poi nominare un direttore o un vicedirettore». Nella polemica s’inserisce anche l’Italia dei Valori, che con Pancho Pardi, capogruppo in commissione di Vigilanza, accusa: «Il Partito democratico, proprio con il suo vicepresidente in commissione di Vigilanza, i suoi strali li lancia contro Di Pietro. Sarebbe ora che il Pd se ne accorgesse e che invece di tutelare solo se stesso, per salvare Raitre e il Tg3 provi, una volta tanto a tutelare gli interessi degli italiani che pagano il canone, magari facendo per una volta vera opposizione».

    • Dicevano che il Cavaliere nero ha messo gli artigli sul mondo dell’informazione, ha okkupato la Rai e spadroneggia nei tigì pubblici e privati, no? Contrordine compagni, non è vero. C’è Ignazio Marino, il senatore chirurgo e terzo incomodo tra Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, che si rivolge addirittura alla commissione di Vigilanza Rai, affinché tigì e talk show di Stato garantiscano «trasparenza e imparzialità» nella contesa per la leadership democrat.
    • Non si fida dei suoi compagni di partito e dei giornalisti Rai che sostengono gli altri due. Non lo dice, ma è convinto che non soltanto al Tg3, Telekabul d’antan, siano tutti partigiani dei tandem D’Alema-Bersani o Veltroni-Franceschini.
    • che in Rai la lottizzazione favorisca da lustri il centrosinistra, come nella Corte Costituzionale, è cosa risaputa. Ancora adesso il centrodestra deve accontentarsi delle briciole
    • È storia nota anche la guerra scatenata negli anni dell’Ulivo dai veltroniani contro i dalemiani: oggi in Rai, per 4 veltronianfranceschiniani si contano solo 2 dalemianbersaniani. E nessun mariniano (nel senso di Ignazio, non Franco), ovviamente.
    • Il candidato perdente dunque invoca la par condicio, e poco gli importa di ufficializzare così che le mani sulla Rai ce l’hanno i big del suo partito.
    • Marino s’appella ai direttori, quasi tutti imparziali, perché tengano le briglie dei loro redattori: «Sono certo che lo spirito di tutti i direttori sarà quello della massima correttezza, ma è importante ricordare che la democrazia non è solo libertà di poter votare liberamente, ma è anche potersi formare liberamente un’opinione. In questo caso, sui programmi di tutti e tre i candidati».
    • Un boomerang? Certamente, e se ne è accorto subito Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai, pro Franceschini, che ha bacchettato l’eretico trovando «strano» l’appello alla commissione parlamentare per chiedere «l’applicazione di una legge dello Stato nata per altri obiettivi».
    • È scandalizzato, Merlo, e s’indigna: perché Marino scrive a Zavoli «per una questione informativa che riguarda i rapporti interni a un partito? Siamo, per caso, tornati ai tempi della lottizzazione correntizia all’interno dei partiti?».

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