Perché scegliere Marino. Ridare al PD un insieme di idee.

La critica di Panebianco: il PD non ha una offerta politica. Marino risponde con idee, nulla dai suoi avversari. Ma Panebianco ha in mente un PD fermo a D’Alema, oppure scrive pensando a un certo esito congressuale (Bersani segretario).

Perché Marino? Se c’è una possibilità di incidere sulla politica di questo paese, questa possibilità è lui.

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    • La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito: la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l’assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico
    • mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata
    • Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui? Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra?
    • ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati?
    • Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell’arena elettorale, sulle manovre nell’arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche
    • Massimo D’Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito
    • Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l’origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista. Non critico D’Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate.
    • All’epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell’area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D’Alema oggi ripropone.
    • quello schema dovrebbe essere buttato via
    • un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi
    • Ma la verità è che l’idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata. Nasceva dalla presa d’atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra.
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    • L’idea del partito con “respiro” maggioritario, che difendo, significa capacità di offrire all’Italia un racconto politico – fatto di valori, idee e proposte – forte e strategico, proprio per competere, come suggerisce Panebianco, nella sfida elettorale e di rappresentanza non sul piano tattico degli accordi partitici (che semmai vengono dopo).
    • Il Pd o è partito autonomo, forte e aggregatore, o non è. E se pensiamo che per vincere dobbiamo decidere delle alleanze prima di sapere chi siamo, chi siamo non lo sapremo mai. Ecco perché ho detto che mi sembra difficile, oggi, un’alleanza strategica con l’Udc, da cui ci dividono valori identitari
    • Il Pd (che ho in mente) è una forza che non teme di compiere scelte chiare sui temi che oggi dividono, di dire che stiamo dalla parte dei diritti delle persone, che difendiamo un’idea di laicità come metodo di discussione e decisione, senza sentirsi depositari della verità, ma con il dubbio che permette di ascoltare l’altro e di rispettare le decisioni prese a maggioranza
    • I diritti civili, la vasta sfera di questioni che toccano la vita, la salute, le libertà delle persone e l’equilibrio con l’ambiente non sono temi marginali, ma indicano, appunto, la nostra identità di forza progressista
    • Ci sono poi le idee sui temi in una visione alternativa al modello semplificato di Berlusconi. “Si è si, no è no, tutto il resto è del maligno” dice una frase del Vangelo a me cara, ed è a questo principio che si ispira il programma che propongo. Si può essere d’accordo o meno, ma sfido a trovare ancora le vecchie ambiguità: no al nucleare, ad esempio, o si ad un mercato del lavoro flessibile e sicuro, con contratto unico, salario minimo garantito e reddito di cittadinanza. O, ancora, no ad ogni forma di intromissione della politica nelle nomine, dalla Rai alla sanità. Si ai collegi uninominali per riqualificare la rappresentanza. Sono solo esempi, ma indicano la strada: non dire quello che conviene, né seguire il senso comune sondaggistico, ma affermare quello che crediamo giusto
    • Ancora un esempio, sull’immigrazione, che Panebianco indica giustamente come tema decisivo. L’immigrazione è una risorsa per l’Italia, economica e sociale, di cui oggi non possiamo fare a meno. Si parla tanto di respingimenti, che rifiutiamo, ma dobbiamo sapere che non è dal mare che arriva la maggioranza dei clandestini. Non è con la propaganda che si risolvono i problemi. Propongo quattro cose: permessi di soggiorno temporanei per la ricerca di lavoro, metodi rigidi di controllo e verifica degli ingressi – sul modello americano, con documenti elettronici, controllo di iride e impronte digitali, fermezza assoluta per chi non rispetta le regole – jus soli per far essere italiano chi nasce e cresce da noi, diritto di voto amministrativo
  • Dal palco della Festa Democratica di Milano, il senatore Ignazio Marino, candidato alle primarie del Pd, lancia la sfida agli altri candidati alla segreteria del partito sul tema del testamento biologico. ‘Voglio vedere Bersani e Franceschini alla prova del voto sul testamento biologico’, ha affermato Marino, sottolineando come entrambi ‘non hanno mai precisato la loro posizione sul tema’. Il disegno di legge sul biotestamento, approvato dal Senato lo scorso marzo, approdera’ martedi’ prossimo alla Commissione Affari Sociali della Camera per poi essere discusso in aula. Riguardo alla diversita’ di opinioni all’interno del Pd, Marino ha spiegato: ‘In un partito laico, si discute, ci si confronta ma alla fine si vota e tutti sono tenuti a rispettare quella scelta di voto’. ‘Spesso l’obiezione di coscienza sui temi sensibili viene utilizzata per fare andare il partito in direzione opposta a quella del suo elettorato. Ma se il 98% degli elettori del Pd la pensa come me anche la Binetti se ne dovra’ fare una ragione’.

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    • Albertina Soliani, senatrice del Pd, che fino ad ora non si era schierata ma in una nota diffusa oggi dichiara il suo sostegno a Ignazio Marino per la segreteria nazionale e a Mariangela Bastico per la segreteria regionale.
    • Avrei voluto vedere subito – continua la senatrice – , dopo le elezioni del giugno scorso, …

      … un Partito Democratico con uno spirito nuovo: fortemente coeso nel suo gruppo dirigente a tutti i livelli

    • Avrei voluto un Partito Democratico rivolto a ciò che sta fuori di sé, aperto e propositivo, capace di riflettere a fondo sulla sua storia e sul suo percorso
    • Per queste ragioni non mi sono “schierata” in questo combattimento, non ho partecipato alla conta, non ho aderito a nessuna delle tre mozioni. Ora è iniziato il tempo delle assemblee di circolo per il dibattito alla base e il voto. Anch’io vi parteciperò, volendo condividere fino in fondo il destino del mio popolo, ed esprimendo il mio voto come una scommessa per il futuro.
    • Sul piano nazionale voterò il candidato che a mio parere meglio incarna oggettivamente la domanda di cambiamento rivolta al Partito Democratico: Ignazio Marino.
    • Ben oltre le parti e le convenienze di parte, mi sta a cuore l’intero Partito Democratico. Mi stanno a cuore la sua unità e la sua coesione. Per questo vi è bisogno di libertà e di gratuità, a partire dal basso per ricostruire il valore e il primato della politica. Il Partito Democratico è l’unica grande speranza per l’Italia.