Confronto PD: Marino convince, siti web travolti.

Anche se non l’ho visto – il confronto è andato in onda alle ore 15.00, orario fatto apposta affinché non lo guardasse nessuno – vi racconto il racconto del confronto fra Marino, Bersani, Franceschini.
Franceschini a me pare sia stato quello che ha patito maggiormente gli argomenti di Marino, la sua dialettica al cherosene, il rigore delle posizioni, l’assenza di ambiguità propria che mette in luce l’ambiguità degli altri. Bersani pare anzi voler accogliere con benevolenza alcune delle argomentazioni di Marino, specie le idee in fatto di approccio economico e cambio di paradigma (dal combustibile fossile all’energia pulita), mentre è ben più rigido in fatto di diritti civili e temi etici, direi all’antica. Bersani ha recitato la solita omelia, convicendo forse solo quando espone la sua ricetta di politica economica e di gestione della crisi.
Invece Marino ha gioco facile in fatto di sanità, diritti civili, immigrazione, conflitto d’interesse e alleanze. Aspetti cruciali su cui il senatore mostra d’essere una spanna sopra gli altri, preparato e agguerrito. Di fatto a Franceschini non restava che buttarla in rissa, cosa che peraltro ha cercato di fare ribattendo con frasi piccate quali: “La proposta di Marino, datata 5 ottobre. Dice che le primarie vanno rispettate” (provocatorio sul lodo Scalfari); “Il tuo modello è mandare fuori dal partito tutti quelli che votano come te?” (polemico sulla questione correnti e caso Binetti); “Prova a mettere in campo le tue idee senza dirle da un piedistallo” (in ritardo e sbilanciato sulla questione economia verde e nucleare non gli resta che sbottare così); “Se vuoi fare il segretario comincia a usare il noi e non il voi, io in parlamento dal ’96 al 2001 non c’ero ma mi assumo la responsabilità per il fatto che noi non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interesse” (indignato sull’attacco di Marino per la mancata legge sul conflitto d’interesse). In sostanza, Franceschini ha nuovamente mostrato che, quando è messo in difficoltà, si inacidisce e alza il tono della voce, aumentando negli altri la sensazione di vederlo messo alle corde e a corto di argomenti.
Poi c’è la questione della reazione del web, già pro-Marino nei risultati dei volumi di ricerca dell’undici di Ottobre, giorno della Convenzione. Pare che sul sito de L’Espresso, alla domanda “chi vi ha convinto di più?”, vi sia stato un plebiscito in favore del senatore.

Questo l’aggiornamento dell’indice dei volumi di ricerca che mostra per Marino un nuovo picco:

ignazio marino dario franceschini pierluigi bersani


  • Abbiamo vinto il confronto! – Ignazio Marino
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    • Marino: “Le cose che non funzionano si possono cambiare, con il voto di tanti italiani possiamo costruire un partito laico, unito, che decide, capace di allontanare questa destra sciatta, illusionista, che non ha il senso del governo. Andiamo in milioni a votare, stupiamo l’Italia”.
    • Marino, parco con le cravatte, oggi ne sfoggia una molto fantasiosa. Rappresenta la favola di Esopo della lepre e della tartaruga. Lui – confessa – si sente la tartaruga: “Che è quella che alla fine vince”
    • Si comincia con una domanda sulla sanità. Tocca a Marino rispondere. Va all’attacco: “La politica deve uscire dal controllo della sanità pubblica. Deve smettere di nominare i primari. Le persone devono sapere che il primario non è quello che è più amico del segretario di partito ma il più bravo”.
    • Bersani parla più generalmente della necessità di “un rinnovamento a partire dal Mezzogiorno ma non solo”
    • Franceschini ripete le stesse parole di Marino: Ma per non esser generici spiega la sua proposta: “Gli assessori regionali non devono nominare i direttori delle Asl che poi nominano i primari, si può fare per legge o con un atto unilaterale nelle regioni in cui governiamo, come propongo io”
    • La seconda domanda è sulle primarie e le regole che le governano. Bersani ammette: “Qualche barocchismo c’è”. E però: “Le regole ci sono, ma poi c’è anche la politica”
    • Franceschini ripropone nettamente il lodo Scalfari: “Chi il 25 ottobre prende un voto più degli altri dovrà diventare segretario, questo è il modo di riconoscere il ruolo dei nostri elettori”. “Su questo mi aspetto risposte chiare”. E tira fuori la prima carta: “La proposta di Marino, datata 5 ottobre”. Dice che le primarie vanno rispettate
    • Marino spiega che prima ancora c’è un principio basilare: “Le regole vanno rispettate”. “Così mi hanno risposto quando ho proposta di allungare di dieci giorno il tesseramento”
    • Terza domanda: caso Binetti, bocciatura della legge contro l’omofobia. “Imparare a far convivere le diversità, rispettarle, ma fare una sintesi”, scandisce Franeschini
    • “Qui si trattava di una norma sacrosanta, la lotta a ogni discriminazione”. Marino risponde spiegando a Franceschini che la Binetti non è il solo caso. E cita Dorina Bianchi, d’accordo con la destra nel chiedere una indagine del senato sulla Ru486. Ricetta: “Quelli che non si sentono laici dentro il cuore, a questo giro perché non li lasciamo a casa”
    • Bersani la vede così: “Non lo ordina il dottore di fare il parlamentare, se sei lì non puoi ragionare solo con la tua coscienza ma devi accettare una disciplina, vale il vincolo di maggioranza salvo deroghe che devono essere stabilite da un organo statutario”
    • Sulla quarta domanda Marino strappa l’applauso. Si parla di diritti civili. Marino espone la sua posizione, ben nota: civil partnership, adozioni ai single. E poi il testamento biologico, battaglia di cui rivendica la partenità. Ma aggiunge anche una novità: “Sono aperto anche sulla liberalizzazione delle droghe leggere”
    • Franceschini prende le distanze. E spiega che i bambini hanno diritto a una “famiglia naturale”.
    • “La sintesi si crea attraverso la laicità, non dicendo io ho ragione tu hai torto”, lo interrompe Marino
    • Quinta domanda: università, ricerca, scuola. “Fermate i carri un attimo, discutiamo per un impegno parlamentare assistito dalle migliori intelligenze che abbiamo in questo paese per una riforma formativa del nostro sistema”, dice Bersani
    • Marino su questi argomenti gioca in casa. Ricorda che da presidente della commissione Sanità del Senato aveva affidato i finanziamenti per i giovani ricercatori a una commissione di cinque ricercatori italiani e cinque stranieri: “La Gelmini ha cancellando tutto, consegnando la scelta ai burocrati del ministero”
    • mette al centro la questione del merito: “Valutazione dei prof in base al merito e quelli che non vogliono, mandiamoli in pensione e sostituiamoli con giovani che accettano di essere valutati”, scandisce
    • “La cultura del merito porta alla libertà individuale”. Merito sì
    • Però Franceschini mette l’accento su un’altra parola: uguaglianza. “Il figlio dell’operaio e quello del notaio devono avere le stesse opportunità”
    • La sesta domanda è una di quelle che divide: Berlusconi, la crisi istituzionale
    • “Del ritornello del dialogo non ne posso più, c’è il parlamento”, attacca subito Franceschini: “Non c’è spazio per dialogo con chi calpesta le regole
    • “Mii metterò di traverso a pacche sulle spalle sorrisi e inciuci che dodici anni fa hanno impedito di fare la legge sul conflitto di interesse”, dice tra gli applausi.
    • “Questa legislatura la abbiamo iniziata chiacchierando con Berlusconi”, fa notare Bersani, che contrappone il dialogo al “mutismo sui problemi sociali” e sulla necessità di dare al paese una giustizia efficiente.
    • Marino bacchetta tutti e due: “Voi facevate parte della maggioranza di governo dal ’96 al 2001, io ero negli Usa”. Quanto a Berlusconi: “Non si chiedono le dimissioni in seguito a una decisione della Consulta, ma èuò restare a fare il presidente del Consiglio quando mostra tale disprezzo per la Corte e per il presidente della Repubblica, è lui che si mette fuori dalle regole?
    • Battibecco sul partito tra Franceschini e Marino. Bersani risponde a Chiamparino: “E’ la decima intervista che fa su quanto è scontento del Pd
    • Franceschini lo attacca ricordandogli che dopo le dimissioni di Veltroni “nessuno si è fatto avanti, io mi sono candidato”
    • Dice che bisogna fare i conti con gli errori. A proposito: “Non avrei mai accettato Bassolino nelle mie liste”
    • Marino spiega che il problema del partito si chiama: “Correnti”. E non solo: “Binetti, Dorina Bianchi, Bosone”, li elenca tutti uno per uno. Franceschini lo interrompe: “Il tuo modello è mandare fuori dal partito tutti quelli che votano come te?”. “No, è tenere fede alla decisione a maggioranza”.
    • La crisi e le politiche economiche. La ricetta di Marino è investire nell’economia verde. Parola chiave, a cui anche gli altri due dicono sì, un po’ seccati. “Marino, abbi pazienza, ho fatto il ministro dell’energia, non ci penso proprio a fare il nucleare”, gli dice Bersani. Franceschini: “Prova a mettere in campo le tue idee senza dirle da un piedistallo”.
    • Il duello a tre si sposta sul campo delle alleanze
    • Marino la vede così: “Dobbiamo riportare a casa quei quattro milioni che si sono allontanati dal Pd: socialisti, ambientalisti, radicali. E poi occupiamoci delle alleanze”. Con l’Idv? “Certo, un alleato naturale, anche per me non devono essere eleggibili i condannati con sentenza definitiva”. “Ma come facciamo ad allearci con l’Udc se non si riconosce nel principio di uguaglianza tra le persone e vota contro le norme sull’omofobia”
    • Franceschini attacca l’idea del centro “che magari dopo la sconfitta di Berlusconi si allea a destra e noi rimaniamo all’opposizione per trent’anni”. E quella di una riforma elettorale sul modello tedesco. “Nessuno però ha mai pensato che vocazione maggioritaria fosse vincere con il 51%. Alleanze sì, ma non il calderone di tutti quelli che ci stanno”
    • Bersani: “Dobbiamo riaprire il cantiere dell’Ulivo”. “Alleanza con le forze che sono in parlamento”, scandisce Bersani: Udc, Di Pietro, “tutti, naturalmente vedendo i problemi che ci sono”. Rifondazione? “Il problema non si pone”
    • sicurezza e immigrazione. La posizione Bersani si riassume così: “Sì agli immigrati, senza immigrazione questo paese non può avere futuro. No al burqua, la mia integrazione è guardarsi negli occhi”
    • Marino sull’argomento si è preparato. E tira fuori le carte. Le dichiarazioni di Franceschini, quelle di Bindi, D’Alema sui respingimenti: una in contraddizione con l’altra. Ricetta: “Cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano”
    • Franceschini: “I respingimenti vanno fatti rispettando la legge, quando li ha fatti il centrosinistra non c’è stata protesta da parte dell’Ue o dell’Onu”
    • Mannoni prova a chiedere qualcosa di più sulla libertà di informazione. Un passo indietro unilaterale sulla Rai
    • Franceschini è il primo a rispondere. Riconosce le responsabilità della politica in generale, non solo del centrodestra (“loro poi esagerano”)
    • “Bisogna che le nomine di un solo amministratore delegato non vengano fatte dal parlamento, perché se sono fatte dai partiti politici sono inevitabili i condizionamenti”
    • Bersani sulla tv cita Marino prima ancora che parli. La sua ricetta: “Norme liberali che tutelino il diritto del cittadino ad avere una informazione plurale”
    • Marino, che per settimane ha portato al braccio il nastro rosso per la libertà di stampa. “Dario e Pier Luigi avevano un ruolo nel secolo passato e allora una legge sul conflitto d’interesse si poteva fare”
    • internet gratuito su tutto il territorio nazionale. “Mia figlia di 17 anni il tg non lo guarda mai, dobbiamo proteggere la rete”. E’ quella la prossima frontiera. Alfano l’ha già capito: “Vuole omologare i bloggers alla carta stampata limitando la possibilità di scambio”
    • Franceschini: “Se vuoi fare il segretario comincia a usare il noi e non il voi, io in parlamento dal ’96 al 2001 non c’ero ma mi assumo la responsabilità per il fatto che noi non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interesse”.
    • Ultima domanda sul confronto. Ce ne saranno altri? Dove? “In Rai”, dice Marino, Franceschini, touché, gli riconosce di aver per primo sottolineato l’esigenza di un confronto. Va bene a un bis, dunque: “Su qualsiasi tv”. Bersani continua ad essere recalcitrante: “Dopo questo gliene serve un altro? “Un partito è una cosa seria, no a chi vuole fare spettacolo con noi”

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