Marino e il discorso di Genova. Le reazioni.

La parte più importante del discorso di Ignazio Marino ieri a Genova? La risposta alla domanda su Fini e il richiamo a tutto il PD di non dimenticare la Scuola Diaz e Bolzaneto.

Sulla critica della Serracchiani: verrebbe spontaneo chiedersi come la Serracchiani stessa intenda realizzare questa sintesi di cui parla. Forse mediante il voto e il ricorso al principio di maggioranza? Oppure ha in mente qualche tipo di mediazione ostrogota per cui i disegni di legge che ne scaturiscono sono dei papocchi in giuridichese che fondamentalmente accolgono le istanze dei clericali e che perciò trasformano la minoranza in maggioranza a scapito dei diritti degli individui?

  • Ignazio Marino, senatore e ora candidato alla segreteria del Pd, in un’intervista rilasciata a Primocanale, ha parlato degli obiettivi e delle sue posizioni. In merito all’alleanza con l’Udc, Marino afferma: “In questo momento credo che sia difficile allearsi con un partito che prende tanti voti nelle aree governate da Totò Cuffaro, ma ci può essere un’evoluzione, valuteremo”. Sul problema dei giovani, Marino ammette la fatica che i ragazzi, tra i venti e trent’anni, fanno per trovare lavoro e per rendersi indipendenti dai genitori.

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    • ‘Il Partito democratico ha la missione politica di fare sintesi tra le idee, anche tra quelle di Paola Binetti e le mie”. Lo sostiene Debora Serracchiani all’indomani dell’intervento di Ignazio Marino alla festa del PD di Genova, il quale aveva polemicamente chiesto a Dario Franceschini come avrebbe fatto sul biotestamento a ”conciliare le posizioni di Debora Serracchiani e Paola Binetti”.
    • L’europarlamentare ha sottolineato che ”fallire la missione di far sintesi, o peggio scartarla a priori, significa che il PD rinuncia alla sua vocazione di partito riformista plurale e di massa.” ”Io non voglio un piccolo partito, quello si’ del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo – ha aggiunto Serracchiani – voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e – ha concluso – alla fine si decide”.
  • ”L’Udc per prima non accetta di stipulare accordi sulla base di alleanze laiciste”. Così il portavoce nazionale dell’Udc, Antonio De Poli, risponde alle dichiarazioni di Ignazio Marino. ”Siamo coerenti con la nostra identita’, siamo un partito cattolico, che affonda le sue radici nel cristianesimo – aggiunge De Poli- Quindi stia pure tranquillo Marino, se dovesse vincere la segreteria del Pdsicuramente non dovra’ preoccuparsi di alleanze con noi”.

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    • «È evidente che c’è una grande voglia di cambiamento», dice Ignazio Marino visibilmente soddisfatto del bagno di folla e dei tanti applausi appena incassati alla Festa del Pd di Genova.
    • Marino si sta muovendo caratterizzando in modo ben preciso la sua candidatura alla leadership del Pd. E alla Festa di ieri è emerso con chiarezza, fino al guanto di sfida lanciato a Franceschini e Bersani: prima dell’11 ottobre deve esserci un confronto diretto tra i tre candidati.
    • «E anzi la proposta dovrebbe venire dal segretario in carica – ragiona in privato Marino – negli Stati Uniti è prassi, con domande scelte dagli elettori messe in busta chiusa e giornalisti sorteggiati».
    • Il tono è pacato ma non mancano attacchi diretti agli altri due aspiranti leader. «Dopo i primi respingimenti in mare ci sono stati autorevoli dirigenti del Pd, che erano ministri già nel secolo scorso, che hanno detto che erano d’accordo con Maroni, altri che aveva sbagliato, altri si sono posizionati a metà. Ma come fa un elettore di sinistra a capire cosa sta votando?».
    • Il punto è la «mancanza di chiarezza», ma la sottolineatura la mette anche su quell’inciso temporale. Che ripete con riferimento diretto a Franceschini e Bersani: «Erano nel governo nel secolo passato ma non hanno risolto il conflitto di interessi, certamente un po’ di credibilità così si perde».
    • «hanno nelle loro mozioni posizioni inconciliabili». La platea mostra di condividere i passaggi con gli applausi e l’entusiasmo non cala quando il discorso arriva sugli «schizzi di fango» del «Foglio» sulle note spese gonfiate. Batte le mani il sindaco di Genova Marta Vincenzi, seduta in prima fila, Carlo Rognoni, accanto a lei, che darà una mano nella campagna di comunicazione.
    • Ma soprattutto, tutti applaudono con forza quando Marino dice quello che nessun altro ha detto, dopo la calorosa accoglienze riservata al presidente della Camera proprio a questa Festa: «È apprezzabile il percorso che ha compiuto, ma il popolo del centrosinistra non può dimenticare quello che è accaduto nel luglio 2001, quando era vicepremier e aveva la responsabilità della sicurezza del G8, quando accaddero fatti vergognosi e criminali, con giovani massacrati di botte per le strade di Genova ». In molti si alzano anche in piedi ad applaudire.
      • nelle caserme, ha detto, non nelle strade: il riferimento è a Bolzaneto e indirettamente alla Diaz – post by cubicamente
    • Quando definisce D’Alema e Veltroni «risorse da utilizzare nel miglior modo possibile» chiunque vinca. O come quando alla domanda sulle alleanze, al di là della risposta di rito che prima vengono i programmi e poi gli alleati, aggiunge: «L’Idv ricorre a toni in cui non mi riconosco, ma adesso dobbiamo fare opposizione insieme. E poi il Pd deve avere tra i suoi valori anche la legalità. È un po’ difficile fare un’alleanza col partito che prende la maggior parte dei voti nelle aree controllate da Totò Cuffaro». Ovvero, l’Udc.
  • Genova, 30 ago. – “Questa cultura della divisione e’ molto lontana dalla tradizione e dalla cultura degli italiani”. Lo ha detto il senatore Ignazio Marino, a Genova per partecipare ad un dibattito alla Festa del Pd, in merito agli ultimi respingimenti di immigrati nel Mediterraneo. “Mi rifiuto di credere che un Paese democratico – ha aggiunto – debba cacciare con navi militari dei barconi senza sapere se, ad esempio, a bordo ci sono delle donne incinte o dei bambini, e mi pare che ci fossero in questi respingimenti delle ultime ore”. “Questa – ha concluso Marino – non e’ la nostra cultura”.

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