Marino l’eretico. Chiede al resto del PD di non lottizzare la RAI.

C’è chi parla di gaffe di Marino (Il Giornale). Marino, l’eretico. Marino, il candidato perdente. Un boomerang per Marino.
E certo: Marino chiede parità di trattamento ai direttori dei tg RAI, poiché in tv vanno solo Bersani e Franceschini, forse più Bersani. Fanno notizia? Marino non sarebbe una notizia, per i direttori dei tg RAI. Non è una notizia quel che Marino dice in fatto di RU486. Non è notizia quel che dice in fatto di nomine RAI (no, questo giammai). Ecco infatti che il comunicato a firma Carlo Verna per UsigRai sulle nomine di Raitre non trova spazio alcuno, né in televisione, né sui giornali (solo qualche riga). E invece la risposta di Marino a Verna? Nessuna traccia. La trovate qui, che è poi ripresa dal sito del Senatore.
Nelle sue dichiarazioni, Marino rinnova l’invito a Bersani e Franceschini di astenersi dal partecipare al banchetto della lottizzazione RAI; il Senatore sostiene che il PD dovrebbe farsi portatore di diversi principi, in primis la meritocrazia, al centro di tutte le mozioni, ma richiesta per la RAI solo da lui.

Gli altri candidati? Non una parola. Giorgio Merlo, vicepresidente alla Vigilanza RAI, ammette di essere scandalizzato. Per le dichiarazioni di Marino? Dovrebbe scandalizzarsi in primis per il mercato di poltrone a cui il PD non fa mancare le proprie richieste. Anzi, pare che  il conflitto d’interesse valga una direzione di telegiornale. Tutto ha un prezzo.

L’articolo de Il Giornale, poi, prosegue in uno sproloquio sulla lottizzazione RAI per anni appannaggio della sinistra. Va bé, è chiaro che è una penna padronale quella che scrive, non ci si può aspettare sincerità di giudizio da autori del genere. Addirittura attribuiscono al Senatore intenzioni che non ha avuto, come quella di considerare i redattori dei tg tutti in mano ai veltroniani e/o dalemiani, poiché egli, rivolgendosi ai direttori che sono tutti o quasi “imparziali”, chiede di mantenere la “massima correttezza”. Un ribaltamento di senso in piena regola. Trattasi di un nuovo giornalismo, credo. Un giornalismo comico.

Tg3 e Raitre, nel Pd guerra per le nomine

ROMA. Per le nomine a Tg3 e Raitre nel Pd è ormai sempre più guerra. Da un lato i bersaniani, dall’altro i franceschiniani se le stanno dando di santa ragione. Al punto da provocare finanche la reazione di Carlo Verna, segretario dell’Usigrai: «Faccio appello a Franceschini, Bersani e Marino. Dicano subito con chiarezza che riconferme o avvicendamenti al Tg3 e Rai3 non sono affar loro – afferma il segretario nazionale Usigrai Carlo Verna – Dichiarino come il Pd non pretenda che il vertice aziendale attenda il congresso per decidere. Marchino una differenza di stile e di credibilità, giochino sul terreno della libertà e del pluralismo». Un appello, però, raccolto in serata soltanto da Ignazio Marino: «Rispondo volentieri all’appello dell’Usigrai. Già nelle scorse settimane e alla presentazione della mozione dello scorso 23 luglio abbiamo affermato che il Pd non deve partecipare alla lottizzazione della Rai». Marino aggiunge, un po’ provocatorio: «Auspico che anche Bersani e Franceschini facciano la mia stessa richiesta: nomine zero. Non possiamo reggere il gioco del conflitto d’interesse perché il Pd possa poi nominare un direttore o un vicedirettore». Nella polemica s’inserisce anche l’Italia dei Valori, che con Pancho Pardi, capogruppo in commissione di Vigilanza, accusa: «Il Partito democratico, proprio con il suo vicepresidente in commissione di Vigilanza, i suoi strali li lancia contro Di Pietro. Sarebbe ora che il Pd se ne accorgesse e che invece di tutelare solo se stesso, per salvare Raitre e il Tg3 provi, una volta tanto a tutelare gli interessi degli italiani che pagano il canone, magari facendo per una volta vera opposizione».

    • Dicevano che il Cavaliere nero ha messo gli artigli sul mondo dell’informazione, ha okkupato la Rai e spadroneggia nei tigì pubblici e privati, no? Contrordine compagni, non è vero. C’è Ignazio Marino, il senatore chirurgo e terzo incomodo tra Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, che si rivolge addirittura alla commissione di Vigilanza Rai, affinché tigì e talk show di Stato garantiscano «trasparenza e imparzialità» nella contesa per la leadership democrat.
    • Non si fida dei suoi compagni di partito e dei giornalisti Rai che sostengono gli altri due. Non lo dice, ma è convinto che non soltanto al Tg3, Telekabul d’antan, siano tutti partigiani dei tandem D’Alema-Bersani o Veltroni-Franceschini.
    • che in Rai la lottizzazione favorisca da lustri il centrosinistra, come nella Corte Costituzionale, è cosa risaputa. Ancora adesso il centrodestra deve accontentarsi delle briciole
    • È storia nota anche la guerra scatenata negli anni dell’Ulivo dai veltroniani contro i dalemiani: oggi in Rai, per 4 veltronianfranceschiniani si contano solo 2 dalemianbersaniani. E nessun mariniano (nel senso di Ignazio, non Franco), ovviamente.
    • Il candidato perdente dunque invoca la par condicio, e poco gli importa di ufficializzare così che le mani sulla Rai ce l’hanno i big del suo partito.
    • Marino s’appella ai direttori, quasi tutti imparziali, perché tengano le briglie dei loro redattori: «Sono certo che lo spirito di tutti i direttori sarà quello della massima correttezza, ma è importante ricordare che la democrazia non è solo libertà di poter votare liberamente, ma è anche potersi formare liberamente un’opinione. In questo caso, sui programmi di tutti e tre i candidati».
    • Un boomerang? Certamente, e se ne è accorto subito Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai, pro Franceschini, che ha bacchettato l’eretico trovando «strano» l’appello alla commissione parlamentare per chiedere «l’applicazione di una legge dello Stato nata per altri obiettivi».
    • È scandalizzato, Merlo, e s’indigna: perché Marino scrive a Zavoli «per una questione informativa che riguarda i rapporti interni a un partito? Siamo, per caso, tornati ai tempi della lottizzazione correntizia all’interno dei partiti?».

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