Stato, mafia e quel patto mai firmato – LASTAMPA.it

Anche oggi. Il nome di Nicola Mancino in un articolo che parla della trattativa stato-mafia

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    • La «testimonianza» di Luciano Violante, arrivata dopo ben diciassette anni, offre implicitamente una conferma alla «trattativa», intavolata nell’estate-autunno del 1992, dal Ros dei carabinieri e Vito Ciancimino, per tentare di bloccare l’offensiva stragista ed eversiva di Cosa nostra.
    • Gli incontri tra Mori e Violante avvennero presumibilmente tra ottobre e novembre di quell’anno. Il figlio dell’ex sindaco, Massimo Ciancimino, ha messo a verbale ai pm palermitani che il colonnello Mori disse a suo padre che l’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino, era informato della trattativa. Non solo, ma ha aggiunto: «Mio padre voleva che del “patto” fosse informato Luciano Violante».
    • Violante venerdì è sceso a Palermo, per testimoniare. Rivelando che effettivamente il colonnello Mori gli chiese la sua disponibilità a incontrare Vito Ciancimino. E lui declinò l’invito. Ma se Mori si rivolse a un esponente della minoranza politica che aveva appena ottenuto la presidenza dell’Antimafia, evidentemente aveva ottenuto la copertura anche dal governo in carica.
    • C’è un passaggio delle motivazioni della sentenza di primo grado per le stragi di Firenze, Roma e Milano (1993) che vale la pena riprendere, a proposito delle trattative Mori-Ciancimino: «L’iniziativa del Ros aveva tutte le caratteristiche per apparire come una trattativa; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione».
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    • L’intento dei mafiosi, spiegheranno i collaboratori di giustizia, è quello di “avvicinare” Cinà a Dell’Utri e Berlusconi perché il rapporto con l’imprenditore milanese non sarebbe dovuto essere solo di natura estorsiva, ma aveva anche e soprattutto una connotazione politica. Berlusconi rappresentava per la nuova Cosa Nostra l’aggancio per arrivare a Craxi, in un momento in cui lo storico rapporto con la Democrazia Cristiana di Andreotti stava tramontando. Per questo motivo, racconteranno i pentiti, (Antonino Galliano, Francesco Paolo Anzelmo) verranno rivolte al Cavaliere nuove minacce tramite lettera e telefono. E così Tanino Cinà, sempre secondo l’Anzelmo, veniva urgentemente convocato a Milano da Dell’Utri.
    • gli attentati ai magazzini Standa di Catania, iniziati nel gennaio del 1990, sarebbero terminati solo grazie all’intermediazione di Marcello Dell’Utri, che avrebbe instaurato con i mafiosi locali una non meglio specificata trattativa
    • anche quegli attentati sarebbero rientrati nella più ampia strategia di rinnovare le grandi alleanze strategiche e politiche. In un periodo in cui Cosa Nostra era alla disperata ricerca di nuovi referenti
    • Questi incontri, si legge nella sentenza che ha condannato il senatore del Pdl, avevano “un connotato marcatamente politico, in quanto Dell’Utri aveva promesso che si sarebbe attivato per presentare proposte molto favorevoli per Cosa Nostra sul fronte della giustizia, in un periodo successivo, a gennaio del 1995 (‘modifica del 41bis, sbarramento per gli arresti relativi al 416bis’)
    • Dell’Utri aveva detto a Mangano che sarebbe stato opportuno stare calmi, cioè evitare azioni violente e clamorose

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