Il Fini redento. Il discorso di Gubbio e le randellate rese. La strategia delle elezioni anticipate.

Così Fini, parlando con un tono secco e perentorio, bastona Mr b e apre ufficialmente la questione interna al PDL. Soprattutto colpisce la frase sulle procure che ricercano la verità sulle stragi di mafia: per Fini non bisogna nemmeno dare il sospetto di essere loro ostili, soprattutto "se non c’è nulla da nscondere".
E chi avrebbre qualcosa da nascondere? Vorrebbe dire forse che chi attacca le procure di Palermo, di Caltanissetta e di Milano avrebbe qualcosa a che vedere con i fatti di Capaci, Via D’Amelio e del 1993? Ma davvero? Vorrebbe dire che forse questo signore che si pregia del titolo di premier non è – diciamo, usando un eufemismo – del tutto esente da responsabilità nelle stragi, e il fatto che attacca in maniera preventiva le procure è questa forse una manifestazione di colpa?
Infine, merita di essere segnalato il fatto che Fini non ha cambiato posizione in merito al disegno di legge Calabrò sul testamento biologico: quella legge deve essere discussa, e quindi rivista alla luce della ragione.
La diatriba fra i co-fondatori del PDL apre una crisi interna alla maggioranza che, visti i possibili risvolti negativi per Mr b che si vanno profilando a Ottobre – inchiesta di Bari, filone escort, inchiesta Mediatrade sui diritti tv, pronuncia della Consulta sul lodo Alfano, processo d’appello di Dell’Utri a Palermo – potrebbe concorrere a condurre Mr b alla "soluzione finale", vale a dire crisi di governo e elezioni anticipate. Mr b potrebbe così condurre una campagna elettorale al veleno, con i suoi spalloni nei punti chiave – giornali di famiglia e tv pubblica – creando un clima guerresco, di eliminazione dei nemici, e cercare una riconferma al potere saldando il proprio destino a quello della Lega.

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    • «Non è degno il dibattito in un partito con questo stillicidio di dichiarazioni basate su tre ipotesi: che sono folle, che sono un ’compagno travestitò e che aspiro a fare il Capo dello Stato»
    • Gianfranco Fini, va al contrattacco dopo le polemiche degli ultimi giorni
    • Fini ribadisce le sue posizioni sui tutti i temi che hanno suscitato polemiche nel nuovo partito del centrodestra
    • «Non ho tra le letture preferite il Capitale – inizia subito il presidente della Camera rispondendo agli attacchi del direttore del Giornale – quindi non posso essere liquidato come un "compagno". E non non aspiro al Quirinale, tutt’al più posso prendere il posto di Ban Ki moon. Non ho lo scolapasta sulla testa – prosegue – e quindi non posso essere preso a randellate come dice Bossi»
    • mancanza di dibattito interno al Pdle ai rapporti con Berlusconi. Il presidente della Camera accenna alla telefonata di ieri con Berlusconi: «Mi ha detto che dal 27 marzo non è stato deciso nulla. Allora gli ho risposto: "Silvio è impensabile che da allora un partito non abbia deciso nulla. Serve un cambio di marcia"
    • Serve una svolta». «Quante volte è stata riunita la direzione del partito? – chiede alla platea di Gubbio – Mai. Io allora dico che ci vuole più confronto più dibattito, e democrazia interna. Così non si indebolisce la leadership, anzi la si mette a confronto con il corpo vivo del partito»
    • Altro tema caldo quello dell’immigrazione: Fini legge il testo di una intervista rilasciata da Berlusconi ad una tv tunisina e rilancia: «Dire no ai clandestini è legittimo – rimarca – ma io dico che se in mare c’è una donna o un bambino costretti ad emigrare a causa di un dittatore, allora il controllo si deve fare»
    • Il voto amministrativo agli immigrati? «Non è un espediente cattocomunista. L’egemonia culturale non è più a sinistra, ma non possiamo continuare a dire che un immigrato non può avere il voto. Questa non è la politica del Pdl». Il presidente della Camera chiede al partito di confrontarsi con la Lega ma di non seguirla su tutte le proposte
    • Infine una considerazione sulle parole di Berlusconi secondo cui le procure di Palermo e Milano starebbero tramando contro il governo: «Non dobbiamo dare nemmeno lontanamente il sospetto di non essere disponibili ad accertare la verità sulle stragi. Soprattutto se non c’è nulla da nascondere».
      • Un Fini al vetriolo. Segnatevi questa frase: soprattutto se NON C’E’ NIENTE DA NASCONDERE. Ha restituito le randellate. – post by cubicamente
    • E’ il coordinatore del partito Ignazio la Russa ad ammettere che «ci sono opinioni del presidente Fini, non espresse adesso per la prima volta, che non sempre sono condivise totalmente dal Pdl: queste questioni politiche – aggiunge il ministro della Difesa – meritano un luogo e un’occasione dove essere dibattute anche all’interno del partito». «Non credo che il presidente della Camera aspiri a fare il capo di un altro partito
    • Fini – conclude La Russa intervistato da Maurizio Belpietro – «è il presidente della Camera, in questa fase non svolge direttamente un ruolo di leader all’interno del Pdl
    • «Alcune delle dichiarazioni di Fini non fanno parte del bagaglio culturale della destra – fa eco il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli
    • Italo Bocchino
    • può anche accadere che ci sia bisogno di discutere».
    • la Lega abbassa i toni e sottolinea che «con Fini è giusto parlarsi e noi abbiamo il massimo rispetto per il suo ruolo». «Questa maggioranza, però – afferma il capogruppo alla Camera, Roberto Cota – ha sempre avuto due caratteristiche: la compattezza e una politica chiara e proprio per questo ha il consenso della gente»
    • l’ex presidente del Senato Marcello Pera lancia un grido d’allarme sullo strapotere dell’esecutivo e il ridimensionamento del ruolo del Parlamento. In un articolo su Il Foglio, Pera afferma che «da tempo i partiti sono scomparsi e il Parlamento è chiuso. Non per ferie, ma per inattività.

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