Pugliagate, la trasversalità della tangente. Non solo PD nelle inchieste di Bari.

Ancora l’altra sera Ignazio La Russa a Porta a Porta ha usato l’inchiesta di Bari sulla sanità per colpire il PD e per evidenziare che quello è il vero bubbone, e non le frequentazioni di Berlusconi con le escort.
Peccato che il sistema Tarantini fosse assolutamente trasversale. Peccato che il filone sanità dell’inchiesta non interessi solo il sen. Tedesco, ex assessore regionale alla sanità della giunta Vendola, ma anche, e cito nell’ordine come riportato da Il Riformista qualche giorno fa, articolo caduto nel dimenticatoio, i seguenti senatori:
– sen. Salvatore Mazzaracchio: è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario fino al 17 novembre 2008! Ha recentemente firmato un ddl costituzionale di modifica dell’articolo 21, "con previsione del divieto di pubblicazioni lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza " (come dire, manifestate in difesa dell’art. 21? E noi ve lo modifichiamo);
– sen. Guido Viceconte: è un medico chirurgo, ex sottosegretario al Min. Infrastrutture e Trasporti nel precedente governo Berlusconi;
– sen. Luigi D’ambrosio: è segretario della 12a Commissione Permanente – Igiene e Sanità, la stessa commissione che ha votato per l’indagine conoscitiva sulla RU486.
Ovviamente trattasi di indiscrezioni. Ciò che colpisce è che tutti e tre i senatori hanno a che fare con la sanità, quindi sono in posizione di esercitare il potere che deriva della funzione ricoperta. Nell’articolo si parla di una imminente retata. Finora non è avvenuta, ma c’è da scommetterci, la nuova scossa non tarderà oltre, forse si aspetta la pronuncia della Consulta sul Lodo, al fine di evitare inutili sovrapposizioni. Ma il procuratore capo Laudati ha fretta: presto si decideranno le candidatura in vista delle regionali in Puglia, e non può aspettare oltre.

  • Retata bipartisan  – di Fabrizio d’Esposito – Voci di un’imminente nuova scossa giudiziaria a Bari

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    • A Bari è in arrivo un’altra scossa giudiziaria

    • la procura del nuovo capo Antonio Laudati, subentrato in questo mese a Emilio Marzano, ha fretta di chiudere i numerosi faldoni sul verminaio della sanità pugliese.

    • Laudati, infatti, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito: mettere insieme, attorno a un tavolo, i pubblici ministeri delle varie inchieste vecchie e nuove, e tutte con al centro l’onnipresente Giampaolo Tarantini

    • Marzano invece, pressato dal suo mandato ormai a termine e angustiato dal suo futuro, aveva ottenuto solamente una tregua tra i pm.

    • aveva frenato l’offensiva dei colleghi contro Desirèe Digeronimo

    • La svolta che Laudati sta imprimendo potrebbe quindi portare a una clamorosa retata bipartisan.

    • I nomi degli indagati

    • Sono parlamentari, in prevalenza del centrodestra, che farebbero parte del sistema Tarantini

    • Intercettazioni e riscontri provenienti dai vari filoni (Scelsi, Nicastro e Rossi, Digeronimo) proverebbero uno scenario di corruzione sedimentatosi da anni, senza soluzione di continuità tra le giunte di centrodestra e quella di Nichi Vendola.

    • ex assessore regionale Salvatore Mazzaracchio, che oggi siede a Palazzo Madama per il Pdl

    • altri tre senatori. Due, ancora, del Pdl: l’ex sottosegretario Guido Viceconte e il presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri. E uno del Pd: Alberto Tedesco, altro ex assessore regionale alla Sanità. Un quartetto cui si deve aggiungere Salvatore Greco detto Tato, a sua volta figlio di un ex senatore forzista, Mario, e nipote di Antonio e Vincenzo Matarrese.

    • Tutti avrebbero avuto rapporti con Tarantini, alimentando un sistema devastante a base di favori, appalti e nomine pilotate, festini con escort e cocaina

    • Il sistema Tarantini, appunto, rigorosamente bipartisan perché il poterismo è un virus che contagia sia la destra sia la sinistra

    • la fretta di Laudati per accelerare il blitz su Sanitopoli deriverebbe anche da contingenze politiche.

    • Al procuratore capo, infatti, non sfugge la circostanza che nella primavera del prossimo anno si terranno le regionali in Puglia.

    • Ciò che però il capo dei pubblici ministeri non ha potuto evitare sinora è stato l’incrocio delle notizie già uscite con le primarie del Partito democratico. E qui irrompe sulla scena il fattore Emiliano. Nel senso del sindaco di Bari, già magistrato, che oggi corre per la segreteria regionale con una mozione personale, contro tutte le correnti del Pd.

    • Emiliano sta cavalcando la tigre giudiziaria (anche perché il suo vero obiettivo sarebbe la candidatura a governatore, nonostante le smentite) ma in procura il suo nome è associato al primo fascicolo su Tarantini

    • Emiliano chiese persino l’archiviazione dell’inchiesta e lui recentemente si è difeso dicendo che si trattava di un trucchetto usato spesso dai pm per poi riaprire il caso in presenza di fatti nuovi e iniziare così a far decorrere daccapo i termini di chiusura per le indagini preliminari.

    • nel 2003, il faldone passò a Roberto Rossi (del pool sulla pubblica amministrazione, il cui capo Di Napoli andrà via tra poco destinazione Brindisi), che ha notificato gli avvisi agli indagati solo sei anni dopo, nel luglio scorso

    • Laudati è però consapevole che ogni sua decisione deve essere ponderata con la massima cautela possibile. Soprattutto per evitare un altro smacco come quello del fermo non convalidato dal gip a Tarantini

    • Tarantini non venne arrestato quando doveva esserlo. Ed è stato fermato quando invece non ce n’era bisogno

    • Il riferimento è al periodo di fine giugno e inizio luglio scorsi. Scelsi, raccontano, sarebbe stato convinto sin da allora delle manette. Vari fattori (la transizione Marzano-Laudati, due gip donne amiche di Tarantini) lo costrinsero a rinviare

    • Chi è d’accordo con la tesi del gip sulla «lealtà processuale» di Tarantini, in contrapposizione al pericolo di fuga e di inquinamento delle prove denunciati dalla procura, fa notare che ai magistrati l’uomo chiave di Sanitopoli ha raccontato molto, non poco

    • Soprattutto ha fatto salire a tre il numero delle escort che avrebbero fatto sesso a pagamento con il premier.

    • che ruolo potrebbe avere avuto lui nel mistero dell’sms di minaccia a una ragazza di Palazzo Grazioli, considerato che alcune “invitate” del premier hanno poi smentito ai finanzieri i racconti di Tarantini?

    • Lo snodo decisivo è la cocaina. Le quantità rivelate da lui non corrispondono a quelle riferite da altri indagati e testimoni, senza contare la diversa intepretazione che gip e pm assegnano alla polverina bianca usata come possibile strumento per scalare potere e amicizie influenti

    • Tarantini sarebbe terrorizzato da possibili ritorsioni delle cosche criminali di Bari. In pratica, teme anche di essere ucciso.

    • Poi c’è la faida interna al centrodestra pugliese in vista delle regionali e che ha avuto già un preludio feroce alle ultime europee con la guerra delle preferenze. In atto vi sono riposizionamenti in cerca di nuovi equilibri per il futuro, visto anche che il centrodestra è dato per vincente alle regionali in Puglia

    • Nella difesa di Tarantini compare invece Nico D’Ascola, legato professionalmente a Niccolò Ghedini, il guardasigilli-ombra del Cavaliere. Sembra quasi uno scontro tra centro e periferia.

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