Join the dots. Unisci i puntini. Retrospettiva della destabilizzazione. Quando parlava Brusca.

Borsellino morì per un complotto – Repubblica.it » Ricerca

Il procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Borsellino fu ucciso perché voleva fermare la trattativa tra pezzi dello Stato e i Corleonesi avviata dopo la strage di Capaci. Cosa nostra fu informata da una «talpa» e «accelerò» la morte del magistrato […] la mafia fu «costretta» ad un altro attentato libanese […] le rivelazioni del «pentito» Giovanni Brusca:

«Il giudice Paolo Borsellino era contrario alla trattativa che Riina aveva intrapreso con lo Stato e rappresentava quindi un ostacolo, per questo è stato assassinato». Il «pentito» però non ha fatto nomi, evitando di specificare chi fosse l’ interlocutore di Totò Riina nella trattativa. «Non lo so con certezza», ha ammesso.

Brusca ha raccontato ai magistrati che l’ uccisione di Paolo Borsellino, che era in progetto da anni «subì un’ improvvisa accelerazione» subito dopo la strage di Capaci. «Dopo Falcone, Riina – ha raccontato Brusca – aveva programmato di uccidere l’ ex ministro dc, Calogero Mannino, dandomi l’ incarico di eseguirlo. Improvvisamente cambiò decisione, e mi disse che c’ era un lavoro più urgente da fare, l’ assassinio del giudice Paolo Borsellino»

L’ «accelerazione» dell’ attentato a Paolo Borsellino è stata confermata anche da un altro capomafia pentito, Salvatore Cancemi

Brusca ha rivelato di avere appreso della «trattativa» direttamente da Totò Riina che aveva preparato un «papello» (richieste allo Stato ndr) per interrompere la strategia stragista in cambio di vantaggi per i mafiosi.

una riunione ristretta della «Commissione» alla quale parteciparono anche, Salvatore Cancemi e Salvatore Biondino, braccio destro di Riina

Biondino fece vedere a Totò Riina i verbali di un interrogatorio del pentito Gaspare Mutolo che era stato ascoltato dal giudice Paolo Borsellino due giorni prima della strage dicendo: “Quando Mutolo dice le cose vere nessuno gli crede”

Gaspare Mutolo raccontava che 48 ore prima della strage di via D’ Amelio, si era incontrato con il magistrato a Roma perché aveva deciso di pentirsi.

Io dissi al giudice Borsellino – raccontò Gaspare Mutolo dopo la strage di via D’ Amelio – che non volevo verbalizzare niente su quello che sapevo su alcuni giudici e su alcuni funzionari dello Stato collusi

mentre m’ interrogava Borsellino interruppe la conversazione e mi disse: “Sai Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il ministro, manco una mezz’ oretta e ritorno”. E quando il giudice ritornò era tutto arrabbiato, agitato, preoccupato, fumava così distrattamente che aveva due sigarette accese in mano. Gli chiesi cosa avesse ed il giudice Borsellino mi rispose dicendo che invece d’ incontrare il ministro si era incontrato con il dottor Parisi (il defunto capo della Polizia) e con il dottor Contrada (l’ ex funzionario del Sisde accusato di mafia ed assolto nel processo di secondo grado ndr) e mi disse di mettere subito a verbale quello che gli avevo detto

L’ incontro fu smentito dal senatore Nicola Mancino che s’ era insediato al ministero dell’ Interno proprio quel giorno

Brusca mette in relazione quell’ incontro al ministero con la «trattativa»

Ma nell’ agenda di Paolo Borsellino, sparita subito dopo la strage di via D’ Amelio e ritrovata qualche tempo dopo, il magistrato aveva scritto che il primo luglio del 1992, alle ore 19.30, aveva avuto un incontro con il ministro dell’ interno, una visita della durata di 30 minuti.

Brusca non ha dubbi: la trattativa ci fu, Borsellino tentò di ostacolarla e una «talpa» lo fece sapere a Cosa nostra che accelerò la sua morte.

  • MINISTRI IN GIOSTRA SCOTTI AGLI ESTERI E MARTELLI RESTA SOLO – Repubblica.it » Ricerca
  • Era il 29 Giugno 1992: l’avvicendamento fra Scotti e Mancino al Viminale. Dopo Capaci e prima di Via D’Amelio.

    Lavoravano in due e lavoravano bene o almeno in perfetto accordo. Ora sono stati divisi: uno è rimasto ministro della Giustizia, l’ altro lascia gli Interni e guiderà gli Esteri. […] grande è lo stupore per il dirottamento di Enzo Scotti dal Viminale alla Farnesina. Il loro asse sembrava uno dei punti fermi del nascente governo […] Che cosa sia successo, non lo so – dice Martelli -. E perchè Scotti sia stato dirottato dall’ Interno agli Esteri è interrogativo che andrebbe posto alla Dc. Enzo Scotti non nega sia stato proprio un certo suo atteggiamento a determinare l’ addio al Viminale e l’ interruzione del consolidato rapporto con Claudio Martelli […] E così, sabato sera sono andato a dormire sapendo di non essere più ministro. Poi in nottata è successo qualcosa che mi ha cambiato la vita…”  […] Attendibilissime ricostruzioni forniscono questa versione dell’ accaduto. Forlani e De Mita che insistono con Scotti perchè resti nel governo, e gli propongono – allora – il passaggio alla Farnesina […] E Mancino? “E’ un compito non facile, quello che mi aspetta – ammetteva domenica pomeriggio subito dopo il giuramento -. Dovrò incontrare Scotti e poi subito incominciare”



micromega – micromega-online » Memento Mori

In sette giorni Mancino, Violante, Ayala e Martelli han raccontato qualcosa, lasciando intendere che in certi palazzi si sa molto più di quanto non sappiano i magistrati e i cittadini.

Ciancimino jr. racconta che nell’autunno ’92 il padre Vito, per trattare col colonnello Mori, pretendeva una «copertura politica» dal ministro dell’Interno Mancino e dal presidente dell’Antimafia Violante.

A 17 anni di distanza, Violante ricorda improvvisamente che Mori voleva fargli incontrare Ciancimino, ma lui rifiutò.

Mancino nega da anni di aver incontrato Borsellino il 1° luglio ’92, esibendo come prova la propria agenda e smentendo così quella del giudice assassinato. Ma ora viene sbugiardato da Ayala: «Mancino mi ha detto che ebbe un incontro con Borsellino il giorno in cui si insediò al Viminale (1° luglio ’92, come segnò il giudice, ndr): glielo portò in ufficio il capo della polizia Parisi.

Intanto Mancino svela a Repubblica che nel ’92 disse no a trattative con la mafia, ma senza rivelare chi gliele propose. Poi, sul Corriere, fa retromarcia: «Nessuna richiesta di copertura governativa».

E l’incontro con Borsellino? Prima lo nega recisamente: «Non c’è stato. Ricordo la chiamata di Parisi dal telefono interno: “Qualcosa in contrario se Borsellino viene a salutarla?”. Risposi che poteva farmi solo piacere, ma poi non è venuto». Poi si fa possibilista: «Non posso escludere di avergli stretto la mano nei corridoi e nell’ufficio… non ho un preciso ricordo».

Resta poi da capire perché, fra Capaci e via d’Amelio, mentre partiva la trattativa Ros-Ciancimino, ci fu il cambio della guardia al governo. «Io e Scotti – ricorda l’allora Guardasigilli Claudio Martelli – eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di darle il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall’Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli, che però dice no».

Mafia, nuovi indagati per le stragi – LASTAMPA.it

I magistrati di Caltanissetta di ritorno venerdì scorso da un faccia a faccia di tre ore con Salvatore Riina, dicono che il padrino «è sempre lo stesso»

avrebbe detto di non sapere nulla del presunto patto tra Stato e mafia, ma ci sono nuovi indagati per la stagione stragista di Cosa nostra

uno per l’attentato all’Addaura del giugno del 1989 contro Giovanni Falcone

un altro per la strage di Capaci – un nome nuovo, organico ai clan, ma mai coinvolto nell’indagine sull’eccidio, già detenuto e che avrebbe avuto un ruolo di organizzatore

una decina gli indagati per quella di via D’Amelio. Personaggi, in quest’ultimo caso, che avrebbero avuto ruoli diversi: mandanti, favoreggiatori, organizzatori ed esecutori. Nessuno parla, ma non è escluso che nell’elenco vi siano anche alcuni agenti dei servizi segreti.

avrebbe detto più cose Angelo Fondana «U miricano», il pentito che ha fatto trovare un «bunker della morte» della mafia e disvelato nuovi scenari della strage, come l’altro collaboratore, Gaspare Spatuzza che ha sconvolto verità processuali e alimentato nuove piste

Fontana avrebbe confermato la presenza di 007 al Castello Utveggio

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