L’A-H1N1 è fra di noi. Il vaccino no.

Su questo blog si è più volte dubitato dell’allarmismo dell’OMS sull’A-H1N1. Ora c’è ragione di dubitare del governo e di come sta affrontando la faccenda dell’influenza suina.

C’è serietà nel dire che il vaccino per l’influenza A sarà pronto in milioni di dosi a novembre? I casi di ammalati positivi all’A-H1N1 dimostrano il fatto che il virus è già fra di noi. Pure l’allarmismo dei media, che se ne compiacciono.
E poi, è giusto che il governo dica che esistono categorie di persone per le quali la vaccinazione è obbligatoria? Siano pure essi medici o infermieri, poliziotti o vigili del fuoco, dove va a finire la libertà di cura? Posso decidere di non vaccinarmi? E pure: sono solo queste categorie a ricevere il vaccino in forma obbligatoria? Non esistono altre categorie ugualmente a rischio o potenzialmente più esposte?
Alcuni interventi in proposito.

– il tasso di mortalità della nuova influenza, segnalata come più bassa di quella stagionale (quella stagionale è indicata all’1 per mille, mentre quella da H1N1 allo 0,4-0,5 per mille) e che hanno indotto Fazio a dichiarare che «ci saranno forse un migliaio di morti in Italia» a fronte di circa 3-4 milioni di contagiati attesi;

Il fatto è che questi dati sono palesemente sbagliati. Eppure le fonti sono lì, accessibili a chiunque. Sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità c’è scritto tutto. L’ultimo report disponibile (datato 6 luglio) indica un tasso di mortalità a livello internazionale dello 0,45% (429/94512) cioè 4 per mille e non 0,4 per mille (link WHO). Quindi si tratta di una mortalità 4-5 volte superiore a quella che caratterizza l’influenza stagionale (correttamente indicata all’1 per mille), e non inferiore come erroneamente segnalato. Se si applica questo tasso di mortalità a 3-4 milioni di contagiati (nella migliore delle ipotesi) si arriva a 13.000-18.000 decessi, esattamente 10 volte quelli indicati dalla stampa;

– Se poi si va a vedere l’evoluzione della malattia in alcuni tra i paesi più avanzati (e colpiti), si scopre che la mortalità è del 4,5% (o 45 per mille) in Argentina (137/3056, situazione al 13 luglio, link pdf documento governo argentino)  e del 2% (20 per mille) nello stato di New York (52/2582, situazione al 10 luglio, link CDC).

– Si può anche discutere su quanto i tassi di mortalità ufficiali siano attendibili. Attribuire e contare i morti è (relativamente) facile, ma il problema è il denominatore. E una sovra o sotto stima del numero degli infetti (compresi quelli asintomatici) nei vari paesi colpiti, potrebbero variare di molto le stime dei tassi. Questo però non toglie nulla al dovere di rispettare e verificare i migliori dati disponibili da parte delle autorità sanitarie quando parlano e dei giornalisti quando riferiscono.

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    • Esiste un concreto rischio che le carceri italiane siano fra i primi luoghi dove il virus A/H1N1 possa attecchire e diffondersi nella sua forma peggiore; le carceri italiane – dove sono recluse oltre 64mila persone, il 35 per cento dei quali stranieri, e il 30 per cento circa tossicodipendenti – già ora registra un indice di salute che gli esperti definiscono “medio-grave” con una percentuale di circa sei persone su dieci malate; e si registra in particolare una elevata diffusione di malattie gravi come tubercolosi, epatiti B e C, diabete e Hiv, problemi cardiocircolatori e polmonari, una frequenza altissima di reclusi con fragilità mentale e un numero di decessi che, solo nei primi sette mesi del 2009, è già a quota 118, fra cui 45 suicidi; non c’è inoltre solo il “popolo dei detenuti”: bisogna infatti considerare i circa 34 mila agenti di polizia penitenziaria e le centinaia di operatori dell’area educativa. Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel 2008 il turn-over nelle carceri ha coinvolto più di 90 mila persone. Queste persone sono costrette a vivere 24 ore al giorno in ambienti non salubri, vetusti, in strutture che all’80 per cento non sono a norma, sovraffollate e che per questo non rispondono alle norme per ciò che concerne, ad esempio, i metri quadrati, la luce, la ventilazione e i servizi igienici pro-capite, con una oggettiva impossibilità di minimizzare i contatti con le persone malate.

      Giorni fa, opportunamente, il vice-presidente della Conferenza nazionale dei Garanti dei detenuti, dottor Angiolo Marroni, dopo i sopralluoghi effettuati dai suoi collaboratori nelle carceri del Lazio, ha lanciato un accorato allarme, perché le autorità competenti e responsabili adottino, promuovano, e sollecitino iniziative adeguate e urgenti; un appello rimasto purtroppo inascoltato. Per questo ho rivolto un’interrogazione urgente ai ministri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e della Giustizia, perché intervengano e si appronti anche nelle carceri, nei prossimi mesi una campagna di vaccinazione, essendo i detenuti e gli operatori penitenziari incontestabilmente “categorie a rischio”.

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    • Occorre interrompere subito il clima di allarmismo e di psicosi, alimentato da campagne giornalistiche ansiogene e scientificamente infondate, con un’adeguata, urgente campagna di informazione: chiedo che il ministero della Salute se ne faccia carico e che venga a riferire sullo stato della situazione e sui provvedimenti adottati e che intende adottare nel corso della prima seduta utile della Commissione Affari Sociali della Camera, prevista per il prossimo 10 settembre. Lo afferma la deputata radicale, Maria Antonietta Farina Coscioni, componente della Commissione Affari Sociali che ha rivolto, sulla situazione di Napoli, un’interrogazione al Ministro del Lavoro, della Salute, delle politiche sociali.
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    • Sono ormai giorni che il Tg1 apre tutte le edizioni con la cronaca sulla diffusione dell’influenza A. Ma il morto di Napoli secondo gli specialisti non sarebbe sopravvissuto anche ad una più convenzionale influenza.
    • Nonostante la Francia o la Gran Bretagna abbiano tassi di infezione ben più alte, nessun telegiornale inglese o francese ha mai dato in questi giorni tanta rilevanza all’influenza A.
    • Non è forse l’ennesimo espediente di “distrazione di massa” messo in
      atto da un servizio pubblico i cui vertici giornalistici sembrano aver perso i principi che orientano un informazione corretta?
    • Questa è un influenza non sarà molto diversa da quelle consuete stagionali.
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    • Fabio F., il ragazzo di Parma ricoverato a Monza, potrebbe aver sconfitto il virus dell’influenza A: il primo test di controllo è infatti risultato negativo.
    • «il virus è scomparso dal suo organismo, è stato battuto», anche se resta la complicanza di un’infezione polmonare causata da un batterio.
    • «In un campione di materiale inviato all’Istituto virologico di riferimento a Milano – aggiunge Roberto Fumagalli, primario di anestesia e rianimazione all’ospedale San Gerardo, dove il ragazzo è in cura – non è stato trovato il virus A H1N1, ma per avere la conferma definitiva è necessario che più test successivi siano negativi. Il prossimo test sarà effettuato entro la fine della settimana».
    • Il giovane però rimane grave a causa di un’infezione polmonare dal batterio Pseudomonas aeruginosa.
    • «In un percorso come questo – aggiunge Bresciani – siamo passati dal rischio di morte a una parziale auto-sufficienza respiratoria
    • Restano invece critiche ma stazionarie le condizioni di G.D., l’uomo di 51 anni ricoverato all’ospedale Cotugno di Napoli per un’infezione da H1N1. Il paziente ha trascorso una notte tranquilla, e secondo i medici che lo seguono «il quadro è complessivamente buono, considerando comunque la gravità della situazione generale». L’uomo infatti già soffriva di problemi cardiovascolari, respiratori, renali e di diabete e, spiegano i medici, il virus dell’influenza A è pericoloso soprattutto in persone con problemi di salute gravi e quindi fortemente debilitate.
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    • “Il piano presentato oggi dal Governo per fare fronte all’emergenza dell’influenza A appare per ora incompleto rispetto ai potenziali rischi che correremo nelle prossime settimane”. E’ il giudizio di Ignazio Marino (Pd), che aggiunge: “La vaccinazione potra’ essere avviata solo a novembre con grave ritardo rispetto agli altri paesi europei e agli USA. Per ora poi, la campagna di informazione rivolta alla popolazione sui comportamenti da adottare e sulla prevenzione e’ solo annunciata e non ancora operativa. Allo stesso modo non esistono regole precise per le scuole che decideranno in maniera autonoma se e quando chiudere in caso di diffusione del virus scaricando responsabilita’ enormi sui dirigenti scolastici. Non ci sono piani di emergenza per le amministrazioni, per la polizia, gli ospedali, le aziende. Ma ci rendiamo conto che entro poche settimane meta’ della forza lavorativa del nostro paese potrebbe trovarsi a letto contagiata dal virus? Il Governo non spiega in che modo prevede di fare fronte ad un problema che non e’ solo sanitario ma di ordine pubblico”.

      Marino conclude: “Negli Stati Uniti Obama ha stanziato 1,8 miliardi di dollari per le misure di prevenzione e per la vaccinazione. Dal ministero della Salute, che purtroppo in Italia e’ stato abolito in maniera inopportuna, servirebbe un decreto, un atto di indirizzo a livello nazionale, non delle raccomandazioni. Non e’ possibile affidare alle singole regioni le gestione di un’emergenza che e’ nazionale e che come tale deve essere affrontata, anche con l’esercizio di poteri sostituivi se necessario. Nessuno vuole fare dell’allarmismo, al contrario, ma siamo di fronte ad un problema molto serio che riguarda la salute delle persone e la sicurezza dello Stato”.

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