Il sondino di Stato è una tirannia. Libertà di scelta, libertà di cura. Una nuova resistenza.

Obama alle Nazioni Unite ha detto che i popoli hanno il diritto di resistere contro le tirannie. Il sondino di Stato imposto con il DDL Calabrò è una tirannia e ogni individuo ha il diritto di fare resistenza.
Anche oggi c’è chi compare sui giornali dicendo che i parlamentari d’ispirazione cattolica devono difendere il testo approvato in Senato. Il testo approvato in Senato è una barbarie. Non va difeso, va stracciato. L’ostinazione a riproporre all’opinione pubblica il caso Englaro e a far passare l’alimentazione forzata non come tecnica medica bensì come cura essenziale, è un atto di travisazione della realtà e di alterazione delle parole.

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    • Professor Stefano Rodotà, torniamo un momento sulla sentenza dei Tar del Lazio che qualche giorno fa si è pronunciato a proposito della direttiva con la quale nel dicembre 2008 il ministro del welfare Sacconi tentò di impedire che si compisse la volontà dl Eluana Englaro.
    • questa sentenza chiarisce che siamo di fronte ad una questione che riguarda i diritti fondamentali della persona, quello di rifiutare o no le cure
    • Tanto è vero che stabilisce la competenza nel giudice ordinario, non quello amministrativo.
    • già la Corte di Cassazione, nella famosa sentenza Englaro, aveva stabilito esplicitamente che alimentazione e idratazione sono trattamenti medici e quindi, come tali, rinunciabili.
    • il punto di partenza, oggi, è rappresentato dalla sentenza della Corte costituzionale 438/2008 nella quale si afferma il diritto del paziente al “consenso informato” e si ricorda che questo, a sua volta, è la sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello alla salute e quello all’autodeterminazione.
    • Quest’ultimo diritto si poteva desumere anche prima, ma qui la Corte costituzionale lo dice in modo esplicito. E allora, se diciamo che una persona ha un diritto fondamentale, vuol dire che le limitazioni legali – ammesso che siano possibili – devono avere un fondamento assolutamente certo.
    • Di fronte a un’incertezza, a un dubbio, prevale l’interpretazione che lascia l’ampiezza massima a questo diritto fondamentale.
    • ll legislatore non può pretendere di farsi scienziato o medico, e non può in una materia così altamente controversa legiferare in modo tale da ferire un diritto come quello all’autodeterminazione.
    • In Germania, dopo sei anni di discussioni, si è giunti a una legge che ammette la possibilità di rifiutare anche l’idratazione e l’alimentazione forzate
    • Nella nuova legge tedesca non solo si ritiene che questi siano trattamenti e quindi rinunciabili, ma si parla anche – usano esattamente questa espressione – di «ultra-attività del principio di autodeterminazione». Che cosa vuol dire? Si riconosce che il principio di autodeterminazione è valido anche in fasi della vita nelle quali la persona può non essere più capace di esprimersi. In quei momenti, cioè, in cui è utile il testamento biologico
    • partiamo dal fatto che non c’è un vuoto normativo
    • Se il rifiuto di cure, come quello all’autodeterminazione, appartiene ai diritti della persona, non c’è bisogno di riaffermarlo con una legge.
    • Se la Camera approvasse il testo Calabrò, questi diritti già riconosciuti verrebbero in qualche modo revocati. In maniera incostituzionale. Il pubblico – il potere politico e quello legislativo – non può operare in modo tale da sostituire le proprie decisioni alle decisioni libere dell’interessato. Questo è un passaggio essenziale: il legislatore si deve fermare davanti alla persona umana.
    • c’è un limite invalicabile. Però, proprio perché si tratta di decisioni che vanno prese in piena libertà, c’è un’area invece in cui l’intervento del pubblico non solo è possibile ma anzi necessario.
    • Un esempio?
      La legge appena approvata dalla Camera sulle terapie antidolore e le cure palliative. Ecco, questo è il tipo di intervento che il pubblico deve fare: io devo poter essere libero di decidere se proseguire la mia vita. Libero, per esempio, dal condizionamento che mi può venire da un dolore drammatico che non sono in condizione di poter lenire perché c’è una serie di norme.- come quelle sulle sostanze stupefacenti – che mi impediscono di usare farmaci oppiacei o a base di cannabis. Il pubblico, allora, deve intervenire per permettermi di esercitare in piena libertà il mio diritto a scegliere se continuare a vivere – senza dolore – o morire dignitosamente.

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