Ambiguità lessicali. UPMC risponde alla ripetute richieste di chiarimento.

Il Foglio pubblica un documento (online, ma solo per abbonati) della risposta dell’UPMC pervenuta alla loro redazione via email; il Tgcom parla invece di una nota ufficiale a firma di Paul Wood, riportata dal CorSera.
Eppure in un documento intitolato “Benefactors 2007” dell’UPMC, scaricabile dal sito, oppure qui – Benefactors2007, il nome di Ignazio R. (Roberto) Marino compare – pensate un po’, nel 2007, cinque anni dopo le sue dimissioni che, secondo Il Foglio, hanno qualcosa di ignominioso – nell’elenco dei benefattori (vedi pagina 10). Ora, quale società mette fra i suoi benefattori un proprio ex dipendente che avrebbe intascato dei rimborsi senza averne il dirittto?
Se le parole hanno ancora un senso, benefattore significa “Chi giova al prossimo; chi sostiene con elemosine, aiuti, elargizioni persone o istituzioni SIN filantropo” – (sabatini-coletti, sito CorSera, a scanso di equivoci).
Un filantropo, quindi, che vogliono far passare per ladro.

  • Sarebbe la stessa universita’ americana a smentire le tesi di Marino “rispondendo via mail a una richiesta di chiarimenti giunta da ‘Il Foglio'” nella quale “oltre a confermare le ‘intenzionali e deliberate irregolarita”” del chirurgo durante la sua permamenza a Pittsburgh, nega che la lettera di dimissioni sia una bozza.

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    • L’Upmc (l’università di Pittsburgh proprietaria in joint venture dell’Ismett di Palermo, del quel era direttore Marino), invece, è tornata sulla vicenda
    • con una nota di Paul Wood, vicepresidente delle pubbliche relazioni. L’università ribadisce che “la lettera firmata dal dottor Marino il 6 settembre 2002 è la lettera finale e ufficiale delle dimissioni e non rappresenta né una bozza né un tipo di lettera standard di conclusione del rapporto”. Poi torna sulle “irregolarità” nelle note spese: “Furono portate alla luce dal servizio di audit di Upmc e non dal dottor Marino e questo accadde in modo ripetuto e nell’arco di molti mesi e non si è limitato a un solo evento”. La corrispondenza successiva, spiega la nota, regolava semplicemente le modalità della fine del rapporto.
    • Marino ribadisce di aver segnalato di propria iniziativa “le discrepanze”: “Lo feci in agosto con una mail a Palermo, indirizzata a Giuseppe Alongi. Chiedevo di tornare in possesso delle note essendomi accorto di averle presentate anche a Palermo”. E sulle motivazioni che hanno visto uscire queste lettere a sette anni di distanza, il candidato alla segreteria del Pd spiega: “C’è un interesse di qualcuno a fare in modo che si parli di episodi conclusi e che non hanno avutoalcuna rilevanza legale: si vuole impedire che si parli dei contenuti della mia candidatura”. E sull’Upmc aggiunge: “Sto valutando se querelare per diffazione, ha un’importante situazione di affari da proteggere in Sicilia, a Palermo”.

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