Ricevo e pubblico. Intervento al Congresso provinciale del PD – Provincia di Alessandria per Marino segretario

La provincia di Alessandria per Marino segretario del PD ha scritto questa nota in cui si ribadiscono le difficoltà incontrate nel dibattito interno ai circoli: mancanza di discussione o discussioni sbrigative non hanno impedito però d’incrociare il voto favorevole laddove il partito è vivo, dove non è graniticamente schierato in un solo senso ma al contrario esprime spesso posizioni critiche verso la linea politica finora condotta (l’esempio dato dal circolo di Tortona dove la mozione Marino ha raggiunto il 30%).

“Nella nostra provincia la storia della mozione Marino comincia lo scorso 5 agosto. A fare i conti, appena due mesi fa. Una dozzina scarsa di persone che era entrata reciprocamente in contatto grazie al passaparola e qualche e-mail si incontrarono per la prima volta nella sede della federazione provinciale del partito.

A ripensarci oggi, sembrava di essere a un primo incontro di alcolisti anonimi. E siccome si era tra sconosciuti ciascuno si presentò agli altri indicando le sue generalità, la città di provenienza e – soprattutto – perché era lì. A parte un consigliere comunale, tutti gli altri erano semplici iscritti. Nessuna carica amministrativa, nessun dirigente nemmeno a livello di circolo. Qualcuno era iscritto dai tempi di Berlinguer. Qualcun altro aveva preso la tessera giusto in tempo per poter partecipare al congresso.

Ho voluto partire da questo quadretto un po’ naif non per suscitare simpatia o compassione. Ma per segnalare il fatto che se quella dozzina di comuni iscritti conosciutisi solo due mesi fa, oggi si presenta con il consenso di un iscritto su dieci del nostro partito – consensi strappati a mani nude a fronte dell’azione di organizzatissime macchine da guerra nemmeno troppo gioiose – questo lo si deve all’entusiasmo dei neofiti e alla chiarezza delle nostre proposte. Ma soprattutto lo si deve alle contraddizioni delle altre due mozioni.

Ignazio Marino – e noi con lui – in questi due mesi ha chiesto un partito che dica dei sì e dei no chiari. Un partito che superi appartenenze anacronistiche e patriarchi che si ostinano a sopravvivere alle loro ripetute sconfitte. Un partito che sia riconoscibile dal proprio elettorato di riferimento e non lo induca nella disillusione dell’astensionismo o nell’illusione del populismo.

Il partito che abbiamo attraversato in queste due settimane di congressi di circolo è un partito che presenta luci e ombre tanto organizzative come politiche. Soprattutto tra i piccoli circoli, a volte troppo dispersi e frammentati per poter dar vita a un autentica rappresentanza politica. Non sono mancati piccoli circoli che hanno sviluppato discussioni vivaci e interessanti. Ma in diverse situazioni non si faceva altro che attendere la fine della presentazione delle mozioni e sbrigare in fretta la formalità del voto. A volte ci si limitava a qualche disciplinata presa di posizione a favore di Bersani o Franceschini. A volte nemmeno quello.

Quel che emergeva con tutta evidenza è che nei circoli in grado di sviluppare la discussione vivace e interessante di cui sopra ciò avveniva in una platea di iscritti di diverse generazioni e con una significativa presenza femminile. Negli altri invece l’età media decisamente elevata e l’assoluta prevalenza maschile rendevano il circolo inevitabilmente ben poco rappresentativo della realtà territoriale in cui opera.

E’ anche il caso di sottolineare che, dove la discussione vivace e interessante si sviluppava, invariabilmente la nostra mozione raccoglieva inattesi consensi. Anche quando intervenivamo tra perfetti sconosciuti e senza nessun riferimento locale. Nei circoli dove la discussione nemmeno cominciava, normalmente tornavamo a casa con “zerutituli”.

E’ un dato da sottolineare non tanto per rivendicare certi buoni – a volte ottimi – risultati della mozione Marino o per dichiararsi offesi verso i circoli da “zerutituli”. Il problema non è nostro. Il problema è del partito tutto insieme. Perché il problema è che quando un circolo di partito è rappresentativo della sua realtà territoriale, in quel circolo ci saranno iscritti di età diverse, femmine e maschi, moderati e radicali, persone comuni e soggetti stravaganti. E in mezzo a loro inevitabilmente salterà fuori qualcuno che – tra le altre cose – pensa che Ignazio Marino dica cose meritevoli di essere sostenute.

I circoli che non producono una discussione, inerti, per l’appunto votavano per inerzia, cioè per appartenenze storiche. E noi tornavamo a casa con “zerutituli” per il banale fatto che Ignazio Marino non faceva parte di nessun comitato centrale da almeno vent’anni. Anche se a ben vedere, questo ne faceva l’unico dei tre candidati a non essere un dirigente di partito ripetutamente sconfitto da Berlusconi.

Ma prescindendo dalla composizione dei circoli e da come si schieravano per le tre mozioni, quel che troppo spesso emergeva da quelle discussioni era un senso di solitudine e abbandono da parte del partito. La fatica di mantenere un’agibilità politica sul territorio, il distacco dal partito sia a livello nazionale che provinciale.

In questi congressi di circolo spesso ho sentito fare richiami retorici e un po’ vuoti al ruolo degli iscritti. Credo che il primo modo di cominciare a rispettare i nostri iscritti sia ascoltarli, metterli in condizione di potersi relazionare con le strutture di partito, dargli luoghi credibili di azione e discussione politica. Un circolo che non raggiunge nemmeno la dozzina di iscritti di fatto già non esiste più. Nel casalese troverete un circolo che è composto da due nuclei familiari più un settimo iscritto che risulta risiedere nella locale casa di riposo. Con tutto il rispetto che merita chiunque si iscrive al nostro partito in quel caso è sufficiente che una famiglia inviti l’altra a cena. Ma non mi si venga a dire che quella è vita di partito o attività politica.

Se siamo davvero un partito federale credo che questa forma di organizzazione territoriale abbia bisogno di qualche revisione e che sia necessario individuare nuove forme di comunicazione con gli iscritti. Credo poi che soprattutto nelle zone dove sono evidenti le maggiori debolezze organizzative sia utile individuare delle strutture di zona in grado di mantenere le necessarie relazioni con gli iscritti e gli amministratori.

Passando al voto dei circoli cittadini invece ho osservato un altro dato. I centri dove la mozione Bersani ottiene le più alte percentuali sono Casale e Valenza. Guarda caso le città dove il partito è più debole elettoralmente e dove purtroppo sono più evidenti le difficoltà nelle amministrazioni locali. Per Casale è cronaca dei scorsi mesi. Per Valenza di questi giorni.

Amici e compagni della mozione Bersani, i casi sono due. O siete voi che portate sfiga. Oppure voi predicate il partito solido ma poi basate la vostra forza proprio sul partito più debole. Un partito che è più irrigidito che solido. E come è noto la rigidità comporta molto più facilmente la fragilità che la solidità.

La mozione Bersani prevale tra gli iscritti al partito tanto a livello nazionale come provinciale e in tutti i centri zona. Ma guarda caso a Novi e Ovada dove il partito è solido – ma soprattutto vincente – troviamo una più ampia articolazione di posizioni.

Per finire il giro sul territorio poi non posso non segnalare il 30% ottenuto dalla nostra mozione a Tortona, dove un’evidente incapacità di rinnovarsi del partito ha generato da tempo un movimento di reazione di parte degli iscritti. Un movimento che si è naturalmente ritrovato nelle proposte di Ignazio Marino. Un risultato che da anche la dimensione dei nostri ampi margini di penetrazione tra gli iscritti quando il lavoro non si limita agli ultimi due mesi prima del congresso, come è avvenuto nel resto della provincia.

Infine il capoluogo, dove ci sembra che un partito già diviso in fazioni abbia semplicemente utilizzato le mozioni congressuali per ribadire e rinfocolare le proprie divisioni. Ci si è divisi tra Bersani e Franceschini, ma poteva essere guelfi e ghibellini, York e Lancaster, Montecchi e Capuleti. Abbiamo visto elenchi di tesserati francamente imbarazzanti. Ma la stessa cosa si potrebbe dire di Acqui.

Stante questa situazione preferiamo tenerci alla larga da una contesa che ci sembra sempre meno politica e sempre più fratricida.

Ho presentato la mozione Marino in diversi congressi di circolo. E ho sempre chiesto un partito che dica dei sì e dei no chiari, un partito che sia riconoscibile dai suoi elettori, un partito che si dia dei dirigenti nazionali che sostengano con responsabilità le decisioni prese.

Solo in questi pochi giorni però mi è toccato vedere l’ex presidente della provincia dell’ex capitale morale d’Italia nonché coordinatore nazionale di una mozione dichiarare decaduto il segretario in carica. Non male per uno che predica il partito solido e la certezza delle regole.

L’ex sindaco della capitale ed ex candidato premier del nostro schieramento dire che forse esce dal partito, ma forse no e continuare con questa noiosa tiritera che va avanti da troppi mesi.

L’attuale segretario del partito rivendicare con orgoglio che da ben due giorni la senatrice Paola Binetti non è più sua sostenitrice. Faccio notare che, se questo è il metro di giudizio, la senatrice Binetti non sostiene Ignazio Marino da un bel pezzo e non solo da due giorni.

Insomma tutta una serie di scorrettezze, gaffe e contraddizioni che mi fanno pensare che se si vuole un Partito Democratico chiaro, trasparente e resposabile alle primarie del 25 ottobre la scelta migliore sarà sostenere Ignazio Marino e Roberto Tricarico”.