Ignazio Marino per Internet: banda larga, libertà di blog e di condivisione.

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    • Alcune settimane fa Ignazio ha incontrato un gruppo di esperti dei media digitali per approfondire alcuni aspetti legati all’utilizzo di internet e delle nuove tecnologie.
      Dalla discussione abbiamo tratto un documento che, oltre ad arricchire la mozione Marino circa queste tematiche, traccia alcune linee guida che vorremmo continuare a portare avanti all’interno del Pd aldilà del risultato alle Primarie del 25 ottobre.
    • i 4 punti:
      1- Banda larga universale e media literacy
      2- Garanzie per la libertà di informazione in rete
      3- Immergersi nella disintermediazione
      4-Costruire una PA trasparente e accessibile
    • punto fondamentale: decriminalizzare il consumo amatoriale, comportamento sociale diffuso che è soprattutto scambio di valori e non semplice illegalità

Ecco il documento completo:

Noi, la rete

Questo documento è il risultato di una serie di riflessioni condivise nell’ultimo mese con diversi esperti di culture digitali. Sulla base di 4 punti fermi il documento suggerisce 4 proposte concrete che integrano la proposta della mozione Marino sui temi della rete, sulla libertà di informazione online e sull’estensione dei diritti digitali.

Internet come opportunità

Internet è in mezzo a noi e i bit che circolano in rete trasportano emozioni, valori e passioni. La stessa parola Rete non indica uno spazio digitale intangibile, è piuttosto un sistema di interconnessioni tra persone reali che permette di accedere a una conoscenza lontana dai propri luoghi di origine, superando ostacoli tecnici e economici. I nativi digitali conoscono le potenzialità di questa rivoluzione e sperimentano ogni giorno quanto l’interattività della navigazione arricchisca in termini di nuove relazioni ed esperienze.
Oltre la retorica del digitai divide
In Italia la diffusione di Internet è quasi ferma e cresce meno che nel resto d’Europa. Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT (2008) parlano del 42% di abitazioni raggiunte da connessione Internet e di 50% di famiglie in possesso del pc. Il digital divide non è un problema che si risolve con iniezioni di retorica o con altre operazioni di facciata: le “3 i” di Berlusconi, le lavagne multimediali a scuola proposte dalla ministro Gelmini, gli investimenti esclusivi sul digitale terrestre. Al contrario è indispensabile ragionare in termini di inclusione contrastando il digital divide su due principali terreni: quello dell’accesso fisico alla rete e quello della diffusione degli strumenti culturali necessari a vivere l’innovazione.

Difendere la libertà di informazione

La libertà di informazione in rete va difesa. Soprattutto in seguito alle recenti proposte di legge che vogliono mettere un bavaglio alla circolazione di contenuti o creare nuovi conflitti di interesse. Limitare la libera discussione su Internet rappresenta, quindi, un errore strategico gravissimo per un paese civile che vuole innovare.

Distinguere tra consumo amatoriale e consumo a fini commerciali

Bisogna distinguere chiaramente tra chi in rete opera per profitto e chi invece pubblica contenuti a fini amatoriali. Non possiamo perseguire allo stesso modo chi distribuisce a fini commerciali file protetti da diritto d’autore e chi scambia gli stessi contenuti a fini amatoriali: la cassetta copiata tra amici negli anni ’80 è nel 2009 il file che si scambiano due appassionati di musica o di serie tv americane. Chi conosce la rete sa che oggi gli user generated content sono una delle ultime frontiere nella produzione culturale di contenuti di pubblico dominio. In questo senso occorre promuovere la creatività attraverso una ridefinizione dei confini del fair use ed incentivi all’utilizzo di forme di licenza alternativa quali licenze creative commons e licenze collettive estese.

Quindi:

I – Banda larga universale e media literacy

II PD deve far propria la battaglia per la diffusione su tutto il territorio nazionale della banda larga, bene universale e prerequisito essenziale per l’accesso a contenuti e servizi, prestando particolare attenzione a quei luoghi dove la bassa densità di popolazione scoraggia gli operatori economici privati ad investire. Devono inoltre essere definite regole eque e precise per chi gestisce la rete. Occorre, allo stesso tempo, diffondere la cultura digitale puntando sulla media literacy attraverso azioni sul territorio dirette a studenti e docenti, a partire dalle scuole pubbliche che devono trasformarsi in palestre digitali per tutti i cittadini che ancora non
possiedono gli strumenti per esprimersi in rete.

2- Garanzie per la libertà di informazione in rete

Su Internet le norme esistono e sono applicate: chi diffama o insulta sul web è, infatti, identificabile e perseguibile. Semmai mancano in Italia i punti di riferimento legali delle grandi corporation che operano in rete (non esiste, ad esempio, una sede nazionale di Facebook, nonostante siano iscritti al social network oltre 10 milioni di italiani). Non servono, quindi, nuove leggi sulla rete, serve al contrario una “Carta dei diritti” (Internet Bill of Rights) che fissi ‘garanzie minime’ a livello internazionale: in questo senso la proposta di Rodotà del 2007 è un ottimo punto di partenza che il PD deve impegnarsi a rilanciare.
Occorre difendere la neutralità della rete respingendo nettamente la creazione di corsie preferenziali per flussi di dati privilegiati. Il fatto che ogni bit – indipendentemente dal contenuto che contiene e da chi lo invii – abbia lo stesso valore e lo stessa priorità è la garanzia che consente alle idee di diffondersi liberamente online.

3- Immergersi nella disintermediazione

Bisogna pensare a nuove modalità di remunerazione per un mercato dei contenuti dove le regole di produzione e distribuzione sono rivoluzionate. Occorre ridimensionare rendite di posizione ormai superate (si spendono, ad esempio, ogni anno 11 milioni di euro per la stampa dei bollini SIAE) e decriminalizzare il consumo amatoriale, comportamento sociale diffuso che è soprattutto scambio di valori e non semplice illegalità. Possibili soluzioni sono offerte dalla rete stessa che, lungi dall’essere teatro di scorribande di pirati, è un ambiente maturo in grado di venire incontro alle necessità degli autori. Nel campo musicale, ad esempio, la disintermediazione consente ai produttori di comunicare direttamente con i consumatori, accrescendo le possibilità di essere conosciuti e ascoltati. È infatti irragionevole lottare per una cultura libera senza provvedere al riconoscimento dovuto a chi tale cultura produce.

4- Costruire una PA trasparente e accessibile

Bisogna puntare a realizzare una pubblica amministrazione efficiente e trasparente che grazie alle tecnologie digitali realizzi la piena accessibilità degli atti pubblici. Un’amministrazione che sceglie di investire sul software open source, con un evidente risparmio di risorse e una maggiore valorizzazione del know how pubblico. Occorre, infine, incentivare la realizzazione di servizi pubblici di micropagamenti (aperti ed interoperabili, basati su sistemi telematici o RFID) per compiere piccole transazioni che semplifichino la vita dei cittadini.

IGNAZIO MARINO SEGRETARIO http://www.ignaziomanno.it
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