PD e la rivoluzione che non ci sarà.

Dati i sondaggi, avremo Bersani segretario passando per le primarie e in seguito la scoperta di una alleanza elettorale PD-UDC, alla faccia di quanto scritto sulla mozione Uno relativamente alle alleanze stesse, in cui si vagheggia un ritorno all’Ulivismo con la riabilitazione dell’area radicale di sinistra. Oppure, se tutto va bene, avremo un bel paniere di partiti comprensivo di rottami di Rifondazione Comunista, embrioni di Sinistra e Libertà, Socialisti, Verdi, Verdi Verdi, Verdi sole che ride, fino a Casini e a qualche mastelliano di ritorno. Un bel minestrone. Ma, come si suol dire, affinché tutto cambi bisogna che tutto rimanga com’è.

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    • La guerra fra Nichi Vendola e Desirè Digeronimo, pm di Bari, è solo la più eclatante delle guerre pugliesi.
    • Vendola e Digeronimo hanno molti tratti in comune. Scrive il Corriere della sera che il pm è amica della sorella del governatore, Patrizia, e fa parte della corrente di sinistra di Magistratura democratica non lontana dalle posizioni del governatore.
    • Vendola è a capo di una giunta ormai allo sbando sia per le ragioni giudiziarie sia perché d’improvviso, dopo la scissione di Rifondazione, il governatore si trova senza un partito di riferimento.
    • Sembrerebbe una lite in famiglia, uno scontro che si apre all’interno degli stessi ambienti. La linea di confine fra il pm e il magistrato è molto sottile e la lettera di Vendola conferma l’impressione di un’amicizia che si è rotta. Per tanti aspetti è una classica storia meridionale.
    • Chi conosce l’ambiente è riuscito a decrittare l’accusa di Vendola al pm. Nichi fa riferimento a relazioni familiari e amicali della Digeronimo e probabilmente si riferisce non solo all’ex marito della pm che è un’esponente della destra ma anche a un personaggio centrale di uno dei filoni dell’inchiesta sanitaria barese, la manager Asl Lea Cosentino che è inquisita oltre che grande amica della magistrato.
    • Se non fosse una lite in famiglia Vendola avrebbe avuto davanti a sé la via maestra di un esposto al Consiglio superiore della magistratura per costringere il Csm ad esautorare la Digeronimo. Invece ha scelto lo strumento eccentrico della lettera aperta per reagire alla propria destabilizzazione destabilizzando il pm che ha, a questo punto, chiesto aiuto al Csm.
    • Con Vendola si è schierato il sindaco di Bari, Michele Emiliano, predecessore alla Dda della Digeronimo
    • L’ingresso nella partita di Michele Emiliano apre anche l’altro fronte pugliese, quello tutto politico. Nel Pd si è aperto uno scontro molto duro, che abbiamo già raccontato sul Riformista fra Emiliano e D’Alema.
    • L’ex premier considera conclusa la stagione politica dell’ex sindaco a cui chiede di dedicarsi solo all’attività amministrativa lasciando la guida regionale del Pd. Emiliano non è d’accordo.
    • Per qualche giorno ha sperato di diventare il candidato unitario di Franceschini e di Ignazio Marino per spingere D’Alema alla resa. La partita però si è complicata.
    • hanno cercato di convincere Franceschini a non cedere alle lusinghe di Emiliano e si sono spinti fino a promettere una singolare “pax pugliese”
    • Fallito questo tentativo, lo scontro è diventato diretto. Emiliano ha scelto di presentarsi come candidato al di sopra delle mozioni mentre i dalemiani hanno presentato un uomo nuovo, Sergio Blasi, sindaco di Melpignano
    • la ricandidatura di Nichi Vendola. Il governatore gode ancora di ampi consensi ma non ha più una forza politica alle spalle. I dalemiani che si erano schierati per la riconferma sono in questo momento attraversati da molti dubbi.
    • Michele Emiliano ha cercato di spingere Sergio Blasi ad una dichiarazione di principio a favore di Vendola non riuscendo ad ottenerla.
    • Sullo sfondo c’è la relazione speciale che si sta intessendo in Puglia fra il mondo dalemiano e l’Udc di Casini. Non sono pochi a prevedere che un’alleanza fra Pd e Casini con la candidatura di Adriana Poli Bortone, ex sindaca di Lecce in quota An e ora a capo di un movimento meridionalista
    • Nichi Vendola teme molto il combinarsi delle inchieste con la crisi della sua leadership e ha scelto l’attacco diretto alla Digeronimo
    • Lo ha difeso Michele Emiliano che molti vedono, però, come suo concorrente alla guida del centro-sinistra nelle prossime regionali.

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