Le risposte di Marino. Un resoconto minimo da L’Espresso.

Ancora un articolo, questa volta su L’Espresso, in cui vengono poste domande ai tre candidati PD: Bersani, Franceschini, Marino.

Questo il link (http://temi.repubblica.it/espresso-speciale-pd/). Assolutamente da leggere. Qui si riportano alcuni estratti dalle risposte più convincenti rilasciate da Marino.

Una sola critica da fare: Marino dichiara, riguardo al tema del conflitto d’interesse, di “guardare con favore” alla bozza Veltroni: in merito a ciò, e alle riserve già espresse in Yes, political! su tale DDL, ci si augura che il suo contributo a questo lavoro possa far cambiare gli aspetti che non convincono di questa bozza, a cominciare dal fatto che Veltroni lasci pendere il giudizio di incompatibilità ad una Autority piuttosto – come invece nella bozza Colombo – che attribuirlo al magistrato. La terzietà del giudizio, questo è l’aspetto su cui lavorare.

Tema Giustizia:

  • Sul lodo Alfano: “Dovremmo invece vincere le elezioni e abrogare in parlamento le leggi vergogna, dalla prima all’ultima. Nel frattempo, ho fiducia nel lavoro e nel giudizio della Corte Costituzionale, che presto si esprimerà a proposito dell’aderenza di questa legge che mina il principio di eguaglianza insito nella nostra Costituzione.”
  • Criminalità e Immigrazione: “Penso che qualsiasi posizione sull’immigrazione non può che passare dalla presa d’atto del fallimento della legge Bossi-Fini, nel suo intero approccio. La lotta alla criminalità va fatta senza sconti: norme stringenti sulle gare d’appalto e vere e proprie operazioni di polizia volte a bonificare i paesi, i quartieri, le città interamente in mano alla mafia.
  • Parlamento pulito: “Sono contrario al fatto che siedano in Parlamento persone che sono state condannate in via definitiva. Non credo sia impossibile, in un paese di 60 milioni di abitanti, individuarne mille che non abbiano avuto problemi con la giustizia per presentarli agli elettori.”

Scuola pubblica/privata: “La scuola pubblica va sostenuta in maniera prioritaria dallo Stato, lo prevede la Costituzione e credo che dovremmo davvero concentrare i nostri sforzi per fare funzionare meglio un’istituzione importantissima per il futuro dei nostri figli e del paese intero. La scuola privata va tutelata ma se servono maggiori finanziamenti non credo sia compito dello Stato fornirli, soprattutto quando si applicano tagli drastici alla scuola pubblica.”

Costituzione e Parlamento:

  • Riforme: “Credo che i politici debbano osservare scrupolosamente i principi della Costituzione, prima di pensare a modificarli.”
  • Federalismo: “L’Unione Europea molti anni fa ha inventato la “sussidiarietà”, cioè quel principio per cui più i luoghi decisionali sono vicini ai cittadini, meglio vengono prese le decisioni e meglio funzionano le istituzioni. Ne sono fermamente convinto, e penso che il decentramento dei poteri possa dare all’Italia qualità ed equità.”
  • Forma di governo: “Credo nel ruolo importantissimo del Parlamento, in quanto luogo in cui trova rappresentanza la volontà popolare. Oggi Berlusconi ha esautorato di fatto questo ruolo: assistiamo ad una modifica materiale della Costituzione e viviamo in una repubblica presidenziale de facto. Il credo invece che il Parlamento dovrebbe recuperare un ruolo centrale, in un sano equilibrio tra efficacia, esigenze di governabilità e confronto tra i poteri.”
  • Conflitto d’interessi: “obbligare i proprietari di ingenti patrimoni, specie se titolari di concessioni pubbliche, a cedere le loro partecipazioni a un blind trust prima di candidarsi a incarichi di governo. Anche qui tutti sono d’accordo ma nessuno lo fa. Guardo con favore alla proposta elaborata da Veltroni: mi chiedo però perché arrivi con quindici anni di ritardo, e mentre siamo all’opposizione.
  • Riforma parlamento: “Tutti si dicono d’accordo nel superare il bicameralismo perfetto, riformare i regolamenti parlamentari, ridurre il numero di deputati e senatori. Io aggiungo: definiamo uno stipendio base per gli eletti e poi fissiamo dei premi di produttività sulla base del lavoro svolto, disegni di legge presentati, presenza in aula e commissione, interventi, interrogazioni”.
  • Legge elettorale: “Considerata la reazione a catena che ha innescato nella chiusura delle istituzioni, nell’annullamento della rappresentanza e nel peggioramento della qualità della classe dirigente, penso che il “Porcellum” sia finora il peggior lascito dell’era berlusconiana. Non va modificato: va cancellato. In attesa che ci sia la maggioranza per farlo, impegniamoci a comporre le nostre liste elettorali con le primarie: saranno i cittadini a decidere chi mandare in Parlamento. E niente candidature multiple: gli elettori non vanno presi in giro.”

Sul perché si dovrebbe votarlo: “Stimo Franceschini e Bersani e penso che abbiamo buone idee in comune su come cambiare il Paese. Non sono mai mancate le buone idee, bensì la capacità e la credibilità per metterle in pratica. Franceschini e Bersani sono espressione di una classe dirigente che ha avuto la sua occasione e l’ha sprecata, basti pensare al conflitto d’interessi: dal 1996 sono stati al governo per un totale di sette anni e il problema non è stato affrontato, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti… Oggi non serve una persona nuova: serve una politica nuova e un nuovo metodo di concepire la politica. Sono convinto di poter rappresentare le persone che hanno la stessa convinzione. Persone che possono cambiare meccanismi sbagliati perché ne sono estranei e possono dare all’Italia il partito riformista che non ha mai avuto.”

Quello che segue è invece un articolo scritto direttamente da Marino – che compare qui e che sarà pubblicato la prossima settimana su L’Espresso edizione cartacea – sul problema dello spreco del denaro pubblico nel servizio sanitario.

Punto critico

Quanto spreca quel Servizio

DI IGNAZIO MARINO
Nonostante i tagli, il costo per le consulenze del Servìzio sanitario nazionale aumenta ed è arrivato, nel 2007, a 340 milioni di euro, pari quasi allo 0,5 per cento della spesa sanitaria. Rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 27,67 per cento secondo i dati della relazione al Parlamento del ministro Brunetta: nel 2006 sono stati 244 gli enti pubblici a dichiarare incarichi a collaboratori esterni mentre nel 2007 il numero è salito a 272. La maggiore trasparenza potrebbe spiegare il perché dell’aumento della spesa. La relazione mette in luce anche una forte differenza a livello regionale: la Lombardia è la regione che fa maggiore ricorso alle consulenze esterne (nel 2007 gli incarichi sono stati 6.264 con oltre 60 milioni di euro destinati ai compensi) seguita da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. Ma se i numeri sono utili per comprendere il fenomeno dal punto di vista quantitativo tuttavia non bastano per esprimere un giudizio sulla qualità dei servizi prestati allo Stato dai collaboratori esterni. Non appare sempre chiaro il tipo di consulenza: quali compiti sono stati affidati? Indispensabili? In provincia di Bolzano, per esempio, tra i 1500 consulenti della ASL, sono calcolati anche i contratti a medici e infermieri per coprire i posti vacanti in pianta organica, data l’assenza di personale sanitario sul mercato del lavoro in quella zona. Ma scorrendo le liste si trova un incarico per l’analisi delle problematiche connesse alla medicina di genere, un altro per l’elaborazione di un progetto sull’integrazione della medicina occidentale con quella orientale, con particolare riferimento alla medicina tradizionale cinese e all’ayurveda. Sono due esempi scelti a caso; ma, se vi è il sospetto di consulenze facili e non tutte utili, come si fa a scoprirlo? La Corte dei Conti segnala che spesso le consulenze risultano per incarichi che sulla carta sono già assegnati al personale dell’amministrazione, ovvero a persone già pagate per svolgere quelle funzioni. E così il servizio sanitario rischia di pagare due volte lo stesso lavoro. Il ruolo della magistratura contabile si ferma alla segnalazione: se ha un sospetto non può indagare. Questo spetta al magistrato nel momento in cui riceve un’informazione. Nel complesso, però, il meccanismo di controllo sull’allegro sistema delle consulenze è talmente contorto che rende difficili le verifiche. Forse sarebbe più opportuno affidare direttamente alla Corte dei Conti la possibilità di indagare, o quantomeno segnalare le anomalie alla Procura, una volta rilevate delle spese sospette.