Ecco come vogliono affossare Report. La chiusura per querela. Per un DDL sulla lite temeraria.

Togliere la copertura legale a Report significa farlo chiudere. Ad oggi la Gabanelli ha trenta querele sulla testa. Nessuna tv oltre alla RAI potrebbe farsi carico di un danno tale. Il danno lo riceve la Gabanelli e il suo staff di giornalisti, la RAI, la libertà di stampa. Peccato che chi querela non rischi proprio nulla. Chi usa querela sa che il danno arrecato all’altro non è la richiesta di risarcimento in sede civile bensì le spese legali. I procedimenti in Italia non giungono mai a conclusione. I tempi medi sono circa dieci anni, forse più. Dieci anni di spese legali moltiplicate per trenta.
Allora dalle colonne di questo blog si vuole lanciare una iniziativa, in vista del 3 Ottobre e della manifestazione di FNSI e Articolo 21 per la libertà di stampa: avviare una iniziativa legislativa per penalizzare la cosiddetta "lite temeraria", ovvero l’uso della querela a scopo intimidatorio, in special modo laddove questa colpisce la libertà d’espressione.
Qualche parlamentare volontario?

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    • Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante

    • facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici»

    • Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l’intenzione di togliere la tutela legale.

    • La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse

    • dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità

    • sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa

    • dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali

    • il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio

    • A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato.

    • L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere.

    • Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi.

    • una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile

    • le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina

    • non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente».

    • Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio.

    • copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma

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    • La politica ci lasciasse lavorare in pace
      Roma, 29 set. (Apcom) – Il Presidente della Rai Paolo Garimberti chiede alla politica di evitare ingerenze nel servizio pubblico e si appella al alcuni conduttori auspicando da parte loro un maggiore senso di responsabilità. "Se la politica ingerisse di meno e ci lasciasse lavora in pace ci farebbe un grosso favore". "Comunque certi conduttori dovrebbero avere più senso di responsabilità e ricordare che il microfono non appartiene a loro, ma all’editore e ai cittadini", sottolinea.

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