Ricevo e pubblico. Il web e Marino. Cosa lo differenzia da Bersani e da Franceschini.

Ricevo una segnalazione che prontamente pubblico: due post sul blog "Piovono Rane". L’aspetto del rapporto con i new media, con internet e il suo popolo e i candidati segretari PD. Cosa differenzia le mozioni: solo Marino ha idee concrete, da Bersani quasi un’ostilità al web, per Franceschini il web è una gran cosa, ma non sa dire cosa. Questo in estrema sintesi.

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    • come i tre candidati alla segreteria del Partito democratico prendano in carico la cultura digitale
    • alcune dichiarazioni rese da Franceschini e Bersani negli ultimi mesi. Il segretario, durante i giorni dell’assemblea che lo elesse, sbottò contro quella che l’Unità definì “la rabbia del Web” e cioè contro e mail, commenti ai blog, prese di posizione che invasero il cibespazio in quel periodo, tesi a invocare un congresso immediato. Franceschini dichiarò: “Ma scusate la base qual è? Quella dei blog o quella che abbiamo visto sabato, le duemila persone elette con le primarie? Quella è gente vera, non virtuale. Gli italiani non sono il popolo della rete”
    • Bersani alla recente festa del partito a Genova ha concluso: “Va bene, sì, Internet, la tecnologia e tutto l’ambaradan. Ma non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi”
    • il sondaggio online de L’espresso a cui hanno già partecipato trenta mila persone: circa il 47% si dichiara a favore di Marino, il 40% di Bersani e il 13% di Franceschini.
    • indicano un certo distacco tra Franceschini e Bersani, da un lato, e la cultura digitale, dall’altro.
    • l’impegno sulla cultura digitale, occorre preliminarmente sgombrare il campo da un equivoco: parlare di digitale non significa prestare più o meno attenzione a meri strumenti tecnologici, a gadget, all’ultima novità mediale
    • in modo più profondo parlare di cultura digitale significa cogliere elementi di mutazione sociale complessiva
    • quello scenario che Castells chiama “network society”. Un modo nuovo di valorizzazione delle risorse, di condivisione di pensieri ed emozioni, di strutturazione del potere. Significa in definitiva entrare in relazione con le soggettività del nostro tempo
    • Una simile comprensione della cultura digitale non la si ritrova nella mozione Bersani. Incentrare la mozione sul tema cardine della produzione (e di conseguenza dei ceti produttivi) significa non aver colto quel cambio di paradigma economico che segna l’epoca postfordista
    • Bersani dimostra in questo – che poi è il centro del suo progetto – l’anacronismo di una proposta in tutto e per tutto socialdemocratica, e cioè compiuta nei suoi termini, nei soggetti stessi i cui interessi un partito dovrebbe tutelare
    • Nulla di più scontato dunque che la Rete finisca con l’essere intesa semplicemente come uno strumento di comunicazione in più
    • Sulla green economy si sofferma anche e maggiormente Franceschini, il quale avverte la necessità di andare oltre il fordismo avvalendosi delle nuove tecnologie. E i riferimenti diretti alle nuove tecnologie sono forti in almeno due passaggi: all’inizio del testo il computer è presentato come icona del mondo contemporaneo e, parlando di merito, si individua un legame forte tra scuola e mezzi tecnologici
    • però, a proposito della cultura digitale sconta quella cifra caratteristica di tutta la sua mozione: un nuovismo vago ed indeterminato. In altre parole, il segretario uscente comprende che sul mondo contemporaneo spira un vento nuovo, ma non riesce a decifrarne compiutamente gli elementi caratterizzanti, a confrontarsi con le reali novità: non viene di conseguenza tematizzato alcun problema specifico alla cultura digitale
    • Marino. Da un lato, non si limita a indicare nella rivoluzione verde il prosieguo della rivoluzione informatica ma va oltre, riuscendo a individuare accanto e al di là della green society, una care society, una società della cura, della salute, della sanità come volano di sviluppo.
    • numerose prove che questo possa essere un orizzonte di innovazione dirompente: in America, Obama proprio sulla riforma della sanità si è impegnato più a fondo e prioritariamente
    • Marino sembra sicuramente quello dotato di maggiore capacità prospettica.
    • è confermato, infine, dal fatto che delle tre mozioni l’unica a occuparsi di questioni più specifiche alle reti telematiche sia proprio quella di Marino che, all’interno di un’attenzione generale all’informazione, affronta i problemi della banda larga nel nostro paese e della libertà dei citizen journalists, cioè di tutti noi che pubblichiamo qualcosa su internet.
    • “è una politica miope quella che si occupa delle leggi sulla comunicazione ignorando che nel futuro i nuovi mezzi che oggi rappresentano lo strumento di massima democrazia, potrebbero finire per essere controllati da pochi colossi industriali e limitati da normative che tendano ad introdurre limiti all’informazione in rete”
    • i piccoli episodi citati all’inizio non paiono affatto accidentali, ma trovano una sostanziale conferma nei discorsi dei candidati alla guida del Partito democratico. Insomma, la sua mozione spiega perché Marino non ha mai contrapposto la Rete ai circoli e riesce a ottenere l’appoggio dei cibernauti. Saranno episodi determinanti, come lo sono stati in America per la vittoria di Obama?
    • antonio.tursi@gmail.com

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    • Se il premier non ha bisogno di Internet perché ha Gianni Letta «che è un Internet umano», magari gli altri cinquanta e rotti milioni di italiani invece gradirebbero collegarsi velocemente alla Rete
    • pare che la cosa sia difficile e il mitico “piano Romani”  da un miliardo e mezzo di euro è fermo, perché Il Cipe (cioè il governo) non molla i soldi, quindi siamo dopo l’Irlanda e la Corea nella diffusione di banda larga, e anche dopo la Svizzera che pure è abbastanza montuosa.
    • il capo del governo è lui, ed è stato lui ad esempio a togliere una cinquantina di milioni allo sviluppo della Rete per poter abolire l’Ici, tanto per fare un esempio.
    • penso così male se penso che a Berlusconi non solo della Rete non gliene frega granchè, ma probabilmente gli sta anche un po’ sulle palle perché è l’unico media nel quale non ha una presenza decente?
    • è strapotente nelle tivù, messo benone sulla carta stampata, si è fatto pure un po’ di radio ma in Rete non se lo fila quasi nessuno.
    • Che bisogno ha di diffondere Internet?

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