Riforma Gelmini, Università pubblica a rischio chiusura. Ricercatori saranno precari per sempre.

I ricercatori che aspettano da anni di regolarizzare la propria posizione professionale nel proprio Ateneo si mettano il cuore in pace: saranno per sempre precari. L’articolo 15 del ddl Gelmini per la riforma delle Università escludee l’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato:

Articolo 15
Norme transitorie e finali
1.    A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere avviate esclusivamente le procedure per la copertura dei posti di professore ordinario e associato, di ricercatore a tempo determinato e di assegnista di ricerca previste dal Titolo III.

l’articolo 12 invece, titolato Ricercatori a tempo determinato dice che i loro “contratti hanno durata triennale e possono essere rinnovati una sola volta per un ulteriore triennio previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro”. Al massimo possono avere prospettive lavorative e di ricerca per anni sei. Quindi il loro lavoro finisce. Se una ricerca dovesse durare più anni, il ricercatore che l’ha condotta non potrà mai vederne i risultati. I fortunati non verranno scelti attraverso un concorso, bensì tramite selezione pubblica per titoli e pubblicazioni. Riceveranno un punteggio. Chi ha più punti vince il posto da precario. Una rivoluzione.
Il disegno di legge non parla di finanziamenti. E le università, che già vedono ridotti i finanziamenti pubblici, ora sono costrette a riformulare l’offerta formativa chiudendo le sedi distaccate e mettendo in mobilità professori e ricercatori (art. 3 stesso ddl).
Qui vi presentiamo il caso del Politecnico di Torino, sede distaccata di Alessandria, che ha deciso di chiudere i battenti. Il Senato Accademico, nonostante le buone intenzioni della presidenza di provincia e di associazioni di privati investitori, è stato irremovibile. Nel corso di questi anni la Provincia di Alessandria ha investito nell’ateneo 4 milioni di euro. La sede alessandrina era all’avanguardia nella ricerca sulle materie plastiche e nell’offerta formativa con il corso di laurea in ingegneria delle materie plastiche, unico in Italia. La sua chiusura è un atto cervellotico e privo di senso. Risponde solo a una logica di taglio di bilancio pubblico. Il danno creato al tessuto economico della regione è grandissimo. Il settore delle materie plastiche chiede competenze specialistiche e formazione continua. Chiudere l’ateneo significa avviare il declino di questo settore produttivo.

Questo il testo completo del DDL (clicca su widescreen):
Vodpod videos no longer available.

more about “Riforma Gelmini“, posted with vodpod
  • Politecnico di Torino, chiude la sede distaccata di Alessandria.

    tags: no_tag

    • “Fino a 10 giorni fa si discuteva di una convenzione con il Politecnico per nuovi investimenti e nulla lasciava immaginare una possibile chiusura del distaccamento di Alessandria”.
    • Non sono certo teneri il Presidente e la Vicepresidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi e Maria Rita Rossa, dopo l’incontro con i vertici dell’istituto di oggi pomeriggio, voluto per chiarire il futuro della struttura.
    • La Provincia ha appreso la volontà del Senato Accademico di procedere con la chiusura, una scelta definita irrevocabile, e che lascia pochi margini ai tentativi che hanno intenzione di intraprendere i principali parlamentari alessandrini per salvare il salvabile
  • tags: no_tag

    • Ricercatori solo tempo, nel limbo l’attuale precariato
    • Senato accademico svuotato di poteri effettivi e studenti “infilati” ovunque, ma solo come operazione di facciata
    • Test di accesso persino per le borse di studio per il merito, un fondo a cura dell’Economia e non dal Miur
    • Riscrittura degli Statuti, pena il commissariamento e ore dei prof certificate e verificate
    • Ecco la riforma della Gelmini. Meno democrazia e più potere al Cda con l’ingresso delle aziende private e ai rettori
    • Un disegno di legge di riforma in 15 articolidi che dopo il via libera del Consiglio dei ministri comincerà il suo iter al Senato, affinchè il ddl Aprea sull’istruzione in fondazione possa avere una corsia privilegiata
    • Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge le università statali dovranno modificare i propri statuti, rispettanto vincoli e criteri: ridurre le facoltà: al massimo 12 negli Atenei più grandi e i dipartimenti. Per evitare gli sdoppiamenti le università vicine possono federarsi
    • personale esterno nei nuclei di valutazione, snellire i componenti del Senato accademico e dei Cda. Se la governance non verrà rivista, tre mesi di deroga. Poi scatta il commissariamento
    • Rettori eletti dai prof.
      In carica al massimo 8 anni (non più di due mandati), scelti con voto ponderato dei professori ordinari in servizio
    • Cda con dentro i privati
      Sarà aperto al territorio, enti locali e mondo produttivo il consiglio di amministrazione. Attribuzione al Consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, competenze sull’attivazione o soppressione di corsi e sedi
    • Il Cda sarà composto di 11 componenti, incluso il rettore e una rappresentenza elettiva degli studenti
    • Il mandato sarà di 4 anni, quello degli studenti solo biennale
    • Scompare la figura del direttore amministrativo e subentra quella del direttore generale con compiti di gestione e organizzazione dei serviti, Un vero manager
    • Fondo per il merito
      Istituito presso il minsitero dell’Economia e non dell’Istruzione il fondo per “sviluppare l’eccellenza e il merito dei migliori studenti”. La gestione è affidata a Consap Spa. Erogherà borse e buoni ma non a pioggia: per accedere bisognerà partecipare a test nazionali. Previsti prestiti d’onore.
    • Ricercatori solo a tempo
      Non ci saranno più concorsi per i ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine di tre anni rinnovabili con selezioni pubbliche. Dopo il terzo anno lo studioso può essere chiamato dall’Ateneo per un posto docente. Anche il ministero potrà fare i suoi bandi per sostenere i migliori. Lo stesso vale per gli assegnatisti di ricerca
    • i prof saranno tenuti a firmare e timbrare le loro ore di lezione. L’obbligo è quello di fare 1.500 ore l’anno, di cui 350 dedicate alla didattica. Il provvedimento abbassa l’età in cui si entra in ruolo da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 1.800 euro
    • Decleva, presidente dei rettori
      «La proposta di legge Gelmini per l’ampiezza del suo impianto e la valenza riformatrice degli interventi previsti, rappresenta un’occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell’università  italiana», afferma il presidente della Crui (Conferenza dei Rettoridelle Università italiane), Enrico Decleva. “Ora è necessario – ha aggiunto -che il confronto parlamentare si sviluppiconcentrandosi sul merito delle varie questioni. Così come è indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all’avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010”
  • tags: no_tag

    • la furia riformatrice di una figlia della Bergamasca come Mariastella Gelmini, il ministro dell’Istruzione che per diventare avvocato scese a sostenere l’esame in Calabria, in un’ottica di “istruzione patria” di chiara marca deamicisiana (dalle Alpi all’Appennino e ritorno)
    • La realtà della riforma va oltre gli slogan ed è di volgare concretezza: come per la scuola, non c’è un soldo bucato neppure per gli atenei
    • Ci sono meno soldi per gli atenei pubblici e si restringe ulteriormente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, ampliando il ricorso agli odiosi test d’ingresso
    • Si vuole limitare l’offerta formativa delle università statali, limitandone l’autonomia, e si copre il tutto con l’ingresso del famoso “mercato”

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Annunci

2 Comments

  1. Non sono un fan della Gelmini, e non voglio difendere a spada tratta le azioni del governo, ma per come la vedo io:

    – negli ultimi anni c’e’ stato un proliferare di sedi distaccate e microuniversita’, che costano tanto e disperdono le energie. Se una di queste chiude, non vedo il problema; non conosco il
    Politecnico da dentro, ma l’Universita’ di Torino si’ (economia), e ci sono un sacco di spese da mettere sotto controllo e nuovi investimenti da fare. Tagliare le sedi distaccate mi sembra ragionevole;

    – forse 3+3 anni per i ricercatori sono troppo pochi, non lo so. Ma l’idea di un contratto fisso per i ricercatori mi sembra sbagliata: i ricercatori vanno pagati se e quando hanno qualcosa da contribuire. Altrimenti sono sicuro che sapranno mettere a frutto i loro titoli altrove. Non ha senso tenere un fossile a contratto fino alla pensione solo perche’, quando aveva trent’anni, ha scritto un articolo interessante.

    – chiudendo, una considerazione di carattere generale. Fare ricerca vuol dire trovare soluzioni nuove a dei problemi. L’idea e’ che poi queste soluzioni vengano applicate.
    L’Italia e’ rimasta al livello tecnologico degli anni ’80. Abbiamo i problemi del 21esimo secolo e le soluzioni del 20esimo. Piuttosto che spendere soldi per fare ricerca che rimarra’ chiusa in qualche scantinato di un’universita’, forse sarebbe meglio iniziare a modernizzare con quello che gia’ si sa.

    L’immobilismo in Italia non dipende dalla mancanza di ricerca, ma dalla mancanza di volonta’ (politica, imprenditoriale) di mettere a frutto la ricerca.

I commenti sono chiusi.