Testamento biologico e diritto di cura. Marino e Farina Coscioni per la libertà dell’individuo.

Interventi di Maria Antonietta Farina Coscioni e Ignazio Marino su testamento biologico e libertà di cura.

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  • “Non si possono ignorare gli interrogativi sul fine vita e sulla fecondazione” | Ignazio Marino

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    • durante la presentazione del libro “Nelle tue mani”, tenutasi al Festival della Salute in corso a Viareggio ha affermato che “ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica
    • Uno Stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti.
    • uesta la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
  • BIOTESTAMENTO MARINO (PD) NECESSARIA UNA LEGGE SUL FINE VITA – Agenzia di stampa Asca

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    • Ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica. Uno stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti. Ed e’ questa la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
    • ‘E’ necessario garantire a tutti le cure – ha aggiunto Marino, ricordando alcuni dolorosi episodi con cui si e’ confrontato durante la sua carriera di chirurgo specializzato in trapianti – ma lasciare al paziente la scelta se sottoporsi o meno a quelle cure. Non spetta al medico stabilire quali cure applicare, e’ la societa’ a dover prendere queste decisioni
    • Ma una legge e’ necessaria – ha avvertito – non dobbiamo pensare che in sua assenza nessuno prenda decisioni del genere: in questo stesso momento probabilmente in una delle rianimazioni d’Italia un medico sta facendo una scelta di vita o di morte riguardo a un paziente. Perche’ non dovremmo poter intervenire su un dilemma di questa importanza o lasciare che una persona a noi cara possa farlo?
    • ‘La Chiesa ha fatto dei passi straordinari nei confronti della scienza e del concetto di morte. Un merito soprattutto le va riconosciuto: quello di tenere sempre viva l’attenzione su temi di questo tipo, di far si’ che non vengano accantonati e dimenticati
    • Marino si e’ soffermato sull’importanza del dialogo tra medico e paziente. ”Stabilire un buon rapporto umano e’ fondamentale – ha concluso Ignazio Marino – innanzitutto per risolvere le situazioni di ansia, ma anche per arrivare prima alla diagnosi e intervenire cosi’ sui costi della sanita’
  • «Morte cerebrale, rivedere i criteri» – Corriere della Sera

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    • In gioco c’è la decisione su quale sia il momento che segna il passaggio tra la vita e la morte. Una scelta cruciale anche per dare il via al trapianto d’organi.
    • sei scienziati di livello internazionale sostengono una tesi destinata a fare discutere: «I criteri attualmente in uso per stabilire la morte cerebrale sono troppo rigidi — dicono —. Bisogna rivederli in modo da tener conto della pratica clinica»
    • Si dovrebbe evitare di ispirarsi a una rigida ortodossia, mantenendo invece un’apertura mentale su un tema così complesso e controverso
    • Vanno riconsiderate definizioni troppo rigide come la cessazione “irreversibile” “di tutte le funzioni”, “dell’intero cervello”, perché è convinzione comune l’inapplicabilità di tali criteri nella pratica clinica
    • Capofila dell’appello è il chirurgo dei trapianti Ignazio Marino (Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale al Senato. Di fianco a lui Giovanni Boniolo (Fondazione Ifom e facoltà di Medicina di Milano); Bernardino Fantini (Università di Ginevra); John Harris (Università di Manchester); Robert Truog (Harvard Medical school) e Stuart Youngner (Case Western Reserve University).
    • Si stanno ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali, sociali della morte cerebrale — sottolineano i sei esperti —. Il concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose. È necessario mantenere aperta la discussione con il mondo non scientifico
    • Gli scienziati spiegano le loro convinzioni in un documento che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Nature
    • È messo in discussione il protocollo internazionale utilizzato per stabilire la morte cerebrale negli ultimi 41 anni. I criteri oggi in uso — coma, perdita irreversibile di qualsiasi funzionalità cerebrale e impossibilità di una respirazione autonoma — sono, infatti, quelli definiti nel 1968 dall’Harvard Medical School che aveva cambiato la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio, ma sull’encefalogramma piatto
    • Il punto di non ritorno, ovvero l’irreversibilità, esiste ed è determinabile — ribatte sempre da Viareggio Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cet) —. Sappiamo che ciò che viene perso è la capacità complessiva del cervello e la sua capacità di recupero
    • Il tema era stato trattato già l’anno scorso anche da L’Osservatore Romano: per la storica Lucetta Scaraffia la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre «nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti» si regge «soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri»

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