L’intoccabile. Le mani su tutto. Questa è l’età del piduismo compiuto.

l'intoccabile

Mr b, ancora lui, sempre lui. Un articolo di L’Espresso mostra le tappe di una escalation, quella che porta al monopolio di fatto dei mezzi di informazione. Dal controllo vero e proprio, alla espansione di una sfera d’influenza che ammorbidisce se non elimina gli spigoli di una eventuale informazione critica.
I suoi interessi non hanno confini. Travalicano le frontiere. In Russia si intende amabilmente con i monopolisti del gas di Gazprom. In Libia fa affari con il Colonnello Gheddafi e una nuova televisione.
A Milano intanto manifesti abusivi lo raffigurano nella locandina del film “Gli Intoccabili”. Vox Populi.

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    • Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio.
    • La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch.
    • Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato definito da Giuseppe Giulietti, deputato Idv
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato def
    • al Tg1 di Augusto Minzolini manca ancora un tocco, il boccone prelibato per la Lega: la nomina del sesto vicedirettore cioè Enrico Castelli, spesso al seguito del Cavaliere nel settentrione d’Italia, con una sorta di delega per l’informazione del Nord da gestire con tre giornalisti ad hoc.
    • il terzo canale, zona franca della tv pubblica, a parte il recinto di Michele Santoro a Raidue (alla domanda: «Andrete in onda senza Travaglio? » Sandro Ruotolo risponde senza sbilanciarsi: «”Anno zero” è Santoro, Vauro, Marco Travaglio…».
    • Ecco, la terra libera di “Report” («Mi auguro che la cancellazione della clausola di manleva rientri », commenta Gabanelli «In caso contrario sarebbe complicato fare un programma d’inchiesta dove la maggior parte delle cause sono pretestuose tanto che in 13 anni di vita, non ne abbiamo mai persa una»
    • Il ticket perfetto per Raitre ci sarebbe: Enrico Mentana al Tg3 (nell’agenda del direttore generale Mauro Masi un incontro con lui). Giovanni Minoli alla rete con l’interim della sua Rai Educational, trasformata da lui in un gioiellino. Per carità, fior di professionisti. Ma soprattutto, nessuno dei due, un salto nel buio.
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    • Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell’amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste “un altamente discutibile comune interesse negli affari”.
    • accusa Berlusconi di un “decisamente sconcertante conflitto d’interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia
    • le notizie in questione erano già circolate nel nostro paese, anche se nessun organo d’informazione le aveva trattate con particolare attenzione, mentre secondo il Guardian si tratta di una faccenda che “meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo”
    • Il Guardian scrive che in giugno, come riportato “da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor”, una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, “con circa il 22 per cento” del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.
    • Quinta Comunication e Mediaset, ossia l’impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
    • Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L’ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell’ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l’aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell’operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento.

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