Nessuno vuole il confronto. Marino alza la voce: “è sabotaggio della democrazia interna”.

Bersani ha risposto – in ritardo – alla proposta di un confronto diretto fra i candidati alla segreteria PD. Dice che è una mancanza di rispetto per i dibattiti fra gli iscritti nei circoli.

La risposta di Bersani:

Marino puo’ rivolgersi a chi vuole, ma il problema e’ semplice, ci sono i congressi di circolo aperti e bisogna avere rispetto per questa discussione’. ‘Lo valuteremo in concordia ed in amicizia. Pero’ in questa fase – ha concluso Bersani – secondo me ci vuole un po’ piu’ di rispetto per la discussione che sta avvenendo nei nostri circoli. Credo che si debba seguire il percorso che tutti insieme abbiamo deciso’.(ANSA).

La motivazione lascia atterriti. Potrebbe l’on. Bersani spiegarsi meglio? In che modo il confronto danneggerebbe il dibattito fra gli iscritti? Danneggia chi esattamente? E’ certo che l’on. Bersani si guarderà bene dall’approfondire tale spiegazione. Poiché si potrebbero scoprire i suoi reali timori rispetto a un dibattito pubblico. Timori forse che i suoi avversari possano “far cambiare idea” agli iscritti suoi sostenitori. Certo la sua risposta non va certo a beneficio della democrazia di questo Partito Democratico. E forse – attenti voi che lo vorreste votare – è una proxy, una proiezione del suo atteggiamento politico una volta al potere. Uno: si decide nelle stanze chiuse. Due: non è necessario che le persone si formino un’opinione. Tre: non è necessario informarle, le persone.

Di seguito la reazione di Marino; la reazione dei vari comitati su fb; di Fernanda Gigliotti; e altri articoli sui primi, primissimi voti nei circoli. A proposito, ieri ho scirtto che i circoli interessati enrano inferiori al 1%. Non è vero e mi correggo: sono molto inferiori all’1%, vale a dire circa lo 0.07%. Ma ne riparliamo.

  • Iris Press – CONGRESSO PD: MARINO, NO AL CONFRONTO PUBBLICO E’ SABOTAGGIO DEMOCRAZIA INTERNAtags: no_tag
    • “Sono molto arrabbiato, preoccupato. Vedo aprirsi uno scenario che è il contrario di quello che ho in mente quando penso al futuro del Pd. Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti” Ignazio Marino
    • “In ogni piazza d’Italia dove vado incontro migliaia di persone, gli stessi organizzatori ne sono stupiti e le cronache dei giornali regionali riportano fedelmente l’interesse suscitato dalla mozione Marino. Sono gli stessi iscritti che chiedono il confronto. La stampa nazionale, invece, pare non accorgersi della novità della nostra presenza al congresso, quasi ci fosse una congiura del silenzio”
    • “Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e fuori il partito, per questo mi pare che l’unico modo per dare ai nostri iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilità di capire quali siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un confronto a tre. Il partito non può essere democratico solo di nome, deve esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione. Anche in Francia dove il congresso del Partito Socialista era aperto solo agli iscritti, la campagna congressuale si è svolta sostanzialmente attraverso il confronto diretto tra i candidati alla segreteria”.

Una aberrante, ma fisiologica, inagibilità democratica nei congressi di circolo del PD – di Fernanda Gigliotti, candidata alla segreteria regionale PD in Calabria.

Se Giorgio Gaber fosse ancora vivo si sarebbe compiaciuto della capacità profetica della sua celebre canzone “Qualcuno era comunista”

Da una parte c’è il PD che non vuole tornare indietro, che guarda al Lingotto, il primo Veltroni per intenderci, il PD che oggi aspetta le Primarie del 25 ottobre, quello che noi delle Mozione Marino aspettiamo come il vero congresso del partito, può essere descritto così: “Qualcuno che è ancora democratico perché ha bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché è disposto a cambiare ogni giorno, perché sente la necessità di una morale diversa, perché forse è solo una forza, un volo, un sogno, uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, un senso di appartenenza a una razza che vuole spiccare il volo per cambiare veramente la vita.”

Dall’altra il Pd delle tessere, della nomenclatura, di quelli che vogliono contarsi nei circoli per verificare se l’OPA lanciata per l’acquisto delle tessere-azioni, ha realizzato il controllo del partito-azienda-regione! Questo PD si presenta al congresso incapace di gestire il suo stesso caos determinato da un regolamento scritto da “furbi squilibrati”, incartato esso stesso nel macchinoso sistema di attribuzione dei delegati, intrappolato nella sovrapposizione dei congressi, invischiato nella inevitabile crisi di trasparenza, che farebbe impallidire il peggior periodo dei congressi del vecchio PCUS e della peggio democrazia cristiana, quando votavano, per intenderci, anche i morti! Ecco per questo PD si potrebbe dire che è “il partito di chi ha aperto le ali senza essere capace di volare, come se tutti noi fossimo dei gabbiani “ipotetici”. Dei gabbiani con al piede una palla di nomenclatura che vive parassitariamente di partito e che rifiuta le primarie fingendo di volere parlare con la “sua gente”, mentre spera solo di potere continuare a parlarsi addosso nei circoli con un solo tesserato cui spetteranno comunque due delegati per il “diritto di Tribuna”! Sich!!!

Come direbbe Gaber: Due miserie in un corpo solo.

In Calabria e altrove la struttura di questo partito schizofrenico non è in grado di riconoscere e soddisfare il bisogno e il diritto delle mozioni di sapere, di orientarsi per tempo fra le date in cui si svolgeranno le assemblee dei circoli. E allora ecco spuntare le giuste denuncie per violazione della trasparenze e delle regole statutarie da parte della Mozione Franceschini della Provincia di Catanzaro. Ma dove erano i Franceschiniani quando hanno contribuito a scrivere e sottoscrivere un regolamento PAZZOIDE? E cosa succederà quando sapremo le date dei congressi delle altre province?

Sarà una overdose congressuale dove solo alcune mozioni avranno diritto di cittadinanza e dove nessun richiamo alla trasparenze e all’agibilità democratica troverà accoglimento, perché è impossibile governare un sistema partorito dolosamente per non essere governabile!!

Alla fine di questo congresso ognuno potrà dire ciò che vuole. Intanto noi della Mozione Marino, a differenza dei Franceschiniani e dei Bersaniani, che non esistevamo prima del 21 luglio 2009, possiamo subito dire che tutto ciò che è stato scritto non è frutto del nostro contributo. E forse anche per questo noi speriamo e contiamo soprattutto nel voto democratico che potrà e dovrà esserci il 25 ottobre 2009, alle primarie del partito democratico in cui la gente, il popolo del PD, del centro sinistra, della sinistra tutta, di quelli che hanno smesso di votarci perché non si sono più sentiti rappresentati da un siffatto manipolo di azzeccagarbugli, spero voglia contribuire per far nascere il vero PD, e mandando a casa una volta per tutte un apparato burocratico di uomini e di norme che ha tarpato le ali al centro sinistra, alla regione Calabria, all’Italia, dimostrando si essere capace e concludente solo nel riciclare se stesso da trent’anni, proponendosi di volta in volta come alternativa!!! Ma alternativi a chi?

Avv. Fernanda Gigliotti – candidata alla segreteria regioanel del PD per la Mozione Marino

  • tags: no_tag

    • su una cosa almeno tutti i dati più o meno ufficiali convergono: Marino è molto indietro, ben al di sotto della soglia del 5 per cento
    • l’ufficio organizzazione del partito ha subito smentito i numeri fatti circolare ieri dalle diverse mozioni e ha rimandato la pubblicazione dei primi dati ufficiali a quando almeno il dieci per cento dei circoli avrà completato le procedure di voto
    • stando al calendario raccolto al Nazareno, dovrebbe avvenire non prima della terza settimana di questo mese, mentre entro il 30 settembre tutte le sezioni locali dovranno aver completato i loro lavori, per lasciare spazio alle convenzioni provinciali (da tenersi entro il 4 ottobre) e regionali (entro il 10 ottobre).
    • lo scorso week end sono stati circa venti i circoli ad aver proceduto con le votazioni.
      Molti di questi raccoglievano un numero molto esiguo di iscritti.
    • Dati i numeri ridotti, l’unico trend che è possibile apprezzare finora è l’alta partecipazione degli iscritti, che, se si mantiene costante, potrebbe far contare alla fine circa 600mila votanti
    • La campagna comunicativa delle tre mozioni è ormai entrata a regime e, prevedibilmente, più si avvicina l’appuntamento con le urne e più crescerà d’intensità. Il regolamento predisposto dalla commissione di garanzia nazionale prevede un tetto massimo di 250mila euro spendibili da ogni candidato alla segreteria nazionale (per quelli regionali è di 50mila euro), compresi quelli messi a disposizione dal Pd sotto forma di servizi utilizzabili a spese del partito (25mila euro per spedizione di materiale cartaceo e inoltro di sms, più altrettanti come contributi per attività e iniziative delle mozioni).
    • sta suscitando qualche perplessità tra gli avversari l’avvio imponente della campagna di Bersani.
      La manifestazione di domenica al Palalido di Milano sarà costata un bel po’ e la presenza dei manifesti dell’ex ministro dell’economia sui muri delle principali città italiane è a colpo d’occhio preponderante rispetto a quelli delle altre mozioni. Che stia spendendo un po’ troppo?
    • Marino solleverà il tema già oggi. A quanto spiega il portavoce della sua mozione, Sandro Gozi, il senatore- chirurgo chiederà nel corso della segreteria del partito allargata ai rappresentanti delle tre mozioni di anticipare la presentazione della nota spese, per verificare quanti quattrini sono stati utilizzati finora dai candidati per le rispettive campagne. All’interno del comitato di Bersani, comunque, c’è assoluta tranquillità: «Tutte le spese saranno rendicontate come previsto – spiega il responsabile comunicazione Stefano Di Traglia – e come penso sia stato fatto anche nelle primarie precedenti. Sono in corso i congressi di circolo ed è normale investire di più in questa fase, ma il tetto massimo non sarà superato».
  • tags: no_tag

    • I congressi dei «circoli territoriali» (ex sezioni) sono appena cominciati e andranno avanti fino al 30 settembre. Ma i candidati già litigano sui primi dati, relativi ad una quindicina di circoli: al comitato Bersani risulta che l’ex ministro sia in testa col 56% dei voti, al comitato Franceschini garantiscono che è in testa il segretario con un più moderato 50,4%. Il tutto su un totale di iscritti votanti pressoché ininfluente, ma variabile anch’esso: 613 secondo i franceschiniani, 579 secondo i bersaniani.
    • i dati circolanti dall’una e dall’altra sponda sono significativi quanto le prime sezioni scrutinate dal Viminale la notte delle elezioni: praticamente zero
    • devono votare ancora circa 820mila iscritti al Pd
    • però ci si azzuffa a colpi di comunicati e contro-comunicati e sospetti d’imbroglio sulle cifre
    • A far infuriare lo stato maggiore franceschiniano è quella che definiscono «l’operazione-immagine» di Bersani: «C’era un accordo per non diffondere dati prima che abbia votato almeno il 10% degli iscritti. Invece loro hanno subito cominciato a dire di aver già vinto»
    • ci si è messi a caccia della «quinta colonna» che ha spifferato i dati, e i sospetti si sono subito appuntati sul capo dell’organizzazione Maurizio Migliavacca, ex fassiniano ora con Bersani
    • in casa Bersani si è piuttosto ottimisti e certi della vittoria congressuale
    • «Il grosso del gruppo dirigente, anche sul territorio, sta con lui», nota il veltroniano Tonini
    • il gruppo dei «non allineati» (Finocchiaro, Chiti, Morri), che si riunisce a Firenze domani, si appresta ad un endorsement per Pierluigi. «Ma le primarie sono un altro paio di maniche, lì vota chiunque in libertà», si consolano i franceschiniani.
    • Aleggia il fantasma del «grande inciucio», come lo definisce il terzo incomodo del congresso, Ignazio Marino. Che è il primo a farne le spese: da settimane chiede un pubblico confronto tra i tre candidati (come si fa in tutte le primarie che si rispettino), ma gli altri due hanno stretto un patto d’acciaio. Niente confronto, «per rispetto della discussione nei circoli», si è avventurato a spiegare Bersani.
    • Più brutalmente, gli uomini di Franceschini dicono: «Il confronto serve solo a Marino per avere visibilità e toglierci voti». Quindi, nisba.
    • il partito non deve dividersi: chiunque vinca, si resta insieme, anche perché tra il congresso e le Regionali ci sono, come sottolinea un preoccupato D’Alema, «solo pochi giorni»
    • Un altro segnale di appeasement tra le due fazioni è arrivato ieri da Piero Fassino (che sta con Franceschini), che ha ufficializzato il via libera alla ricandidatura di Vasco Errani (che sta con Bersani) a governatore dell’Emilia Romagna
    • chi perde? Farà il capogruppo alla Camera, ossia la postazione numero due del partito. Un dirigente dalemiano assicura: «Bersani è pronto a offrire la presidenza dei deputati a Dario». D’altronde, chiosa Tonini, «anche Obama e Clinton si sono scontrati, e ora lei fa il Segretario di Stato».
  • tags: no_tag

    • Ormai è una vera e propria bagarre. La visita di Ignazio Marino a Peschiera Borromeo, prevista per il 13 settembre alle 11, è diventato il motivo di uno scontro molto duro all’interno del partito.
    • la lettera di un gruppo di amministratori e dirigenti democratici dell’hinterland che stigmatizzano la scelta del chirurgo di accettare l’invito di un’associazione – Base Democratica – che è accusata di aver fatto perdere le ultime elezioni e di aver consegnato Peschiera al Pdl dopo 60 anni di governo
    • LA REPLICA AD AFFARI DI ETTORE MARTINELLI,
      coordinatore lombardo della mozione
    • “La vicenda è questa. Ad Ignazio Marino è stato proposto un incontro con cittadini iscritti al Pd di Peschiera Borromeo. Poi viene fuori che fanno parte di una associazione che ha fatto un periodo di contrasto con il Pd locale. Io ho chiesto al Pd locale di partecipare, spiegando che Ignazio Marino non sapeva assolutamente di questo passato. Il Pd locale si è riunito ed è contro la riunione”. A spiegarlo ad Affari è Ettore Martinelli, coordinatore lombardo della mozione
    • dall’entourage di Marino arriva il segnale di una riflessione in corso. Ettore Martinelli ha infatti contattato Affaritaliani.it per chiarire che “Ignazio Marino non sa nulla delle questioni locali di Peschiera”
    • “non è nel nostro interesse nuocere al candidato in alcun modo”
    • “Deve essere chiaro che per Ignazio Marino quello è un incontro con iscritti al Pd e cittadini, che ovviamente non conosce. Nè conosce altre vicende di Peschiera Borromeo. Ora vedremo se rivedere il programma. Siccome il messaggio di Marino è prima di tutto l’unità del partito e la partecipazione degli iscritti, faremo ulteriori valutazioni. Sicuramente non metteremo Ignazio Marino nella condizione di fare una cosa che in qualche modo lo possa danneggiare”.