Marino e l’ambivalenza di Cuffaro

Due articoli ripescati dall’archivio di La Repubblica, datati settembre 2002, confermano la versione di Marino sulla questione sollevata da Il Foglio. Marino era messo alle corde da chi voleva impossessarsi dell’Ismett per farne una struttura clientelare attraverso le procedure d’assunzione. Si accenna anche ai cattivi rapporti fra Marino e l’amministrazione americana, a quanto pare più propensa a intascare i soldi che a fornire i mezzi formativi richiesti.

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    • Insomma, l’ era Marino si è chiusa così. Lasciandosi dietro, però, una scia di interrogativi non del tutto risolti. Alcuni li ha rilanciati sul tappeto Leoluca Orlando, che da sindaco di Palermo fu tra i protagonisti principali dell’ apertura dell’ Ismett. Dopo avere espresso «gratitudine e ammirazione per l’ attività svolta in questi anni dal professor Ignazio Marino e dalla sua equipe», Orlando avverte: «Nessuno si illuda di travolgere impunemente questa straordinaria esperienza con la palude dell’ inefficienza e con una caricaturale aggressione al sistema di reclutamento del personale». E aggiunge: «è necessario inoltre che il Medical center di Pittsburgh renda conto degli aspetti finanziari, delle scelte gestionali e contrattuali e delle rispettive prospettive, evitando di trasformare una esperienza pilota in una modesta cronaca di piccoli patteggiamenti e grandi favori». Ce n’ è abbastanza, insomma, per dare corpo a quelle voci che raccontano di come la stanchezza del professor Marino sia stata acuita dai ripetuti – quanto sotterranei – scontri tra il chirurgo e pezzi della sanità, della politica siciliana e della stessa amministrazione dell’ Ismett. Insomma, il professore sarebbe rimasto schiacciato nella tenaglia Regione-Università di Pittsburgh.
    • In ballo ci sono i soldi che la Regione dà all’ istituto trapianti ogni anno – gli americani avevano proposto una decurtazione del 10 per cento del finanziamento, la Regione vorrebbe tagliare molto di più – ma anche l’ impegno assunto dall’ Università di Pittsburgh a fare formazione di personale medico in Sicilia. Un compito, previsto dal contratto, ma che gli americani avrebbero del tutto trascurato limitandosi a intascare i lauti finanziamenti.
    • l’ assessore al Bilancio Alessandro Pagano, che lo aveva già messo per iscritto nel dicembre 2000 e che lo ha ribadito ieri: «Ignazio Marino non deve dimettersi perché è il garante di tutta la Sicilia. Nel momento in cui dovevamo passare alla razionalizzazione e alla riduzione dei costi e contemporaneamente a dare il via alla formazione dei medici, l’ Università di Pittsburgh ha creato un pressing forsennato sostenuto da occulti amici che hanno tradito la propria terra, per togliere di mezzo il professor Ignazio Marino».
    • In serata anche il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, ha spezzato una lancia in favore di Marino e ha aggiunto: «Spero in un suo ripensamento e nei prossimi giorni lo incontrerò personalmente per avere contezza delle ragioni della sua scelta».
    • Per la verità, il presidente della Regione è già entrato da tempo nella trattativa condotta da Pittsburgh in tema di rinnovo dei finanziamenti per l’ Ismett. è successo all’ inizio dell’ estate quando a Palazzo d’ Orleans è stato ricevuto il super manager dell’ istituzione americana, Thomas Detre.
    • Cuffaro – dicono – ha voluto parlarci a quattr’ occhi. A quel tempo i rapporti tra Ignazio Marino e la casa madre di Pittsburgh erano già abbastanza logorati, proprio perché il chirurgo insisteva per dare maggior spazio all’ attività di formazione. Ma non solo. Proprio in quel periodo si acuivano i contrasti tra il professore e alcuni settori della sanità siciliana, che a Marino hanno sempre rimproverato di essere uno che decide tutto da solo.
    • Marino ha gestito tutto all’ Ismett. A partire dalle assunzioni. è di qualche mese addietro lo scontro sottotraccia tra il chirurgo e Salvatore Snaiderbaur, stretto collaboratore di Michael Costelloe, lo chief operating officer dell’ Ismett, ma anche uomo ritenuto vicino a Comunione e liberazione e, dunque, a Cuffaro.
    • Uno scontro consumatosi sul concorso per la scelta di un addetto alle pubbliche relazioni, prima bloccato, poi riaperto, infine bloccato di nuovo. E adesso all’ orizzonte c’ è un bel pacchetto di assunzioni: un centinaio, dicono. Per riempire la nuova struttura Ismett che è quasi pronta.
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    • IN euro fanno 118 milioni. In dollari qualcosa di meno. In vecchie lire sono 230 miliardi spicciolo più, spicciolo meno. Comunque la si metta, un fiume di denaro che in cinque anni è uscito dalle casse della Regione e ha preso la strada di una società, la Upmc Italy srl, il cui capitale è controllato al 95 per cento dalla University of Pittsburgh Medical center overseas e per il restante 5 per cento dalla University of Pittsburgh medical center holding.
    • L’ Istituto mediterraneo dei trapianti, il fiore all’ occhiello della sanità siciliana, il centro di eccellenza che ha invertito la tendenza dei cosiddetti viaggi della speranza: prima si partiva dalla Sicilia alla ricerca di un fegato nuovo, adesso in Sicilia ci vengono quelli che legano il proprio destino al trapianto di un organo. L’ isola felice nel mare limaccioso della sanità siciliana, ma anche il centro al quale la Regione ha dato una barca di soldi nei primi cinque anni di attività.
    • Insomma, ce n’ è abbastanza per credere che questo fiume di denaro non sia estraneo al braccio di ferro in corso ormai da un anno sugli assetti dell’ Ismett. Una guerra prima sotterranea e poi esplicita che ha rimescolato alleanze, personaggi e carriere.
    • Prendete, per esempio, l’ attuale assessore regionale al Bilancio, Alessandro Pagano, di Forza Italia: il 18 aprile del 1997, quando venne firmato l’ accordo tra la Regione e l’ Università di Pittsburgh per la creazione in Sicilia di un centro trapianti di eccellenza, faceva l’ assessore alla Sanità nel governo guidato da un altro forzista, Giuseppe Provenzano.
    • Ci sono, anzitutto, gli americani dell’ Università di Pittsburgh il cui centro medico opera, all’ americana, come un’ azienda (anche se non profit) e che hanno deciso di sondare i «mercati» esteri della trapiantologia.
    • Certo è che, in quel periodo, dalla Regione – anzi dall’ assessorato alla Sanità guidato da Pagano – parte alla volta di Pittsburgh uno studio sui flussi migratori legati ai cosiddetti viaggi della speranza. Carte che dicono come nel 1995 la Regione abbia rimborsato ben 65 miliardi di lire a pazienti che hanno scelto di farsi trapiantare il fegato all’ estero
    • con la supervisione affettuosa di sponsor d’ eccezione quali l’ allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il cardinale Pappalardo, l’ epatologo del Cervello Luigi Pagliaro.
    • Serve un uomo in grado di gestire il progetto e viene individuato in Ignazio Marino, chirurgo italiano che lavora a Pittsburgh e che – raccontano – viene coinvolto nell’ operazione soprattutto grazie alle insistenze di Pagliaro e di uno dei suoi allievi prediletti, Ugo Palazzo.
    • Meno di sei anni dopo, quella fotografia che immortala la firma dell’ accordo è strappata.
    • Alessandro Pagano, per esempio, ha messo nel mirino gli americani di Upmc e li accusa, in sostanza, di aver preso i soldi dando poco o nulla in cambio.
    • Leoluca Orlando si dice certo che gli americani stanno barattando con la Regione il mantenimento degli elevati finanziamenti in cambio del via libera sulla scelta di infermieri e medici da assumere a un tanto a onorevole.
    • Ignazio Marino si è dimesso (dal prossimo anno opererà a Filadelfia), dopo essere entrato in rotta di collisione con Pagliaro, Palazzo e parecchi altri medici.
    • Regione e Università di Pittsburgh si mettono al tavolo e rivedono il loro patto. L’ amministrazione regionale trova qualche poltrona in più nel Cda dell’ Ismett. Gli americani, sostanzialmente, conservano i finanziamenti fin qui ottenuti. è il baratto denunciato da Orlando?
    • Pittsburgh va via dalla Sicilia se non ha la gestione operativa dell’ Ismett. Dunque va bene la parità in Consiglio di amministrazione, ma l’ amministratore delegato, il direttore scientifico (in pratica il successore di Ignazio Marino, ndr) e anche il direttore sanitario li sceglie l’ Upmc.
    • Le assunzioni? Noi mettiamo il nome di Pittsburgh in questa operazione. è chiaro che i curriculum li valutiamo noi a Pittsburgh

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2 Comments

  1. Direi che la cosa è ovvia ed a favore di Marino, a meno che non si cerchi deliberatamente – come fa Il Foglio del antiabortista Ferrara – di screditare un’uomo politico in ascesa, prima che possa diventare pericoloso: Marino ha gestito l’ISMETT come da manuale, fino a che la Clientel-Regione di Cuffaro non ha deciso di favorire con i soldi per l’ISMETT alcuni suoi amici medici, “imprenditori” (vicini a CDO e Cosa Nostra) e portatori di voti (come infermieri ed amministrativi), ricattando l’Università di Pittsburg con i fondi ricevuti e non spesi correttamente per la formazione di personale medico (nonostante le pressioni di Marino in tal senso). L’Università di Pittsburg cede al ricatto, visti i i bei soldini che promette le Regione, estromettendo Marino dal CdA e dando maggioranza alla Clientel-Regione di Cuffaro. Marino non vuole metterci la faccia per un tale e si dimette. L’Università di Pittsburg (UPMC) mette le mani avanti e manda a Marino una lettera di soluzione del contratto in cui minaccia Marino di non far sapere in giro perché si dimette (per il baratto politico-economico tra Regione e UPMC) tirando fuori dal sacco l’accusa di avere sottratto denaro con delle note spese doppie. Se lui dovesse raccontare ciò che sa, potrebbe essere screditato con la storia delle note spese. “Perciò stai zitto, Marino”, è il subtesto della lettera del UPMC.
    Ora pare che a qualcuno convenga a screditare Marino, che però prontamente conferma quanto già si sospettava, e cioè che lui se n’è andato perché li volevano far assumere gli amici di Cuffaro&Co e dare appalti a “chi conviene”. Peccato che ciò riporta in auge due questioni:
    1. Il clientelismo presso la Regione Sicilia e nella Sanità siciliana, già tristemente noti, e tutto sulle spalle dei cittadini che continuano a doversi fare curare fuori dalla Sicilia.
    2. Il controsenso di una gestione privatistica della Sanità – sul modello lombardo-formigoniano – dove il pubblico paga per il business di aziende sanitarie private (addirittura estere), in cambio di assunzioni clientelari, “carriere” mediche per quei medici accondiscendenti (o peggio: avidi), e qualche lustrino d’immagine per la politica di avere un centro, un’ospedale o un servizio d’eccellenza dietro al quale nascondere lo schifo quotidiano.
    Non vedo come questa storia possa nuocere a Marino. Si sa come vanno le cose in Italia. Lui ha fatto bene ad andarsene dall’ISMETT. E fa bene a candidarsi alla guida del PD per contribuire a cambiare questi sistemi. Certo è che c’è molta gente (baroni medici, forse “ex-amici” suoi compresi) a cui uno come lui e con le sue idee di correttezza, merito e giustizia sociale sembra proprio pericoloso. Anzi, dovessero gli iscritti ed elettori del PD scegliere proprio lui, possiamo già prepararci ad altre e peggiori storie di queste. Così si risponde in Italia a chi vorrebbe cambiare qualcosa per il bene dei cittadini.

    1. Pienamente d’accordo. Ti chiedo di postare questo commento anche sul sito di Marino. La battaglia si fa difficile. Anche sul forum. C’è gente che fa pressione per veder pubblicate le querele di Marino verso UPMC e Il Foglio e Il Giornale. Ci sono sondaggi che danno Marino solo all’11% (con una quota importante di elettori PD indecisa se votare alle primarie o no – circa l’80%). Quindi l’impegno di quelli che la pensano come te – e me – deve continuare.

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