E in Germania ritorna la sinistra. Si chiama Linke.

E’ un cartello elettorale, per ora, non un vero partito unitario; sono divisi in piccole sette, ma vincono le elezioni. La Linke è, per molti osservatori "di sinistra" italiani, un nuovo modello. Che sarebbe opportuno esportare per creare la spalla "a sinistra" per una allenaza con il PD – che in un’ottica bersaniana avrebbe i connotati ulivisti della macro-coalizione con l’UDC. Le persone "a sinistra" ci sono. Vanno solo ricomposte le fratture multiple. Sinistra e Libertà può rappresentare un punto di partenza. Risolvendo i personalismi, annullando i monopartiti. Certo. Una missione impossibile.

  • COMMENTO 01/09/2009 * | Luciana Castellina La lezione tedesca

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    • una perdita oltre il previsto della Cdu e la spettacolare crescita della Linke in due laender dell’est e, ben più sorprendente, anche in uno dell’ovest
    • quanto in Italia non è riuscito ai gruppi a sinistra del Pd (che pure è assai peggio della Spd), in Germania ha funzionato.
    • le due principali forze che l’hanno costruita, la Pds, erede diretta della certo non gloriosa Sed che ha governato per quasi mezzo secolo la Repubblica democratica, e la sinistra di un partito socialdemocratico (la Spd) e di un sindacato fortemente anticomunista, non avrebbero potuto essere più lontane
    • Espressione, l’una, di un elettorato insediato all’est, e, l’altra, di un pezzo di movimento operaio radicato nelle grandi fabbriche dell’Occidente.
    • attenzione centrale ai problemi sociali del lavoro dipendente; l’impegno posto nel costruire assieme una nuova cultura comune, un compito affidato essenzialmente alla Fondazione Rosa Luxemburg, che conta ormai molte sedi anche all’estero, e che svolge un ruolo prezioso nello stimolare nuove analisi e nuove riflessioni collettive, un lavoro che somiglia assai poco a quello delle proliferanti omologhe italiane
    • non mancano neppure nella Linke settarismi, idiosincrasie, bisticci, tensioni fra chi sta al governo, come nel land di Berlino, e chi all’opposizione.
    • Inevitabili quando a lavorare assieme si trovano vecchi quadri sindacali, giovanissimi no-global (specie nella ex Pdf), anziani abitanti della Repubblica democratica, vittime della colonizzazione occidentale. Ma, fin d’ora, l’esperimento ha retto alla grande.
    • La seconda considerazione riguarda la Spd che ha continuato a perdere ovunque, sia pure senza che si verificasse il crollo che tutti si attendevano. E però la crisi di questo partito non potrebbe apparire più grave.
    • è ormai chiaro che adesso non potrà fare a meno di fare i conti con la nuova sinistra, cresciuta nonostante ogni tentativo di delegittimarla, compiuto anche a costo – come è accaduto in Assia – di mandare in rovina la Spd di questo Laender, imponendole di rinunciare al governo pur possibile e così di aprire la strada alla rivinciata conservatrice.
    • Le elezioni di domenica hanno reso esplosivo lo scontro già aperto nel partito, anche se – a un mese dalle elezioni politiche federali – tutti si guarderanno bene dal renderlo pubblico.
    • è quasi certo che nella Sahr, nonostante gli anatemi del centro, il leader della locale Spd finirà per fare un governo con Verdi e Linke; che in Turingia, invece, questa coalizione non si farà perché è la Linke che avrebbe eventualmente il diritto alla presidenza del land perché forte del 10 per cento di voti in più dei socialdemocratici.
    • La Merkel, pur bastonata dall’elettorato, nonostante i suoi tentativi di smarcarsi dal conservatorismo del proprio stesso partito, un’alternativa ce l’ha: la coalizione con i liberali che hanno aumentato considerevolmente i propri voti. Non è una certezza, ma un’ipotesi credibile sì.
    • È la Spd che non sa che dire se rinuncia a priori a un progetto che unisca anche Verdi e Linke.

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