Avvocatura dello Stato? Ignoranza giuridica crassa.

L’Avvocatura dello Stato, nella memoria sul lodo Alfano depositata presso la Consulta, compie almeno due errori aberranti di diritto costituzionale e uno di diritto penale:

  • in primis, parlando delle conseguenze della bocciatura del lodo, sostiene che questa legge è essenziale poiché protegge "funzioni elettive": come sappiamo il lodo interessa le prime quattro cariche dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio.

Il Presidente della Repubblica è una carica elettiva:  Cost. It., parte II, titolo II, Art. 83, c.1: "Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri".

Il Presidente del Senato e il Presidente della Camera sono cariche elettive: Cost. It., parte II, titolo I, Art. 63, c.1: "Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza".

E il Presidente del Consiglio? Cost. It., parte Ii, titolo III, Art. 92, c.2: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". E’ nominato, non è una carica elettiva. La fiducia che riceve in Parlamento non è una elezione. Pertanto non sottende a nessuna "funzione elettiva". Così secondo la Costituzione. Poi certi Presidenti del Consiglio possono sentirsi degli "eletti", ma questo è un altro discorso.

  • in secondo luogo: le dimissioni eventuali di una di queste cariche dello Stato produrrebbero "danni irreparabili". La domanda è: per chi? Forse per il titolare di detta carica. Le cariche elettive e non elettive sono temporanee. Il Presidente della Repubblica è "eletto per sette anni" (art. 85, c.1); "La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni" (art. 60, c.1). Il Presidente del consiglio può essere sfiduciato (art. 94, c.2). Quindi? il danno consiste nelle rielezione di un nuovo Presidente della Repubblica, del Senato o della Camera e nella apertura di una crisi di governo nel caso del Presidente del Consiglio, la cui peristenza dipende dalla sussistenza o meno alle Camere di una maggioranza di governo.
  • terzo: nei dibattimenti non possono avvenire fughe di notizie poiché gli atti delle indagini sono pubblici; non lo sono solo durante le indagini preliminari. Ma il Lodo alfano blocca i processi, non le indagini. Perché allora questo sedicente Avvocato si preoccupa delle eventuali fughe di notizie?

Un qualunque studente di Diritto Costituzionale conosce queste nozioni minime. L’Avvocato dello Stato non può non conoscere le norme costituzionali, quindi se ne deduce che ha imbastito un discorso meramente "politico".

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    • Nell’ambito della privatizzazione dello Stato e delle sue istituzioni, ce ne siamo appena giocate altre due: l’Avvocatura dello Stato e forse un pezzo di magistratura.
    • Ieri la Corte d’appello di Palermo ha rifiutato di esaminare le nuove prove a carico di Marcello Dell’Utri: le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulle tre lettere (una delle quali sequestrata nel 2005 in casa Ciancimino e rimasta sepolta in procura per quattro anni) che Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi facendogliele recapitare da Dell’Utri.
    • La possibilità che Dell’Utri fungesse da pony express fra il boss e il premier avrebbe dovuto quantomeno incuriosire la Corte che sta processando Dell’Utri per il suo ruolo di trait d’union fra la mafia e il Cavaliere.
    • Invece il presidente Dall’Acqua se n’è uscito con un’ordinanza in cui spiega che la lettera e i verbali di Ciancimino non contengono “fatti riconducibili a Dell’Utri suscettibili di utile rilievo processuale”
    • l’avvocato dello Stato Glauco Nori si precipita alla Consulta per difendere la costituzionalità del Lodo Alfano. Ma, per la strada, è colto da una drammatica crisi d’identità e non riesce più a distinguere tra lo Stato e Berlusconi
    • ll’Avvocatura dello Stato, questa è “un ‘pool’ di giuristi specializzati che rappresenta e difende in giudizio l’amministrazione statale e, più in generale, tutti i poteri dello Stato
    • dovrebbe difendere la norma generale e astratta
    • Dice che il Lodo va mantenuto non perché sia conforme alla Costituzione (vien da ridere anche a lui); ma perché, se fosse bocciato, Berlusconi tornerebbe imputato e sarebbe costretto alle dimissioni.
    • Nori invece ne difende l’utilizzatore finale
    • Berlusconi è stato rinviato a giudizio una ventina di volte in 15 anni e non s’è mai sognato di dimettersi (nemmeno quando fu condannato per tre volte in primo grado nel 1997-98); lui stesso ha sempre detto che non si dimetterà mai, nemmeno se condannato in via definitiva, anche perchè nessuno della finta opposizione gliel’ha mai chiesto
    • se Berlusconi tornasse imputato, la stampa potrebbe seguire i suoi processi con “formule suggestive”, con uno “stile giornalistico” che a lui non garba e naturalmente con “fughe di notizie coperte dal segreto”
    • la stampa è libera di usare le “formule” e lo “stile” che le pare senza chiedere il permesso all’Avvocatura dello Stato; e le fughe di notizie riguardano le indagini preliminari, mentre i dibattimenti sono pubblici e privi di segreti
    • e il Lodo blocca i dibattimenti, non le indagini
    • La prossima volta, prima di aprire bocca, l’avvocato dello Stato chieda in giro la differenza che passa fra lo Stato e Berlusconi. Dopodichè si consulti con il Ghedini vero: nemmeno lui avrebbe osato dire simili scempiaggini
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    • Se la Corte Costituzionale dovesse bocciare il ‘lodo Alfano’ "ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili"
    • E’ il parere dell’Avvocatura generale dello Stato che, per conto della Presidenza del Consiglio, difende la ‘ratio’ della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato
    • ha congelato tre processi di Berlusconi, Mills e diritti tv a Milano, compravendita dei senatori a Roma
    • Il legale, con argomenti soprattutto politici, difende la "ragionevolezza" del ‘lodo Alfano’ perché in grado di coordinare due interessi: quello "personale dell’imputato a difendersi in giudizio"; e "quello generale, oltre che personale, all’esercizio efficiente delle funzioni pubbliche" svolte dal premier
    • Se invece la legge ("non solo legittima, ma addirittura dovuta") venisse bocciata dai giudici della Consulta, c’è il pericolo che ripeta quanto accadde a Giovanni Leone, afferma Nori senza mai citare apertamente l’ex presidente della Repubblica, che lasciò anzitempo il Quirinale perché travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed: "Talvolta – scrive l’avvocato Nori – la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati".
    • L’"eccessiva esposizione" del processo sui media unita alla lentezza della giustizia italiana rappresentano un’ulteriore danno all’immagine pubblica del premier. "Sono rari – sottolinea ancora il legale – i processi penali che si concludono dentro il tempo di una legislatura (ancor di più, di un mandato di un Presidente del Consiglio dei ministri); di conseguenza quest’ultimo si trova esposto al rischio di subire per tutta la durata della carica i danni conseguenti". "Se la legge fosse dichiarata costituzionalmente illegittima – viene aggiunto – non sarebbe eliminato il pericolo di danno all’esercizio delle funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
    • "il titolare di funzioni di massimo rilievo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto, ma prima di tutto deve essere sottratto ad ogni condizionamento, che possa pregiudicare la stessa continuità dell’esercizio". Il fatto di aver richiamato il caso del presidente Leone, dà modo all’avvocato Nori di sostenere che nel giudicare il ‘lodo Alfano’ i giudici costituzionali devono tener conto non solo di "ipotesi astratte" ma anche della "reale situazione attuale". Fatta di "inefficienze e anomalie"
    • "Il modo in cui i processi si svolgono, spesso per difficoltà non rimediabili; la fuga di notizie coperte da segreto, prima che abbiano avuto la loro verifica processuale (non solo le registrazioni telefoniche); la durata dei processi; o rapporti tra uffici giudiziari e media; lo stile giornalistico (senza mettere in dubbio la loro liceità) con il quale processi di un certo genere vengono trattati"
    • i "danni irreparabili" prodotti dalla ripresa dei processi avverrebbero "senza che ci siano intenti persecutori e senza alcuna responsabilità dei magistrati" ma "per la sola disfunzione del sistema per un certo modo in cui oggi operano i media"
    • il ‘lodo Alfano’ "nella situazione attuale – sottolinea l’avvocato – pone al riparo dai danni conseguenti alcune cariche di vertice dello Stato". Senza la sospensione dei processi del premier garantita dal ‘lodo Alfano’, "anche se non si arriva alle dimissioni, che costituiscono il pericolo estremo, si può creare – si aggiunge nella memoria – una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenità che secondo la Costituzione debbono essere assicurate all’interessato ed in mancanza delle quali resta pregiudicato l’interesse generale sottostante"

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