PD: guerra di sondaggi e povertà d’idee. Riprendiamoci la politica.

Anziché interrogarsi sugli errori passati e presenti, come l’aver candidato al Senato tale Alberto Tedesco, al centro dello scandalo sanità in Puglia, o di rispondere all’appello di Ignazio Marino in fatto di astensione dalla lottizzazione della RAI da parte del PD, vale a dire rinunciare a partecipare allo spoil system delle nomine dei direttori di rete e dei telegiornali della tv di stato, i candidati alle primarie Bersani e Franceschini, per mezzo dei loro guardiaspalle, fanno dell’inutile baccano sul sondaggio di IPR Marketing commissionato da Il Riformista.
Quel che dovrebbe irritare e che dovrebbe costringere le coscienze di quegli elettori PD che ancora si ritengono tali a mobilitarsi e a informarsi sulle mozioni e a prendere posizione rispetto ai candidati, è il fatto che questi signori sono totalmente rivolti a sé medesimi, a ispezionarsi l’ombelico, incapaci di guardare al paese e alle persone e di fornire risposte. Sono pertanto degli irresponsabili, e poiché non possiamo lasciare il partito e la politica a degli irresponsabili, l’imperativo è: riprendiamoci la politica. Le primarie PD sono l’ultima occasione (o la penultima). Diventiamo operai Innse, saliamo sulla gru, e occupiamo il partito.

    • Dario Franceschini s’è rifugiato nel sarcasmo: «Ho recuperato il distacco da Bersani nella notte», ha detto ieri commentando alcune dichiarazioni del sondaggista Renato Mannheimer
    • Il tutto sempre per rispondere al sondaggio di Ipr Marketing riportato due giorni fa dal Riformista, secondo il quale l’ex ministro Ds avrebbe quasi venti punti di vantaggio sul leader in carica in vista delle primarie del 25 ottobre. «I sondaggi d’agosto non valgono niente», giura il franceschiniano Giorgio Merlo.
    • La prima previsione sull’esito delle primarie è stata invece sufficiente a distogliere l’intero gruppo dirigente, dell’una e dell’altra parte, dal fresco dell’ombrellone.
    • La guerra di sondaggi testimonia soprattutto di un partito che – per ora – sta sciupando l’occasione di un grande scontro di posizioni. Senza idee, restano solo i numeri. Le cifre dei sondaggi – giuste o sbagliate che siano – fanno paura perché, in mancanza di un vero terreno di confronto politico, sarà l’effetto band wagon, altrimenti detto carro del vincitore, a determinare lo spostamento finale dei rapporti di forza.
    • Se il vantaggio di Bersani, riconosciuto a microfoni spenti dalla gran parte dei supporter di Franceschini (e pubblicamente dallo stesso Piero Fassino), sarà a un certo punto percepito nel partito come incolmabile, orienterà il voto di quei tanti indecisi – amministratori, quadri, militanti – che sul territorio aspettano di fiutare dove tira il vento
    • L’altro tabù è il mito delle primarie. Anche qui è possibile che Ipr sbagli nell’indicare una tendenza della partecipazione in calo
    • si può facilmente prevedere che alla fine, sull’onda della campagna elettorale, voteranno comunque milioni di persone. Su cosa esprimeranno la loro preferenza – tolti i curricula e la credibilità personale dei candidati, che pure qualcosa valgono – ancora non è molto chiaro
    • Ma questo popolo delle primarie usato à la carte, celebrato, strumentalizzato per coprire i vuoti strategici e poi brandito da molti leader solo come assicurazione sulla propria carriera, non esiste più. E non è solo questione di numeri, ma tutta politica.
    • Ad infiammare l’estate rovente del principale partito dell’opposizione sono i numeri. Il sondaggio di Ipr Marketing che assegna a Pierluigi Bersani 19 punti di vantaggio su Dario Franceschini (54 a 35%) ha creato non pochi malumori.
    • Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, spiega ad Affaritaliani.it che "in agosto le rilevazioni non sono molto credibili".
    • Una fonte interna al Pd, fronte Franceschini, rivela sempre ad Affaritaliani.it l’esistenza di un sondaggio interno al partito che assegna la vittoria del segretario uscente nel Centro-Nord e dell’ex ministro dello Sviluppo Economico nel Sud.
    • Con Franceschini forte anche nelle regioni rosse, grazie al sostegno di Piero Fassino. Ma attenzione – fanno notare esponenti vicini all’attuale leader – il recente boom di tessere nel Mezzogiorno porta, probabilmente, a un dato nazionale favorevole a Bersani. Anche se il 25 ottobre alle urne non andranno soltanto gli iscritti ma anche gli elettori e quindi la vittoria del candidato di Massimo D’Alema è tutt’altro che scontata.

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2 Comments

    1. Ottimo articolo complimenti. Se possibile, lo vorrei citare prossimamente. Hai effettivamente ragione, sui media (giornali, tv) le posizioni paiono indistinguibili. Ma a mio avviso, leggendo le mozioni, mi sono fatto l’idea che dei tre, quello che cerca meno di essere onnicomprensivo, quindi di essere chiaro e netto nelle risposte che fornisce (non su tutti i temi, è un po’ debole, a mio avviso, in fatto di politica estera) è Ignazio Marino.

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